San Paolo, l'apostolo delle genti, è riconosciuto come il più grande missionario della storia. Fariseo convertito a Cristo, fu cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco e si consacrò senza riserve all’annuncio dell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù. È considerato il primo teologo cristiano. La sua figura è ricordata il 29 giugno insieme a San Pietro, nella solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli.
Origini e Formazione
Nascita e Famiglia
Paolo nacque probabilmente verso il 5-10 d.C. a Tarso di Cilicia (nell'attuale Turchia), come ebreo cittadino romano benestante. Suo padre dimorava a Tarso, città di Cilicia, provincia dell’Asia Minore. L’imperatore Cesare Augusto aveva concesso molti favori a questa città e fra gli altri il diritto di cittadinanza romana. Essendo nato a Tarso, Paolo era cittadino romano, una qualità che portava con sé molti vantaggi, permettendo l'immunità dalle leggi particolari e il diritto di appellarsi al senato o all’imperatore. La sua famiglia risiedeva verosimilmente a Tarso, ma è possibile che fosse originaria di Giscala, in Galilea.
Educazione e Background Farisaico
Il nome proprio usato nelle sue prime apparizioni negli Atti è Saulo (nell'originale greco, Σαούλ o Σαῦλος), traslitterazione dell'ebraico שאול (Shaʾùl), che significa «colui che è stato chiesto (a Dio)», «colui per il quale si è pregato». Da giovane, Saulo fu inviato a Gerusalemme, dove fu allievo di Gamaliele, il maestro più famoso e saggio del mondo ebraico dell’epoca. Era ebreo della tribù di Beniamino, circonciso l’ottavo giorno, e si definiva "fariseo quanto alla legge". I suoi parenti, essendo agiati, lo mandarono a Gerusalemme per dargli un’educazione conveniente al loro stato. Saulo seguì le massime di suo padre, anch'egli Fariseo, e divenne pieno di entusiasmo per accrescere il numero dei farisei e togliere di mezzo ogni ostacolo. In queste scuole, tutti gli Ebrei imparavano a leggere le scritture ebraiche e i fondamenti della dottrina.
Mestiere e Conoscenza delle Lingue
Era costume presso gli Ebrei far imparare ai loro figli un mestiere mentre attendevano allo studio della Bibbia. Saulo imparò il mestiere di conciatore di pelli e specialmente a cucire tende. Egli si dedicò a questa attività anche durante il ministero itinerante per garantirsi una certa autonomia economica. Conosceva l'ebraico, l'aramaico (la lingua vernacolare degli Ebrei in Palestina), e il greco, lingua franca dell'Impero romano orientale, nella quale sono composte le sue lettere. È verosimile che comprendesse almeno un po' il latino, ma non ve n'è traccia diretta nei passi neotestamentari.
Il Persecutore dei Cristiani
In un primo tempo, a Gerusalemme, Saulo conobbe i cristiani come una setta pericolosa dentro il giudaismo da estirpare con ogni mezzo. Egli stesso dirà di sé: “Quanto a zelo persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge” (Fil 3, 6). Convinto persecutore dei cristiani, incitò la folla che lapidò il primo martire, Santo Stefano, e custodì i vestiti dei suoi compagni, incitandoli a scagliare pietre contro di lui. Fu suscitata una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme, e Saulo mostrava una smania feroce per disperdere e mandare a morte i discepoli di Gesù Cristo. Si fece autorizzare dal principe dei sacerdoti a fomentare la persecuzione, entrando nelle case dei cristiani, malmenandoli e imprigionandoli, con l'intento di costringerli a bestemmiare il santo nome di Gesù Cristo. La notizia delle violenze di Saulo si sparse anche in paesi lontani, di modo che il solo suo nome incuteva spavento fra i fedeli.

La Conversione sulla Via di Damasco
L'Evento Trasformativo
Il furore di Saulo non poteva saziarsi. Avendo inteso che a Damasco, città distante circa cinquanta miglia da Gerusalemme, molti Giudei avevano abbracciato la fede, si sentì ardere di furibondo desiderio di recarsi là a farne strage. Ottenne lettere di autorizzazione dal principe dei sacerdoti e dal senato per andare a Damasco, incatenare i cristiani e condurli a Gerusalemme per punirli. Ma, come narrano gli Atti degli Apostoli, i progetti degli uomini sono vani quando sono contrari a quelli del Cielo. Dio, mosso dalle preghiere di Santo Stefano e degli altri fedeli perseguitati, volle manifestare in Saulo la sua potenza e la sua misericordia. Intorno all’anno 37, mentre si stava dirigendo verso Damasco, "all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’. Rispose: ‘Chi sei, o Signore?’. Ed egli: ‘Io sono Gesù, che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare’".
Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Fu necessario dargli la mano e condurlo a Damasco. Lì dimorò tre giorni senza vedere, bere o mangiare, ignorando tuttora ciò che Dio volesse da lui. Questo evento, avvenuto verso l’anno 35 dell’èra cristiana, mutò radicalmente il corso della sua vita.
Il Ruolo di Anania e il Battesimo
Vi era a Damasco un discepolo chiamato Anania. Gesù Cristo gli apparve e gli disse: “Alzati e va nella via chiamata Diritta, e cerca un certo Saulo nativo di Tarso; tu lo troverai mentre fa orazione.” Anania, saputo il nome di Saulo, tremò, ricordando il male che aveva fatto ai fedeli. Il Signore replicò: “Va pure tranquillo, non temere, perché quest’uomo è uno strumento scelto da me per portare il mio nome ai gentili, davanti ai re e davanti ai figli d’Israele; perché io gli farò vedere quanto egli debba patire per il mio nome.” Anania obbedì, andò a trovare Saulo, gli impose le mani e gli disse: “Saulo fratello, il Signore Gesù che ti apparve nella strada per la quale venivi a Damasco, mi ha mandato a te affinché tu recuperi la vista e sia ripieno dello Spirito Santo.” In quel momento caddero dagli occhi di Saulo certe scaglie come squame, ed egli recuperò perfettamente la vista. Saulo si alzò subito per ricevere il Battesimo e, tutto pieno di gioia, ristorò la sua stanchezza con un po’ di cibo. Gesù Cristo ordinò a Saulo di alzarsi e andare nella città dove un discepolo l’avrebbe istruito intorno a ciò che doveva fare, insegnando così che bisogna cercare la sua santa volontà nell’insegnamento dei Pastori.
Caravaggio, Conversione di san Paolo
L'Apostolato e i Viaggi Missionari
Prime Predicazioni e Diffidenze
Passati appena alcuni giorni con i discepoli di Damasco, Saulo si mise a predicare il Vangelo nelle sinagoghe, dimostrando con le Sacre Scritture che Gesù era Figlio di Dio. Alla vista delle gravi opposizioni da parte degli Ebrei, Saulo ritenne opportuno allontanarsi da Damasco per passare qualche tempo in Arabia a cercare popoli meglio disposti a ricevere la fede. Dopo tre anni, credendo cessata la tempesta, ritornò a Damasco, ma gli Ebrei decisero di farlo morire. Fu costretto a fuggire calato giù dalle mura della città in una cesta.
Si recò a Gerusalemme per presentarsi a Pietro, ma i fedeli lo temevano ancora. Fu Barnaba a dimostrarsi vero amico, raccontando agli Apostoli la prodigiosa conversione di Saulo. A Gerusalemme, Paolo si scontrò con l’ostilità di tanti ebrei e le perplessità di diversi cristiani. Lasciò Gerusalemme e tornò a Tarso, dove riprese il mestiere e continuò a dedicarsi all’evangelizzazione. Fu proprio in questi giorni di Gerusalemme che, mentre pregava nel tempio, gli apparve Gesù e gli fece intendere che la sua missione si sarebbe dovuta indirizzare verso le genti.
La Missione ai Gentili e i Viaggi Apostolici
Qualche anno dopo, Barnaba andò a cercare Saulo per portarlo con sé ad Antiochia, dove instaurarono stretti legami con la comunità cristiana. Da questo momento in poi, Paolo si rivolse non solo alle comunità giudaiche, ma soprattutto ai Gentili (non-ebrei), fra i quali generalmente ottenne un successo maggiore. I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono inizialmente l'Arabia, quindi soprattutto la Grecia e l'Asia minore.
Si distinguono tre grandi viaggi apostolici:
- Primo Viaggio: Insieme a Barnaba, toccò l'isola di Cipro e le città anatoliche di Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe. Tornò ad Antiochia e poi a Gerusalemme per discutere con gli apostoli se i convertiti dal paganesimo dovessero rispettare o meno i precetti della tradizione ebraica (come la circoncisione). Paolo si oppose fortemente a questa richiesta, e, con il suo carattere energico, riuscì vittorioso.
- Secondo Viaggio: Accompagnato da Sila (e poi da Timoteo e Luca), si diresse nel sud della Galazia, poi in Macedonia e in Grecia. Si fermò a Corinto per oltre un anno, predicando ad Atene, per poi toccare Efeso e ancora Gerusalemme, e rientrare ad Antiochia.
