La Chiesa è Santa: La Visione di Papa Francesco

A volte si sente dire che la Chiesa dovrebbe essere esclusivamente un'assemblea di puri, e che tutti gli altri, i peccatori, debbano essere allontanati. Questa prospettiva, secondo Papa Francesco, è una vera e propria eresia. Il Signore, infatti, "non rifiuta tutti noi, chiama tutti, ci accoglie, aspetta anche i più lontani", come ha ricordato il Pontefice durante un'Udienza Generale in Piazza San Pietro.

La storia stessa testimonia che "anche cardinali e Papi sono peccatori". Dunque, sorge spontanea la domanda: "Come può essere santa una Chiesa di peccatori? In che senso la Chiesa è santa se vediamo che ha avuto difficoltà, problemi e momenti bui?" Papa Francesco ha voluto affrontare e chiarire questa apparente contraddizione.

Papa Francesco che parla a una grande folla in Piazza San Pietro, con espressione accogliente

La Santità della Chiesa tra Peccato e Misericordia

Un'eresia da smentire: la Chiesa dei "puri"

Nel corso della storia, la Chiesa ha affrontato la tentazione di accogliere solo coloro che si consideravano "puri" o totalmente coerenti con i precetti. "C’è stata nella storia la tentazione di alcuni che affermavano: la Chiesa è solo la Chiesa dei puri, di quelli che sono totalmente coerenti, e gli altri vanno allontanati. Questo non è vero! Questa è un'eresia!" ha ammonito il Papa. Egli ha sottolineato che Dio non rifiuta nessuno e che la Sua chiamata è universale.

La domanda del Pontefice: come può essere santa una Chiesa di peccatori?

Il Pontefice ha provocato la riflessione degli oltre 60mila fedeli in piazza con una domanda diretta: "Qualcuno è arrivato qui in questa piazza senza portare i suoi peccati?". Immaginando le perplessità di un fedele, ha esemplificato: "Padre, io sono un peccatore, ho tanti peccati come posso sentirmi parte della Chiesa?". La risposta di Francesco è chiara: la Chiesa, pur essendo formata da peccatori, è santa perché è opera di Dio e non dei nostri meriti.

Dio accoglie tutti: l'amore trionfa sulla forza

"Il Signore - ha scandito Bergoglio - non è un giudice spietato, ma è come il padre della parabola evangelica: tu puoi essere come il figlio che ha toccato il fondo, ma Dio ti viene incontro, ti aspetta sempre, ti abbraccia, ti bacia e ti fa festa sempre." Il Pontefice ha ribadito che "Dio salva con l'amore, non con la forza" e desidera che tutti facciano parte di una Chiesa che "vuole aprire le braccia a tutti, trasformati e santificati dal suo amore, che accoglie coloro che si sentono scoraggiati e perduti."

Nessuno dovrebbe pensare che, a causa dei propri peccati, la Chiesa non lo accolga. Tuttavia, è fondamentale chiarire che la Chiesa accoglie la persona, non i suoi peccati, e lo fa se ci si riconosce peccatori e bisognosi di perdono. "Il Signore vuole sentire che gli diciamo: 'Perdonami, aiutami a camminare, trasforma il mio cuore!' E il Signore può trasformare il cuore."

Illustrazione della parabola del figlio prodigo con il padre che abbraccia il figlio tornato

Le Radici della Santità della Chiesa

L'azione divina come fondamento della santità

Nell'Udienza Generale del 2 ottobre, Papa Francesco, proseguendo le sue catechesi sul «Credo», ha proposto una meditazione sull'affermazione: «Credo la Chiesa santa». La santità della Chiesa, ha detto il Papa, "è una caratteristica che è stata presente fin dagli inizi nella coscienza dei primi cristiani, i quali si chiamavano semplicemente 'i santi' (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1), perché avevano la certezza che è l’azione di Dio, lo Spirito Santo che santifica la Chiesa".

Ma come possiamo credere che la Chiesa sia santa oggi, con "uomini peccatori, donne peccatrici, sacerdoti peccatori, suore peccatrici, Vescovi peccatori, Cardinali peccatori, Papa peccatore? Tutti." Francesco risponde citando la «Lettera agli Efesini», dove san Paolo ci assicura che "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa" (5,25-26). La Chiesa non è santa perché è fatta solo di santi, "è santa perché procede da Dio che è santo", perché è stata fondata da Gesù Cristo ed è guidata dallo Spirito Santo. "Non è santa per i nostri meriti, ma perché Dio la rende santa, è frutto dello Spirito Santo e dei suoi doni. Non siamo noi a farla santa."

