Chissà quante volte abbiamo sentito e anche menzionato questo luogo molto popolare dell'Area Nord di Napoli, un tempo situato nel territorio del Comune di Chiaiano e Uniti e oggi incluso nella cosiddetta zona ospedaliera. Spesso, ci siamo domandati da cosa derivi la sua denominazione, ma senza trovare una risposta. Ci riferiamo a "Cappella dei Cangiani" e ai suoi dintorni. Fu don Camillo Degetto, nella sua opera "Santa Croce ai Camaldoli - Napoli, 1688-1988 - Ieri, oggi, domani", a farne chiarissima menzione. Per divulgazione culturale, qui riportiamo integralmente il testo storico-letterario menzionato, per risalire alle origini storiche del luogo.
Precisiamo, tuttavia, che le denominazioni dei luoghi citati nel testo (nomi di strade) e altri riferimenti risalgono all'anno di pubblicazione (1988) e alcune cose sono cambiate in questi 33 anni trascorsi. La Cappella Cangiani è uno dei luoghi meno conosciuti ma estremamente affascinanti di Napoli, situata nell’omonimo quartiere, in prossimità del Policlinico della città. Tra le strade trafficate che collegano la zona ospedaliera ai Camaldoli erge un gioiello emblema del Rione Alto: Cappella Cangiani, incastonata tra le zone dell’Arenella e l’Orsolone a Santa Croce.
Le Origini e l'Etimologia
Secondo quanto riportato a pagina 39 del libro di don Degetto, "Cappella dei Cangiani si trova nel punto di depressione della collina dei Camaldoli, dove inizia l'altopiano di Capodimonte: divenne 'luogo abitato' per l'attraversamento dell'antica via Miano-Fuorigrotta-Agnano e per il fatto che da qui, per la 'via della lava' (l'attuale via S. Ignazio di Loyola) si raggiungeva Nazareth e, quindi, la vetta dei Camaldoli."
Il luogo è antico e faceva parte del territorio dell'antica Ianula. Subito dopo, verso Orsolone, vi era il luogo detto "Coniolo", cioè il Cognulo, cui si accedeva per la strada che da Cappella Cangiani portava a S. Croce e dalla quale si saliva ai Camaldoli.
Il nome deriva dalla famiglia dei Cangiani che a Napoli possedeva diverse proprietà immobiliari; ancora oggi, al Mercato (quartiere Mercato) vi è il vico Cangiani. Il luogo acquistò, col tempo, sempre maggiore importanza in quanto vi convergevano ben "otto strade".

