La Veste Liturgica dell'Arcivescovo di Parigi per la Riapertura di Notre Dame

La riapertura della Cattedrale di Notre Dame di Parigi, avvenuta il 7 dicembre 2024, a cinque anni dal gravissimo incendio che l'ha colpita, ha inaugurato la stagione liturgica natalizia con una serie di Messe a cui hanno preso parte alcuni leader mondiali. Questo evento, sebbene una Messa cattolica, ha assunto un'atmosfera che assomigliava a una sfilata di moda di haute couture, con abiti realizzati dagli artigiani di Chanel e disegnati dallo stilista Jean-Charles de Castelbajac.

Arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich con le vesti disegnate da Castelbajac durante la cerimonia di riapertura di Notre Dame

Il Rituale di Riapertura e la Veste dell'Arcivescovo

Il rituale di riapertura della Cattedrale è stato solenne e simbolico. L'arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich, ha bussato per tre volte sul portone chiuso con il suo bastone pastorale, e il coro al suo interno ha risposto cantando per tre volte un salmo. Le porte sono state poi aperte, e l'arcivescovo è entrato sfoggiando la sua tonaca di Haute Couture, disegnata custom made dallo stilista francese Jean-Charles de Castelbajac e realizzata dagli stessi laboratori artigianali di Chanel.

L’8 dicembre 2024, alcune foto dell’arcivescovo Laurent Ulrich, che ha officiato la cerimonia di riapertura di Notre-Dame, sono state pubblicate su X, mostrandolo mentre indossa un mantello colorato di bianco, blu, giallo, verde e rosso. Questo mantello fa parte dei duemila articoli, inclusi le casule (larghe vesti che coprono tutto il corpo della persona), che lo stilista e artista Jean-Charles de Castelbajac ha commissionato per i chierici che avrebbero partecipato alla funzione religiosa.

Jean-Charles de Castelbajac: Il Designer delle Vesti Liturgiche

Prima di lavorare col clero, Castelbajac era celebre per la sua predilezione per la cultura pop, che trovava sempre modo di apparire nei suoi disegni. Tra le sue creazioni iconiche si ricordano giacche realizzate con peluche a forma di orsetti o pupazzetti di Elmo di Sesame's Street, e il suo profondo amore per Topolino e Donald Duck che spesso comparivano nei suoi abiti. Ha collaborato con artisti della pop art come Basquiat e Keith Haring, disegna abiti dagli anni Settanta, e ha creato i primi capi di Iceberg e la linea Sportsmax di Max Mara, dedicandosi poi al suo brand eponimo.

L'influenza pop non è riuscita a nascondersi nemmeno quando gli sono state commissionate le vesti liturgiche per le cerimonie inaugurali, destinate all'arcivescovo, ai vescovi, ai sacerdoti e ai diaconi. In totale, Jean-Charles de Castelbajac ha realizzato duemila articoli per i chierici che avrebbero partecipato alla funzione religiosa, tra cui le casule e i mantelli. Queste vesti sono state realizzate nei laboratori artigianali di Le19M, un hub creativo poco fuori Parigi patrocinato dalla maison Chanel, un polo d’eccellenza dedicato alla salvaguardia dei mestieri d’arte della moda e progettato dall’architetto Ricciotti.

Schizzi o dettagli delle vesti liturgiche disegnate da Jean-Charles de Castelbajac per Notre Dame

Ispirazione e Simbolismo dei Colori

L'idea di Castelbajac era di riprendere i colori blu, rossi, gialli e verdi delle vetrate della Cattedrale di Notre Dame, che ritornano sulle tonache nella forma di frammenti di colore. Lo stilista ha raccontato che «La luce e lo splendore della Cattedrale hanno guidato il mio processo creativo e ho pensato alla brillantezza del colore sulla pietra bionda di Notre Dame. Il mio lavoro si è concentrato sul ritmo cromatico e sulla forza dell'oro. Facendo eco alle vetrate, il colore è onnipresente sulle casule bianche, intorno alla croce dorata».

Questi colori non sono casuali e rimandano a simboli religiosi profondi, un tema comune a molte delle nuove opere d'arte e arredi della cattedrale: il rosso è il sangue di Cristo e richiama il martirio e lo Spirito Santo; il blu è l'acqua e la Vergine Maria; il verde è la speranza; e il giallo e l’oro evocano la luce e celebrano la festa. Sebbene ispirata alla simbologia delle vetrate, la gamma cromatica è anche profondamente “castelbajchiana”, trasformando i colori delle tuniche in una celebrazione gioiosa della bellezza di ritrovarsi insieme per un rituale.

