Il Polittico di Santa Caterina d'Alessandria, realizzato dal celebre artista senese Simone Martini, rappresenta un vero e proprio monumento all’arte medievale tardiva e alla raffinata sensibilità estetica del suo tempo. Quest'opera, eseguita tra il 1319 e il 1320, si distingue non solo per la sua complessità strutturale ma anche per l'approccio innovativo del pittore, che lo rende uno degli esemplari più significativi e completi giunti fino a noi.

Contesto Artistico e Biografia di Simone Martini
Simone Martini, vissuto tra il 1284 circa e il 1344, è il pittore che più incarna lo spirito gotico della pittura senese nella prima metà del Trecento. La sua arte segna un netto distacco dalla maniera bizantina, basandosi su caratteristiche costanti quali l'uso fondamentale della linea, soprattutto curva e sinuosa, per costruire l'immagine e l'apparato decorativo. Martini si distingue anche per una grande vivacità cromatica e per l'umanizzazione dei personaggi sacri, ritratti a modo di uomini o dame di corte. Questi stessi parametri si ritrovano in tutta la sua pittura, pur risentendo spesso dell'influenza giottesca.
Sua prima opera nota è la Maestà, un affresco realizzato nel 1315 nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. Già in questo lavoro, nonostante l'influenza della grande pala di Duccio da Boninsegna di pochi anni prima, l'opera mostra una decisa matrice gotica per la sua vivacità cromatica e l'enfasi della linea. Il Polittico di Santa Caterina d'Alessandria si colloca in un periodo cruciale della storia italiana, quando Siena era una città di grande importanza economica e culturale, un contesto favorevole all'arte che promuoveva lo sviluppo di nuove idee estetiche e intellettuali.
Descrizione del Polittico
Dati Tecnici e Dimensioni
Il “Polittico di Pisa” (noto anche come Polittico di Santa Caterina d'Alessandria) è una serie di dipinti di Simone Martini, realizzato con tecnica ad tempera su tavola nel 1319. L'opera misura complessivamente 195 x 340 cm.
Struttura Composita
L’opera è costituita da sette tavole grandi e sette tavole piccole che formano la predella. La tavola posta al centro è più larga delle altre, esattamente di un terzo, così come la tavoletta centrale (con le tre figure) appartenente alla predella. Simone Martini innova il modello di Duccio di Boninsegna costruendo una complessa composizione a tre registri sovrapposti, oltre alla predella. Tale soluzione diventerà un modello per successivi esemplari realizzati dallo stesso Simone e dalla sua cerchia.
Su ognuna delle sei grandi tavole che affiancano quella centrale con la Madonna e il Bambino, compare una figura di santo, sormontato da una coppia di apostoli e da un profeta nella cuspide. Lo schema compositivo conta in totale 43 personaggi, ritratti di tre quarti su fondo oro e racchiusi in archi trilobati.
La Predella
Nella predella, la tavola centrale (35 X 64 cm) è tripartita in questo modo: al centro è raffigurato Cristo nel sepolcro; a sinistra la Vergine, a destra San Marco. Le rimanenti tavole della predella, di 35 x 46 cm, mostrano anch'esse figure di santi e scene minori, attualmente conservate presso il Museo Nazionale di San Matteo.

Iconografia e Simbolismo
Il ciclo pittorico presenta una ricchezza simbolica che invita alla riflessione. Ogni figura rappresentata nel Polittico è carica di significato religioso, evocando temi centrali della fede cristiana come la Vergine Maria e il Cristo. Questi simboli sono espressi con maestria attraverso l’uso del colore e della composizione, creando un dialogo visivo che coinvolge lo spettatore emotivamente.
Stile e Innovazione Artistica
L'Impronta Gotica di Simone Martini
Simone Martini si distingue per un approccio unico alla pittura, caratterizzato da una linea sottile ma potente che guida lo sguardo verso dettagli straordinariamente raffinati. Il suo stile è profondamente influenzato dalla tradizione bizantina occidentale, ma Martini riesce a trascendere questi modelli consolidati, creando opere che esprimono una bellezza delicata e armoniosa. L'utilizzo sapiente del colore contribuisce ulteriormente alla creazione di un effetto atmosferico suggestivo, capace di evocare emozioni intense nello spettatore.
Caratteristiche Stilistiche Specifiche
I volti sono particolareggiati in tutti i dettagli anatomici, rivelando la grande capacità del pittore senese, ineguagliata in quegli anni, di dipingere volti realistici, addirittura ritratti. Colpisce l’intensità degli sguardi dei vari personaggi rappresentati. L’uso di raffinati accordi di colori chiari e luminosi si coniuga a un vivace naturalismo: ciò si osserva soprattutto nella sottile varietà degli atteggiamenti e nella resa delle vesti e negli incarnati dei volti.

