La Quaresima rappresenta per i cristiani un periodo di profonda riflessione e rinnovamento spirituale. Papa Francesco ha costantemente sottolineato il suo significato come un "nuovo inizio", un percorso che culmina nella Pasqua di Risurrezione, celebrando la vittoria di Cristo sulla morte. Questo tempo liturgico è un invito pressante alla conversione, spingendo il cristiano a ritornare a Dio "con tutto il cuore" (Gl 2,12), a non accontentarsi di una vita mediocre, ma a crescere nell’amicizia con il Signore.
Gesù è presentato come l'amico fedele che non ci abbandona mai, che attende con pazienza il nostro ritorno anche quando pecchiamo, manifestando così la sua volontà di perdono. La Quaresima è, dunque, il momento propizio per intensificare la vita dello spirito attraverso i mezzi offerti dalla Chiesa: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto ciò c'è la Parola di Dio, che in questo periodo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità.
La Parabola del Ricco e del Povero Lazzaro: Un Appello all'Amore e alla Conversione
Papa Francesco si sofferma in particolare sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31), utilizzandola come chiave di lettura per comprendere il messaggio quaresimale. La parabola inizia presentando i due personaggi principali. Il povero Lazzaro viene descritto in maniera dettagliata: si trova in una condizione disperata, giace alla porta del ricco, si ciba delle briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe su tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr vv. 20-21). La scena è resa ancora più drammatica dal nome Lazzaro, che significa "Dio aiuta", suggerendo che, nonostante la sua condizione di rifiuto umano, egli è un essere voluto, amato e ricordato da Dio.

L'altro come dono
Lazzaro ci insegna che "l’altro è un dono". Una giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito di questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all’altro, riconoscendo in ogni persona - sia il vicino che il povero sconosciuto - un dono. La Quaresima è un tempo propizio per accogliere ogni bisognoso e riconoscere in lui o lei il volto di Cristo. Ogni vita che incontriamo è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole.
La Corruzione del Ricco: Amore per il Denaro, Vanità e Superbia
La parabola evidenzia impietosamente le contraddizioni del ricco (cfr v. 19). Questo personaggio, a differenza di Lazzaro, non ha un nome, è qualificato solo come “ricco”. La sua opulenza si manifesta negli abiti lussuosi: la porpora, più pregiata dell’argento e dell’oro, riservata a divinità e re, e il bisso, un lino speciale che conferiva al portamento un carattere quasi sacro. La sua ricchezza è eccessiva ed esibita quotidianamente: «Ogni giorno si dava a lauti banchetti» (v. 19).
In lui si intravede drammaticamente la corruzione del peccato, che si realizza in tre momenti successivi: l’amore per il denaro, la vanità e la superbia. L'apostolo Paolo afferma che «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10), essendo il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può dominarci, diventando un idolo tirannico (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 55). La cupidigia del ricco lo rende vanitoso, realizzando la sua personalità nelle apparenze, nel mostrare ciò che può permettersi, ma questa apparenza maschera un vuoto interiore. Il gradino più basso di questo degrado morale è la superbia: l’uomo ricco si veste come un re, simula il portamento di un dio, dimenticando di essere un semplice mortale. Per l’uomo corrotto dall’amore per le ricchezze, non esiste altro che il proprio io, e le persone che lo circondano non rientrano nel suo sguardo. Il Vangelo è netto nel condannare l’amore per il denaro: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.
Il significato spirituale e mistico della Quaresima
Aldilà e la Parola di Dio
Il Vangelo del ricco e del povero Lazzaro ci aiuta a prepararci bene alla Pasqua che si avvicina. La liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci invita a vivere un’esperienza simile a quella del ricco in maniera molto drammatica, ricordandoci con le parole «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai» la nostra mortalità. Ricco e povero muoiono entrambi, e la parte principale della parabola si svolge nell’aldilà. Nel tormento dell'aldilà, il ricco riconosce Lazzaro e desidera che allevii le sue sofferenze. Abramo gli spiega: «Nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti» (v. 25).