La Cappella di Santa Maria di Costantinopoli: Il Cuore Originario
La Cappella Cangiani prende il nome da una piccola cappella costruita intorno al XVII secolo, originariamente parte di un complesso religioso gestito dai padri Gesuiti. La chiesa è dedicata a Santa Maria di Costantinopoli, a testimonianza della devozione della popolazione locale verso la Vergine. Risalente al 1575, questo luogo sacro affonda le sue radici nel fervore religioso e nella devozione di Antonio Cangiano, membro di una famiglia benestante che possedeva vaste proprietà nella zona, il quale costruì una modesta cappella intorno a un’immagine votiva di origine bizantina.
In prossimità della cappella di Santa Maria di Costantinopoli - eretta nel 1614 da Gian Vincenzo Cangiani - vi era un ponte, detto "ponte di San Martino", e ancor prima Ponte Vecchio, perché da esso, per chi proveniva dall'Arenella attraverso la via del Cognulo per S. Croce, poteva raggiungersi l'Orsolone, dove i Martiniani (monaci di San Martino) avevano una loro "grancia" (fattoria convento). Il ponte di San Martino copriva il corso di lava e trovasi menzionato in una lapide esistente nella cappella di S. Maria di Costantinopoli, accosto all'attuale nuova chiesa parrocchiale di Cappella dei Cangiani.
Alla morte di Cangiano, per volontà testamentaria, la cappella e le case adiacenti passarono al Seminario Napoletano, che ne assumeva l’onere della messa festiva. Tuttavia, nel corso dei secoli, la gestione e la proprietà della cappella subirono varie vicissitudini. Questo affascinante intreccio di eventi storici e testamentari ha plasmato l’identità e il destino della cappella nel corso dei secoli, rendendola un punto di riferimento spirituale e culturale per la comunità locale.
Evoluzione Ecclesiastica e Istituzione della Parrocchia
Quando, nel 1688, la cappella di S. Croce fu eretta a parrocchia, la cappella di S. Maria di Costantinopoli entrò a far parte del territorio curato dalla nuova parrocchia. Dalla Santa Visita del Card. Cantelmo, del 13 maggio del 1692, risulta che la stessa era ben ordinata e provvista di tutto il necessario per il culto divino. E poiché il percorso dalla parrocchia di S. Croce ai Cangiani era un po' lungo e bisognava attraversare un'antica cupa (via) tortuosa, incomoda e poco praticabile, la cappella dei Cangiani divenne chiesa succursale. In queste succursali si celebrava la Messa domenicale, si confessava e si insegnava il catechismo ai bambini.
Controversie sui Confini Parrocchiali
Con provvedimento della Curia Arcivescovile del 21 dicembre del 1884, che erigeva la nuova parrocchia di S. Gennaro ad Antignano, si dovette procedere alla rettifica dei confini. Per tale ragione, il rione Cangiani venne staccato dalla parrocchia di S. Croce e unito a quello dell'Arenella, lasciando a Santa Croce il lato destro salendo dalla via Camaldoli (via S. Ignazio di Loyola) e precisamente dalla masseria "Pastore" esclusa, fino all'Eremo dei Camaldoli incluso con tutti i caseggiati che si trovano nel Villaggio di Nazareth e Guantari e che fino allora erano stati assoggettati alla cura dell'Arenella.
Se il parroco del tempo, don Verrusio, accettò la decisione della Curia, anche perché soddisfatto del territorio ottenuto in cambio, i parroci successivi non si rassegnarono alla perdita del rione Cangiani. Dopo che il Comune di Chiaiano e Uniti costruì la strada che da Cappella Cangiani porta all'Orsolone e da qui a S. Croce, fecero rilevare che erroneamente nel 1885 la Curia Arcivescovile nella rettifica dei confini aveva ritenuto che il rione Cangiani fosse più vicino all'Arenella che a S. Croce, senza considerare le cupe tortuose ed impraticabili.
Per raggiungere l'Arenella gli abitanti dei Cangiani dovevano affrontare un lungo e disagiato cammino, per strade tortuose ed impraticabili. Proprio di fronte alla Cappella dei Cangiani vi era una lunga strada detta "Cupa dei Cangiani" al cui termine si aprivano due strade:
- a destra "Cupa Montedonzelli" era assai lunga, alpestre e disastrosa, tanto che danneggiava persino gli animali obbligati ad attraversarla, anche a causa della eccessiva pendenza;
- a sinistra "Cupa delle due Porte", anch'essa lunga e alpestre, era praticamente impercorribile con mezzi su ruote per la forte pendenza che, all'altezza dei Gerolomini, era addirittura impressionante. Al termine della discesa si raggiungeva la chiesa di Santa Maria delle Grazie alle Due Porte.
Per raggiungere l'Arenella, invece, si prendeva altra strada, anch'essa tutta curve e in discesa (l'attuale via Arturo Rocco, dove è ubicato il Commissariato di P.S.). Per siffatte strade, come è da immaginarsi, dopo il tramonto era difficile incontrare anima viva, poiché gli stessi contadini che tornavano dalla campagna avevano paura di attraversarle.
Quando il Municipio di Chiaiano costruì la nuova strada (oggi via Quagliariello) S. Croce-Orsolone-Cangiani, il rione Cangiani venne a trovarsi vicinissimo a S. Croce. Il parroco dell'epoca non esitò a inviare alla Curia un memoriale teso a riottenere il rione nel beneficio parrocchiale, facendo presente che con la nuova strada il percorso da S. Croce ai Cangiani era divenuto breve, agevole e pianeggiante, sicché, per il bene delle anime, il rione doveva tornare alla primitiva parrocchia. La parrocchia di Cappella Cangiani venne istituita per definire il territorio di competenza delle chiese preesistenti di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte, Santa Maria del Soccorso all’Arenella e di Santa Croce e Materdei.
Tuttavia, oltre al suo significato ecclesiastico, la Cappella Cangiani ha anche un valore simbolico e identitario per la comunità locale. Il termine “Cangiani” è diventato sinonimo del circondario, identificando non solo la chiesa stessa ma anche l’intera area geografica che le gravita attorno.
Rinascita e La Nuova Chiesa
Nel 1878, un giovane sacerdote di trent’anni, il canonico Federico De Maio, fece il suo ingresso nella chiesa, allora in pessime condizioni, portando con sé non solo la sua fede, ma anche un profondo desiderio di rinascita per quel luogo sacro. Tuttavia, il destino della chiesa prese una svolta significativa il 17 dicembre 1904, quando fu acquistata dal marchese di Busceni, don Alfonso Tufarelli. Insieme all’antica chiesa, fu acquisito un terreno adiacente, su cui fu eretto un nuovo luogo di culto, consacrato il 1º ottobre 1914. Questo periodo di rinascita spirituale coincise con un’epoca di grande crescita e sviluppo per l’area, soprattutto con la creazione del moderno ospedale di Napoli nelle vicinanze.

Il Complesso Parrocchiale Moderno
Negli anni sessanta e settanta del XX secolo, lo sviluppo edilizio incontrollato che caratterizzò la costruzione del Rione Alto evidenziò la necessità di una nuova chiesa per soddisfare le esigenze della comunità in espansione. Così, su progetto dell’architetto Alberto Izzo, nacque un complesso parrocchiale moderno e funzionale, situato su un terreno alle spalle della vecchia chiesa. La struttura progettata da Izzo si distingue per la sua semplicità e dinamicità, in contrasto con l’imponente altezza degli edifici circostanti lungo via Mariano Semmola.
All’ingresso della chiesa si trova un ampio piazzale che funge da sagrato, graduando il passaggio dalla città alla sacralità dello spazio religioso. Internamente, la chiesa è divisa in due sale assembleari sovrapposte, con un’illuminazione naturale che penetra attraverso aperture triangolari sulla facciata principale e feritoie lungo le pareti.

