La figura di Paolo Basile è stata centrale nelle vicende del Varese Calcio per un periodo significativo, ricoprendo diversi ruoli chiave, dall'amministratore unico al proprietario, in un contesto di continue sfide finanziarie e societarie. La sua gestione è stata caratterizzata da tentativi di stabilizzazione e rilancio, spesso in scenari complessi e turbolenti.

L'Inizio dell'Era Basile come Amministratore Unico
In un momento critico per il club, l'assemblea dei soci scelse all'unanimità di nominare Paolo Basile amministratore unico, conferendogli tutti i poteri per gestire la società. Questa decisione segnò, per il Varese, l'inizio di una nuova pagina, con l'obiettivo di ripartire in maniera serena, costruttiva e univoca. La mattinata che portò a questa nomina, al Franco Ossola, si concluse con una cinquantina di tifosi in attesa di novità dall’assemblea dei soci.
Sul tavolo c'erano da valutare i progetti di maggioranza (Basile-Taddeo) e minoranza (Ciavarrella-Rosa), entrambi volti a risolvere la situazione debitoria verso fornitori, giocatori e staff, che ammontava a circa 300.000 euro, e a garantire la conclusione del campionato, per la quale sarebbero state necessarie altrettante risorse. Nonostante il progetto della minoranza prevedesse due finanziatori pronti a versare subito 600-700.000 euro, la linea prevalsa fu quella della maggioranza. Il loro progetto, dai contorni all'epoca ancora sfumati, sarebbe stato supportato da un fondo di una società professionistica pronta a mettere a disposizione diversi milioni di euro per saldare i debiti, chiudere la stagione e alimentare le successive.
A quel punto, la necessità di superare l'impasse di 42 giorni precedenti portò alla scelta di una nuova figura di controllo: non un Consiglio di Amministrazione (che per statuto deve essere composto da almeno tre persone scelte tra i soci), ma un singolo amministratore. Paolo Basile fu individuato e votato all'unanimità per rendere nuovamente operativa la società. Il passaggio della firma sui conti del Varese all’ex direttore generale era previsto per il lunedì successivo. La società era quindi al lavoro per sistemare la situazione attuale, mentre i tifosi attendevano di conoscere nei dettagli il progetto futuro guidato da Basile, divenuto amministratore unico in seguito a una decisione che, si riteneva, avrebbe potuto essere presa nello stesso modo un mese e mezzo prima, dopo le dimissioni di Ciavarrella dalla stessa carica. Restavano aperte molte domande: quale ruolo avrebbero avuto gli altri soci? Sarebbero entrate nuove figure? Da chi e come sarebbero state immesse le nuove risorse? Di cosa si sarebbe discusso con l’amministrazione comunale? Quale ruolo avrebbe avuto la ForVa, società aperta per gestire la parte finanziaria del Varese? Ci sarebbero state novità sulla parte sportiva (direttore sportivo, allenatore, giocatori)? Quali idee per il settore giovanile e la scuola calcio? Come sarebbero stati coinvolti i tifosi?
La Ricostruzione Societaria e le Prime Difficoltà (2017)
Nell'estate del 2017, il vertice societario cambiò radicalmente. Dopo l'uscita di scena di Fabio Baraldi e ulteriori schermaglie tra azionisti di maggioranza e minoranza, questi ultimi (tra cui l'ex presidente Gabriele Ciavarrella, Enzo Rosa e Piero Galparoli) decisero di lasciare il club. Il Varese Calcio passò integralmente sotto il controllo di Paolo Basile e Aldo Taddeo, con quest'ultimo ad assumere la massima carica sociale.
A luglio 2017, il pacchetto azionario fu ricollocato: una maggioranza dell'80% fu intestata alla società ForVa s.r.l. La squadra venne egualmente rinnovata. Dopo un iniziale interessamento per il ripescaggio in Serie C, accantonato per l'assenza di sufficienti garanzie socio-economiche, la squadra fu re-iscritta alla massima divisione dilettantistica con un organico quasi inedito: solo sette giocatori vennero riconfermati rispetto alla rosa 2016-2017, tra cui spiccò Michele Ferri, che assunse la fascia di capitano al posto del partente Francesco Luoni.
Tuttavia, la situazione societaria mantenne tratti di instabilità. Il 29 agosto, il direttore generale Diego Foresti si dimise dopo soli 40 giorni di attività, lamentando disaccordi con il vertice societario. Meno di una settimana dopo, anche il presidente Taddeo rassegnò le dimissioni da tutte le cariche, motivando la scelta con la necessità di seguire con assiduità le proprie attività imprenditoriali, pur affermando l'esistenza di spinte contrarie alla sua strategia gestionale in seno al club.
