Questo vademecum si propone di offrire risposte chiare e concise alle domande più frequenti sull'ebraismo, spesso poste in contesti informali. L'obiettivo è fornire una comprensione di base della dottrina ebraica, stimolando al contempo un maggiore approfondimento culturale.
Cosa credono gli Ebrei?
L'ebraismo, nella sua essenza, non si fonda su dogmi di fede, bensì su norme di comportamento (mitzvot) da seguire. La fede è espressa attraverso l'azione e l'osservanza dei precetti divini.
L'Attesa Messianica
Riguardo al Messia, la tendenza odierna è di considerare la "venuta del Messia" non tanto come l'arrivo di una singola figura, quanto l'avvento di un'epoca messianica. Questa sarà un'era di pace e armonia universale, come descritto nelle profezie di Isaia (Cap. 2 v. 4): "le genti spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada contro l’altro, e non impareranno più l’arte della guerra". Analogamente, in Michà (Cap. 4, vv. 2-4) si legge: "...allora da Sion uscirà l’ammaestramento e da Gerusalemme la parola divina. Egli giudicherà tutti i numerosi popoli, ammaestrerà le più potenti e remote nazioni, tanto che spezzeranno le loro spade per farne delle vanghe e le loro lance per farne delle falci; nessuna nazione alzerà più la spada contro un’altra e non impareranno più l’arte della guerra." Al raggiungimento di questa epoca "messianica", cioè all'elevazione e al miglioramento della società, ciascuno deve contribuire con il proprio buon comportamento.
La Relazione con Gesù e il Cristianesimo
Gli ebrei non hanno riconosciuto Gesù come Messia per diverse ragioni fondamentali:
- Gesù, pur avendo inizialmente affermato di non volersi allontanare dalle norme della Torà (fondamento dell'ebraismo), se ne è poi discostato. Ancora di più si è allontanato il suo apostolo Paolo, con il quale si è verificato il definitivo distacco dall'ebraismo.
- L’idea del sacrificio umano in funzione di salvezza non è conciliabile con l'ebraismo, anche perché nella Torà il sacrificio umano è espressamente vietato.
- Il cristianesimo ha abbandonato il concetto di centralità della Terra Promessa, un concetto fondamentale per gli ebrei, insieme a quello di popolo e di Torà.
Gesù e San Paolo
Gesù era un ebreo studioso della Legge. Sembra fosse avverso al metodo di interpretazione della Legge seguito dai maestri farisei, e infatti nei Vangeli la parola “fariseo” assume un significato negativo (da notare che l'ebraismo moderno è appunto un ebraismo farisaico). Egli viveva comunque in seno all'Ebraismo: ciò si deduce da vari passi dei Vangeli in cui sono riportate frasi che si rifanno alla Torà. Ad esempio, il precetto evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22, v. 39) altro non è che un'esplicita citazione di Levitico 19. È soltanto con Paolo che avviene la scissione tra ebraismo e cristianesimo e che si evidenziano delle differenze fondamentali e inconciliabili.
Differenze Fondamentali tra Ebraismo e Cristianesimo
In sintesi, le differenze principali includono:
- Per l'ebraismo, Gesù è una persona normale; così pure Maria.
- Nell'ebraismo non ci sono dogmi, né affermazioni di fede che non siano espressione di un comportamento, né Santi, né un'autorità centralizzata comparabile a quella di altre religioni.
Giudaismo Vs Cristianesimo Vs Islamismo
Concezioni dell'Aldilà
Riguardo all'inferno e al paradiso, nella Torà e nei libri posteriori, in particolare in alcuni profeti, vi sono accenni al regno dei morti e ad un'epoca di risurrezione. Esistono diverse correnti di pensiero e scuole interpretative, dai mistici cabalisti ai razionalisti, che interpretano diversamente questi brani. Ciò che caratterizza un ebreo è l'osservanza delle mitzvot, non la sua specifica credenza sull'aldilà.
Proselitismo nell'Ebraismo
In tempi passati (forse fino al secondo secolo) vi fu del proselitismo. Al giorno d'oggi, tuttavia, non c'è proselitismo attivo, sia per il rispetto verso altre religioni e modi di vita, sia perché diventare ebrei non apre vie ad alcun tipo di "salvezza", ma comporta invece un impegno a conformarsi a un determinato stile di vita nonché impegno allo studio. L'unica forma di "proselitismo", se così si può chiamare, dovrebbe essere l'esempio che gli ebrei dovrebbero offrire con il loro modo di vivere, ispirato a moralità e rispetto del prossimo. Diventare ebrei non è facile, in quanto chi desidera farlo deve impegnarsi a vivere secondo le regole ebraiche e allo studio dei testi fondamentali.
