La Parrocchia di Reda a Faenza: Storia e Informazioni

Le informazioni storiche sulla parrocchia di Reda a Faenza, qui presentate, sono desunte principalmente da fonti come "Carlo Mazzotti, Reda di Faenza (Chiesa Parrocchiale di S. Martino)".

Le Origini e i Primi Insediamenti nella Zona di Reda

Una tradizione locale vorrebbe che il nome Reda sia derivato dal termine latino "Rheda", che significava presso i Romani “carretta” o “carrozza”, ovvero un veicolo di quattro ruote sul quale, secondo il codice Teodosiano, si potevano caricare soltanto mille libbre (circa 327 chilogrammi).

Negli Statuti antichi di Faenza, gli abitanti delle terre di Silva Fantina (l’antica Reda) erano chiamati heretates, forse perché abitavano terre ereditate dal comune.

Un racconto popolare narra che nel 1080, durante una battaglia tra Faentini e Ravennati (combattuta al di sopra di Russi, al di sotto di Albereto e Prada), il capo dei faentini, il Conte di Vitry, ordinò che tutta la popolazione di Faenza - fanciulli, fanciulle, vecchi - seguisse l’esercito e si accampasse con le tende due miglia dietro le truppe. Questa popolazione, spostandosi su carri e carrette, si fermò nella zona che oggi si chiama Reda, dando origine al nome.

Mappa dell'antica centuriazione romana nella pianura padana

I primi a colonizzare questa zona in modo sistematico furono certamente i Romani che, oltre a costruire la Via Emilia, effettuarono la centuriazione, dividendo il terreno in appezzamenti quadrati di cento parcelle da due iugeri l’una, con un lato di circa 714 metri. La colonizzazione iniziò nel 193 a.C., dopo che i Romani ebbero sconfitto i Galli. Per attuare tale suddivisione, furono certamente in parte abbattute le selve che si trovavano nella zona tra i fiumi Lamone e il torrente Cosina.

In epoca medievale la zona era tornata ad essere prevalentemente boscosa, come si può riscontrare anche nella toponomastica della vicina parrocchia di Albereto. Negli antichi statuti della città di Faenza, la zona è chiamata Silva Fantina, cioè “Selva di Faenza”.

Il Medioevo: Conflitti, Devastazioni e Ricostruzione Comunitari

Le prime notizie storiche di Reda si trovano nelle carte portuensi di Ravenna del 1153. Nel 1217 i faentini decisero di fortificare varie località tra cui Reda, nel contesto della rivalità tra Faenza e Forlì.

Tra il 1200 e il 1215, i Forlivesi decisero di spostare il corso del fiume Montone nel letto del torrente Cosina; tuttavia, non costruirono argini né approfondirono il letto del Cosina, che, essendo un piccolo torrente, era incapace di trattenere la quantità di acque provenienti dal bacino del Montone. Fu per questa ragione che le acque esondarono nelle campagne e devastarono una estensione di dieci miglia, rovinando case coloniche, ville e chiese, fra cui certamente quella di Reda, per una durata di sette anni. Questo evento aggravò ulteriormente la rivalità tra Faenza e Forlì.

Ricostruzione storica di una chiesa medievale rurale

Antichi documenti testimoniano come il comune di Faenza ricostruì la chiesa di Reda nel 1337; è quindi logico pensare che qualche edificio adibito al culto esistesse già prima. Lo stesso comune donò un fondo di quaranta tornature, denominato Capanno, come prebenda per il suo sostentamento.

Da un documento redatto dal cardinale Anglico, risulta che nel 1371 vi erano a Reda 62 famiglie, con una popolazione totale di circa 370 persone.

Reda tra Amministrazione Napoleonica e il Banditismo Ottocentesco

Sotto il dominio napoleonico, esteso anche alla Romagna, Faenza divenne sede di distretto e comune di I classe, e Reda fu eretta comune di terza classe. Questo nuovo comune comprendeva le parrocchie di Corleto, Saldino, la parte di Cesato a destra del Lamone, e Prada. Il comune di Reda venne sciolto nel 1808 e il suo territorio passò sotto l'amministrazione del comune di Russi.

Illustrazione del bandito Stefano Pelloni detto

Reda è stata anche teatro di una scorribanda del famoso bandito Stefano Pelloni, meglio conosciuto come “Passatore”. Fra luglio e agosto dell’estate del 1850, con la sua banda di ladri, entrò nella canonica di Reda, retta allora dal parroco don Francesco Camerini, e gli rubò tutti i denari. Si recò poi nella casa del contadino detto “Fornace” (oggi famiglia Pasi, detti ancora i Furnèsa) e fece altrettanto.

