La storia di Gesù Cristo, dal suo sacrificio sulla croce alla sua gloriosa resurrezione e ascensione, rappresenta il fondamento della fede cristiana. Ogni momento della sua vita terrena e gloriosa è considerato causa della nostra salvezza, riconducendo l'umanità all'amore del Padre e riscattandola dal peccato.

Il Contesto Storico e Teologico della Passione
La Condanna a Morte: Dalla Cena Pasquale al Sinedrio
La passione di Gesù ebbe inizio con la preparazione della cena Pasquale. La sera prima della sua morte, Gesù si riunì con i suoi amici, gli apostoli, per celebrare la Pasqua. In questa occasione, prese del pane non lievitato e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Allo stesso modo, prese una coppa e la diede loro, dicendo: «Bevetene tutti. Questo è il calice del Mio sangue versato per voi e per molti per il perdono dei peccati». In questo momento Gesù istituì l'Eucaristia, il grande mistero in cui si fa pane per nutrire la nostra anima e consacrò i Suoi primi sacerdoti. Fu durante questa cena che Gesù pronunciò le terribili parole: «In verità vi dico, uno di voi mi tradirà». Gli apostoli si rattristarono profondamente e Pietro esclamò: «Anche se tutti Ti abbandonano, io non lo farò! Gesù, darei la mia vita per Te!». Gesù però gli predisse che lo avrebbe rinnegato tre volte prima del canto del gallo. Poi Nostro Signore pregò Suo Padre per i Suoi apostoli e per noi, dicendo: «Padre, proteggili, perché restino uniti e diventino una cosa sola, come Tu ed io lo siamo.
Ultima Cena, Leonardo da Vinci
Dopo la cena, Gesù si recò con gli apostoli nell'orto chiamato Getsémani, un luogo tranquillo dove spesso andava a pregare. Qui cominciò a sentire un'immensa tristezza e un'angoscia mortale, dicendo ai suoi amici: «La Mia anima è addolorata fino alla morte!». A causa di questa sofferenza estrema, sudò gocce di sangue. Per tre volte si avvicinò ai suoi apostoli, sperando di trovare conforto in loro, ma li trovò addormentati. Intanto, verso mezzanotte, dei soldati romani e giudei, armati di spade e bastoni, entrarono nel giardino, guidati da Giuda, che lo tradì con un bacio. Catturarono Gesù e lo condussero dal sommo sacerdote.
Il significato della Croce è profondo. Dal punto di vista storico, Gesù fu condannato a morte dalle autorità ebraiche, che lo consegnarono al potere romano. La causa della sua condanna fu la dichiarazione fatta davanti al Sinedrio di essere il Messia, Figlio di Dio. Questa affermazione fu giudicata blasfema, portando alla sua condanna a morte. È da notare che questa condanna di Gesù si colloca in continuità con la precedente storia della salvezza del popolo ebreo. La storia di Israele, segnata da ribellioni, culminò nel rifiuto di Gesù da parte dei capi del popolo, che lo condannarono a morte. In questa ingiustizia subita da Gesù, furono comprese tutte le ingiustizie e i peccati dell'umanità, poiché ogni peccato è un rifiuto del progetto di Dio in Gesù Cristo. Gesù accettò queste sofferenze fisiche e morali, caricandosi metaforicamente i nostri peccati sulle sue spalle, per annullarli con la giustizia del suo cuore e l'amore obbediente al Padre.
Il Processo di Gesù: Annas, Caifa e Pilato
Gesù fu condotto prima da Annas, suocero di Caifa, il sommo sacerdote di quell'anno. Anna, un vecchio infido e crudele, era uno dei principali autori del complotto contro Gesù. Dopo un interrogatorio, Anna lo mandò a Caifa. Nel palazzo del sommo sacerdote, i falsi testimoni cercarono prove contro Gesù, ma non le trovarono. Infine, Caifa chiese a Gesù: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio?». Gesù rispose: «Sì, lo sono!». Questo fu giudicato una bestemmia e l'assemblea decretò la sua morte. Pietro, che aveva seguito Gesù, lo rinnegò tre volte prima del canto del gallo, come Gesù aveva predetto.
