L'ordinazione sacerdotale di Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco, avvenne 49 anni fa, il 13 dicembre 1969. All'età di 33 anni, con un diploma di tecnico chimico già conseguito, Bergoglio veniva consacrato sacerdote. Questo evento segnò il culmine di un percorso vocazionale iniziato a soli 17 anni, dopo un'esperienza spirituale profonda durante una confessione con padre Duarte nella chiesa di San José de Flores.
Le mani dell'arcivescovo di Cordoba, monsignor Ramon José Castellano, posate sul capo del giovane Jorge Mario Bergoglio, diedero inizio a una lunga e dedicata storia di servizio e amore per la Chiesa. La data del 13 dicembre 1969, a soli quattro giorni dal suo 33° compleanno, rappresenta un momento di compimento e, al contempo, un nuovo inizio.

La Scintilla della Vocazione
La vocazione sacerdotale di Jorge Mario Bergoglio si accese a 17 anni, in un momento inaspettato. Durante una confessione con padre Duarte, un sacerdote che non aveva mai incontrato prima nella chiesa di San José de Flores, il futuro Papa Francesco trovò una guida spirituale capace di illuminare il suo cammino. Come egli stesso ha raccontato nel libro-intervista con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, tornò a casa con una convinzione incrollabile: desiderava e sentiva di dover diventare sacerdote. Questo desiderio si concretizzò con l'ingresso nella Compagnia di Gesù all'età di 21 anni.
Il Sacerdote Secondo Papa Francesco
La figura del sacerdote, per Papa Francesco, è profondamente legata ai concetti di "misericordia" e "vicinanza", temi ricorrenti nei suoi discorsi e nelle sue omelie. In un incontro con i parroci e i sacerdoti della Diocesi di Roma, il 6 marzo 2014, il Pontefice sottolineò l'importanza della misericordia, affermando che il prete, "a immagine del Buon Pastore", è "uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti".
Il sacerdote è chiamato ad essere un balsamo per le ferite, un uomo dal cuore saldo in Gesù e trafitto dall'amore del Signore. Non più concentrato su sé stesso, ma rivolto a Dio e ai fratelli, il prete ideale non è un "cuore ballerino" in cerca di consensi, bensì un animo avvinto dallo Spirito Santo, aperto e disponibile al servizio.
La vicinanza è un altro tratto distintivo del ministero sacerdotale secondo Papa Francesco. Nell'omelia della Messa del Crisma, il 29 marzo 2018, egli evidenziò come il sacerdote "vicino, che cammina in mezzo alla sua gente con vicinanza e tenerezza di buon pastore" sia particolarmente apprezzato dal popolo fedele, che percepisce in lui una presenza speciale, simile a quella di Gesù.

