Le Parole di Don Tonino Bello per il Venerdì Santo: Un Percorso di Amore e Speranza

Il Venerdì Santo, giorno di profonda contemplazione del mistero del dolore e dell'amore, ci invita ancora una volta tra gli ulivi. Don Tonino Bello, con la sua inconfondibile sensibilità pastorale e poetica, ci offre prospettive illuminanti sulla Passione di Cristo e sul significato che essa assume per la vita di ogni credente. Le sue parole ci guidano in una meditazione che non si ferma alla sofferenza, ma si apre alla speranza e alla dignità dell'uomo.

Nel racconto della passione secondo Giovanni, all’inizio si dice che Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, mentre alla fine il corpo di Cristo viene deposto in un giardino di Giuseppe d’Arimatea. Questa immagine del giardino, che accoglie l'inizio e la fine del percorso di dolore, racchiude un simbolismo potente.

La Croce: Manifestazione Suprema dell'Amore Divino

Don Tonino Bello affronta con coraggio la questione della Croce, smontando le interpretazioni che la riducono a crudeltà divina. "Quando io sento dire che la croce, manifestazione suprema dell’amore di Dio, è una crudeltà che ha inventato il Signore… quando sento dire che non deve il Signore far soffrire coloro che per amore ha creato… quando sento dire qualche volta che il Signore è duro con noi… io mi sento male, perché non è così. La croce è la manifestazione, è l’epifania più alta dell’amore di Dio per noi."

rappresentazione della crocifissione di Cristo con un'enfasi sull'amore divino e non sulla crudeltà

In questa prospettiva, la sofferenza non è fine a se stessa, ma strumento di purificazione e di unione. "Anche noi, sulla nostra croce rendiamo più pura l’umanità e più buono il mondo. Ecco perché noi dovremmo prendere coscienza dei valori di cui siamo portatori." La Passione di Cristo, per Don Tonino, "riassume idealmente in sé tutto il sangue, la violenza, l’odio, il dolore disseminato nella storia. Dentro questa storia Gesù semina speranza insegnandoci ad amare fino al nemico."

Nel Getsemani, incontriamo un distaccamento di soldati e guardie fornite dai sommi sacerdoti, vediamo le spade e i bastoni, spunta anche un pugnale di un discepolo che taglia l’orecchio ad un certo Malco. In questo contesto di violenza, le parole di Don Tonino ci invitano a una preghiera di consolazione: "Signore Gesù mentre alziamo lo sguardo verso il tuo corpo torchiato come un ulivo, siamo qui per chiederti di versare sulle nostre ferite l’olio della consolazione."

La "Collocazione Provvisoria" del Dolore

Uno dei concetti più significativi di Don Tonino Bello sul Venerdì Santo è quello della "collocazione provvisoria" del dolore. "La mulattiera del Calvario, cioè la strada che porta da Gerusalemme al Calvario è lunga, però finiremo di percorrerla. Non durerà per sempre. E sperimenteremo, come Cristo, l’agonia del patibolo, ma «per tre ore», non per molto."

Le sue parole sono un balsamo per chi soffre: "La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “Collocazione provvisoria”. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.” Don Tonino cita una delle frasi più oscure del vangelo: “Da mezzogiorno alle tre si fece buio su tutta la terra”. E la commenta con la sua tipica acutezza: “Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota! Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”."

Questo messaggio infonde coraggio: "Coraggio allora, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella." La Croce, per Don Tonino, non è un peso eterno, ma un passaggio. "Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce." La sua riflessione prosegue, abbracciando le sofferenze quotidiane: "O Croce, ti sei ritrovata sulle spalle del Signore. Sì, spesso sei presente sulle spalle dei nostri genitori, del marito o della moglie, del figlio o della figlia, del fratello o della sorella, dell’amico o del collega di lavoro … Si trovano Te, o Croce, quando si sono incontrati con il limite del nostro amore, con la nostra misericordia improvvisamente camuffata da falsa disponibilità, con la maldicenza, con il giudizio tagliente delle parole, con la critica nascosta nel segreto dei dialoghi fatti alle spalle, con il cinismo di chi vuole cambiare le cose senza carità, con le mani e gli occhi chiusi alla ricerca solo di se stessi. Anche noi sulle nostre spalle ci troviamo a portare improvvisamente la Croce: la telefonata di un imprevisto, di un incidente, di una malattia, di un limite inaspettato e non calcolato… sì, spesso vorremmo seguire Dio in un modo, ma Egli ci ha preparato una pasqua non calcolata, non costruita nel dettaglio, ma che si è affacciata come una minaccia inattesa eppure lì anche a noi ci viene consegnata la Croce."

