Il presepe, un simbolo profondamente amato dal popolo cristiano, continua a suscitare stupore e meraviglia. Rappresentare la nascita di Gesù significa annunciare il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Papa Francesco, con la sua Lettera Apostolica sul significato e valore del presepe, desidera sostenere questa antica e preziosa tradizione delle nostre famiglie.
Il Santo Padre, Jorge M., apre la Lettera Apostolica con i sentimenti di "Stupore e meraviglia", evidenziando come il presepe sia un "Vangelo vivo" che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Contemplando la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall'umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo, scoprendo così un amore divino che ci unisce a Lui.

L'importanza della tradizione del Presepe
Con questa Lettera, Papa Francesco intende sostenere la bella tradizione delle famiglie che, nei giorni precedenti il Natale, preparano il presepe. Questa abitudine, ricca di spiritualità popolare, viene trasmessa di generazione in generazione, da genitori e nonni ai bambini. Non è solo una consuetudine domestica, ma anche un esercizio di fantasia creativa che si manifesta in luoghi di lavoro, scuole, ospedali, carceri e piazze, utilizzando i materiali più disparati per creare piccoli capolavori.
Le origini bibliche e storiche del Presepe
L'origine del presepe trova riscontro nei dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L'Evangelista Luca narra che Maria diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, poiché non c'era posto per loro nell'alloggio (Lc 2,7). Questa immagine simbolica, in cui il Figlio di Dio trova rifugio dove gli animali mangiano, fu colta già da Sant'Agostino, che scrisse: "Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo" (Serm. 189,4).
L'origine del presepe come lo intendiamo oggi ci porta a Greccio, nella Valle Reatina. San Francesco, di ritorno dalla Terra Santa, fu colpito dalle grotte che gli ricordavano il paesaggio di Betlemme. Quindici giorni prima di Natale del 1223, Francesco chiese a un uomo del posto, Giovanni, di aiutarlo a rappresentare la nascita di Gesù, desiderando "vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello".
Il 25 dicembre, molti frati e persone dai casolari vicini giunsero a Greccio, portando fiori e fiaccole. Francesco trovò la greppia con il fieno, il bue e l'asinello. La gente provò una gioia indescrivibile davanti a quella scena del Natale. Sulla mangiatoia, un sacerdote celebrò solennemente l'Eucaristia, sottolineando il legame tra l'Incarnazione e l'Eucaristia. Tommaso da Celano, biografo di San Francesco, narra anche di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide il Bambino Gesù stesso giacere nella mangiatoia.

Il messaggio del Presepe: tenerezza, povertà e umiltà
San Francesco, attraverso la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e rimane una forma autentica per riproporre la bellezza della fede. Il presepe suscita stupore e commozione perché manifesta la tenerezza di Dio, il Creatore dell'universo che si abbassa alla nostra piccolezza. Vedere Colui che è nato da Maria come la fonte e il sostegno di ogni vita ci affascina ancora di più.
Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia di Betlemme. Fin dall'origine francescana, il presepe è un invito a "sentire" e "toccare" la povertà che il Figlio di Dio ha scelto nella sua Incarnazione, e un appello a seguirlo sulla via dell'umiltà, della povertà e della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce.
I segni del Presepe e il loro significato simbolico
Papa Francesco invita a considerare i vari segni del presepe per coglierne il senso profondo:
Il cielo stellato e le rovine
In primo luogo, si rappresenta il cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Questo non è solo per fedeltà ai racconti evangelici, ma anche per il suo significato simbolico. La notte spesso avvolge la nostra vita, ma anche in quei momenti, Dio si fa presente per rispondere alle domande decisive sull'esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Dio si è fatto uomo per dare una risposta a questi interrogativi.
I paesaggi del presepe includono spesso le rovine di case e palazzi antichi, che talvolta sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l'abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine, che sembrano ispirarsi alla "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze, sono il segno visibile dell'umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito.

Montagne, ruscelli, pecore e pastori
Collocare montagne, ruscelli, pecore e pastori nel presepe evoca emozione. Ricordiamo così, come preannunciato dai profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. I pastori, dopo l'annuncio degli angeli, dicono: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere" (Lc 2,15). Essi, i più umili e poveri, diventano i primi testimoni dell'essenziale, la salvezza donata. Rispondono all'incontro con il Bambino Gesù mettendosi in cammino, con amore e grato stupore.
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Le statuine simboliche e la rivoluzione dell'amore
Nei nostri presepi si trovano spesso statuine di mendicanti e persone che non conoscono altra abbondanza se non quella del cuore. Essi stanno vicino a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa allontanarli da una culla così improvvisata. I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per coloro che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, "mite e umile di cuore" (Mt 11,29), è nato povero e ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l'essenziale. Il presepe ci ricorda che non dobbiamo lasciarci illudere dalla ricchezza o dalle effimere proposte di felicità. Il palazzo di Erode, sullo sfondo, rimane chiuso e sordo all'annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l'unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati e agli emarginati: la rivoluzione dell'amore, la rivoluzione della tenerezza.
Spesso i bambini e gli adulti aggiungono al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Questa immaginazione intende esprimere che nel nuovo mondo inaugurato da Gesù c'è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura.
Maria e San Giuseppe
Il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e Giuseppe. Maria è la mamma che contempla il suo bambino e lo mostra ai visitatori. La sua figura ricorda il grande mistero che l'ha coinvolta quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. Alla richiesta dell'angelo di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola" (Lc 1,38). Con questo "sì", Maria diventò madre del Figlio di Dio, consacrando la sua verginità.
Accanto a Maria, in atteggiamento protettivo verso il Bambino e la madre, c'è San Giuseppe. Egli è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertì della minaccia di Erode, non esitò a emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). Superato il pericolo, riportò la famiglia a Nazareth, dove fu il primo educatore di Gesù bambino e adolescente.
Gesù Bambino: il cuore del Presepe
Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi si depone la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella sua debolezza e fragilità, nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. L'apostolo Giovanni riassume il mistero dell'Incarnazione: "La vita infatti si manifestò" (1 Gv 1,2). Il modo di agire di Dio è sorprendente, sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi.
I Re Magi e la missione evangelizzatrice
Quando si avvicina la festa dell'Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, questi saggi e ricchi signori dell'Oriente si misero in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Contemplando questa scena nel presepe, siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità di ogni cristiano di essere evangelizzatore. I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d'infinito, che intraprendono un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino, li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell'ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui, comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili.
Memorie d'infanzia e trasmissione della fede
Davanti al presepe, la mente torna volentieri ai ricordi d'infanzia, quando si aspettava con impazienza il momento di iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono della fede che ci è stato fatto, e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di condividere la stessa esperienza con figli e nipoti. Non è importante come si allestisce il presepe, se è sempre uguale o si modifica ogni anno; ciò che conta è che esso parli alla nostra vita.
Il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. Fin dall'infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l'amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino, Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità.
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