L'Anno Santo della Misericordia e il Cuore del Sacerdote
La profonda importanza attribuita alla misericordia da Papa Francesco è testimoniata dall'indizione dell'Anno Santo Straordinario della Misericordia, iniziato l'8 dicembre 2015. Durante la Messa per il Giubileo dei sacerdoti, il 3 giugno 2016, il Pontefice ribadì che il cuore del prete è "un cuore saldo in Gesù", "un cuore trafitto dall’amore del Signore". Questo significa essere rivolti a Dio e ai fratelli, evitando la ricerca di gratificazioni personali e lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.
La Vocazione al Servizio
La vocazione sacerdotale è intrinsecamente legata alla chiamata al servizio. Papa Francesco, citando un aneddoto di un sacerdote che operava in un quartiere povero, descrive come la gente non lasci "in pace" chi si dedica al ministero. L'ingresso nel "ritmo del servizio" rende difficile e inopportuno concedersi momenti di egoismo, poiché la vita del sacerdote è concepita come un donarsi continuo.
L'esempio supremo di servizio è Gesù stesso, che durante l'Ultima Cena lavò i piedi dei discepoli. In quest'ottica, la formazione sacerdotale non è una mera trasmissione di nozioni, ma "l'arte di mettere l'altro al centro", aiutando a far emergere il bene, i doni, ma anche le fragilità e le ferite di ciascuno.
Il Sacerdote come Intermediario e Custode del Popolo di Dio
Papa Francesco ha spesso sottolineato il ruolo del sacerdote come intermediario tra Dio e gli uomini. Nella Messa crismale del 28 marzo 2013, egli affermò che "il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo". La gente apprezza il Vangelo quando esso arriva alla vita quotidiana, quando "scende come l’olio [...] fino ai bordi della realtà", illuminando le situazioni difficili.
Quando il popolo fedele sente che il sacerdote ha pregato con le realtà della loro vita, con le loro gioie e i loro dolori, si crea un legame profondo. Le richieste di preghiera e di benedizione da parte dei fedeli sono segno che l'unzione sacerdotale è giunta a toccare gli "orli del mantello", trasformandosi in supplica del Popolo di Dio. In questa relazione con Dio e con il suo Popolo, il sacerdote diventa mediatore.
La Visione di una Chiesa "in Uscita"
La visione di Papa Francesco del ministero sacerdotale è quella di una Chiesa "in uscita", che non si misura sui successi pastorali o sulla frenesia delle attività, ma sul rimanere nel Signore per portare frutto. La figura del sacerdote è chiamata ad essere "decentrata", mettendo Cristo al centro della propria vita.
La fraternità tra sacerdoti è fondamentale per sostenere il ministero, offrendo conforto, spazi di libertà interiore e la consapevolezza di non essere soli di fronte alle sfide pastorali. L'appartenenza alla Compagnia di Gesù ha plasmato la vita di Bergoglio, indirizzandola verso l'insegnamento e la missione, con un impegno pastorale fermo sui principi e cauto nella gestione quotidiana.
La sua scelta di chiamarsi Francesco, ispirata al Santo d'Assisi, riflette un profondo legame con la povertà, la pace e l'amore per il creato. L'America Latina, continente segnato dalla povertà, rappresenta una fonte d'ispirazione teologica e una sfida spirituale per la Chiesa. Papa Francesco affronta la povertà non come un'ideologia, ma come una missione, focalizzandosi sull'evangelizzazione e sul cambiamento dei cuori per trasformare le strutture sociali.

Un Pontefice di Gesti Forti e Simbolici
Fin dal suo primo affacciarsi dalla Loggia centrale della basilica di San Pietro, con la celebre frase "I fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo!", Papa Francesco ha segnato il suo pontificato con gesti forti e simbolici. Si è recato nei luoghi della sofferenza umana, come Lampedusa, denunciando l'indifferenza globale verso i migranti. Ha lavorato per la pace in contesti di conflitto, come testimoniato dal suo storico viaggio in Sud Sudan nel 2023.
Particolare attenzione è stata dedicata alla giustizia sociale e all'ambiente, come espresso nell'enciclica Laudato si' (2015), in cui ha denunciato lo sfruttamento del pianeta e invocato una "conversione ecologica". Durante la pandemia di Covid-19, ha guidato una preghiera straordinaria in una Piazza San Pietro deserta, offrendo un momento di intensa spiritualità al mondo.
La Scelta del Nome "Francesco"
La scelta del nome "Francesco" da parte di Jorge Mario Bergoglio, il primo pontefice proveniente dal continente americano, non è casuale. Essa rappresenta un omaggio a San Francesco d'Assisi, simbolo di povertà, pace e amore per il creato. Questo nome evoca anche la povertà del continente sudamericano, che Bergoglio conosce profondamente.
L'appartenenza alla Compagnia di Gesù ha plasmato la sua vita, orientandola verso l'insegnamento e la missione, ma anche verso un impegno pastorale fermo sui principi e cauto nella gestione quotidiana. La sua inculturazione nella terra argentina e l'identificazione con la sua gente, in particolare con i poveri, sono elementi chiave della sua spiritualità.
Un Ministero Dedicato ai Poveri e alla Fraternità
Il pontificato di Papa Francesco è stato caratterizzato da un'attenzione costante ai poveri e agli emarginati. La sua visione di Chiesa è quella di una comunità "in uscita", più vicina ai bisognosi e aperta al dialogo. La riforma della Chiesa, auspicata da molti, potrebbe realizzarsi attraverso un rinnovato slancio missionario, con un centro di gravità spostato verso la periferia e un rifiuto della "malattia spirituale" dell'autoreferenzialità.
La sua umiltà, espressa attraverso un sorriso semplice, un modo di porsi davanti alla folla che comunica gravità e un linguaggio del corpo che trasmette umiltà, non riflette solo la povertà dei fedeli, ma anche la "povertà di spirito", intesa come consapevolezza dei propri limiti e fragilità. La preghiera è considerata la fonte imprescindibile della sua sequela di Cristo.