Un esempio personale rafforza questo concetto: "Porto nel mio cuore il ricordo di quando giovane sacerdote a ventisei anni il parroco mi chiamò nel suo ufficio e mi disse che aveva pensato molto, era incerto … ma voleva affidarmi un giovane di ventisei anni, mio coetaneo, colpito da una malattia grave che lo rendeva immobile nel letto … ogni venerdì mi ero preso l’impegno di portargli la comunione … un mio coetaneo alla fine della vita … quanto ho imparato da Roberto … arrivò a dirmi: offro il mio vedere il soffitto per i giovani come noi, perché non sciupino la vita."

persona che porta una croce stilizzata ma luminosa, simbolo di speranza e provvisorietà del dolore

Maria: Icona di Fede e Coraggio nel Venerdì Santo

La figura di Maria è centrale nelle meditazioni di Don Tonino Bello, soprattutto nel contesto del Venerdì Santo. Ella è presentata come "donna coraggiosa", "vergine dell'attesa", "donna del Sabato santo", "donna innamorata" e "donna del terzo giorno".

Maria, Donna Coraggiosa e dell'Attesa

"Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità." Don Tonino sottolinea la sua forza: "Dunque, tu non ti sei rassegnata a subire l'esistenza. Hai combattuto. Hai affrontato gli ostacoli a viso aperto. Hai reagito di fronte alle difficoltà personali e ti sei ribellata dinanzi alle ingiustizie sociali del tuo tempo. Non sei stata, cioè, quella donna tutta casa e chiesa che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare."

Come "Vergine dell'attesa", Maria è modello di speranza: "Santa Maria, vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori. Se oggi non sappiamo attendere più è perché siamo a corto di speranza. Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. Santa Maria, donna dell'attesa, conforta il dolore delle madri per i loro figli che, usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai più, perché uccisi da un incidente stradale o perché sedotti dai richiami della giungla. Perché dispersi dalla furia della guerra o perché risucchiati dal turbine delle passioni. Riempi i silenzi di Antonella, che non sa che farsene dei suoi giovani anni, dopo che lui se n'è andato con un'altra. Colma di pace il vuoto interiore di Massimo, che nella vita le ha sbagliate tutte, e l'unica attesa che ora lo lusinga è quella della morte. Santa Maria, vergine dell'attesa, donaci un'anima vigiliare. Giunti alle soglie del terzo millennio, ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio. Di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell'attesa."

Maria, Donna del Sabato Santo e del Terzo Giorno

Nel mistero del Sabato Santo, Maria è l'ultimo punto di contatto con il cielo: "Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l'ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi." Ella insegna la provvisorietà di ogni sepolcro: "Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com'è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. Ripetici, insomma, che non c'è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c'è peccato che non trovi redenzione. Non c'è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza."

Maria Addolorata ai piedi della croce, e poi l'immagine di un sepolcro vuoto e della luce del mattino di Pasqua

Sul terzo giorno, Maria è la prima testimone della vittoria: "Santa Maria, donna del terzo giorno, destaci dal sonno della roccia. Non aspettare i chiarori dell'alba. Non attendere che le donne vengano con gli unguenti. Quando le altre Marie arriveranno nel giardino, con i piedi umidi di rugiada, ci trovino già desti e sappiano di essere state precedute da te, l'unica spettatrice del duello tra la vita e la morte." Ella dona la certezza della vittoria sulla morte: "Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni."

Maria, Donna Innamorata e Donna dei Nostri Giorni

Don Tonino Bello svela anche la dimensione "innamorata" di Maria, umanizzandola profondamente. "Le compagne, che sui prati sfogliavano con lei i petali di verbena, non riuscivano a spiegarsi come facesse a comporre i suoi rapimenti in Dio e la sua passione per una creatura. Il sabato la vedevano assorta nell'esperienza sovrumana dell'estasi, quando, nei cori della sinagoga, cantava: «O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora ti cerco: di te ha sete l'anima mia come terra deserta, arida, senz'acqua». Poi la sera rimanevano stupite quando, raccontandosi a vicenda le loro pene d'amore sotto il plenilunio, la sentivano parlare del suo fidanzato, con le cadenze del Cantico dei Cantici: «Il mio diletto è riconoscibile tra mille... I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua... Per loro, questa composizione era un'impresa disperata."

"Santa Maria, donna innamorata, roveto inestinguibile di amore, noi dobbiamo chiederti perdono per aver fatto un torto alla tua umanità. Ti abbiamo ritenuta capace solo di fiamme che si alzano verso il cielo, ma poi, forse per paura di contaminarti con le cose della terra, ti abbiamo esclusa dall'esperienza delle piccole scintille di quaggiù. Tu, invece, rogo di carità per il Creatore, ci sei maestra anche di come si amano le creature. Facci capire che l'amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall'unico incendio di Dio. Perciò, Santa Maria, donna innamorata, se è vero, come canta la liturgia, che tu sei la «Madre del bell'amore», accoglici alla tua scuola. Insegnaci ad amare. È un'arte difficile che si impara lentamente. Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Soffrire per far cadere le squame dell'egoismo. Togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell'altro. Rispettare il suo destino."

