La figura del Buon Pastore nel Vangelo di Giovanni
Nel Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 11-18), Gesù si proclama solennemente il “Buon Pastore”. Questa immagine, profondamente radicata nella tradizione biblica dell'Antico Testamento, assume nel Nuovo Testamento una valenza nuova e definitiva. Il pastore, nell'accezione di Cristo, non è colui che semplicemente guida il gregge, ma colui che è disposto a deporre la propria vita per esso. Per il Buon Pastore, la vita delle pecore è superiore alla sua stessa esistenza: egli le conosce per nome, se ne prende cura con dedizione e rischia tutto affinché nessuna di esse si smarrisca.

Il contrasto tra il pastore e il mercenario
Gesù traccia una distinzione netta tra il pastore e il mercenario. Mentre il primo agisce per amore e senso di responsabilità, il secondo si occupa delle pecore esclusivamente per il proprio tornaconto personale. Il mercenario non ha un legame autentico con il gregge; di conseguenza, davanti al pericolo - rappresentato dal lupo che rapisce e disperde le pecore - egli sceglie di fuggire per salvare se stesso, abbandonando gli animali al loro destino.
| Caratteristica | Buon Pastore | Mercenario |
|---|---|---|
| Motivazione | Amore e dedizione | Guadagno personale |
| Reazione al pericolo | Protegge le pecore | Fugge per salvarsi |
| Relazione | Conosce le pecore per nome | Le considera un mezzo |
L'universalità del gregge
Un aspetto centrale del messaggio di Gesù è l'apertura verso "altre pecore" che non provengono dal recinto ebraico. Le parole di Cristo rappresentano un antidoto potente contro ogni forma di chiusura identitaria, settarismo o istituzionalismo esclusivista. La Parola di Verità è rivolta a ogni uomo e donna, senza distinzioni di razza, ceto sociale o appartenenza. L'obiettivo ultimo è la creazione di un solo gregge sotto un solo pastore, un invito alla fratellanza universale che sfida le logiche di discriminazione presenti nella società.
Il mistero del Figlio e del Padre
Negli ultimi versetti della pericope, Giovanni svela il profondo legame trinitario tra il Padre e il Figlio. A differenza di altre narrazioni evangeliche, qui emerge con forza la libera volontà di Gesù. Nessuno gli toglie la vita; è lui stesso che, per amore e in obbedienza al comando ricevuto, sceglie liberamente di deporla per poi riprenderla. Questo atto manifesta il mistero dell'incarnazione, in cui il Figlio si spoglia della sua pienezza divina per sperimentare l'umana condizione, fino alla croce.
Attualità e impegno cristiano
L'immagine del Buon Pastore non è solo un racconto idilliaco o rassicurante, ma una provocazione per ogni credente. Sebbene il modello sia tradizionalmente applicato ai vescovi e ai sacerdoti, esso interpella chiunque detenga una responsabilità nella comunità: catechisti, genitori, educatori e volontari. Essere "pastori" oggi significa:
- Donarsi quotidianamente: offrire tempo, affetto e ascolto.
- Riconoscere la voce di Dio: distinguere la verità dalle voci ingannevoli dei "falsi profeti" o dei mercenari che vendono false speranze.
- Vivere con coerenza: agire con lo stile del servizio, ponendosi al fianco dei più deboli.
Nel Nome di Gesù Cristo - pastore Marco deFelice
Seguire il Buon Pastore significa infine uscire dai propri "recinti" psicologici e sociali, fidandosi della guida di Cristo, che cammina davanti a noi non per costringerci, ma per aprirci la strada verso la vita in abbondanza.