Il cardinale Paolo Emilio Sfondrati e il ritrovamento di Santa Cecilia

Il ritrovamento del corpo di Santa Cecilia (1599)

Il 20 ottobre 1599, il cardinale Paolo Emilio Sfondrati, titolare della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere e nipote di papa Gregorio XIV, diede avvio a importanti lavori di restauro all'interno della chiesa. Nel corso di questi interventi, fece riesumare il corpo della santa dedicataria per valutarne lo stato di conservazione. Non era la prima volta che veniva aperto il sarcofago: lo aveva già fatto Papa Pasquale I nell’821.

Per la seconda volta, il sarcofago veniva aperto e, con grande sorpresa, il corpo della santa veniva rinvenuto in perfetto stato di conservazione. La santa, morta tra il 220 e il 230 d.C., si presentava all'interno della cassa di cipresso, posta a sua volta in un'urna di marmo, con la veste di seta intarsiata con fili d’oro, scalza, con un velo rivolto intorno ai capelli, giacente con la faccia rivolta in terra e recante i segni di tre ferite sul collo.

Illustrazione storica o ricostruzione del ritrovamento del corpo di Santa Cecilia nel 1599.

L’evento ebbe un'eco enorme, tanto che papa Clemente VIII Aldobrandini volle recarsi personalmente sul luogo per accertarsi del miracolo. Il corpo fu esposto per un mese alla venerazione dei fedeli sopra un ricchissimo talamo, in una stanza munita di grosse inferriate e vigilata dalla Guardia Svizzera, mentre le strade di Trastevere venivano sbarrate per gestire l'afflusso dei pellegrini.

La scultura di Stefano Maderno

Per consegnare alla memoria dei posteri questo evento, il cardinale Sfondrati commissionò allo scultore Stefano Maderno, all'epoca poco conosciuto, un'opera che ritraesse la santa nella posizione in cui fu ritrovata. La statua, realizzata in marmo pario bianco su fondo di marmo nero, rappresenta Santa Cecilia con un naturalistico abbandono, nella posa assunta dopo il tentativo di decapitazione fallito. È interessante notare il dettaglio della posizione delle dita: la mano sinistra indica il numero uno, mentre la destra il numero tre, a testimonianza della fede nella Trinità.

Fotografia della celebre scultura di Santa Cecilia di Stefano Maderno conservata nella Basilica.

Biografia e profilo di Paolo Emilio Sfondrati

Paolo Emilio Sfondrati (1561-1618) nacque a Milano da una famiglia di origini cremonesi. Giunto a Roma, fu educato sotto la guida dello zio, il futuro papa Gregorio XIV. Nominato cardinale il 19 dicembre 1590, ricevette il titolo di Santa Cecilia, divenendo cardinal nipote. Uomo colto e di ingegno, ma talvolta descritto come presuntuoso, dedicò gran parte della sua vita a questioni spirituali, culturali e al mecenatismo artistico, ricoprendo incarichi di rilievo nelle Congregazioni romane, tra cui il Sant'Uffizio e l’Indice dei libri proibiti.

Carriera ecclesiastica e politica

Oltre al ruolo di cardinale titolare, Sfondrati fu governatore di Fermo e legato pontificio in Romagna. Partecipò attivamente ai conclavi del 1605, sostenendo posizioni che spesso riflettevano la complessità degli equilibri politici europei dell'epoca. Nel 1607 fu nominato vescovo di Cremona, carica che mantenne fino al 1610, pur non risiedendo mai stabilmente nella diocesi. Morì a Tivoli il 14 febbraio 1618 e, come prescritto nel suo testamento, fu sepolto nell'amata chiesa di Santa Cecilia in Trastevere.

La collezione di reliquie

L'impegno del cardinale non si limitò al ritrovamento di Santa Cecilia. Egli fu responsabile della creazione di un importante insieme di reliquiari, commissionati tra la fine del pontificato di Clemente VIII e gli anni successivi. Queste reliquie, raccolte dal porporato, furono riunite in lussuosi contenitori e destinate alla pubblica venerazione in una cappella dedicata. La collezione, composta da quarantasei pezzi di varia matrice stilistica (tedesca, fiamminga, francese e italiana), è oggi conservata presso i Musei Vaticani.

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