Maria è anche "donna del piano superiore", icona della Chiesa che vive di Spirito. "Santa Maria, donna del piano superiore, splendida icona della Chiesa, tu, la tua personale Pentecoste, l'avevi già vissuta all'annuncio dell'angelo, quando lo Spirito Santo scese su di te, e su di te stese la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Se, perciò, ti fermasti nel cenacolo, fu solo per implorare su coloro che ti stavano attorno lo stesso dono che un giorno, a Nazareth, aveva arricchito la tua anima. Come deve fare la Chiesa, appunto."

Infine, Maria è la "donna dei nostri giorni", che ci comprende nelle nostre ansie quotidiane. "Santa Maria, donna dei nostri giorni, vieni ad abitare in mezzo a noi. Tu hai predetto che tutte le generazioni ti avrebbero chiamata beata. Fa' che possiamo sentirti vicina ai nostri problemi. Non come Signora che viene da lontano a sbrogliarceli con la potenza della sua grazia o con i soliti moduli stampati una volta per sempre. Facci comprendere che la modestia, l'umiltà, la purezza sono frutti di tutte le stagioni della storia, e che il volgere dei tempi non ha alterato la composizione chimica di certi valori quali la gratuità, l'obbedienza, la fiducia, la tenerezza, il perdono. Sono valori che tengono ancora e che non andranno mai in disuso."

Il Credente: Chiamato ad Essere Uomo e Servo

Le riflessioni di Don Tonino Bello non si limitano alla contemplazione, ma spingono all'azione, all'impegno per l'uomo. "Ognuno di noi è un angelo con una sola ala." Egli esorta a una fede che si traduce in servizio concreto. "Il credente, il cristiano, deve essere sempre uno che ha l'orecchio teso all'ascolto della verità, che può venire anche da fuori."

Farsi Uomini: La Passione per l'Umanità

In una potente preghiera, Don Tonino implora: "Aiutaci, Signore: dacci la passione per l'uomo! Tu, un giorno non ci rimprovererai se noi, per il fratello, ci siamo scaldati, abbiamo combattuto, abbiamo perso il sonno, e forse siamo stati anche intemperanti. Un giorno, Signore, non credo che Tu ci rimprovererai di essere stati troppo zelanti per l'uomo! Noi sappiamo quale sarà il Tuo rimprovero: Tu ci rimprovererai per essere stati troppo poco zelanti per l'uomo! Perciò, Tu che hai amato l'uomo a tal punto che ti sei fatto uomo come noi, donaci una grande capacità di condivisione. Aiutaci perché anche noi ci facciamo uomini. Noi che ci siamo fatti tutto: ingegneri, avvocati, preti, vescovi... tutto ci siamo fatti, meno che uomini!"

Il Servizio Reciproco: Lavarsi i Piedi Gli Uni Gli Altri

L'insegnamento di Gesù sulla lavanda dei piedi è interpretato da Don Tonino con particolare enfasi sulla reciprocità. "Non avevo mai dato troppo peso a quell’espressione pronunciata da Gesù dopo che ebbe finito di lavare i piedi ai discepoli: «Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri». Gli uni gli altri. A vicenda, cioè. Scambievolmente. Questo vuol dire che la prima attenzione, non tanto in ordine di tempo quanto in ordine di logica, dobbiamo esprimerla all'interno delle nostre comunità, servendo i fratelli e lasciandoci servire da loro."

Egli chiarisce: "Spendersi per i poveri, va bene. Abilitarsi come Chiesa a lavare i piedi di coloro che sono esclusi da ogni sistema di sicurezza e che sono emarginati da tutti i banchetti della vita, va meglio. Ma prima ancora dei marocchini, dei portatori di handicap, degli oppressi, di coloro che ordinariamente stazionano fuori del cenacolo, ci sono coloro che condividono con noi la casa, la mensa, il tempio. Solo quando avranno asciugato le caviglie dei fratelli, le nostre mani potranno fare miracoli sui polpacci degli alti senza graffiarli. E solo quando saranno stati lavati da una mano amica, i nostri calcagni potranno muoversi alla ricerca degli ultimi senza stancarsi. Della lavanda dei piedi, in altri termini, dobbiamo recuperare il valore della reciprocità. Che è l'insegnamento più forte nascosto in quel gesto di Gesù." Il punto cruciale non è la purezza, ma il servizio: "Il problema è essere servi. Perché gli uomini accettano il messaggio di Cristo, non tanto da chi ha sperimentato l'ascetica della purezza, quanto da chi ha vissuto le tribolazioni del servizio."