Patrimonio Artistico della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli
La Chiesa di Cappella Cangiani, conosciuta anche come Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli, è un luogo di culto semplice ma ricco di suggestione. L’edificio ha subito numerose trasformazioni nel corso degli anni, ma mantiene ancora l’aura di pace e sacralità che l’ha contraddistinta sin dall’inizio. Al suo interno, i visitatori possono ammirare diversi elementi artistici di interesse, come affreschi che raffigurano scene sacre realizzati da importanti artisti locali del XVII secolo, come Paolo De Matteis e Giovan Battista Beinaschi, che hanno contribuito a decorare la chiesa con la loro maestria.
Gli affreschi rappresentano episodi biblici e sono caratterizzati da una ricchezza cromatica e da una vivida espressività. I dettagliati stucchi e le decorazioni in oro, opera della scuola napoletana, arricchiscono ulteriormente la chiesa, conferendo un’atmosfera di solennità. L’altare maggiore, finemente scolpito in marmo da artisti locali, conserva ancora l’originaria croce lignea e alcune statue di santi molto venerate dalla comunità, come quelle di San Francesco Saverio e Sant’Ignazio di Loyola, testimonianze della presenza dei Gesuiti.

La Cappella Cangiani e la Resistenza Antifascista
Oltre ad essere un luogo di preghiera e devozione, Cappella Cangiani è anche intrisa di storia e memoria legata alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Un episodio significativo risale al 22 agosto del 1943, quando nei pressi della cappella, allora immersa nella campagna, si svolse una riunione clandestina di 79 antifascisti provenienti da varie fazioni politiche. L’obiettivo dell’incontro era stringere le fila del movimento clandestino e organizzare la distribuzione del giornale Il Proletario. Purtroppo, l’assemblea fu tradita da delatori e la polizia fascista intervenne, arrestando 49 dei partecipanti che furono denunciati al Tribunale Militare. È interessante notare che il Partito Comunista ufficiale, pur essendo anch’esso antifascista, decise di boicottare l’assemblea e di non soccorrere gli arrestati.
Tuttavia, la Resistenza nella zona non si fermò qui. Durante le celebri Quattro giornate di Napoli, avvenute circa un mese dopo, la zona intorno alla Cappella Cangiani fu teatro di scontri armati. Un episodio eroico coinvolse il sergente di Marina Giuseppe Maenza, che rifiutò di abbandonare il suo posto alla 106ª batteria contraerea, rimanendo solo a difenderla contro l’avanzata tedesca.

Contesto Geografico e Storico delle Aree Limitrofe
L'Arenella: Da Campagna a Quartiere Urbano
In passato, l’Arenella era caratterizzata da ampie distese di campi coltivati, punteggiate da piccoli villaggi e fattorie sparse. La sua posizione panoramica, con vista sul golfo di Napoli, la rendeva un luogo ideale per l’agricoltura e la pastorizia, contribuendo alla sussistenza della popolazione locale. Tuttavia, con l’espansione della città e l’arrivo dell’era industriale, l’Arenella ha subito una trasformazione radicale. I terreni agricoli sono stati progressivamente urbanizzati, dando spazio a nuove residenze, strade e infrastrutture. Oggi, l’Arenella è una zona urbana caratterizzata da una miscela di edifici residenziali, attività commerciali e servizi pubblici.
Santa Croce all’Orsolone: Radici Antiche e Misteriose
Dall’altro lato troviamo, invece, la zona di Santa Croce all’Orsolone: situata all’apice della collina dei Camaldoli a Napoli, rappresenta un territorio dalle radici antiche e misteriose. Secondo il dizionario ragionato del Giustiniani, la salubrità dell’aria e dell’ambiente ha reso questa zona attraente per gli insediamenti umani fin dai tempi antichi. Nonostante la sua importanza storica, le prove monumentali del periodo antico sono quasi del tutto assenti, lasciando spazio a una moltitudine di confini e relazioni sociali e religiose che hanno plasmato il carattere unico di questa zona nel corso dei secoli. La sua esatta data di nascita come zona ben definita rimane poco chiara, così come i momenti storici che hanno segnato la sua evoluzione e il suo rapporto con la città di Napoli.
Attività Spirituali e Informazioni Utili
La Cappella Cangiani è anche sede di esercizi spirituali organizzati dai Padri Gesuiti, che hanno qui una presenza storica e molto attiva. Gli esercizi spirituali sono rivolti a chiunque desideri ritirarsi per qualche giorno in preghiera e meditazione, vivendo un’esperienza di introspezione e crescita personale.
Gli orari delle messe variano durante l’anno, ed è consigliabile consultare il sito ufficiale della parrocchia per avere informazioni aggiornate. Via Cappella Cangiani 25 è uno degli indirizzi più centrali per raggiungere il cuore del quartiere. Per chi arriva in auto, sono disponibili anche alcune aree di parcheggio nelle vicinanze.
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