La Pieve di Santa Maria Assunta, situata nell'abitato di Villa Basilica, rappresenta uno degli edifici più imponenti e ricchi di storia del territorio. La sua struttura attuale è il risultato di secoli di interventi, ampliamenti e restauri che ne hanno plasmato l'aspetto, conservando al suo interno tesori d'arte e architettura che ne raccontano le antiche vicende.
Le Origini e l'Influenza di Matilde di Canossa
La storia della Pieve di Santa Maria Assunta affonda le radici in tempi lontani. La chiesa originaria, forse dedicata ai santi Gervasio e Protasio, era a navata unica, di dimensioni limitate e già fatiscente nel X secolo. Una quasi completa ricostruzione della pieve inizia alla fine del XII secolo sui resti di una struttura più antica, di cui resta ancora chiaramente identificabile la cripta.
Nel corso del XI secolo, gli interventi di ampliamento che hanno dato forma all'attuale Pieve di Santa Maria Assunta furono iniziati da Matilde di Canossa. La margravia di Toscana, Matilde di Canossa, è passata alla storia per essere stata una grande donna di Stato, ultima rappresentante di un sistema feudale in declino. Combatté con fierezza a fianco del papato durante il periodo della lotta per le investiture. Di origine longobarda, governò su mezza Italia, da nord fino al lago di Bolsena, e si prodigò affinché chiese, strade e ponti fossero ristrutturati, rinforzati e utili alla causa, consentendo una viabilità fluida e il più possibile comoda da e verso Lucca, città a lei cara e sede del Vescovato di Anselmo da Baggio, suo amico e confidente.
L'Architettura Esterna: Lo Stile Romanico Lucchese
Oggi la Pieve di Santa Maria Assunta si presenta come una tipica struttura romanica costruita con calcare massiccio locale, proveniente da una cava sita nei pressi del paese di Dezza, chiamata “cava del pulpito” in ricordo dell’estrazione della pietra utile alla creazione di manufatti religiosi.
La Facciata e l'Architrave Bucolico
I modelli per la ricostruzione della pieve furono le grandi basiliche lucchesi riedificate nei decenni immediatamente precedenti, quali San Michele in Foro e Santa Maria Forisportam. La facciata a vela, a loggette sovrapposte, si riallaccia ancora alla facciata di San Michele e a quella del Duomo. L'architrave e l'arco dell'ingresso principale sono stati realizzati in calcare bianco. Il grande ingresso originale è sormontato da un architrave decorato con una scena bucolica: due contadini sono intenti nella raccolta dell’uva oppure nella potatura dei tralci. Sono raffigurati anche alcuni animaletti e un elemento apotropaico: una testina ghignante posta proprio al centro della scena, che guarda e ammonisce chi entra. Questa era un tipico elemento del Medioevo, quando si soleva mescolare credenze profane a rappresentazioni sacre. L’interpretazione più accreditata per questo architrave è che rappresenti il passo evangelico di Giovanni 15: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto."
Le Mura e l'Abisde
Sul lato nord del fabbricato è visibile un tipo di muratura completamente diversa, appartenente alla chiesa antica, inglobato nella nuova struttura sviluppatasi verso sud con l’ampliamento da una a tre navate. Due mensole che sorreggono l’architrave della porticina laterale della chiesa prospiciente al campanile sono elementi di recupero finemente scolpiti in forma di foglie, forse pezzi di un cornicione o di un capitello. Questi elementi decorativi molto antichi probabilmente appartenevano alla prima chiesa edificata nel VII-VIII secolo.
Interessante è l’abside, che conserva i peducci che fungono da mensole agli archetti ciechi. Queste piastrelle sono decorate con elementi stilizzati e allegorici diversi l’uno dall’altro, come il serpente che si morde la coda, simbolo dell’eternità, motivi floreali stilizzati e simboli escatologici. La visione d’insieme suscita meraviglia agli occhi del visitatore.

Il Campanile: Una Storia di Difesa e Fede
A ridosso dell’abside svetta la torre campanaria, la cui costruzione è tarda rispetto a quella della chiesa, risalendo infatti alla prima metà del 1200. In quel periodo, la torre campanaria ebbe soprattutto funzione di torre militare, corredata da una cella di detenzione al piano terra. Presso l’attuale canonica erano ubicate scuderie e locali per le guarnigioni, e ancora oggi si intravedono gli archi murati presenti nella facciata della canonica. Si narra che, durante la costruzione della torre campanaria, l’abside della chiesa subì un crollo.
Alcune porte murate, poste in alto a fianco dell’abside della chiesa e nel campanile, in posizione oggi inaccessibile, fanno intuire la presenza di un passaggio aereo realizzato con ponti e impalcature di legno che consentivano al parroco di raggiungere i luoghi sacri e di suonare le campane senza scendere nelle zone utilizzate dai militari.
Esternamente, a sinistra della facciata, la quadrata torre campanaria, in origine una torre d’avvistamento, sorge sulla base di una antica lungo la cinta muraria. Vi si succedono una monofora, una bifora e una trifora che si apre nella sede campanaria. Ai piedi del campanile, dove ora si trova un bel prato verdeggiante, era ubicato l'antico cimitero.