La parabola prosegue con un messaggio per tutti i cristiani: il ricco chiede ad Abramo di mandare Lazzaro dai suoi fratelli ancora in vita per ammonirli; Abramo risponde: «Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro» (v. 29). Di fronte all’obiezione del ricco, aggiunge: «Se non ascoltano Mosè e i profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (v. 31). Qui emerge il vero problema del ricco: la radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio, che lo ha portato a non amare più Dio e a disprezzare il prossimo. La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio.
La Quaresima come Cammino di Rinnovamento Spirituale
La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore, ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi. Papa Francesco incoraggia tutti i fedeli a esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima promosse da molti organismi ecclesiali, per far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana. Preghiamo gli uni per gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero.

Il Messaggio del Papa per la Quaresima 2021: "Ecco, noi saliamo a Gerusalemme…" (Mt 20,18)
Nel percorrere il cammino quaresimale, che ci conduce verso le celebrazioni pasquali, ricordiamo Colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). In questo tempo di conversione, rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’“acqua viva” della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo. Nella notte di Pasqua rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, per rinascere uomini e donne nuovi, grazie all’opera dello Spirito Santo.
Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione.
1. Credere: Accogliere la Verità di Cristo e la Parola di Dio
Accogliere e vivere la Verità manifestatasi in Cristo significa lasciarci raggiungere dalla Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa di generazione in generazione. Questa Verità non è una costruzione dell’intelletto, ma un messaggio che riceviamo e comprendiamo grazie all’intelligenza del cuore, aperto alla grandezza di Dio che ci ama prima che noi stessi ne prendiamo coscienza. La Quaresima è un tempo per credere, ovvero per ricevere Dio nella nostra vita e consentirgli di “prendere dimora” presso di noi (cfr Gv 14,23).
Il digiuno, vissuto come esperienza di privazione, porta chi lo vive in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso. Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo, poiché, come insegna San Tommaso d’Aquino, l’amore è un movimento che pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi.
2. Sperare: L'Acqua Viva e la Pazienza di Dio
La samaritana, alla quale Gesù chiede da bere presso il pozzo, non comprende quando Lui le dice che potrebbe offrirle un’“acqua viva” (Gv 4,10). Gesù intende lo Spirito Santo, che infonde in noi la speranza che non delude. Già nell’annunciare la sua passione e morte Gesù annuncia la speranza, dicendo: «e il terzo giorno risorgerà» (Mt 20,19). Gesù ci parla del futuro spalancato dalla misericordia del Padre. Sperare con Lui e grazie a Lui vuol dire credere che la storia non si chiude sui nostri errori, violenze, ingiustizie e sul peccato che crocifigge l’Amore. Nell’attuale contesto di preoccupazione, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione, ma il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata (cfr Enc. Laudato si’, 32-33.43-44).
È speranza nella riconciliazione, alla quale ci esorta con passione San Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Ricevendo il perdono nel Sacramento della Confessione, diventiamo a nostra volta diffusori del perdono, capaci di vivere un dialogo premuroso e un comportamento che conforta chi è ferito. In Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano» (Enc. Fratelli tutti [FT], 223). Vivere una Quaresima con speranza significa sentirsi, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr Ap 21,1-6).
3. Amare: La Carità e la Condivisione
La carità si rallegra nel veder crescere l’altro. «A partire dall’amore sociale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia (cfr 1 Re 17,7-16); e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla (cfr Mc 6,30-44). Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia, anche a causa di eventi come la pandemia di Covid-19.
Il significato spirituale e mistico della Quaresima
Un Cammino Insieme nella Speranza
Il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2025, intitolato "Camminiamo insieme nella speranza", esorta i fedeli a confrontarsi concretamente con coloro che, nelle loro comunità, vivono in situazioni di vulnerabilità, fisica o spirituale. Francesco incoraggia i cristiani a svolgere “un buon esercizio” in questo tempo di preparazione alla Pasqua: lasciarsi interpellare dalla “realtà concreta di qualche migrante o pellegrino” per riflettere se siamo “statici” nella nostra “zona di comodità” o cerchiamo “percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità”.