Don Tonino Bello - A coloro che si sentono falliti

Ogni Uomo è "Basilica Maggiore"

Don Tonino Bello ha una visione profonda della dignità umana, che esprime con l'aneddoto della "Basilica Maggiore". Durante un evento in cui la chiesa della Madonna dei Martiri di Molfetta era stata elevata a Basilica Minore, gli fu chiesto cosa significasse. Lui rispose: "Basilica significa Casa del Re; questa si chiama Basilica Minore perché è di pietra. Tu, invece, sei Basilica Maggiore! Ogni uomo è Casa del Re: non spelonca di ladri, non bicocca da trivio, ma Casa del Re!". La sua applicazione di questo concetto alla realtà quotidiana è toccante. "Quando è terminato il dibattito, mi sono avviato a piedi verso l'episcopio. Pioveva. Mi è passata alle spalle una macchina piena di giovani. Ha frenato e i giovani mi hanno chiesto se volessi salire. Ho accettato il passaggio e ci siamo mossi verso l'episcopio. Era quasi mezzanotte. Quando siamo arrivati nei pressi della mia residenza, mi sono accorto che, appoggiato al portone d'ingresso, c'era un uomo. Si chiamava Giuseppe, un avanzo di galera, un pover'uomo che ormai si era dato all'alcool... Stava riverso, lì davanti, con la bottiglia dell'ubriachezza, con la barba ispida... Quei due fari, poi, che gli erano stati puntati sul volto, rendevano la visione spettrale! I ragazzi hanno fermato la macchina. Quello che guidava mi ha detto: "Vescovo, Basilica Maggiore o Basilica Minore?". Ho risposto: “Basilica Maggiore, Basilica Maggiore!”. E l'abbiamo portato su a dormire."

Speranza e Resurrezione: Oltre il Venerdì Santo

Nonostante la profondità del dolore contemplato nel Venerdì Santo, Don Tonino Bello non perde mai di vista la speranza della Resurrezione. "Questa è l’Ora della fede! Questa è l’Ora dell’amore! È l’ora delle fede perché non è facile riconoscere Dio in un uomo sfigurato sulla croce! È l’Ora dell’amore perché nel Cristo sulla croce contempliamo l’amore folle di un Dio che passa attraverso il terreno proprio dell’uomo, quello del limite, della morte, della finitudine, divenendo fratello di tutti gli uomini e di tutte le donne. Nessun crocifisso sulla terra può dire non hai provato il mio dolore!"

La Luce e la Voce della Pace

Riflettendo sul passaggio dal Venerdì Santo alla Pasqua, egli afferma: "Sembra quasi che il Signore, il venerdì santo, abbia usato la croce come una trivella, per scavare un pozzo artesiano. Il giorno di Pasqua, poi, questo pozzo lo ha consegnato alla Chiesa, ai suoi apostoli: «Vi lascio la pace». È come se avesse detto: «Adesso, questa pace datela al mondo, incanalatela, portatela fino alle estreme periferie della Terra»."

La pace, per Don Tonino, è intrinsecamente legata alla Risurrezione: "L'apparizione di Cristo risorto corrisponde a un audio: «Pace a voi!». E noi non possiamo separare il video dall'audio. Se accettiamo il video, la risurrezione, dobbiamo accogliere anche l'audio: «La pace sia con voi». Non possiamo cioè, credere alla luce senza credere alla voce."

illustrazione che unisce il simbolo della croce con la luce della resurrezione, accompagnata da mani che si stringono in pace

Grande Speranza e la Vita Giocata Bene

La Risurrezione porta con sé una "grande speranza": "Vorrei parlarvi a lungo di tombe vuote, come grembi vuoti dopo il parto. Di macigni che rotolano dall'imboccature dei sepolcri, liberandone la preda. Di pianti accesi di donne che cercano tra i morti il vivente. Vorrei parlarvi a lungo di primavere che irrompono e di segni di tempi interiori o di stagioni spirituali fiorenti sotto l'urto della grazia. Di albe incantate che mutano il lamento degli uomini. Vorrei parlarvi a lungo di Lui, risorto con le stigmate del dolore. Di schiavitù sconfitte. Di catene rotte. Di abissi inebrianti di libertà."

E conclude con un appello alla responsabilità della propria esistenza: "La vita giocatevela bene! Non perché la si vive soltanto una volta, o la gioventù la si sperimenta soltanto una volta, ma giocatevela bene perché, qualche volta, sapete che rischio correte? Che in questa vostra smania di grandezza, di libertà, invece di raggiungere gli orizzonti larghi, vi incastrate in un tunnel." La vera libertà non è l'evasione, ma l'impegno: "Sarebbe splendido se la vostra vita la metteste al servizio degli altri!"

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