- Terzo Viaggio: Partì nuovamente da Antiochia, si fermò tre anni ad Efeso, quindi raggiunse la Macedonia, Corinto e altre località, visitando le comunità fondate in precedenza prima di rientrare a Gerusalemme.
Durante il suo ministero, Paolo fondò nuove chiese in Grecia e Asia e mostrò una forte influenza sulla stessa chiesa di Gerusalemme. Analizzava i problemi delle comunità, forniva chiare direttive, sceglieva capi (presbiteri e vescovi) e faceva nuove visite, dimostrando una notevole capacità di gestire le risorse umane.

Imprigionamento, Processi e Martirio
A motivo delle tensioni sviluppatesi fra le comunità da lui fondate e i giudeo-cristiani circa l’osservanza di talune norme della legge ebraica, Paolo si confrontò con Giacomo. Accusato poi dagli ebrei di aver predicato contro la legge e di aver introdotto nel tempio un pagano convertito, venne arrestato a Gerusalemme. Essendo cittadino romano, si appellò al giudizio dell'imperatore e fu condotto a Roma. Vi giunse dopo la prigionia a Cesarea e diverse tappe in altre città. A Roma, dove si trovava anche Pietro, entrò in contatto con la comunità cristiana. Fu tenuto agli arresti domiciliari per alcuni anni, riuscendo a continuare la sua predicazione. Prosciolto per mancanza di prove, continuò la sua missione. Tuttavia, venne arrestato ancora una volta sotto Nerone.
Paolo presagiva ormai la fine e lanciò un commovente appello a Timoteo: “Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele…”. Condannato a morte dal tribunale romano, fu decapitato sulla via Ostiense, mentre Pietro fu crocifisso sul colle Vaticano. La tradizione riferisce che il martirio di Pietro e Paolo è avvenuto nello stesso giorno, il 29 giugno dell’anno 67. Le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano, per metterle al riparo da profanatori. Quasi un secolo dopo, papa Silvestro I fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura e in quell’occasione l’imperatore Costantino I fece erigere sulla tomba una chiesa, trasformata in Basilica nel 395, che sopravvisse fino al 1823, quando un violento incendio la distrusse; nello stesso luogo fu ricostruita l’attuale Basilica di San Paolo Fuori le Mura.
Teologia e Pensiero di Paolo
L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme. Mentre i vangeli si limitano prevalentemente a narrare parole e opere di Gesù, sono le lettere paoline che definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione - ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei successivi due millenni.
Il nucleo del pensiero di San Paolo si chiarì e articolò nei primi anni dopo la conversione. Per lui, la Legge era stata un pedagogo, un maestro che formava ed educava mediante precetti, ma rimaneva esterna all’uomo. Nella nuova alleanza, avvenuta con la morte e la risurrezione di Gesù, Dio stesso infonde una «legge nuova» nel cuore donando il suo Spirito. Cristo è il fine della legge, in lui si trovano la nuova alleanza e la nuova creazione; lui e nessun altro è il mediatore della salvezza e della giustificazione, la quale avviene per la fede senza che siano più necessarie le opere prescritte dalla legge, ed è dono dello Spirito. Questo concetto è riassunto nei misteri dell’Incarnazione, Cristo e la Chiesa, la salvezza universale, l’umiltà di Cristo, del suo primato sull’universo, l’impegno dei fedeli per la loro personale salvezza, la seconda venuta di Cristo e dell’Anticristo. Paolo inoltre delineò la figura e l’opera di Cristo sotto il punto di vista dell’Antico Testamento, del sacrificio, del culto, del sacerdozio e del tempio.

Personalità e Caratteristiche
La personalità di Paolo è una delle più ricche e complesse che si conoscano. Abbiamo la fortuna di possedere, negli scritti da lui dettati, annotazioni autobiografiche e introspezioni spirituali che rappresentano la prima grande espressione della letteratura psicologica. Alla base della sua personalità si trovava un fisico d’eccezione, duro, tenace, resistente alla fatica fisica e spirituale. Gli interminabili viaggi, i naufragi, le percosse e le fustigazioni subite, i disagi e le privazioni di ogni genere, le preoccupazioni spirituali per le comunità nascenti e gli ostacoli dagli avversari avrebbero facilmente avuto ragione di una costituzione fragile.