“I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio; significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? La speranza “sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale”, scrive il Papa. “Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso.”
La Quaresima come Esodo dalla Schiavitù alla Libertà
Alla Messa del Mercoledì delle Ceneri celebrata nella Basilica di San Pietro, Francesco esorta a farsi piccoli intraprendendo un cammino di umiltà che porta alla Pasqua. La Quaresima è un viaggio di ritorno a Dio, un tempo per "verificare le strade che stiamo percorrendo" e riscoprire "il legame fondamentale" con il Padre da cui tutto dipende. È l’esortazione che il Papa rivolge nell'omelia, all'inizio di questo tempo forte di Quaresima che, ricorda, “non è una raccolta di fioretti, è discernere dove è orientato il cuore”. Il rischio è che questo cammino venga ostacolato “dai lacci seducenti dei vizi, dalle false sicurezze dei soldi e dell’apparire, dal lamento vittimista che paralizza”. Come fu per il popolo d’Israele quando lasciò l’Egitto. “È stato più difficile lasciare l’Egitto del cuore del popolo di Dio, quell’Egitto che portavano sempre dentro, che lasciare la terra d’Egitto”, afferma Francesco. La Quaresima è dunque un “esodo dalla schiavitù alla libertà”. Ma “nessuno può riconciliarsi con Dio con le proprie forze”, è il Signore che ci precede venendoci incontro: l’inizio del ritorno è dunque riconoscersi “bisognosi di misericordia”.
Bisogna, quindi, interrogarsi se il nostro cuore sia “ballerino”, amando “un po’ il Signore e un po’ il mondo” oppure saldo in Dio. Risuonano forti le sue parole, in occasione della Messa con il Rito della benedizione e imposizione delle Ceneri, celebrata presso l’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, e con una partecipazione dei fedeli molto ristretta in ottemperanza alle misure sanitarie. La Congregazione per il Culto Divino aveva precisato le modalità da seguire, con mascherina e formula recitata una volta sola: “Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai”.
Una Discesa Umile in Noi Stessi
Il segno stesso dell’abbassare il capo per ricevere le ceneri è un richiamo al senso di questo ritorno. La Quaresima è una discesa umile dentro di noi e verso gli altri. È capire che la salvezza non è una scalata per la gloria, ma un abbassamento per amore. È farci piccoli. In questo cammino, per non perdere la rotta, mettiamoci davanti alla croce di Gesù: è la cattedra silenziosa di Dio. Guardiamo ogni giorno le sue piaghe, le ferite che Lui ha portato in Cielo e mostra al Padre nella sua preghiera di intercessione. In quei fori riconosciamo il nostro vuoto, le nostre mancanze, le ferite del peccato, i colpi che ci hanno fatto male. Il Papa esorta quindi a baciare le piaghe di Gesù: “Nei buchi più dolorosi della vita - sottolinea - Dio ci aspetta con la sua misericordia infinita.”
La riflessione di Francesco parte dalle parole del profeta Gioele: "Ritornate a me con tutto il cuore". Per procedere in questo cammino, si ricordano i viaggi di ritorno che la Parola di Dio racconta: quello del figliol prodigo, che indica come a rimetterci in piedi sia “il perdono del Padre”, e il primo passo di ritorno, la Confessione. Il Papa in proposito raccomanda ai confessori di essere come il padre: “non con la frusta, con l’abbraccio”. Tutti abbiamo delle malattie spirituali, da soli non possiamo guarirle; tutti abbiamo dei vizi radicati, da soli non possiamo estirparli; tutti abbiamo delle paure che ci paralizzano, da soli non possiamo sconfiggerle. Abbiamo bisogno di imitare quel lebbroso, che tornò da Gesù e si buttò ai suoi piedi. Ci serve la guarigione di Gesù. Bisogna, quindi, mettersi davanti a Lui mettendogli davanti le nostre ferite e i peccati. Allora non possiamo vivere inseguendo la polvere, andando dietro a cose che oggi ci sono e domani svaniscono. Torniamo allo Spirito, Datore di vita, torniamo al Fuoco che fa risorgere le nostre ceneri, a quel fuoco che ci insegna ad amare, saremo sempre polvere ma come dice l’inno liturgico: “polvere innamorata”. Ritorniamo a pregare lo Spirito Santo, riscopriamo il fuoco della lode, che brucia le ceneri del lamento e della rassegnazione.