Simbolo della colomba dello Spirito Santo che discende sulla Chiesa, rappresentata da una cattedrale stilizzata

La Chiesa: comunità di peccatori chiamati alla trasformazione

L'obiezione rimane: "ma la Chiesa è formata da peccatori, lo vediamo ogni giorno. E questo è vero: siamo una Chiesa di peccatori; e noi peccatori siamo chiamati a lasciarci trasformare, rinnovare, santificare da Dio". Il Signore invita: "Se hai la forza di dire: voglio tornare in casa, troverai la porta aperta, Dio ti viene incontro perché ti aspetta sempre, Dio ti aspetta sempre, Dio ti abbraccia, ti bacia e fa festa."

La Chiamata Universale alla Santità

Non accontentarsi, ma puntare in alto

Papa Francesco esorta a non accontentarsi di non essere "grandi peccatori", poiché "tutti siamo chiamati a essere santi". "Dio ti dice: non avere paura della santità, non avere paura di puntare in alto, di lasciarti amare e purificare da Dio, non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. Lasciamoci contagiare dalla santità di Dio. Ogni cristiano è chiamato alla santità."

Francesco ricorda che il Vaticano II, nella «Lumen gentium», ha insegnato la nozione di chiamata universale alla santità. Come aveva fatto, sorprendendo molti, all'inizio del suo pontificato, nella prima omelia del 14 marzo, Papa Francesco cita lo scrittore francese Léon Bloy, il quale "negli ultimi momenti della sua vita diceva: 'C’è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi'." Il Papa conclude: "Non perdiamo la speranza nella santità, percorriamo tutti questa strada. Vogliamo essere santi? Il Signore ci aspetta tutti, con le braccia aperte; ci aspetta per accompagnarci in questa strada della santità."

La Comunione dei Santi: Una Comunità di Peccatori Salvati

Oltre la devozione: l'unione in Cristo

Il Papa ha sviluppato la catechesi sul tema della "comunione dei santi", un aspetto della fede non sempre ben compreso, che ricorda come tutti siamo membri dell'unico corpo di Cristo, la Chiesa, che annovera anche i nostri defunti. La Chiesa, ribadisce, non è un gruppo di perfetti bensì "comunità dei peccatori salvati". Ha chiarito che "la nostra preghiera e la devozione del popolo fedele non si basa sulla fiducia in un essere umano, o in un’immagine o in un oggetto, anche quando sappiamo che essi sono sacri", precisando che "non sono i santi a operare i miracoli, ma soltanto la grazia di Dio che agisce attraverso di loro".

"Cristo è il legame che ci unisce tra di noi, e noi con Cristo, e questa è la comunione dei santi", ha proseguito. "I miracoli sono stati fatti da Dio, dalla grazia di Dio, che agisce tramite una persona santa, una persona giusta. C’è gente che dice: ‘credo in questo santo’. Il santo è un intercessore, prega per noi, noi lo preghiamo, è il Signore tramite il santo che ci dà la grazia."

"La comunione dei santi è precisamente la Chiesa", ha riflettuto il Papa, citando il Catechismo della Chiesa cattolica. "Che bella definizione!", ha commentato: "Che cosa significa questo? Che la Chiesa è riservata ai perfetti? No. Significa che è la comunità dei peccatori salvati: è bella questa definizione."

Un unico corpo: la solidarietà dei membri

"Nessuno può escludersi dalla Chiesa, tutti siamo peccatori salvati!", è stato l'appello di Francesco. "La nostra santità è il frutto dell’amore di Dio che si è manifestato in Cristo, il quale ci santifica amandoci nella nostra miseria e salvandoci da essa. Sempre grazie a lui noi formiamo un solo corpo, dice San Paolo, in cui Gesù è il capo e noi le membra."

Questa immagine del corpo ci fa capire cosa significhi essere legati gli uni agli altri in comunione: "Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra." "Siamo tutti un corpo, tutti uniti, per la fede, per il battesimo, tutti in comunione con Gesù Cristo", ha proseguito. "E questa è la comunione dei santi." La gioia e il dolore che toccano la vita di ciascuno riguardano tutti, e "anche il peccato di una singola persona riguarda sempre tutti, e l’amore di ogni singola persona riguarda tutti".