Quando Giuda apprese che Gesù era condannato a morte, capì l'orrore del suo crimine. Disperato, restituì le trenta monete agli ebrei, ma essi risposero animosamente: «Che ci importa?». Giuda gettò il denaro nel Tempio e andò ad impiccarsi ad un albero.
All'alba, Gesù fu condotto nel pretorio da Ponzio Pilato, il governatore romano. Pilato chiese: «Che accusa portate contro quest’uomo?». I Giudei risposero che era un malfattore che meritava la morte. Pilato non trovò in lui alcuna colpa che meritasse la morte, ma la folla, istigata dai capi dei sacerdoti, continuava a gridare: «Merita la morte, crocifiggilo!». Pilato, nel tentativo di liberarlo, propose di rilasciare un prigioniero secondo l'usanza pasquale. Chiese loro se volessero liberare Gesù o Barabba, un famigerato bandito. La folla scelse Barabba.
La Flagellazione e la Coronazione di Spine
Per cercare di placare la folla e non crocifiggerlo, Pilato fece flagellare Gesù. I soldati legarono Gesù a una colonna e lo flagellarono con il flagrum, una frusta dotata di sfere metalliche e strumenti ossei che laceravano la pelle e strappavano pezzi di carne. Il sangue sgorgava in abbondanza e pezzi di pelle venivano strappati. Dopo la flagellazione, i soldati, per deriderlo, gli gettarono sulle spalle un vecchio cappotto di lana rossa, gli misero una canna in mano come scettro e una corona intrecciata di spine sul capo. Le lunghe spine penetrarono nel suo cranio e fuoriuscirono dagli occhi. Poi i soldati sfilavano davanti a Lui, dicendo: «Salve, re dei giudei!» e gli davano schiaffi.
La Via Crucis e la Crocifissione
Il Cammino verso il Calvario
Nonostante la flagellazione e la coronazione di spine, Pilato non riuscì a liberare Gesù. La minaccia dei Giudei di non essere "amico di Cesare" lo spinse a cedere. Pilato consegnò Gesù ai soldati perché fosse crocifisso. I carnefici caricarono Gesù con una croce fatta di due grandi assi di legno (il patibolo), pesante tra i 50 e gli 80 chili. Nostro Signore, già esausto, faticava a camminare con questo peso. La Beata Vergine Maria, afflitta, seguiva la processione, cercando di essere il più vicino possibile al Suo divino Figlio per sostenerLo. Ad un certo punto, lei arrivò davanti a Lui, e il Figlio e la Madre si incontrarono in un silenzio carico di infinito dolore.
Gesù era così debole che i carnefici videro che sarebbe morto per sfinimento sotto la croce prima di raggiungere il luogo dell'esecuzione. Costrinsero un uomo di nome Simone il Cireneo a portare la croce di Gesù. Lungo la strada, una donna, poi nota come Veronica, riuscì ad avvicinarsi a Gesù e gli asciugò con un panno bianco il viso, tutto macchiato di sangue, lacrime e fango. Per ricompensarla della sua carità, Gesù lasciò l'impronta del Suo volto sul panno. Gesù cadde più e più volte sotto il peso della croce, tanto era esaurita la Sua forza. Le donne di Gerusalemme, vedendolo così carico di sofferenza, emettevano grandi gemiti.
La Crocifissione sul Golgota
Finalmente, arrivarono in cima al Calvario, o Golgota, un tumulo fuori dalle mura di Gerusalemme. Qui i carnefici strapparono violentemente la tunica di Gesù, riaprendo tutte le Sue ferite. Lo stesero brutalmente sulla croce e gli conficcarono enormi chiodi nelle mani e nei piedi. La crocifissione fu una tortura indicibile. Due ladri furono crocifissi insieme a Gesù, uno alla Sua sinistra e uno alla Sua destra. Sopra la croce fu posta l'iscrizione voluta da Pilato: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei», scritta in ebraico, latino e greco.