L'Interno della Pieve: Struttura e Tesori Artistici
L’edificio conserva l’assetto della ristrutturazione avvenuta nel XII secolo e presenta un’unica abside e tre navate, che oggi si dividono da pilastri bicromi. La ristrutturazione del XII secolo prevedeva una doppia serie di sette colonne dotate di capitelli scolpiti con teste di animali e motivi floreali. Il soffitto, originariamente a capriata in legno, fu sostituito nel XVII secolo da volte a crociera decorate con stucchi, tipiche del periodo barocco.

Il Sarcofago Romano "LEONOS"
Un reperto di grande interesse si trova subito a sinistra dell’ingresso principale: un sarcofago di epoca romana in marmo bianco, ricavato da un unico blocco, riccamente decorato e intatto, risalente al IV secolo d.C. Il marmo proviene dalle Alpi Apuane e fu trasportato su chiatta lungo il fiume Serchio. Si ritiene che il sarcofago appartenesse a una donna di alto lignaggio, come suggerisce la sepoltura in un manufatto così pregiato. La figura sulla parte centrale del sarcofago, che rappresenta una donna che si porta le mani al petto, ne conferma l'appartenenza femminile. Le due teste di leone che ghermiscono le prede, poste ai lati, hanno valso al sarcofago l'appellativo LEONOS. Oltre che come riferimenti allo status del defunto, i feroci leoni sono stati interpretati anche come motivi apotropaici, per spaventare chiunque volesse avvicinarsi con intenzioni malevole. Sebbene non esistano documenti specifici sull'identità della donna, il sarcofago è certamente originario di Diecimo, antico presidio romano. Con il passare dei secoli, il sarcofago fu posizionato vicino a una fonte e utilizzato per abbeverare gli animali, pratica che purtroppo erose irrimediabilmente le decorazioni. Quando ne fu riconosciuto il valore, fu trasferito nella chiesa.

Il Fonte Battesimale e i Resti del Pulpito
Tra gli arredi interni risalenti al XII secolo si conserva il Fonte Battesimale, a pianta esagonale, posto su di un basamento rialzato in pietra. I pannelli sono privi di decorazioni e sormontati da capitelli, alcuni realizzati in epoca più tarda. Il fonte battesimale è l’elemento essenziale all’interno di una Pieve, essendo la chiesa principale ove si amministra il sacramento del battesimo.
Altri elementi di arredo dello stesso periodo sono le parti di un pulpito, smantellato durante il periodo della Controriforma nel XVII secolo. Questo pulpito era paragonabile a quello del duomo di Barga e fu probabilmente realizzato dalle stesse maestranze, i cosiddetti Maestri Comacini, scultori specializzati provenienti dal nord Italia che nel XII secolo realizzarono la maggior parte degli elementi decorativi presenti sul territorio lucchese.
Del pulpito rimangono:
- I due leoni stilofori (portatori di colonne) che oggi si trovano ai lati della scala per giungere all’altare maggiore. Sono di una stupefacente bellezza, statici in una posizione di forza, con muscolatura e possenza fisica ben visibili. Essi sovrastano due figure differenti:
- Il primo sovrasta un’idra a due teste, animale mitologico identificato con il maligno. Una testa morde il labbro inferiore del leone, l’altra, alla fine del corpo contorto, gli morde una natica. Il leone è comunque in una posa imperturbabile: il male aggredisce, ma il bene è vittorioso.
- Il secondo sovrasta un uomo che lo pugnala a fondo. Diverse interpretazioni per questa rappresentazione: la più accreditata è che l’uomo rappresenti i peccati dell’umanità, che feriscono Dio ma soccombono sotto la sua potenza. Un’altra teoria riconosce nell’uomo con caratteri somatici africani, o quanto meno mediorientali, una sorta di elemento pagano ed eretico, estraneo alla religione cattolica, influenzato dalle crociate.
- La figura del profeta Isaia, posto su di una lesena lungo il muro sud dell’edificio. Era sicuramente la figura centrale del pulpito, che doveva essere decorato con scene evangeliche. Sul libro aperto che tiene davanti a sé si legge: "Et egredietur virga de radice Jesse, et flos de radice ejus ascendet" (E sorgerà dalla radice di Jesse un ramo, e un fiore dalla sua radice ascenderà). Questa profezia riguarda la nascita di Maria, la madre del Cristo, così decodificata dai teologi medievali e contemporanei: "fiorì il germoglio di Jesse, l’albero della vita ha donato il suo frutto. Maria, figlia di Sion, feconda e sempre vergine, partorisce il Signore."

