Palmerino di Guido: Tra Gubbio e Assisi nel Trecento

La città di Gubbio, con il suo splendido aspetto medievale intatto, ha rappresentato un crocevia artistico e culturale di rilievo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento. In questo contesto fiorirono importanti personalità artistiche, tra cui Palmerino di Guido, figura chiave nell'evoluzione della pittura umbra.

Veduta medievale di Gubbio

Identificazione e Contesto Artistico

Nel panorama artistico del suo tempo, Palmerino di Guido è oggi identificato con il cosiddetto Maestro Espressionista di Santa Chiara. Questa figura di spicco ha rielaborato in maniera autonoma la tradizione pittorica locale alla luce dell'inedita lezione giottesca.

La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, ha voluto restituire l’immagine di una città di media grandezza ma di rilievo politico e culturale nel panorama italiano a cavallo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, esponendo il suo patrimonio figurativo sia civile che religioso. In essa, dipinti su tavola, sculture, oreficerie e manoscritti miniati delineano, anche con nuove attribuzioni, le fisionomie di grandi artisti come Guido di Oderisi, il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.

Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, è oggi riconosciuto come uno dei protagonisti della cosiddetta “Maniera Greca”, attiva nell’ultimo trentennio del Duecento.

La Collaborazione con Giotto ad Assisi

Documenti d'archivio attestano la presenza di Palmerino di Guido ad Assisi già nel 1307 con la qualifica di pintore. Appena due anni dopo, il 4 gennaio 1309, un documento testimonia un debito saldato da un P. Guidi insieme a Giotto, permettendo di ipotizzare una stretta collaborazione tra i due maestri.

Con ogni probabilità, Palmerino partecipò alla decorazione della basilica superiore di San Francesco, per poi operare, sotto la guida del maestro toscano, nelle cappelle di San Nicola e della Maddalena della basilica inferiore. Una fonte menziona Palmerino di Guido come compagno di Giotto nel 1309 ad Assisi, dove dipinsero le pareti di due cappelle di San Francesco.

Affreschi della Basilica di San Francesco ad Assisi

Il Ritorno a Gubbio e le Opere Eugubine

Successivamente all'esperienza assisiate, Palmerino di Guido fece ritorno a Gubbio. Qui affrescò la chiesa dei frati Minori e altri edifici della città. Documentato a Gubbio a partire dal quarto decennio del Trecento, magistro Palmerino di magistro Guido risulta tra gli affiliati della confraternita di Santa Maria dei Laici. Nel 1321, a Palmerino pictore fu commissionata una Maestà per la Salecta Dominorum Consolorum della città, individuata nell'affresco staccato raffigurante la Madonna in trono con il Bambino tra santi, oggi conservato nel Palazzo Ducale di Gubbio.

La questione delle origini e il dibattito storiografico

La pubblicazione di un documento che testimonia di un Palmerino pictor de Senis residente ad Assisi nel 1299 ha rimesso in discussione la presunta origine umbra di Palmerino. Tuttavia, poiché già nel 1301 un Palmerutius Guidi risulta registrato tra i contribuenti del Comune di Gubbio, si può ipotizzare, in assenza di omonimia, che Palmerino, giunto da Siena ad Assisi alla fine del XIII secolo, si fosse poi trasferito a Gubbio, per essere richiamato ad Assisi dalle opportunità di lavoro offerte dal cantiere della grande basilica francescana.

Opere Attribuite e Stile

Il testo-chiave per la ricostruzione del catalogo del pittore consiste negli affreschi del transetto destro e delle vele della basilica di Santa Chiara ad Assisi. Secondo il racconto di uno dei miracoli post mortem di Sant'Agnese (Vita sororis Agnetis), un tale Palmerius avrebbe eseguito, per grazia ricevuta, un'immagine della santa proprio nella basilica dedicata a Santa Chiara; di quest'ultima non è, tuttavia, rimasta traccia.

