La Parrocchia Santa Maria Assunta di Castelnovo ne' Monti è un punto di riferimento fondamentale per la comunità locale, grazie alle sue attività pastorali e iniziative che promuovono la partecipazione e la fede. Allo stesso tempo, essa vanta un profondo legame storico con il territorio appenninico, conservando le tracce di un passato millenario. Questo articolo offre una panoramica delle attuali proposte parrocchiali e ripercorre la ricca e complessa storia della Pieve di Campiliola, l'antica antenata della chiesa odierna.
"Camminando Insieme": Iniziative e Vita Parrocchiale
Il mese di maggio è un tempo speciale per la preghiera con Maria, un'opportunità per affidare alla sua intercessione le nostre famiglie, gli ammalati e i ragazzi. La comunità è invitata a ritrovarsi per pregare insieme, in semplicità, nelle case, nei borghi o per strada. «Ne abbiamo bisogno», sottolinea la parrocchia. Per chi volesse ospitare un rosario nella propria abitazione, nel proprio cortile, o presso una maestà vicino a dove abita, è possibile comunicarlo a don Giovanni, affinché l'iniziativa venga inserita nel calendario del programma "Camminando Insieme".

Aggiornamenti e Notizie dalla Comunità
La parrocchia invita a rimanere costantemente informati sulle sue iniziative e attività. Tra gli eventi e le comunicazioni recenti di rilievo si segnalano:
- Il Circolo Anspi ha annunciato i suoi nuovi eletti.
- La comunità si prepara con entusiasmo per la Festa di San Giovanni Bosco 2026.
- Sono aperte le iscrizioni 2026 per diverse attività e percorsi proposti dalla parrocchia.
- Il 13 marzo ha segnato l'inizio del ministero pastorale di mons., un momento significativo che ha aperto un nuovo capitolo nella vita della comunità parrocchiale.
La Storia della Pieve di Santa Maria Assunta (Pieve di Campiliola)
Conosciuta anche come "de Bismantova", la Pieve di Campiliola è stata senza dubbio la più vasta ed una delle più importanti della Diocesi reggiana. La sua lunga e complessa storia ne fa un punto focale per la comprensione del tessuto religioso e sociale dell'Appennino reggiano.
Origini e Sviluppo della "Plebem de Bismanto"
Nel 980, la "plebem de Bismanto" (1) era già annoverata tra le proprietà dell'Episcopato reggiano, affermandosi come un importante punto di riferimento nell'area appenninica. La sua giurisdizione spirituale si estendeva su quasi 300 Kmq del territorio. Nella fase più antica, il patrimonio della Pieve si consolidò grazie a donazioni e concessioni ricevute dal Vescovo Bonsegnore (1112) e dagli Imperatori Federico I (1154-1160), Enrico VI (1191) e Federico II (1224), sancendo la formazione di un cospicuo patrimonio (2). In quel periodo, e fino al XV secolo, la Pieve era variamente detta "Sancta Maria de Campiliola o de Bismanto". Questa doppia denominazione derivava dal fatto che la chiesa più antica sorgeva sulla sommità della Pietra, da cui venne trasferita solo nel XIII secolo, forse già nei primissimi anni (3).
Accanto alla giurisdizione spirituale, coesisteva una significativa zona di influenza temporale, che faceva capo direttamente alla Pieve. Nel novembre 1197, quattro "homines plebis de Campiliola" giurarono il "Sacramentum" di fedeltà al Comune di Reggio, insieme ai Sarzanesi ed ai Paullesi (4). Il prestigio e l'importanza della Pieve, tuttavia, non si basavano tanto sui beni materiali quanto sull'autorità di Campiliola nei confronti di un numero sempre crescente di chiese dipendenti. Se tra il XII e il XIII secolo le chiese filiali erano 17, all'atto della stesura degli elenchi per le decime del 1302 e 1318 erano già 24 (5).