Le Opere Pittoriche e Scultoree
All'interno della chiesa è presente anche un Tabernacolo per gli oli sacri della scuola di Matteo Civitali (1436-1502).
Sugli altari laterali si trovano diverse tele di rilievo:
- Una dedicata alla Madonna del Rosario, realizzata da Giovanni Marracci (1637-1704).
- Un'altra raffigura la Crocifissione, con la Madonna, San Giovanni Evangelista e San Giovanni Leonardi che indica la Pieve di Diecimo.
- Una raffigura la Vergine e San Nicola da Bari, realizzata dal pittore lucchese Pietro Nocchi, firmata e datata 1849.
- Un'altra, una Vergine in trono col Bambino e quattro santi, di Domenico Andreoli, firmata sul retro e datata 1705.
Il pezzo più importante è una tela raffigurante la Deposizione intitolata "Il Compianto", dipinta da Giuseppe Antonio Luchi detto il Diecimino (1709-1774), siglata e datata sul retro 1752.

La Lastra Medievale del "Cavaliere Bizzarro"
Sulla parete destra, nei pressi dell’ingresso laterale della chiesa, si conserva ancora oggi una lastra medievale in pietra scolpita, rappresentante un cavaliere decisamente bizzarro, noto popolarmente come il "Re Pipino di Diecimo". Non si sa quando la lastra fu posta all’interno della chiesa, né il perché, ma si suppone provenga dall’antico cimitero situato nei pressi del campanile. Probabilmente la lastra originaria era più grande, ma a seguito di una rottura la parte rimanente è stata malamente restaurata, realizzando una nuova testa al cavaliere più piccola addirittura del suo piede.
L’armatura indossata dal cavaliere è tipica del XIII-XIV secolo, periodo in cui il cavaliere indossava gambali con speroni, una cotta di maglia con sopra un pettorale o un busto in metallo, guanti in cuoio e un tipo di elmo detto barbuta. Aveva inoltre una lancia e uno scudo con lo stemma di famiglia. Osservando il cavallo si nota la presenza di finimenti molto accurati e una bardatura elegante che denotano l'importanza del cavaliere raffigurato.
Sicuramente alla realizzazione del cavaliere hanno lavorato diversi artigiani, passando dall’accuratezza nella realizzazione del busto e della testa del cavallo (dotata addirittura di un orecchio che usciva tridimensionalmente dalla lastra) alla sciatteria nella realizzazione delle gambe ciondolanti, della testa di dimensioni ridotte e degli occhi e della bocca simili a un mascherone. Si può ipotizzare che lo scultore incaricato sia morto, lasciando il lavoro a mani incompetenti, oppure che non abbia avuto garanzia del pagamento richiesto per un lavoro così complesso, facendolo terminare a qualche allievo inesperto, o, dato il periodo storico, che sia avvenuto un cambio repentino di amministrazione richiedendo di concludere l’opera malamente e in fretta.
In seguito ad accertamenti diretti, con rilievi fotografici e ispezioni manuali, si è stabilito che la testa, come i guanti, sono stati scolpiti direttamente sulla sella. Questa peculiare rappresentazione della testa sulla sella fa pensare alla cronaca scritta del funerale di Cangrande della Scala (luglio 1329), dove la corazza e la barbuta (elmo) erano esibite su un cavallo e poggiate direttamente sulla sella. Si potrebbe quindi ipotizzare che l’opera non sia la rappresentazione di un cavaliere vivo, ma del suo funerale.
Lo scudo del cavaliere mostra chiaramente una rosa a cinque petali al centro, un elemento comune negli stemmi e simbolo di nobiltà e purezza. Nell’araldica toscana del XIV secolo, la presenza di questo fiore poteva variare da una a sei rose. A Lucca, in quel periodo, diverse famiglie avevano come simbolo una rosa a cinque petali, tra cui i Gherardi della Scala, imparentati con la famiglia scaligera. Questo potrebbe suggerire un nesso con Cangrande della Scala, i cui figli appoggiarono la causa lucchese contro i pisani.

Restauri e L'Antico Fonte Battesimale Esterno
In seguito ai danni del terremoto del 1920, iniziarono per la pieve radicali interventi di restauro e di ripristino, tesi a ricostituirne l’immagine medievale. Tra le opere d’arte che vi si conservano si segnalano una Madonna del Rosario di Antonio Franchi e il Volto Santo con i suoi protettori di Gaspare Mannucci. L'altare maggiore è ornato da un bel crocifisso del XIII secolo, attribuito a Berlinghieri padre o al figlio Marco, restaurato dalla Soprintendenza di Pisa. Il crocifisso raffigura un Gesù trionfante, con la testa alta e lo sguardo che pare seguire il visitatore ovunque si sposti. Sorreggono l’altare quattro magnifici sostegni finemente istoriati con sculture, derivati dall’ambone originale.
In un angolo a destra dell’ingresso, quasi un piccolo museo di reperti originari, si trovano tre grandi formelle incise a cesello che raccontano storie antiche: una con Maria (acefala) e il piccolo Gesù, un cavaliere a cavallo (forse uno dei magi) e l’angelo alla destra di Maria; nella seconda, Adamo ed Eva e l’albero della vita; un rosone decora la terza formella, mentre nella quarta, appoggiata alla parete di fondo, è presumibilmente raffigurato un artigiano.
Nella piazza antistante la Pieve, la bella vasca esagonale che costituisce la base dell’elegante fontana era in effetti l'originale fonte battesimale, in un unico grande blocco di arenaria, ricollocato all’esterno della chiesa pare nei primi anni dell’Ottocento.