Don Angelo Innocenti, sacerdote di 35 anni originario di Bregnano (Como), nel 2016 ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale. Con un profondo desiderio di servire, don Angelo si appresta a partire per il Mozambico, con l'obiettivo di incontrare una Chiesa aperta, accogliente e profondamente radicata tra la gente. Questa sua nuova esperienza missionaria lo vedrà operare nella missione diocesana di Mirrote, un'iniziativa avviata tra il 2019 e il 2021, in comunione con la Chiesa di Nacala, nel nord del Mozambico. La sua partenza rappresenta un approfondimento della vocazione battesimale e presbiterale, che ora si manifesta in una disponibilità inedita a essere inviato in un nuovo contesto di servizio pastorale.

La Chiesa locale non è nuova all'impegno missionario "ad gentes", e si auspica che questo spirito di apertura continui a crescere. L'esperienza in Mozambico richiederà grande umiltà e spirito di ascolto, immergendosi pazientemente nella vita della Chiesa ospitante e assorbendone profondamente lo spirito. Il Vescovo Oscar card. Cantoni ha sottolineato come i segni del Regno di Dio siano abbondanti e inequivocabili anche in contesti impegnativi e talvolta rischiosi, come quello in cui don Angelo si troverà a operare a stretto contatto con la maggioranza musulmana.
Don Angelo Rossi: Dedizione all'Ospedale di Treviglio-Caravaggio
Un altro sacerdote di nome don Angelo, don Angelo Rossi, classe 1960 e originario di Caravaggio, ha svolto un ruolo cruciale come cappellano presso l'Ospedale di Treviglio-Caravaggio. Ordinato sacerdote il 21 giugno 1986, don Angelo Rossi ha ricoperto diversi incarichi pastorali prima di assumere la responsabilità del servizio religioso e spirituale ai malati nell'ospedale. Dal 1° settembre, oltre al suo ruolo ospedaliero, è diventato amministratore parrocchiale della parrocchia "Santi Pietro e Paolo" a Barbata.

Durante il periodo di crisi sanitaria, don Angelo Rossi si è trovato in prima linea per sostenere malati e famiglie. Ha officiato messe, portato i sacramenti e offerto conforto in un contesto estremamente difficile. La sua giornata era scandita da brevi incontri nelle stanze dei malati, recita di preghiere, benedizioni, confessioni ed Eucaristia. Ha insistito sull'importanza del sacramento dell'unzione degli infermi, sottolineando che non è unicamente legato ai moribondi, ma è un sacramento di guarigione e di forza nei momenti di fragilità.
Don Angelo ha descritto incontri commoventi, come quello con un neo-papà grato per la nascita sana della figlia, o con una guardia giurata che, dopo un turno estenuante, ha chiesto di potersi confessare dopo anni di lontananza da Dio. La sua opera è stata caratterizzata da dialoghi con i malati, anche se l'accesso alla terapia intensiva era limitato per tutelarlo, essendo l'unico sacerdote in servizio attivo nell'ospedale. La sua presenza, seppur con accessi limitati, era costante per chiunque avesse bisogno.
Ha condiviso la difficoltà di consolare di fronte all'emergenza, paragonandosi a una "formica" di fronte alla vastità della crisi. Ha raccontato di infermiere in lacrime per i pazienti e di farmaciste sopraffatte dalla gravità della situazione. Nonostante tutto, don Angelo ha visto in queste esperienze un'occasione di conversione, un promemoria della fragilità umana di fronte a un virus che ha messo in ginocchio intere nazioni. Ha riscoperto l'essere creature bisognose di un amore più grande e ha imparato dalle persone ricoverate, i cui cuori, pur pieni di interrogativi sul senso della vita e del dolore, erano dediti alla cura degli altri con la stessa dedizione di Gesù.
Don Angelo ha espresso un certo fastidio nel sentire il personale sanitario definito "eroi", poiché riteneva che la loro dedizione fosse costante, ben prima dell'emergenza. Ha definito il servizio ai più fragili e ai malati un privilegio e una vera e propria vocazione. Nonostante un raffreddore, ha sperato di non essersi ammalato per continuare a stare vicino alla sua gente, confidando nell'arrivo di un altro sacerdote e nell'aiuto divino. Non si è mai sentito solo, grazie al sostegno di amici e parrocchiani, e ha osservato come la gente stesse riscoprendo il valore della comunità, convinto che da questa esperienza si sarebbe usciti maturati.
Don Angelo Merisio: Minutaggio Sacerdotale e Decesso
Si è anche registrato il decesso di don Angelo Merisio, 82 anni, residente a Caravaggio, suo paese natale. Don Merisio è deceduto l'11 novembre per un infarto. I funerali sono stati celebrati dal vescovo Antonio Napolioni nella basilica Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio. I sacerdoti e i collaboratori del Santuario hanno espresso le loro condoglianze alla famiglia, in particolare al fratello Franco, che presta servizio come sagrestano.
Il suo ministero pastorale è iniziato come vicario a Soresina, per poi trasferirsi a Cremona nel 1965. Nel 1979 è diventato parroco di Crotta d’Adda, dove ha servito per 16 anni, prima di trasferirsi a Fornovo S. nel 1995.
La forza della vocazione
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