La mostra “Gubbio al tempo di Giotto” ha esposto per la prima volta alla Galleria nazionale dell'Umbria quattro tavole di Palmerino di Guido. Queste opere raffigurano Maria Maddalena con i suoi lunghi capelli ramati a farle da veste, che incrocia il suo sguardo con quello eloquente di Zosimo, il quale le porge una tunica di un rosso acceso. A sovrastare la scena di vita, le tre figure di Cristo in trono (al centro) affiancato da Santa Caterina d'Alessandria (a destra) e San Francesco (a sinistra). Le tavole furono pubblicate nel 1967 da Giovanni Previtali nel suo volume su 'Giotto e la sua bottega'. Secondo lo studioso, la disposizione delle tavole poteva essere - probabilmente - su due facce: sul fronte Cristo in trono affiancato a destra della tavola con San Francesco e, a sinistra, Santa Caterina. Le tavole, che probabilmente facevano parte di una pala d'altare, hanno provenienza umbra, riconducibile ai monasteri legati all'ordine fondato da Santa Chiara, con il monastero folignate delle Vergini come il più indiziato.

Le quattro tavole di Palmerino di Guido: Cristo in trono, Maddalena e Santi

L'Eredità Artistica: Guiduccio Palmerucci

La creatività di Palmerino di Guido fu tramandata al figlio Guiduccio Palmerucci, oggi nome di convenzione, al quale sono ancora attribuiti "rapinosi polittici".

La Mostra "Gubbio al tempo di Giotto"

La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, curata da Giordana Benazzi, Elvio Lunghi ed Enrica Neri Lusanna, ha esposto il panorama artistico civile e religioso della città d’arte umbra tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento. L'esposizione è stata una delle più grandi mai realizzate sul tema e ha vantato circa 80 pezzi - molti di grandi dimensioni - provenienti non solo dal rilevante patrimonio artistico eugubino, ma anche dall’Italia e dall’Europa. Alcune delle opere sono state in mostra per la prima volta.

Per l’occasione sono state restaurate opere disperse nel corso della storia, tra cui pitture su tavola, sculture, miniature e documenti risalenti tra la fine del 1200 e la seconda metà del 1300.

La mostra è stata allestita in tre sedi: Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano e Palazzo Ducale, creando un circuito cittadino straordinario che ha raccolto opere presenti nel territorio e quelle che da tempo erano disperse, ricostruendo le vicende storiche e il patrimonio artistico di Gubbio nell’età comunale.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito alla mostra una medaglia di riconoscimento per l’alto profilo scientifico e l’impegno culturale del progetto. A questa onorificenza si affianca l’inserimento di “Gubbio al tempo di Giotto” nel programma del Festival del Medioevo, svoltosi a Gubbio dal 26 al 30 settembre 2018.

Riferimenti Bibliografici

  • G. Mazzatinti, Documenti per la storia delle Arti a Gubbio, Archivio storico per le Marche e l'Umbria 3, 1886, pp. 1-47.
  • V. Martinelli, Un documento per Giotto ad Assisi, StArte, 1973, 19, pp. 193-200.
  • E. Neri Lusanna, Percorso di Guiduccio Palmerucci, Paragone 28, 1977, 325, pp. 10-39.
  • F. Todini, B. Zanardi, La pinacoteca comunale di Assisi. Catalogo dei dipinti, Firenze 1980.
  • E. Lunghi, Affreschi del ''Maestro della Santa Chiara'' (e la primitiva decorazione del duomo di Giovanni da Gubbio), Paragone 32, 1981, 381, pp. 59-66.
  • G. Manuali, Aspetti della pittura eugubina del Trecento. Sulle tracce di Palmerino di Guido e di Angelo di Pietro, Esercizi 5, 1982, pp. 5-19.
  • F. Todini, Pittura del Duecento e del Trecento in Umbria e il cantiere di Assisi, in La pittura in Italia. Il Duecento e il Trecento, Milano 1986, II, pp. 375-413.
  • E. Lunghi, s.v. Palmerino di Guido, ivi, 1986a, p. 647; id., s.v. Palmerucci Guiduccio, ivi, 1986b, p. 647; id., La decorazione pittorica della chiesa, in M. Bigaroni, H.R. Meier, E. Lunghi, La basilica di S. Chiara in Assisi, Perugia 1994, pp. 137-282.

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