Un viaggio di ritorno che però è possibile “solo perché c’è stato il suo viaggio di andata verso di noi”, perché il Signore è sceso dentro alla nostra morte e al nostro peccato. Il Padre è infatti “Colui che esce di casa per venirci a cercare”; “il Signore che ci guarisce è Colui che si è lasciato ferire in croce; lo Spirito che ci fa cambiare vita è Colui che soffia con forza e dolcezza sulla nostra polvere”. La conversione del cuore, con i gesti e le pratiche che la esprimono, è possibile solo se parte dal primato dell’azione di Dio. A farci ritornare a Lui non sono le nostre capacità e i nostri meriti da ostentare, ma la sua grazia da accogliere. Gesù ce l’ha detto chiaramente nel Vangelo: a renderci giusti non è la giustizia che pratichiamo davanti agli uomini, ma la relazione sincera con il Padre. La via del ritorno è quindi “la via dell’umiltà”.
La Quaresima 2020: Il Kerygma, la Misericordia e la Condivisione
Anche per la Quaresima 2020, Papa Francesco ha concesso un tempo favorevole per prepararsi a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore.

1. La Gioia del Kerygma
La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). In Quaresima, il Papa ha esteso a ogni cristiano l’invito già rivolto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123).
2. La Preghiera e l'Esperienza della Misericordia
È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi.
3. Gratitudine per la Conversione e il Dialogo di Salvezza
Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21).
4. L'Elemosina e l'Economia Inclusiva
Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, è stato convocato ad Assisi un incontro con giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). L'intercessione di Maria Santissima è invocata sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio.
La Quaresima come Tempo di Grazia e Decisioni Comunitarie
La Quaresima è il tempo di grazia in cui il deserto torna a essere - come annuncia il profeta Osea - il luogo del primo amore (cfr Os 2,16-17). Dio educa il suo popolo, perché esca dalle sue schiavitù e sperimenti il passaggio dalla morte alla vita. Dio non si è stancato di noi. Accogliamo la Quaresima come il tempo forte in cui la sua Parola ci viene nuovamente rivolta: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2).
È tempo di agire, e in Quaresima agire è anche fermarsi. Fermarsi in preghiera, per accogliere la Parola di Dio, e fermarsi come il Samaritano, in presenza del fratello ferito. Preghiera, elemosina e digiuno non sono tre esercizi indipendenti, ma un unico movimento di apertura, di svuotamento: fuori gli idoli che ci appesantiscono, via gli attaccamenti che ci imprigionano. Che la Quaresima sia anche tempo di decisioni comunitarie, di piccole e grandi scelte controcorrente, capaci di modificare la quotidianità delle persone e la vita di un quartiere: le abitudini negli acquisti, la cura del creato, l’inclusione di chi non è visto o è disprezzato.
Con il segno penitenziale delle ceneri sul capo, iniziamo il pellegrinaggio annuale della santa Quaresima, nella fede e nella speranza. La Chiesa, madre e maestra, ci invita a preparare i nostri cuori e ad aprirci alla grazia di Dio per poter celebrare con grande gioia il trionfo pasquale di Cristo, il Signore, sul peccato e sulla morte, come esclamava San Paolo: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» ( 1Cor 15,54-55).