Confronto e Evoluzione Stilistica
Nel contesto dell’evoluzione stilistica di Simone Martini, il Polittico di Santa Caterina d'Alessandria del 1319-1320 mostra ancora il cenno di sorriso arcaizzante nei volti delle figure, un tratto che andrà perdendosi in opere successive, come il Polittico di San Domenico di Orvieto (1323-1324), dove i volti assumono un aspetto più severo. Questa transizione è influenzata anche da possibili collaboratori, quali il cognato Lippo Memmi, che a partire dal 1323 iniziò ad adottare una tipologia di volti più austera.
Un altro elemento distintivo, presente nel Polittico di Santa Caterina, è l'uso di spille e ornamenti a legare il mantello sul petto delle figure femminili, dettagli che scompaiono in opere più tarde, come quelle orvietane. Questi due polittici orvietani successivi avevano volti più sereni, quasi un cenno di sorriso, rispetto a quelli più severi del polittico domenicano, che segna un'opera di svolta nell’arte del maestro senese per i suoi nuovi motivi decorativi, come il doppio giro di archi acuti sui bordi esterni delle areole e un nuovo punzone esfoliato a sette buchi.
La Complessa Storia dell'Opera
Committenza e Collocazione Originaria
Il polittico fu eseguito tra il 1319 e il 1320 da Simone Martini per l’altar maggiore della chiesa pisana di Santa Caterina d’Alessandria. Questa committenza pisana testimonia l'ampio raggio d'azione dell'artista senese.
Smembramento e Dispersione
Il polittico ha subìto una storia materiale complessa. Già menzionato dal Vasari e Baldinucci, l'opera rimase nella Chiesa di Santa Caterina fino a dopo l'incendio del 1651 che danneggiò gravemente la chiesa. Verso la metà del XVII secolo, l’altar maggiore di Santa Caterina venne rinnovato in stile barocco e l’opera fu smembrata (post 1680) quando la famiglia Del Rosso volle rinnovare l'altare maggiore. Le tavole furono rimosse e immagazzinate nel Seminario attiguo alla chiesa. Dopo varie vicissitudini, alcune tavole giunsero al Museo Civico di Pisa, mentre altre tornarono alla Chiesa d'origine.
Verso la fine del XVIII secolo, il canonico Sebastiano Zucchetti prelevò per la sua collezione alcune tavole, tra cui la predella e l’elemento con il San Giovanni Battista, che successivamente entrarono a far parte della collezione museale, contribuendo alla dispersione dell'opera originale.
Ricomposizione e Ricostruzioni Ipotetiche
Il polittico fu ricomposto solo nel 1946, in occasione della Mostra sulla Scultura Pisana del Trecento allestita presso l’ex convento di San Matteo, che tre anni dopo, nel 1949, diventò sede del Museo Nazionale. Da allora il polittico è esposto in questa sede. Tuttavia, negli anni Settanta, sulla base delle prime analisi scientifiche, si definì una nuova ipotesi ricostruttiva sia per la predella che per le tavole principali, evidenziando la complessità della sua storia e degli studi filologici.
Restauro e Collocazione Attuale
Il Museo Nazionale di San Matteo a Pisa
Attualmente, il Polittico di Santa Caterina d'Alessandria è conservato ed esposto al Museo Nazionale di San Matteo a Pisa. Il museo è ospitato in una parte di un antico convento di monache benedettine dell’XI secolo, intitolato a San Matteo. La raccolta museale ha origine dalla collezione del canonico Sebastiano Zucchetti e si è arricchita nel tempo con opere pittoriche e scultoree provenienti da donazioni e acquisizioni.
L'Importante Restauro (2010-2012)
Tra gennaio 2010 e dicembre 2012, il Polittico di Santa Caterina d’Alessandria (1320) è stato oggetto di un restauro “d’eccezione” presso il Museo Nazionale di San Matteo, a Pisa. Questo complesso lavoro è stato supportato da tecnologia all’avanguardia, permettendo di recuperare la luminosità originale delle tavole e di studiare più a fondo le tecniche esecutive di Simone Martini. Ancora oggi, osservare il Polittico di Santa Caterina provoca un senso di meraviglia e stupore. La luminosità delle tavole, ottenuta grazie alla tecnica a tempera, cattura l'attenzione dello sguardo e invita alla contemplazione. I colori vibranti esprimono la bellezza della natura e la forza della fede cristiana, creando un effetto emotivo che trascende il tempo.