Paolo parlò di un’infermità nella carne in Gal 4,13ss come di un incidente che lo costrinse a prolungare il soggiorno in Galazia, e di un «pungiglione nella carne, un emissario di Satana che lo schiaffeggia perché non insuperbisca», 2Cor 12,7. Molte ipotesi sono state proposte per individuare la natura di questo morbo misterioso, ma sembra probabile che questo aculeo che lo affliggeva fosse l’ostilità degli Ebrei, suoi «fratelli secondo la carne», che lo pungeva e l’affliggeva fino alla disperazione.
Il suo carattere era indomabile, risentito e volitivo. L’arco delle sue oscillazioni andava dalla tenerezza affettuosa e delicata alle impennate più indignate e implacabili. Sapeva ferire e medicare, umiliare e infondere coraggio. Era fiero della propria autonomia e sufficienza, amava l’autosufficienza dello stoico, la franchezza di linguaggio del cinico. Era un uomo di azione dal temperamento virile e concreto, ma al tempo stesso un mistico, un contemplativo che cercava e trovava nella preghiera la fonte e l’energia dell’azione. Il suo mondo era la città, e traeva le sue immagini dal mondo umano (nascita, morte, soldati, stadio, schiavi, padroni, ecc.), a differenza di Gesù che parlava del seme, del lievito, dei fiori o della vite.
Fonti sulla Vita di Paolo
La ricostruzione della sua figura è possibile sulla base di due tipi di fonti principali:
- Le sue Lettere: Le tredici lettere di Paolo, raccolte nel Nuovo Testamento, scritte in greco tra gli anni 50 e 60, sono considerate la fonte primaria e più affidabile. Esse offrono un accesso diretto al suo pensiero, alla sua spiritualità e a molti dettagli autobiografici.
- Gli Atti degli Apostoli: Parte del Nuovo Testamento, attribuiti a Luca e composti in greco attorno agli anni 80, narrano il ministero itinerante di Paolo, dalla sua chiamata sulla "via di Damasco" fino all'arrivo a Roma e la messa agli arresti domiciliari. Sebbene fondamentali, talvolta presentano differenze con le lettere paoline, e i dati forniti da entrambe vanno soppesati con attenzione.
Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all'operato di Paolo. Altre fonti includono:
- Le fonti patristiche: Scritti dei primi padri della Chiesa.
- Gli apocrifi riferiti a Paolo: Come gli Atti di Paolo, gli Atti di Paolo e Tecla, le Lettere di Paolo e Seneca, e le Apocalissi di Paolo. Questi testi, sebbene tardivi e di scarso valore storico effettivo, testimoniano l'ampia influenza della sua figura.
Il Nome e i Titoli di Paolo
Da Saulo a Paolo
In At 13,9, l'autore degli Atti degli Apostoli, Luca, cambia il nome di Saulo in Paolo: «Saulo, detto anche Paolo». Questo passaggio del nome, sebbene suggerito dall'assonanza con "Saulo", ha anche un significato simbolico. Il nome Paolo (Paulus) deriva dal latino e significa «piccolo», un'umile identificazione che l'apostolo stesso poteva aver scelto per sottolineare la sua nuova identità e la sua servitù a Cristo, in contrasto con la grandezza del suo passato da fariseo e persecutore. Il nome è lo stesso del primo re degli Ebrei, vissuto nell'XI secolo a.C., «Saul».
Il Titolo di "Apostolo"
«Apostolo» è il titolo principale che Paolo si attribuisce nelle sue lettere e che la tradizione cristiana successiva gli ha confermato. È la traslitterazione del termine greco ἀπόστολος, apóstolos, che significa «inviato». A differenza dei dodici apostoli che seguirono Gesù durante il suo ministero pubblico, Paolo non lo conobbe direttamente durante la sua vita terrena e non fece parte del suo seguito. Egli stesso specifica nella Lettera ai Romani di essere «apostolo per vocazione» e in quella ai Galati che la sua apostolica vocazione gli è stata data non dagli uomini, ma da Dio Padre e da Gesù Cristo. In questo senso, la sua apostolicità è legata direttamente alla rivelazione del Cristo risorto sulla via di Damasco. Paolo è patrono, oltre che di Roma, di Malta e, dal 16 luglio 1914, della Grecia. Innumerevoli sono le basiliche e le chiese a lui dedicate in tutto il mondo; otto Comuni in Italia portano il suo nome, e ricordiamo anche la metropoli sudamericana di San Paolo del Brasile. Paolo protegge escursionisti, stampatori e fabbricanti di tende e viene invocato contro i morsi dei serpenti.