Nel XVII secolo, in Italia, Spagna, Francia e Inghilterra, si assiste all'affermazione del fenomeno del Barocco in ambito artistico e letterario. Questo movimento si caratterizza per un sostanziale rifiuto della tradizione a favore della cosiddetta poetica della meraviglia e dello stupore. Se da un lato, nell'arte, vengono meno la misura e l'armonia tipiche dei secoli precedenti, dall'altro, sul piano letterario, nasce un nuovo modo di concepire la poesia.
Ne deriva, tuttavia, un concetto di poesia artificiosa e lussureggiante, talvolta anche al limite del cattivo gusto. Per questo motivo, spesso la critica si è espressa negativamente, accusando la produzione barocca di essere poco seria e priva di profondità, mirando esclusivamente all'apparenza e al virtuosismo formale fine a se stesso.

Giovan Battista Marino: il Capostipite del Marinismo
Uno dei principali esponenti italiani della poesia barocca fu Giovan Battista Marino (1569-1625). È considerato senza dubbio il capostipite di questo genere letterario e ha ispirato tantissimi autori provenienti da altrettanti paesi europei.
Nato a Napoli il 14 ottobre 1569, Giovan Battista Marino era figlio di Giovanni Francesco, un notaio frequentatore del cenacolo di Giovanni Battista Della Porta. La sua vita fu segnata da periodi di instabilità, rimanendo senza dimora fissa per tre anni, dormendo da qualche amico o, più spesso, negli ospedali dei poveri o all'aperto. Dal 1588 frequentò l'Accademia degli Svegliati, che nel 1593 venne chiusa su ordine del re a causa di indagini determinate dall'Inquisizione. Uscito dal carcere, fu nuovamente arrestato nel 1600 per un duello in cui uccise l'avversario.
A Roma, Marino entrò in contatto con l'Accademia Romana di Onofrio Santacroce e con l'Accademia degli Umoristi, fondata da Paolo Mancini. Nel 1615, perseguitato dall'Inquisizione, fu costretto a lasciare l'Italia e giunse a Parigi, alla corte di Luigi XIII e Maria de' Medici, dove rimase fino al 1623. In questa città conobbe Nicolas Poussin.
Il Seicento rappresenta il secolo di massimo sviluppo del Barocco. La produzione letteraria, come pure quella artistica e architettonica, risponde a un termine specifico: barocco. Il fulcro dell'arte, in sostanza, non è più l'imitazione, ma la finzione. Da una parte, infatti, il Rinascimento aveva raggiunto risultati talmente stupefacenti nella rappresentazione della realtà da non lasciare spazio a tentativi analoghi che potessero dirsi sensati.
Il Concettismo e il Marinismo
Il Barocco, applicato alla poesia, prende il nome di concettismo e si traduce in una concezione del componimento come gioco, ornamento, bella apparenza, bizzarria ed esagerazione nella forma. In Italia, il concettismo prende la denominazione di marinismo, dal nome di Giovan Battista Marino.
Particolarmente importante, all'interno della sua produzione, è l'Adone (1623), un immenso poema epico in venti canti, composto da più di cinquemila ottave. In esso Marino riprende la tradizione del poema italiano innovandolo nei temi. L'intreccio del poema è piuttosto scarno: Adone fa innamorare di sé Venere, suscitando l'ira di Marte che, per vendicarsi, lo fa uccidere da un cinghiale. L'opera rappresenta una testimonianza fondamentale della lirica barocca.

La Poesia Licenziosa e l'Erotismo nel Seicento
Mentre gli antichi autori greci e romani furono gli iniziatori della letteratura erotica, la poesia licenziosa vera e propria si sviluppa, in forma talvolta allusiva oppure deliberatamente triviale, con i primordi del volgare. Una breve ma allettante antologia di poesia erotica, curata e introdotta dal saggio sodale del poeta salernitano Carmine Mangone, raccoglie una selezione di componimenti lussuriosi realizzati dal Duecento al Seicento da autori più o meno celebri della letteratura italiana.
Dai loro testi affiora un vertiginoso caleidoscopio di immagini, che unisce il turpiloquio sboccato e ridicolo dei motivi all'altisonanza di riferimenti dotti, assemblati in una sintassi di licenziosa ma rigorosa matrice poetica. I versi riportati si pongono in chiave grottesca e folle, seguendo gli estri di una camaleontica vitalità ironica, capace di trapassare nel vigore icastico della polemica l'oscurantismo sessuofobico del clima religioso medievale e l'affermarsi del perbenistico conformismo sociale.
Il Concetto di Meraviglia in Giovanni Pascoli
Completamente diverso è, invece, il concetto di meraviglia e di stupore all'interno della poetica di Giovanni Pascoli (1855-1912), descritta all'interno di una delle sue maggiori opere, Il fanciullino.
“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo.”
Secondo Pascoli, in ciascun essere umano, a prescindere dalla sua estrazione sociale, si cela un fanciullino che rimane tale nonostante il trascorrere del tempo. Uno spirito sensibile, capace di meravigliarsi di fronte alle piccole cose, proprio come fanno i bambini.

Non bisogna, tuttavia, confondere questo concetto con il poeta superuomo dotato di particolari poteri delineato da Gabriele D’Annunzio, in quanto per Pascoli il poeta è un uomo semplice ed umile che descrive scene di vita quotidiana viste attraverso gli occhi di un bambino. Guardare il mondo con gli occhi di un bambino significa, quindi, osservare ciò che ci circonda lasciandoci sorprendere dalle piccole cose: un tramonto, un paesaggio, la neve che cade o le strade illuminate in attesa del Natale.
La Filosofia dello Stupore e la Conoscenza
Anche la filosofia ha preso in analisi nel corso del tempo il tema dello stupore, definendolo come quel sentimento che nasce dall’imprevisto e dall’inatteso. Da qui si innesca un circolo virtuoso che spinge l’essere umano verso la conoscenza, passando attraverso la curiosità.

Alessandro Tassoni e il Poema Eroicomico
Alessandro Tassoni (1565-1635) è un altro esponente di rilievo del Seicento. Avere un preciso intento dissacratorio e parodistico è il poema eroicomico, che in particolare ridicolizza i temi tipici del poema cavalleresco. Scrittore modenese poliedrico e dal campo di interessi assai vasto, nel 1621 pubblicò la Secchia rapita, un poema in dodici canti che racconta di una guerra immaginaria tra bolognesi e modenesi scatenata dal furto di una secchia di legno.
L'opera, considerata inoltre uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale, rappresenta un'ingegnosa commistione tra gli elementi del genere picaresco e del romanzo epico-cavalleresco.

Il Teatro Comico e la Commedia dell'Arte
Un altro aspetto significativo del panorama culturale del Seicento è l'uso delle maschere nel teatro comico, in cui si distingue soprattutto la commedia dell'arte. In questo genere, gli attori improvvisano sulla base di un canovaccio, ossia un intreccio appena accennato che non entra nel dettaglio delle singole scene ma, in qualche modo, ne prevede tempi e modi.