Per quanto concerne l'aspetto sportivo, a dispetto degli obiettivi dichiarati di puntare alla promozione, la squadra faticò a competere, pagando in particolare uno scarso rendimento difensivo. Il 28 novembre 2017, con i biancorossi dodicesimi nel girone A e a 20 punti (praticamente tagliati fuori dalla lotta per il vertice), Jacolino rassegnò le dimissioni dalla guida della squadra, che passò in gestione al tecnico della juniores Paolo Tresoldi.
Il Tentativo di Rilancio con Sauro Catellani e il Nuovo Stallo (2017-2018)
Dopo una fase di colloqui e ricerche di nuove risorse disposte a entrare in società, il 21 dicembre 2017 venne resa nota l'attribuzione della carica di presidente all'ex giocatore e procuratore sportivo Sauro Catellani. Quest'ultimo si impegnò fin da subito con i propri collaboratori nella gestione tecnica, integrando la rosa con giocatori del proprio network. Catellani, che preannunciava di essere il capofila di ulteriori investitori, non riuscì però ad accordarsi con Paolo Basile per formalizzare il passaggio delle quote e il rientro dell'esposizione debitoria, che ai primi del 2018 venne stimata in oltre 450.000 euro.
Lo stallo societario si prolungò e si acuì: i dipendenti restarono stabilmente privi di remunerazione, la squadra perse posizioni in classifica avvicinandosi alla zona playout e dovette affrontare ulteriori problematiche logistiche, come un blocco dell'utenza idrica dello stadio Franco Ossola. Il 15 febbraio 2018, lamentando il persistere delle divergenze con il gruppo di Catellani, Basile comunicò di aver rinunciato alla trattativa e di aver demandato al Comune di Varese, nella persona del sindaco Davide Galimberti, il compito di cedere il club a titolo gratuito.
Sul finire del campionato, la squadra continuò a faticare nelle zone basse della classifica, terminando la stagione regolare al terzultimo posto. I play-out, giocati in gara secca esterna il 13 maggio contro l'OltrepoVoghera, videro i biancorossi uscire sconfitti per 2-0 e retrocedere "sul campo" in Eccellenza per la prima volta nella loro storia.
L'Ultimatum a Fabrizio Berni e il Rischio Fallimento (Maggio 2018)
Il 24 maggio 2018, la situazione raggiunse un punto di svolta con un ultimatum da parte di Paolo Basile, all'epoca proprietario del club. Basile diede 24 ore di tempo al possibile nuovo acquirente Fabrizio Berni per concludere l'acquisizione, fissando il 25 maggio come "il giorno della verità". Questo annuncio seguiva un incontro tra Berni e il sindaco di Varese Davide Galimberti, durante il quale erano stati discussi intenti come la riqualificazione dell'impianto di Varesello, un progetto di rilancio che coinvolgesse il settore giovanile per Berni, e la richiesta di garanzie precise di un progetto chiaro e attuabile da parte del sindaco. I tifosi, dal canto loro, esprimevano il desiderio di avere non più "promesse color del vento" ma progetti concreti.
Nel comunicato diffuso dalla società, Basile dichiarava di aver preso atto delle dichiarazioni rilasciate da Fabrizio Berni dopo l'incontro con le istituzioni e dell'avvenuto raggiungimento dell'accordo stragiudiziale con i fornitori per lo stralcio del debito, unica condizione del contratto preliminare del 2 maggio 2016. Considerato che non sussistevano ulteriori impedimenti alla definizione del passaggio di quote, Basile, al fine di non generare "illusorie aspettative nei tifosi", comunicava di aver concesso a Fabrizio Berni tempo fino al 25 maggio 2018 per esprimere il proprio impegno irrevocabile e incondizionato all'acquisizione delle quote del Varese Calcio srl alle condizioni già concordate. Il futuro del Varese Calcio era, a quel punto, racchiuso nell'esito di questa questione, con il club a rischio di un ulteriore fallimento.