Le Feste Ebraiche Principali
Pesach (Pasqua Ebraica)
La Pasqua ebraica (in ebraico Pesach) ricorda la liberazione dall'antico Egitto, sotto la guida di Mosè. Tali avvenimenti, che devono essere insegnati e spiegati "...ai figli ed ai figli dei figli per tutte le generazioni" come prescritto nella Torà, vengono rievocati e quasi rivissuti a Pesach. La cerimonia centrale è una cena chiamata Seder (che significa "ordine") perché le varie fasi si svolgono secondo un ordine codificato. Durante il Seder si legge un libro chiamato Hagadà di Pesach (racconto di Pesach) e si mangiano cibi, già predisposti al centro della tavola, che rievocano la vicenda. Tra questi:
- Un uovo sodo, simboleggiante la sorte umana che cambia.
- Uno zampino d’agnello (non consumato) a ricordo dei tempi, durati fino alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, in cui si sacrificava un agnello per Pesach.
Durante il Seder, adulti e bambini partecipano attivamente con domande e risposte, letture e canti. Pesach è una festa molto sentita e rappresenta veramente la festa della libertà acquisita.
Rosh Hashanah (Capodanno Ebraico)
Il Capodanno ebraico (Rosh Hashanah) cade i giorni 1 e 2 del mese ebraico di Tishrì, che corrisponde circa a settembre-ottobre. Nella Torà, questa data è indicata come "giorno del suono" e "giorno del giudizio". Il suono dello Shofar (antichissimo strumento musicale costruito da un corno di ariete) a Rosh Hashanah ha il significato di "chiamare a raccolta" la nostra coscienza, di giudicare il nostro operato e programmarlo per l'anno che inizia. Rosh Hashanah è poi seguito da dieci giorni di meditazione culminanti nel Kippur.
Shabbat (Sabato)
Nei Dieci Comandamenti, enunciati nella Torà due volte (Esodo 20, vv. 1 e seguenti; Deuteronomio 5, vv. 6 e segg.), è chiaramente prescritto di ricordare e osservare il Sabato (Shabbat). Solo con il Cristianesimo il sabato è stato sostituito con la domenica. Lo Shabbat ebraico è un giorno di riposo (per sé e per gli altri, uomini e donne, padroni e servi, stranieri e pure gli animali) intendendo per riposo non un giorno di semplice astensione dal lavoro, o di divertimento o di ozio, ma un giorno di pace e di armonia fra gli esseri umani; fra gli esseri umani e Dio; fra gli esseri umani e la natura. In tal giorno non si pensa agli affari; non si fanno acquisti; non si usa l’automobile né si mettono in funzione apparecchi elettrici, ecc. Come tutte le giornate ebraiche, anche lo Shabbat inizia la vigilia, cioè il venerdì sera e termina il sabato sera, all'apparire di almeno tre stelle. Lo Shabbat è dedicato ad andare al tempio, a stare in famiglia e con gli amici, alla lettura e allo studio e rappresenta per l’ebreo veramente un giorno particolare, diverso dagli altri giorni.
L'Attualità delle Regole Ebraiche
Molte delle regole (mitzvot) non sono considerate "antiche", ma piuttosto adatte a tutti i tempi. Esempi includono precetti contro la falsità, la corruzione e l'ingiustizia, e l'importanza della restituzione dei beni smarriti o del rispetto verso il forestiero e il bisognoso. Alcuni esempi dalla Torà:
- "Non proferire notizie false; non essere complice di un malvagio prestandoti ad essere teste iniquo. Non seguire la maggioranza per fare il male" (Esodo 23).
- "Non farti corrompere perché il prezzo della corruzione acceca gli occhi dei saggi e rende tortuose le parole dei giusti" (Deuteronomio 16).
- "Quando vedrai il toro o l’agnello del tuo fratello smarriti non dovrai disinteressartene, li dovrai invece restituire al tuo fratello. E se il tuo fratello non sta vicino a te o tu non lo conosci, li dovrai portare a casa tua e staranno presso di te fintanto che il tuo fratello ne faccia ricerca e allora glieli dovrai restituire" (Deuteronomio 22).
- "Non dir male del sordo e davanti al cieco non mettere un inciampo" (Levitico 19).
- "Il forestiero dimorante con voi dev’essere per voi uguale ad un vostro indigeno, ed amerai per lui quel che ami per te" (Levitico 19).
Nella Mishnà e nel Talmud, i rabbini, nel corso dei secoli, hanno interpretato le norme della Torà adattandole alle situazioni concrete. Ad esempio, la regola sulla restituzione di un "toro o agnello" si estende naturalmente ai beni moderni (automobili, portafogli, ecc.). Anche riguardo a temi attuali come aborto, eutanasia e donazione di organi, i rabbini cercano di trarre regole di comportamento in accordo con i principi fondamentali della Torà, come l'assoluto rispetto per la vita. Le norme da seguire (Halachà) non sono quindi né antiche né moderne, ma eternamente valide, pur con gli adattamenti ai nuovi casi che si possono presentare.