Ai piedi della croce rimasero Maria, sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala, e il discepolo che egli amava, San Giovanni. In prossimità della morte, Gesù disse a Sua Madre, indicando San Giovanni: «Donna, ecco tuo figlio», e all'apostolo: «Ecco tua madre». Da quel momento solenne, la Beata Vergine Maria ci adottò tutti come Suoi figli, vegliando costantemente su di noi.
Gesù pronunciò le ultime parole sulla croce. Disse: «Ho sete». E uno dei soldati gli porse una spugna imbevuta di aceto. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». Infine, alle tre del pomeriggio, con un "urlo acuto", chinò il capo e morì, dicendo: «Padre, nelle tue mani consegno la mia vita!». Un centurione romano, vedendo la sua morte, esclamò: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!». I soldati spezzarono le gambe ai due ladri, ma, giunti a Gesù, videro che era già morto e non gli spezzarono le gambe. Invece, uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua, compiendo così la Scrittura che dice: «Non gli sarà spezzato alcun osso» e «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
La Sepoltura
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, un discepolo di Gesù che per timore dei Giudei lo era di nascosto, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Anche Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe. Essi presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Deposero Gesù in un sepolcro nuovo, in un giardino non lontano dal luogo della crocifissione, dove nessuno era stato ancora posto, e fecero rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro.
La Resurrezione e l'Ascensione
La Discesa agli Inferi e la Resurrezione
Dopo essere morto e sepolto, l'anima di Cristo «discese agli inferi», cioè condivise lo stato delle persone giuste che erano morte prima di Lui e che attendevano l'arrivo del Messia. La sepoltura di Gesù dimostrò la sua vera morte, e la sua discesa agli inferi ebbe un effetto salvifico, aprendo le porte del cielo a quei giusti.
«Il terzo giorno» (dopo la sua morte) Gesù risuscitò a una vita nuova. La sua anima e il suo corpo, pienamente trasfigurati con la gloria della sua Persona divina, si unirono nuovamente. La Resurrezione di Cristo non fu un ritorno alla vita terrena, ma il suo corpo risuscitato, pur portando i segni della sua Passione, partecipa ormai della vita divina con le proprietà di un corpo glorioso. Gesù risuscitò veramente. Gli Apostoli non poterono ingannarsi o inventare la resurrezione, poiché il sepolcro era vuoto e il Signore apparve diverse volte a numerosi gruppi di persone, uomini e donne, convincendo anche discepoli inizialmente scettici come Tommaso. San Paolo stesso attestò di aver visto il Risorto.
Le Apparizioni ai Discepoli
All'alba del terzo giorno, le donne, tra cui Maria Maddalena, andarono al sepolcro al levare del sole e trovarono il masso rotolato via. Entrando, videro un giovane vestito di una veste bianca, che disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù di Nazareth, il crocifisso. È risorto: non è qui». Più tardi, Gesù apparve ai discepoli riuniti in casa, e disse: «Pace a voi!». Inizialmente credettero di vedere un fantasma, ma Gesù li rassicurò, mostrando loro le sue mani e i suoi piedi e invitandoli a toccarlo. «Sono proprio io! Come vedete che io ho. Avete qui qualcosa da mangiare?». Egli prese del cibo e lo mangiò davanti a loro, spiegando: «Bisogna che tutto si compia, ciò che di me è scritto nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi: il Cristo doveva patire e risuscitare dai morti il terzo giorno».
Gesù apparve molte altre volte ai suoi discepoli, parlando con loro ed esortandoli ad attendere il dono dello Spirito Santo.
L'Ascensione al Cielo
Dopo quaranta giorni dalla sua resurrezione, Gesù benedisse i suoi discepoli, si staccò da loro e salì al cielo. L'Ascensione al cielo accanto al Padre è il culmine del mistero pasquale, inaugurando in modo definitivo la realtà della redenzione.