La Nascita e lo Sviluppo della Parrocchia di San Martino in Reda

È probabile che la parrocchia di Reda fosse sorta nel secolo XII, insieme a tutte le parrocchie rurali delle zone circostanti. Il primo parroco di cui abbiamo menzione fu un don Giacomo, presente nel 1290 insieme al coadiutore don Salimbene.

La prima notizia documentale che riguarda la chiesa di S. Martino in Reda è invece del 1337, anno in cui il Comune di Faenza decise di “ricostruire e adottare” tale chiesa, erigendola sopra un largo appezzamento di terra data in dotazione dal Comune stesso. Non si conosce quale fosse la precedente ubicazione dell’edificio.

Nel 1573 il visitatore apostolico Mons. Ascanio Marchesini redasse un resoconto dettagliato della visita nella diocesi di Faenza. Da tale resoconto sappiamo che erano presenti nel territorio della parrocchia tre diversi edifici di culto: la chiesa parrocchiale di S. Martino in Reda e altre due chiese senza cura d’anime, la chiesa di S. Martino della Silva Fantina (detta Chiesazza) e la chiesa della Beata Annunciazione (detta Celletta). Non è dato sapere dove si trovavano le due chiese senza cura d’anime, né se la chiesa parrocchiale fosse ancora dove l’aveva fabbricata il Comune di Faenza nel 1337 o si trovava già nella posizione attuale.

Nella chiesa parrocchiale non vi era il fonte battesimale, poiché i battesimi venivano celebrati presso la Pieve di Corleto. Questo, però, era motivo di scomodità e inconvenienti, soprattutto a causa di inondazioni di acqua e fango. Per tale ragione, il visitatore ordinò di erigere il sacro fonte all'interno della chiesa parrocchiale. Nel 1768 era presente nel territorio della parrocchia anche l’oratorio pubblico del sig. Giuseppe Mattioli, dedicato alla SS. Croce.

Dalle Trasformazioni Ottocentesche alla Ricostruzione Post-Bellica

Diverse costruzioni vennero realizzate durante i quarant’anni di servizio del parroco don Antonio Bedeschi (1872-1912). Egli costruì una parte della canonica, fabbricando quattro nuove camere (due al pian terreno e due al piano superiore) tra il 1885 e il 1890.

Don Francesco Rambelli divenne parroco nel 1913. Nel 1918 istituì il fonte battesimale a norma del nuovo Codice di Diritto Canonico. Nel 1928 prolungò la chiesa, divenuta insufficiente per l’aumento della popolazione, e vi costruì una nuova elegante facciata.

La Guerra Degli Italiani 1940 1945 - Prima parte : Alla vigilia del Conflitto

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, i soldati tedeschi fecero crollare il campanile con l'uso di mine, e le macerie travolsero il tetto della chiesa sopra il presbiterio. Passato il fronte, nel 1945 don Rambelli ripristinò subito il tetto e il soffitto della chiesa, ma il campanile rimase troncato.

Don Stefano Casadio divenne parroco nel 1956. A quel tempo, la chiesa era nuovamente insufficiente a contenere la popolazione, che aveva ormai raggiunto le 2000 anime; la canonica, ad eccezione delle quattro camere costruite da don Bedeschi, era un fabbricato vecchio e sconveniente. Don Stefano concepì il pensiero di demolire tutta la vecchia chiesa, l'intera canonica e il tronco rimasto del campanile per costruire strutture ex novo. Ottenne a questo scopo un finanziamento per i danni di guerra dal Ministero dei Lavori Pubblici.

Per prima cosa, costruì la canonica nuova e demolì la vecchia, al fine di trovare spazio sufficiente all’ampliamento della nuova chiesa; la canonica nuova fu costruita sui fondamenti di un circolo o sala parrocchiale edificato nel 1910 con facciata su via Saldino. La prima pietra della chiesa venne posata il 22 ottobre 1961 e il nuovo edificio venne inaugurato il 27 maggio 1962, dopo appena sette mesi. Il campanile, alto 39 metri, fu inaugurato il 3 giugno seguente. La storia della parrocchia e dei suoi parroci è riccamente documentata in opere specifiche sul territorio.

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