Un legame indissolubile: terra e cielo

"In virtù della comunione dei santi, di questa unione, ogni membro della Chiesa è legato a me in maniera profonda, e questo legame è talmente forte che non può essere rotto neppure dalla morte." Francesco ha assicurato che "la comunione dei santi non riguarda solo i fratelli e le sorelle che sono accanto a me in questo momento storico, o che vivono in questo momento storico, ma riguarda anche quelli che hanno concluso il pellegrinaggio terreno e hanno varcato la soglia della morte. Anche loro sono in comunione con noi."

"In Cristo nessuno può mai veramente separarci da coloro che amiamo, perché il legame è un legame esistenziale, un legame forte, che è nella nostra stessa natura", ha proseguito. Anche coloro che hanno rinnegato la fede, che sono apostati o persecutori della Chiesa, "tutti. Siamo fratelli: questa è la comunione dei santi. La comunione dei santi tiene insieme la comunità dei credenti sulla terra e nel cielo: e sulla terra, i santi, i peccatori, tutti." Ha specificato che la devozione ai santi "non è una cosa magica, non è una superstizione: è parlare con fratello o una sorella che ha condotto una vita santa ed ora è davanti a Dio. E io parlo con questa sorella, questo fratello, e chiedo la sua intercessione per quello di cui ho bisogno."

Mappa concettuale o illustrazione stilizzata che mostra la

Il Sogno di Papa Francesco: Una Chiesa del Vangelo

Testimone del Vangelo "sine glossa"

Papa Francesco ha sognato e ci ha fatto sognare che "la Chiesa è il Vangelo". Questo non significa che il Vangelo sia proprietà esclusiva della Chiesa, ma che Gesù di Nazaret "continua qui ed ora, attraverso coloro che si riconoscono nel suo nome, a portare la buona notizia che il Regno di Dio è venuto e sta venendo… per tutti, a cominciare dagli 'ultimi' che dal Vangelo sono raggiunti per ciò che sono agli occhi di Dio: i 'primi'". È il Vangelo che la Chiesa annuncia e che contribuisce a fare storia, quanto più si fa trasformare da esso, come accadde a Pietro e Giovanni con lo storpio alla porta del tempio. La missione della Chiesa è "spendersi perché ci si alzi in piedi e si cammini".

Jorge Maria Bergoglio, con tutta la forza e la fragilità della sua umanità, ha speso la sua vita e il suo servizio come Vescovo di Roma per questo sogno. Dal nome di Francesco, scelto per essere "testimone del Vangelo 'sine glossa', e cioè senza commenti e senza accomodamenti", emerge la sua visione. Il Vangelo non è un orpello, né un tappabuchi, né un analgesico, ma "annuncio di verità e di vita, di gioia, di giustizia, di pace e fraternità."

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Riforma e nuovo umanesimo: i pilastri del Pontificato

Questo è il programma di riforma della Chiesa espresso nella Evangelii gaudium, e sono i manifesti di un nuovo umanesimo planetario nella Laudato sì e nella Fratelli tutti. Così si inseriscono il Giubileo della misericordia e il Giubileo della speranza, il documento sulla fratellanza universale siglato ad Abu Dhabi e le innumerevoli occasioni d’incontro con membri di diverse fedi e convinzioni, e l’opera instancabile a difesa degli scartati, dei migranti, delle vittime di abusi.

Lo sguardo nuovo in un tempo di cambiamenti

Francesco ha avuto chiaro che non basta far tornare a parlare il Vangelo nella complessità del nostro tempo, perché "non ci troviamo solo in un’epoca di cambiamenti, ma siamo in mezzo al guado di un cambiamento d’epoca". Occorre guardare con "uno sguardo nuovo", quello con cui ci guarda, dal Padre, Gesù. Questo sguardo, descritto nell'enciclica Dilexit nos, è "semplice e radicale" nell'amare il prossimo come sé e nell'amarsi gli uni gli altri in una reciprocità libera, gratuita, ospitale, "aperta a tutti, tutti, tutti".

Il processo sinodale in cui la Chiesa cattolica, e le altre Chiese, è stata convocata, indica la strada da percorrere in questo terzo millennio: "al di là di una figura di Chiesa clericale, gerarchica, al maschile… Una strada nuova perché antica come il Vangelo." È una strada non facile, costosa e irta di ostacoli, ma è la via della santità per la Chiesa di oggi.

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