L'Edificio Sacro Attraverso i Secoli
Dell'aspetto dell'edificio sacro nei secoli più antichi non si sa quasi nulla. Nel 1175, è menzionato il "porticum plebis", che poteva essere un atrio anteriore, una struttura porticata o un protiro (6). Nel 1272, un inventario attestava la presenza di una "domus conversorum dictae plebis" e di un "casamentum cum clausura", indicando che la chiesa con edifici attigui non era più situata sulla Pietra (7). Dallo stesso inventario del 1272 (8) si evince che Campiliola possedeva terre in circa 60 località, una fornita cucina, paramenti sacri e liturgici adeguati e 15 libri.
Come ricordato, l'edificio sacro venne trasferito nell'attuale località nel XIII secolo. Nel 1365, il Vescovo Pinotti, consapevole della fatiscenza delle strutture murarie della "nuova" Pieve di Campiliola/Bismantova, che aveva già oltre 150 anni, sollecitò la Diocesi a concorrere al suo restauro (9). Sebbene non sia noto quando questo restauro sia stato effettivamente realizzato, si presume che sia stato eseguito in tempi relativamente brevi.
Nel '400, la giurisdizione temporale della Pieve si ampliò ulteriormente, arrivando a contare fino a 27 chiese. L'inventario Pittori (1439-1441), seppur incompleto per quanto riguarda i beni immobili, documenta un ricchissimo corredo di beni mobili, destinati sia all'uso liturgico che quotidiano, tra cui 20 libri (10). Nel secolo XV, 30 chiese dipendevano da Campiliola. Le chiese "filiane" aumentarono nei tre secoli seguenti, registrando 32 nel 1538, 43 nel 1543, 27 nel 1539 e 36 nel 1664. Tra XVII e XVIII secolo, ben 57 edifici sacri rientrarono nel plebanato di Campiliola/Castelnovo ne' Monti, il quale ai primi del Settecento venne smembrato e ridotto a 29 chiese (11).
Nel '600, le strutture romaniche dell'antica Pieve furono completamente modificate, adattandosi all'imperante gusto barocco. Secondo la visita Marliani (1664), l'impianto presentava tre navate separate da cinque archi su colonne semplici. Due colonne polistile erano antistanti il presbitero, e il portale era protetto da un protiro. Soltanto le cappelle laterali non erano "tabulatae", cioè soffittate in legno, ma erano "dorice fornicatis nova structura", con archi su colonne doriche di recente costruzione, configurazione che si riscontrava anche nel coro (12). L'intervento di radicale ricostruzione che ha portato la chiesa alle sue forme attuali dovrebbe quindi essere di alcuni anni posteriore a questa visita, contrariamente all'opinione del Saccani che fissava la data della ristrutturazione tra il 1629 ed il 1666 (13).

L'Evoluzione del Nome: Da Campiliola a Castelnuovo
Il trapasso del titolo, o meglio della denominazione, da Campiliola a Castelnuovo, fu un processo graduale. Già nel secolo XV, entrambe le denominazioni comparivano. Nel '500, non erano infrequenti le citazioni del tipo "plebatus Campiliole seu Castrinovi". Nel secolo XVII, la situazione si evolse decisamente in favore di Castelnuovo, e dal 1705, all'epoca del Vescovo Picenardi, la denominazione si fissò nella forma attuale. Alla data di questa visita, la pieve manteneva ancora una forma antica. Lo stile generale è comunque settecentesco, mentre la facciata è stata oggetto di restauro nella seconda metà del XIX secolo (14).
Descrizione Architettonica Attuale
Il complesso attuale reca evidenti tracce di diversi interventi costruttivi e restauri, con l'utilizzo di conci di recupero distinti da millesimi del XVI secolo. I caratteri stilistici generali sono comunque riferibili alla seconda metà del secolo XVII. Particolarmente significativa è la facciata, liturgicamente orientata a ponente. Essa è scandita da due imponenti lesene in pietra battuta, che culminano in un timpano delimitato da una cornice perimetrale modanata. Due lesene minori affiancano il portale archivoltato, su cui si imposta un frontispizio spezzato e la nicchia centrale.
Il motivo delle lesene, sormontate da semi-capitelli variamente sagomati, contraddistingue anche l'ingresso alla corte. All'interno di quest'ultima si trova un bel portico con un loggiato a tre luci, nel quale si inserisce la scala che conduce alla canonica. Le archeggiature sono realizzate in laterizio con arco a tutto sesto, sostenenti un ballatoio coperto. Una nicchia, situata al piede della rampa della scala, ospita una pregevole statua in gesso a tutto tondo seicentesca.

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