La figura di Pio XII, papa Eugenio Pacelli, è stata oggetto di un acceso dibattito storico, soprattutto per quanto riguarda il suo operato durante il periodo del nazifascismo e dell'Olocausto. La sua immagine, inizialmente associata a un pontefice popolare e visibile a livello mondiale grazie all'uso innovativo dei mezzi di comunicazione, ha subito un radicale mutamento a partire dagli anni '60. Questo cambiamento è attribuito principalmente a due fattori: le difficili scelte politiche compiute da Pio XII durante il suo pontificato, segnato dalla tragedia bellica e dalla Guerra Fredda, e la contrapposizione con il suo successore, Giovanni XXIII.
Il volume "In difesa di Pio XII. Le ragioni della storia", curato da Giovanni Maria Vian, cerca di offrire una prospettiva storica più equilibrata, rielaborando contributi pubblicati su "L'Osservatore Romano". L'introduzione del curatore evidenzia come l'immagine di Pacelli sia stata oscurata da una rappresentazione polemica e deformata, alimentata in parte dalla propaganda sovietica già durante la guerra, che lo accusava di complicità con il nazismo. Questa linea anticomunista del Papa e della Santa Sede, sebbene avversa ai totalitarismi e caratterizzata da un notevole sforzo umanitario, venne interpretata negativamente dai sovietici.
La figura di Pio XII divenne ancora più controversa con l'avvento del dramma teatrale "Der Stellvertreter" ("Il Vicario") di Rolf Hochhuth, rappresentato per la prima volta nel 1963. L'opera dipingeva il Papa come indifferente alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei, acuendo le critiche e le polemiche. Di fronte a queste accuse, il cardinale Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), stretto collaboratore di Pacelli, intervenne con una lettera alla rivista cattolica "The Tablet", difendendo l'operato del Papa e definendo l'atteggiamento di condanna pubblica "inutile e dannoso". Montini sottolineò come il dramma teatrale rischiasse di scaricare su un Papa coscienzioso gli orribili crimini del Nazismo.

Paolo VI continuò a difendere la memoria di Pio XII, lodando la sua opera di pace e la sua "venerabile memoria". La visita di Paolo VI in Terra Santa nel 1964 fu interpretata anche come una risposta agli attacchi del mondo comunista, che trovavano eco anche in ambienti cattolici. Lo storico Giovanni Spadolini riconobbe il ruolo della propaganda comunista nella mitizzazione negativa di Pacelli, un aspetto che, secondo lui, è stato trascurato nella rappresentazione pubblica successiva, che ha teso a strumentalizzare la figura di Pio XII associandola alla tragedia della Shoah.
La questione del "silenzio" di Pio XII di fronte agli orrori della guerra è centrale nel dibattito. Tuttavia, le accuse di silenzi e apparente indifferenza provenivano anche da cattolici, come Emmanuel Mounier. Lo stesso Pacelli si interrogò sul suo atteggiamento, che fu una scelta consapevole e sofferta di tentare la salvezza del maggior numero possibile di vite umane, piuttosto che denunciare il male con il rischio di orrori ancora più grandi. Paolo VI confermò questa interpretazione, affermando che Pio XII agì "per quanto le circostanze, misurate da lui con intensa e coscienziosa riflessione, glielo permisero", e che non si può "imputare a viltà, a disinteresse, a egoismo del Papa, se malanni senza numero e senza misura devastarono l'umanità".
L'eredità di Pio XII è stata anche oggetto di studi approfonditi, come quelli che hanno portato alla pubblicazione degli "Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale". L'avvio della causa di canonizzazione, insieme a quella di Giovanni XXIII, fu un tentativo di Paolo VI di contrastare la strumentalizzazione delle figure dei due predecessori come simboli opposti del cattolicesimo.
Il ruolo di Pio XII nel contesto storico
I Concordati e la Germania Nazista
Il pontificato di Pio XII coincise con eventi storici di portata epocale. La sua esperienza come nunzio apostolico in Germania (dal 1917 al 1929) gli conferì una conoscenza diretta dei problemi della nazione e dei suoi risvolti politici. Pacelli fu l'artefice di importanti Concordati tra la Santa Sede e gli stati tedeschi, tra cui quello con la Prussia (1929) e, in qualità di Segretario di Stato, quello con il Reich di Hitler (Reichskonkordat) nel 1933. Nonostante la sua conoscenza del nazismo e le critiche iniziali mosse dalla Germania alla sua elezione a Papa, Pacelli cercò di mantenere una linea di dialogo per difendere gli interessi della Chiesa cattolica.
L'enciclica Mit brennender Sorge (14 marzo 1937), scritta durante il suo periodo come Cardinale Pacelli e Segretario di Stato, fu una condanna severa del nazismo, stampata clandestinamente in Germania e letta da tutti i pulpiti. Tuttavia, l'inasprimento dell'oppressione nazista in seguito all'enciclica portò Pacelli a uno "sconfinato pessimismo" riguardo alla possibilità di frenare i progetti del Reich.

