La Pieve dei Santi Gervasio e Martino, situata nell'antica località di Lobaco, rappresenta un significativo esempio di architettura religiosa e un importante punto di riferimento storico e culturale nel Val d'Arno fiorentino.
Introduzione e Origine del Nome
La località di Lobaco, un antico "castellare" ovvero un territorio soggetto al dominio di un castello come centro fondiario e signorile, sorgeva su una diramazione della Cassia vetus. Questo antico tracciato romano collegava Fiesole al Val d'Arno fiorentino fin dal I secolo a.C., indicando la presenza di antiche e frequentate vie di comunicazione, tipica delle aree con pievi. Il toponimo Lobaco, o Lubaco, è di origine incerta, ma l'ipotesi più accreditata suggerisce che derivi dal latino "opacus", che significa "ombroso, tenebroso, buio", data la posizione un po' nascosta sul fianco occidentale di una collina.

Cenni Storici e Evoluzione della Pieve
Questo edificio ha visto varie vicissitudini nel corso del tempo. Partendo dall'inizio, nel corso del XII secolo, la chiesa di San Gervasio visse un periodo di abbandono che le fece perdere importanza. Intorno al XII secolo, la chiesa di San Gervasio era caduta in tale stato di abbandono che il battistero venne trasferito nella chiesa filiale di San Martino, posta entro il castello di Lobaco.
Fonti storiche, dall'XI secolo in poi, citano nella zona circostante l'attuale pieve almeno due chiese parrocchiali: la pieve di San Gervasio e Protasio in Alpiniano e la chiesa di San Martino a Castellubaco. La prima, nel XIV secolo, era già in rovina, mentre l'altra era stata precedentemente abbandonata in seguito a un terremoto. La chiesa di San Gervasio fu in seguito ricostruita in una zona più raggiungibile alle vie dei pellegrini e prese anche il nome di San Martino, il protettore dei viandanti.
La Pieve oggi visibile è stata costruita sopra le fondamenta di un'antica piccola chiesa, che si pensa appunto sia la precedente San Gervasio, nel corso del Duecento. La struttura, come oggi è visibile, ha acquisito il titolo di pieve nel 1526 ed è stata dedicata a San Martino.
Nel corso del Settecento, una significativa ristrutturazione dell'edificio ha comportato una modifica sostanziale: dalle precedenti tre navate si è passati all'attuale navata unica, assieme all'abbattimento del colonnato interno.
San Giovanni Valdarno. Arte e storia - Vittorio Papini
Architettura e Dettagli Artistici
La Pieve presenta una pianta a capanna in stile romanico, caratterizzata dall'assenza di colonne all'interno, demolite nel XVIII secolo. La sua facciata a capanna è bitonale, grazie all'utilizzo di pietra arenaria nella parte inferiore e alberese in quella superiore. Una strada fiancheggiata da ulivi le fa da splendida cornice inquadrando la tribuna a fasce di colori diversi, dovute ai materiali di costruzione, riproposte anche nella facciata, che include una monofora e un campanile a vela.
Il portone d'ingresso è coronato da una lunetta con un archivolto decorato a conci di arenaria che presentano un motivo a nastro stilizzato. Sopra l'archivolto, un occhio centrale è sormontato a sua volta da una cornice marcapiano che ne delinea il semplice e triangolare timpano.
All'ingresso della Chiesa si accede scendendo una scalinata che apre lo sguardo e accoglie il visitatore su un ampio giardino. Successivamente, una caratteristica sagrato precede altri cinque scalini che conducono all'interno della struttura stessa. Sopra il portone d'ingresso sono presenti due opere del pittore Silvestro Pistolesi: all'esterno, una raffigurazione di San Martino, e all'interno, una mensa eucaristica con pane e vino.

Posizione e Accesso
La Pieve dei Santi Gervasio e Martino a Lobaco risiede in un poggio tra Monte Rotondo e il varco della strada delle Salajole, presso le sorgenti del torrente Sieci e poco lungi dal santuario della Madonna del Sasso.
La pieve di San Martino si raggiunge scendendo da Vetta le Croci verso Pontassieve, prendendo una traversa a destra dopo l'incrocio per Santa Brigida. È possibile raggiungere la Pieve di San Martino a Lobaco in macchina in due modi: passando da Fiesole, percorrendo una bellissima strada panoramica, oppure passando da Rovezzano, con una strada meno suggestiva ma più comoda.