Il Monsignor Ribadeau Dumas, rettore di Notre Dame, ha confermato questa visione, scrivendo in un comunicato stampa: «La creazione di questi abiti manifesta tutta la cura apportata alla riapertura della cattedrale e la gioia di tornare a celebrare la liturgia». Questa non è la prima volta che Castelbajac realizza abiti per la Chiesa: nel 1997, Papa Giovanni Paolo II gli aveva commissionato le tuniche per la Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi, per cui aveva disegnato abiti bianchi con un arcobaleno al centro, sempre con la sua passione per i colori luminosi.

Dettaglio delle vetrate di Notre Dame, mostrando i colori principali che hanno ispirato le vesti

Moda e Religione: Un Dialogo Naturale

Questa collaborazione tra Chiesa e alta moda si inserisce in un contesto più ampio che vede moda e religione come interlocutori naturali. Un esempio significativo è la mostra seminale "Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination", tenutasi al Metropolitan Museum of New York nel 2018. Esponendo abiti liturgici del ventesimo e ventunesimo secolo, la mostra ha dimostrato come entrambi siano sistemi di comunicazione visiva e metaforica, nati dal desiderio umano di trascendere il quotidiano e trovare un significato più ampio all'interno di una comunità. Entrambi sono codificati da regole e strutture gerarchiche, sfidando la distinzione rinascimentale tra sacro e prosaico e dimostrando che le due dimensioni coesistono sullo stesso piano della vita.

Smentita della Disinformazione sulle Vesti dell'Arcivescovo

In merito al mantello colorato indossato dall’arcivescovo Laurent Ulrich e ad alcune foto pubblicate su X, che mostravano una stella a cinque punte con gli stessi colori, sono sorte speculazioni infondate. Secondo alcuni, ciò starebbe a significare che «l’inferno è vuoto. Tutti i demoni sono qui». Tuttavia, non ci sono riscontri della volontà di riprendere i colori del simbolo dell’Ordine della Stella d’Oriente, che in ogni caso non ha niente a che fare con Notre-Dame. Questi post rientrano in un più ampio filone di disinformazione che collega il restauro della Cattedrale francese alla massoneria. Già in precedenza, i colleghi francesi di The Observers e France 24 avevano smentito altre affermazioni secondo cui simboli massonici erano stati aggiunti a Notre-Dame durante la ristrutturazione.

Il Ruolo dell'Arcivescovo e il Messaggio della Riapertura

L'arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich, con le sue parole e i suoi gesti rituali, ha sottolineato il profondo significato della riapertura. Avvicinandosi al portale centrale della cattedrale, ha chiesto simbolicamente alle porte di aprirsi, riconoscendo il potere superiore della Cattedrale stessa. Questo gesto, accompagnato da tre colpi al portale, simboleggia l'accoglienza e l'accettazione di un appello alla fede, alla speranza e alla carità.

Una volta riaperte le porte, l'arcivescovo ha attraversato la navata, tra i 113 vessilli schierati che rappresentano le 106 diocesi di Parigi e le sette parrocchie cattoliche di rito orientale. Questi stendardi dei santi parigini, anch'essi disegnati da Jean-Charles de Castelbajac, marciano in armonia con il coro quasi epico, ciascuno un'ode alla storia di Parigi. Giunto all'altare, l'arcivescovo ha ripreso il suo dialogo con la chiesa, invitandola a far sentire di nuovo la sua voce, rivolgendo un'implorazione al maestoso organo principale.

Ai critici della cerimonia di risveglio del Grande Organo della Cattedrale di Notre Dame a Parigi

Il presidente Macron ha definito Notre Dame la metafora di una nazione e di quello che dovrebbe essere il mondo, un simbolo che parla un linguaggio mai casuale e pieno di simbologia. L'architettura chiara e i colori originali della Cattedrale restaurata la rendono più ampia e spaziosa. Il nuovo mobilio liturgico e il percorso di visita sono stati ripensati per far conoscere la fede ebraico-cristiana attraverso le storie dell'Antico e del Nuovo Testamento e le vite dei Santi della Chiesa di Parigi, con la speranza di un messaggio di pace.

Il desiderio è che i visitatori non scoprano solo un monumento nazionale, ma un luogo di preghiera cristiana, e che la ricostruzione possa cambiare qualcosa nel cuore dei contemporanei, anche in una Francia sempre più secolarizzata. Un segno forte di speranza è la crescita dei catecumeni adulti in Francia, a testimonianza che una vita puramente materialista non basta.

Interno restaurato della Cattedrale di Notre Dame di Parigi, mettendo in risalto la luminosità e i colori

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