Il Mistero della Redenzione e i Frutti della Croce
Il Significato Teologico della Redenzione
Tutti i misteri di Gesù sono causa della nostra salvezza. Con la sua vita santa e filiale sulla terra, Gesù riconduce all’amore del Padre la realtà umana deformata dal peccato originale e dai peccati personali. La riabilita e la riscatta dal potere del diavolo. Tuttavia, è soltanto con il suo mistero Pasquale - la sua passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo accanto al Padre - che si inaugura in modo definitivo la realtà della redenzione. La vita intera di Cristo, nella sua fase terrena e gloriosa, ci salva. La croce di Cristo è, soprattutto, la manifestazione dell’amore generoso della Trinità verso gli uomini, l’amore che ci salva. Dio Padre ha permesso gli atti derivati dall'accecamento umano al fine di compiere il suo disegno di salvezza, e Gesù ha liberamente accettato la sua passione e la sua morte per amore del Padre e degli uomini. Si è donato a questa passione e morte ingiuste, confessando coraggiosamente la sua identità e relazione con il Padre, sebbene sapesse che non sarebbe stata accettata dai suoi nemici. Ogni singolo peccatore è realmente causa e strumento delle sofferenze del Redentore.
Le Espressioni Bibliche e Liturgiche
La passione e la morte di Cristo sono concepite nel Nuovo Testamento e nella Liturgia come:
- Sacrificio di alleanza: Gesù, offrendo la sua vita sulla Croce, istituì la Nuova Alleanza, una nuova e definitiva modalità di unione di Dio con gli uomini.
- Sacrificio di espiazione, di propiziazione e di riparazione per i peccati: Il sacrificio di Cristo ha un valore di pulizia e purificazione del peccato, di propiziazione e di riparazione, perché con la sua obbedienza Gesù ha dimostrato al Padre l'amore e l'assoggettamento che noi uomini gli avevamo negato.
- Atto di redenzione e di liberazione degli uomini: Gesù ha pagato la nostra libertà al prezzo del suo sangue, riscattandoci dal peccato e liberandoci dal potere del diavolo.
- Atto che ci giustifica e ci riconcilia con Dio: Nelle lettere di San Paolo, si legge che il sangue di Cristo ci giustifica, restituendoci la giustizia perduta e riconciliandoci con Dio. La Croce, insieme alla Resurrezione, è causa della nostra giustificazione.
I Frutti della Croce
Il frutto principale della Croce è l'eliminazione del peccato. Essa è l'“antidoto” del peccato, un amore presente come reazione alle ingiustizie e alle offese, capace di superare e vincere il peccato. Possiamo liberarci dal peccato e dai suoi effetti partecipando al mistero della Croce attraverso i sacramenti: il Battesimo che ci inserisce in Cristo e cancella i peccati; la Confessione sacramentale che pulisce e ottiene il perdono di Dio; l'Eucaristia che ci purifica e ci fortifica. Il mistero della Croce ci conduce verso quella vita nuova, senza fine, in cui ogni male e peccato saranno cancellati. La croce non è solo un antidoto del peccato, ma rivela anche la potenza dell'amore. Gesù sulla croce ci insegna fino a che punto si può arrivare per amore a Dio e agli uomini, indicandoci il cammino verso la pienezza umana, che consiste nell'amare veramente Dio e gli altri. Questa pienezza è possibile perché Gesù ci rende partecipi della sua risurrezione e ci dona lo Spirito Santo.
Il Significato Teologico della Resurrezione
La resurrezione di Cristo fa un tutt'uno con la sua morte sulla Croce. Come con la passione e morte di Gesù Dio ha eliminato il peccato e riconciliato a sé il mondo, in modo simile, con la resurrezione di Gesù Dio ha inaugurato la vita nuova, la vita del mondo futuro, e l'ha messa a disposizione degli uomini. Tutte le sofferenze fisiche e spirituali subite da Gesù sulla Croce si sono trasformate, con la sua resurrezione, in felicità e perfezione sia nel suo corpo che nella sua anima. Con il dono dello Spirito Santo, il Signore ci rende partecipi di questa vita nuova della sua resurrezione, colmandoci della sua grazia e rendendoci figli e amici di Dio. Se siamo fedeli, alla fine della nostra vita ci comunicherà anche la sua gloria, e così anche noi raggiungeremo la gloria della resurrezione. Noi battezzati siamo passati dalla morte alla vita, dalla lontananza da Dio alla grazia della giustificazione e della filiazione divina, in forza del mistero Pasquale di Cristo, della sua morte e della sua resurrezione.