Il rapporto con il Fascismo italiano
In Italia, Pio XII mantenne inizialmente buoni rapporti con il regime fascista di Mussolini, incoraggiando l'atteggiamento nazionalista del clero italiano e sostenendo la firma dei Patti Lateranensi. Tuttavia, con l'entrata dell'Italia in guerra, i rapporti tra Santa Sede e fascismo si incrinarono ulteriormente. Pio XII si oppose alle leggi razziali e iniziò a costruire una rete di soccorso per ebrei e oppositori del regime, che trovarono rifugio in Vaticano.
Le accuse di antisemitismo
Le accuse di antisemitismo nei confronti di Pio XII sono state alimentate da alcune sue affermazioni risalenti al periodo della sua nunziatura in Germania, in particolare un discorso tenuto a Budapest nel 1938, in cui si riferiva agli ebrei in termini critici. Alcuni storici, come Daniel J. Goldhagen, hanno interpretato queste affermazioni come indicative di una visione radicata dell'ebreo, in linea con l'antisemitismo diffuso all'epoca. Altri studiosi, tuttavia, come Suzanne Brown-Fleming, ritengono che l'idea di un Pio XII antisemita e disinteressato al destino degli ebrei sia oggi rifiutata dalla maggioranza degli studiosi.
È importante ricordare che nel 1938 papa Pio XI aveva affidato la redazione di un'enciclica contro il razzismo e l'antisemitismo, "Humani generis unitas", che però non vide mai la luce a causa della morte del Papa nel 1939 e dell'ascesa al soglio pontificio di Pacelli. Alcuni studiosi ipotizzano che Pacelli, divenuto Pio XII, non abbia dato seguito a questo progetto, contribuendo così a perpetuare un'immagine controversa.
L'operato durante la Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto
La "leggenda nera" e le sue origini
La critica più aspra nei confronti di Pio XII riguarda il suo presunto "silenzio" di fronte all'Olocausto. La pubblicazione del dramma "Il Vicario" di Rolf Hochhuth nel 1963 segnò un punto di svolta nell'opinione pubblica, alimentando la cosiddetta "leggenda nera" sul pontificato di Pacelli. Questa critica è stata ulteriormente amplificata da studi successivi e, secondo alcuni, dall'azione dei servizi segreti sovietici, che avrebbero avuto interesse a sostenere la tesi del drammaturgo tedesco.
Le accuse si concentrano sul presunto atteggiamento di acquiescenza o adesione alla persecuzione nazista antisemita. Il silenzio della Chiesa sull'Olocausto è considerato da alcuni come un'espressione di posizioni compiacenti verso Berlino. Tuttavia, molti storici sottolineano il pragmatismo della politica estera vaticana in quel periodo e l'operato congiunto di Papa Pacelli e del suo collaboratore Montini, volto a preservare la Chiesa in un contesto di estrema difficoltà.

Le azioni di soccorso e salvezza
Nonostante le critiche, numerose testimonianze e studi evidenziano l'impegno di Pio XII e della Santa Sede nel salvare vite umane. A Roma, oltre quattromila ebrei furono nascosti in chiese e conventi. L'azione silenziosa, organizzata attraverso parrocchie, nunziature e ordini religiosi, salvò numerose vite destinate allo sterminio. Secondo studi di Johan Ickx, sul letto del Papa nacquero 42 bambini figli di ebrei e perseguitati. Nel luglio del 1942, Pacelli fu sul punto di pronunciare la scomunica contro il nazismo, ma la minaccia di rappresaglie in Olanda lo indusse a un diverso approccio.
L'Italia, a differenza di altri paesi, ebbe una percentuale minore di ebrei deportati, un dato che alcuni attribuiscono anche all'azione della Santa Sede. Pio XII contrastò le ideologie "demoniache" del nazismo e del comunismo, cercando di proteggere i valori cristiani. La sua prudenza nella parola permise un'azione diretta per la salvezza degli ebrei, un aspetto spesso trascurato dalle critiche.
La questione della fuga dei gerarchi nazisti
Un altro punto controverso riguarda il possibile ruolo di Pio XII nella fuga di gerarchi nazisti al termine della guerra. È documentato che la Santa Sede, attraverso organizzazioni come la Caritas, favorì l'espatrio di numerosi religiosi e ufficiali tedeschi e collaborazionisti, spesso verso il Sud America. Tra questi vi furono figure come Adolf Eichmann e Josef Mengele. Questa assistenza è stata interpretata come un tentativo di proteggere criminali di guerra, ma anche come un modo per garantire la sopravvivenza a chi temeva persecuzioni politiche.
Il dibattito storiografico e la beatificazione
A mezzo secolo dalla morte di Pio XII, sembra emergere un nuovo consenso storiografico sulla sua figura. Il libro "In difesa di Pio XII" raccoglie contributi di storici ed ebrei e cattolici che cercano di sfatare la "leggenda nera". Paolo Mieli ha definito inconsistente tale leggenda, mentre Andrea Riccardi ha ricostruito il significato del suo pontificato. Rino Fisichella ha evidenziato la sensibilità teologica di Pio XII e la sua incidenza sul cattolicesimo successivo, mentre Gianfranco Ravasi ha analizzato il suo mondo culturale.
La causa di beatificazione di Pio XII, avviata nel 1965, ha incontrato ostacoli e contestazioni, soprattutto da parte di alcuni esponenti dell'ebraismo. Tuttavia, molti all'interno della comunità ebraica riconoscono il ruolo della Chiesa cattolica nella lotta al fascismo e al nazismo. Nel 2009, Pio XII è stato proclamato "venerabile" dopo il riconoscimento dell'eroicità delle sue virtù. Al momento, la beatificazione è subordinata al riconoscimento di un miracolo.
L'apertura degli archivi vaticani su Pio XII nel 2020 ha riacceso le discussioni, ma ha anche permesso una visione più completa del suo operato. Molti studiosi concordano sul fatto che Pio XII fosse un uomo sensibile e tormentato, che si trovò ad affrontare scelte di coscienza estremamente delicate. Il suo "silenzio", sebbene potenzialmente omissivo, fu una strategia scelta per evitare drammi ulteriori e salvare vite umane, consapevole che il suo operato potesse essere strumentalizzato in futuro.