Pratiche e Consuetudini Ebraiche
Separazione dei Posti nelle Sinagoghe
Nelle sinagoghe, la separazione dei posti per uomini e donne è una consuetudine con due motivazioni. La prima, più antica, è di non creare distrazione durante le funzioni. La seconda è che le donne non sono tenute a osservare le Mitzvot che si svolgono ad orario fisso, come le funzioni in sinagoga, dovendo spesso assolvere ad altri compiti in ambito familiare. Hanno il diritto, ma non il dovere di partecipare alle funzioni pubbliche; cioè, possono o no intervenire senza trasgredire alcuna Mitzvà. Ciò non significa che la donna sia considerata inferiore; ha semplicemente altri doveri altrettanto importanti e qualificanti ebraicamente.
Copricapo Maschile (Kippah/Papalina)
Tenere il capo coperto è un'usanza e non una prescrizione. Tale usanza risale a tempi e luoghi in cui il capo coperto era segno di rispetto e sottomissione.
L'Uso dell'Ebraico nelle Funzioni
Le funzioni sono in ebraico per diverse ragioni:
- L'ebraico è stato, in secoli di dispersione in mezzo a popoli con lingue diverse, un elemento unificante fortissimo.
- Qualsiasi traduzione è necessariamente imperfetta, come dice il proverbio "tradurre è un po’ tradire". Nella traduzione non solo le singole parole, ma la struttura della frase, le ripetizioni di uno stesso termine, ecc., con i relativi significati, perdono il loro senso originario.
- Nell'ebraismo anche la lingua stessa, con i suoi caratteri di scrittura, ha in sé qualcosa di sacro.
Matrimonio Ebraico
Il matrimonio ebraico non è un sacramento, in quanto non esiste nell'ebraismo un concetto equivalente al sacramento cattolico. È piuttosto un contratto. Durante la cerimonia:
- Vengono dette o cantate sette benedizioni particolari per i matrimoni.
- Si rompe con il piede un bicchiere in segno di lutto in ricordo della distruzione del Tempio di Gerusalemme, poiché anche nelle occasioni più liete non bisogna dimenticare questo triste avvenimento.
Tutta la cerimonia deve svolgersi sotto un baldacchino, il quale è costituito da un semplice telo sostenuto da quattro pali, e simboleggia il tetto coniugale. Dopo la cerimonia vera e propria gli sposi devono appartarsi da soli per alcuni minuti per significare l'inizio della loro coabitazione. Seguono poi normali festeggiamenti. Naturalmente vengono svolte anche le procedure richieste per il matrimonio civile, avendo il rabbino la qualifica di ufficiale di Stato Civile. È importante notare che nella legislazione ebraica è sempre stato previsto - sebbene con cautela e restrizioni - una forma di divorzio.

Preghiere e Rapporto con Dio
L'approccio dell'ebreo alla preghiera non è in genere motivato da impulsi personali o sentimenti estemporanei. Sebbene tale tipo di preghiera spontanea sia ammessa, in generale la preghiera, per l'ebreo, ha una forma fissa e codificata e, prescindendo da ogni situazione, sentimento o richiesta personale, rappresenta un atto di omaggio e di sottomissione alla potenza divina ed è espressione - uguale per tutti - di volta in volta di riconoscimento, di glorificazione, inno, lode, petizione, ringraziamento, benedizione nei riguardi di Dio. Ma c'è un'altra forma di "preghiera" caratteristica ebraica: la berachà (benedizione). La berachà è una benedizione diretta a Dio che accompagna moltissimi atti della vita quotidiana e forse può definire il rapporto uomo-Dio. Anche atti che appaiono umili e modesti come mangiare un pezzo di pane o un frutto, bere del vino, annusare un profumo, ecc. acquistano una loro elevatezza e santificazione, perché accompagnati dalla formula dell'apposita benedizione, che sempre inizia così: "Benedetto Sei Tu, o Signore Dio Nostro, Re del mondo…" per poi terminare a seconda dei casi con "...che estrai il pane dalla terra" o "...che crei il frutto della vite", ecc. Le benedizioni accompagnano pure le azioni che noi compiamo perché prescritteci dalla Torà ed allora la formula è la seguente: "Benedetto sei Tu o Signore, Re del mondo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai ordinato di…" ed il seguito varierà a seconda dei casi. In sostanza, attraverso le benedizioni tutti gli atti che noi compiamo, tutte le cose di cui godiamo vengono collegate a Dio ed acquistano perciò un'impronta di santità, facendoci meditare sui doni di cui siamo beneficiari, nonché sul significato delle nostre azioni.
