Il Mistero della Speranza e l'Ascensione: Commento al Vangelo

La presentazione al Tempio e la virtù della speranza

Il racconto evangelico (Lc 2, 22-35) della presentazione di Gesù al Tempio ci introduce nella figura di Simeone, un uomo giusto e pio che viveva nell'attesa della consolazione d'Israele. Simeone è il modello del credente che vive nella speranza, uno dei doni più eccelsi ricevuti con il Battesimo. La speranza conferisce ali alla fede e all'amore, permettendo di attendere con certezza il bene, poiché siamo stati creati per Dio, fonte di felicità infinita.

Scena della Presentazione al Tempio con Simeone che accoglie il bambino Gesù tra le braccia

Chi non coltiva la speranza rischia di cadere vittima dello scoraggiamento e di sprofondare nei vortici della vita, confinato nel disamore. Come suggerito da san Josemaría, dobbiamo essere "ladri" di speranza, capaci di rubare pezzetti di cielo anche nei momenti difficili, chiedendo al Signore, per intercessione della Madonna, di illuminare i cuori.

Il bambino come segno di contraddizione

La scena del Tempio rivela profonde verità. Maria e Giuseppe, giunti per compiere un precetto divino, si stupiscono delle parole di Simeone. Il bambino Gesù viene indicato come segno di contraddizione, destinato alla caduta e alla risurrezione di molti. La profezia che una "spada trafiggerà l'anima" di Maria preannuncia la sequela, il rifiuto di Cristo da parte dei contemporanei e, velatamente, la futura passione del Signore.

La Pace di Cristo e il mistero della Croce

Gesù ci dona una pace diversa da quella del mondo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Non si tratta di un'assenza di sofferenza, ma di una pace che trova il suo compimento nel sacrificio della Croce. Il dolore umano, quando unito a quello di Cristo, si trasforma in un sacrificio che salva dal peccato. La Croce è il luogo dove la sofferenza stessa è stata redenta.

Aspetto Significato teologico
Pace terrena Immagine fragile e mutevole.
Pace di Cristo Pace disarmata, umile, perseverante e riconciliatrice.

L'Ascensione: non un addio, ma una nuova presenza

L'Ascensione, narrata da Luca nel suo Vangelo e nel libro degli Atti, non va intesa come un reportage di cronaca su uno spostamento spaziale, bensì come una pagina di profonda teologia. Quando Gesù viene assunto in cielo, non si allontana per estraniarsi dal mondo, ma entra nella gloria del Padre per essere vicino a ogni uomo, in ogni tempo.

Ascensione di Gesù - (Yeshu'a in aramaico) יֵשׁוּעַ

Gli apostoli, inizialmente tentati di "guardare al cielo" con un atteggiamento di evasione, vengono richiamati alla missione terrestre: essere testimoni di Cristo fino agli estremi confini della terra. La promessa dello Spirito Santo è la forza necessaria per compiere questo mandato. Con l'Ascensione, la presenza di Gesù non è diminuita, ma si è moltiplicata, diventando accessibile a chiunque creda in Lui.

Il discepolo di Cristo è dunque chiamato a non vacillare nella speranza, sapendo che, attraverso le Scritture e la forza dall'alto, ogni evento della vita - anche il più doloroso - trova il suo posto nel progetto di Dio.

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