La Visione di Basile: Dal Direttore Generale all'Impegno del Proprietario
Il ruolo e le responsabilità di Paolo Basile all'interno del Varese Calcio erano cambiati significativamente nel tempo. Inizialmente direttore generale, era diventato in precedenza general manager del club. Aveva contribuito a portare al nascente Varese Calcio risorse fresche attraverso la sponsorizzazione di GaGà, marchio di alta orologeria che a dodici mesi di distanza era diventato più sostanzioso, al punto da entrare a far parte della società acquisendo il 35 per cento delle quote. Così, Basile, varesino doc e tifoso storico dei colori biancorossi, si aggiunse ai tre soci fondatori Ciavarrella, Galparoli e Rosa.
In merito al suo ruolo, Basile aveva affermato: "Il mio ruolo è cambiato. La parte tecnica è stata interamente affidata al ds Merlin e a Vago che è diventato consulente di mercato. Credo molto in questo team e tutti stiamo collaborando al meglio. Sicuramente, facendo ora parte della società, ho qualche responsabilità in più e sono felice di condividerle con i tre soci fondatori che sono rimasti al loro posto."
Basile comprendeva un momento di smarrimento dovuto all'incertezza della categoria e al cambio in panchina. "C'era una possibilità di iscrizione in Lega Pro e non potevamo lasciare intentata quella strada. La cosa non è andata in porto e siamo tornati concentrati sulla Serie D. Ovviamente se ti chiami Varese in queste categorie devi giocare da protagonista." La sua passione per il calcio e per il Varese emergeva anche dalla sua definizione di ultras: "Essere ultras vuol dire incarnare determinati valori e principi come il non mollare mai e mettere sempre davanti a tutto i propri ideali in ogni aspetto della vita, dal lavoro alla famiglia." Ricordava con emozione la finale playoff con la Cremonese: "ho persino pianto. A dieci minuti dalla fine di un sogno siamo stati capaci di realizzarlo; è stata una scarica di adrenalina pazzesca."
Basile era anche presidente della Bocciofila Alto Verbano, e sebbene le due realtà non fossero comparabili, osservava che anche lì si trattava di uno sport semiprofessionistico con costi e fatturati importanti, e che per una realtà piccola non è facile vincere il campionato. Le similitudini riguardavano la gestione dello spogliatoio. Parlando della costruzione della squadra, aveva dichiarato: "Abbiamo costruito una squadra competitiva sul mercato; la società l’ho costituita io e mi sono sempre mosso in prima persona nella gestione manageriale e nell’acquisto dei giocatori." Aggiungeva: "Contrariamente a quanti dicevano e pensavano che eravamo fermi, abbiamo lavorato dietro le quinte con convinzione. Sono molto soddisfatto di veder all’opera Merlin, un ragazzo che ho riscoperto nell’ultimo periodo. Abbiamo creato uno team straordinario e sono sicuro che riporteremo l’entusiasmo dell’anno scorso."
Riguardo al capitolo campo, Basile sottolineava: "Abbiamo tenuto vivo lo stadio tutto l’anno restituendolo alla città tramite tanti eventi. Ovviamente il campo si è rovinato e sarà risistemato entro l’inizio di settembre. La preparazione la svolgeremo a Varesello che è il nostro centro sportivo. Piero (Galparoli) lo vorrebbe dedicare interamente al settore giovanile, ma credo sia importante che esista comunque un contatto tra i nostri giovani e la prima squadra proprio per aiutare a crescere i nostri ragazzi."
La Conclusione delle Trattative e il Destino del Varese Calcio
Nonostante gli sforzi, le trattative per il salvataggio del Varese Calcio non si conclusero positivamente. Un comunicato di Basile evidenziava l'"inconciliabilità delle reciproche esigenze tra domanda e offerta". Questa situazione portò il Varese, salvo "miracoli ora imprevedibili", a essere destinato a un altro fallimento, il quarto nella sua storia e il secondo in meno di tre stagioni sportive.
Ancora una volta, si verificò una svolta incredibile: Paolo Basile, proprietario e amministratore unico del club, nel comunicato attaccò Sauro Catellani, l'uomo che aveva coinvolto un imprenditore italiano basato in Svizzera nel tentativo di salvare la società. Nonostante le parti si fossero incontrate e avessero trattato, non si giunse a un accordo. La conclusione dell'atto di morte biancorossa fu che Paolo Basile avrebbe rimesso al Sindaco le decisioni ritenute più opportune sull'attività sportiva futura, inclusa la cessione delle quote detenute alle stesse condizioni di gratuità, precedentemente offerte a Catellani e al suo gruppo. Il proprietario consegnava così la "patata bollente" a Palazzo Estense, con il compito per il sindaco Galimberti e i suoi collaboratori di cercare una via d'uscita in tempi brevissimi.