Il Concetto di "Popolo Eletto"
L'”elezione” del popolo ebraico, tanto discussa, che ha la sua fonte in un verso dell'Esodo "mi sarete reame di sacerdoti e popolo santo", è intesa come impegno all'osservanza delle mitzvot, una maggiore responsabilità, un esempio di vita "santa" ("santo" nel significato biblico di "distinto" dagli altri per il livello di vita intriso di moralità e di rispetto per la vita umana nostra ed altrui). Chiunque accetti le regole della Torà, le segua, e viva in modo "santo", cioè si distingua dagli altri per il modo di vita elevato, può far parte di questa cosiddetta "elezione".
Ebraismo e Cristianesimo: Un Dialogo Continuo
Il rapporto tra Chiesa cattolica ed ebraismo è oggetto di studi e documenti importanti, come i "Sussidi per una corretta presentazione" curati dalla Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Questi documenti, ispirati alla dichiarazione conciliare Nostra Aetate (n. 4), sottolineano l'importanza di una rappresentazione accurata, completa e positiva del giudaismo nella catechesi cattolica.
L'Identità Ebraica di Gesù
Gesù è ebreo e lo è per sempre; il suo ministero si è volontariamente limitato "alle pecore perdute della casa d'Israele". Gesù è pienamente un uomo del suo tempo e del suo ambiente ebraico palestinese del I secolo, di cui ha condiviso gioie e speranze. Ciò sottolinea la realtà dell'incarnazione e il significato stesso della storia della salvezza. Egli si è sottomesso alla legge, è stato circonciso e presentato al tempio, come qualunque altro ebreo del suo tempo, e si è formato all'osservanza della legge. Ha raccomandato il rispetto e l'obbedienza ad essa. Il ritmo della sua vita è scandito, fin dall'infanzia, dai pellegrinaggi in occasione delle grandi feste. Egli ha voluto insegnare nel contesto del culto della sinagoga l'annuncio della sua messianità e ha voluto realizzare l'atto supremo del dono di sé nel quadro della liturgia domestica della Pasqua, o almeno nel quadro della festività pasquale.
La Questione della "Rabbinizzazione dell'Evangelo"
La "rabbinizzazione del cristianesimo" si riferisce al tentativo di introdurre pratiche giudaiche (circoncisione, festività, sabato, ecc.) all'interno del movimento cristiano, come discusso nella riunione di Atti 15. Questa prospettiva è stata smontata da argomenti dottrinali, in particolare l'idea che la salvezza non si ottiene attraverso l'obbedienza alla legge, e dalla condanna dei "giudaizzanti" da parte di Paolo, che li chiama "falsi fratelli".
La "Mentalità Ebraica" e le sue Varietà
Non si può parlare di una sola mentalità ebraica unica e definitiva. La società e il giudaismo si sono evoluti nei secoli. Nel periodo di Cristo, esistevano diverse sette interne al movimento giudaico (farisei, sadducei, zeloti, erodiani) che si differenziavano per interpretazioni bibliche distinte, influenzate da fattori storici, culturali (come la cultura greca) e politici. Per una comprensione precisa di un testo, è necessario studiare la profonda mentalità ebraica del momento preciso in cui quel testo è stato scritto.
Metodi Ermeneutici per la Comprensione della Bibbia
L'esegesi è l'analisi testuale che mira a comprendere il significato primo del testo, il significato di ogni parola e il più attendibile in base al contesto testuale, storico e culturale. La filologia studia il testo dal punto di vista tecnico, cercando di ricostruire la forma originaria dei testi. Nell'ermeneutica biblica, esistono due correnti principali:
- Il metodo storico-grammaticale (o filologico-letterale), che si basa sull'ispirazione divina di ogni parola del testo originale, sulla sua preservazione e sull'idea che lo Spirito Santo sia l'unico autore, sebbene gli scrittori si esprimessero secondo la loro cultura. Questo metodo valorizza il significato letterale e primo del testo, considerando gli stili di redazione, il contesto storico e gli scopi del libro.
- Il metodo storico-critico, che sostiene che Dio abbia ispirato il messaggio (non ogni singola parola), che il testo non sia stato divinamente preservato in modo assoluto e che ogni libro abbia il proprio autore umano con i propri strumenti culturali e visioni personali.
Il metodo allegorico, che interpretava ogni passaggio come un messaggio simbolico, è stato ritenuto inappropriato, riducendo la Bibbia a un semplice libro di massime. Anche altri metodi, come quello superstizioso, razionalistico, dogmatico e mitologico, sono considerati inadeguati.