La storia di Susanna è narrata nel Libro di Daniele dell’Antico Testamento (Daniele 13, 1-64), un testo che si può leggere nella Bibbia cattolica, sebbene non sia riportato nella Bibbia ebraica, dove è considerato apocrifo. Susanna è una figura biblica centrale, venerata in diverse tradizioni cristiane, che incarna valori positivi, obbedienza alla legge e fiducia in Dio. Il suo nome, infatti, deriva dall’ebraico "shushan", che significa "giglio", simbolo di purezza e fiore caro anche al Cantico dei Cantici. Il nome di Daniele, a sua volta, significa "El è mio giudice", un significato programmatico che anticipa il suo ruolo nella vicenda.

La Storia Biblica di Susanna
La vicenda di Susanna si svolge a Babilonia, durante l'esilio degli ebrei. Susanna, sposa di Ioachim, era una donna di rara bellezza, timorata di Dio e fedele al marito, educata secondo la legge di Mosè. La villa di Ioachim era adibita a Tribunale del popolo e frequentata da notabili della città e numerosi giudei.
La Tentazione e l'Accusa
Susanna soleva recarsi a passeggiare nel giardino chiuso adiacente alla villa verso mezzogiorno, quando gli ospiti tornavano alle proprie case. In quell'anno, due anziani giudici, stimati e ritenuti guide del popolo, frequentavano la casa. Entrambi si erano invaghiti della bellissima Susanna e, debitamente nascosti, la spiavano ogni giorno, sempre più ammaliati e ardenti di desiderio. Quando si resero conto di essere coinvolti dalla stessa passione, i due aspettarono l'occasione per sorprenderla da sola al fine di soddisfare la loro lussuria. L’occasione arrivò quando le ancelle, cui Susanna aveva ordinato di andare alla villa a prendere unguenti per il bagno, chiusero la porta del giardino.
Susanna, film di H.Hawks (1938)
Appena Susanna restò sola e indifesa, i due si introdussero nel giardino e, infiammati di lussuria, le si presentarono dichiarando la propria passione e pretendendo che si concedesse loro. Minacciarono di accusarla di adulterio, un reato che a quei tempi era punito con la morte, qualora non avesse acconsentito a giacere con loro. Susanna, nello smarrimento, dichiarò che era meglio cadere innocente nelle loro mani che peccare davanti al Signore. Così invocò a gran voce aiuto. Al suo rifiuto, i due trasformarono la lussuria in crudeltà fredda e disumana e si vendicarono accusandola pubblicamente. Quando arrivarono i servi a soccorrerla, i due anziani, gridando più forte, sostennero di aver sorpreso Susanna mentre giaceva con un giovane che però era riuscito a scappare. Il giorno dopo, il popolo si riunì in assemblea in casa di Ioakim. I due testimoniarono l'accaduto, riferendo il subdolo racconto che insieme avevano ordito. La moltitudine prestò loro fede poiché i due erano anziani e giudici del popolo, e la sventurata Susanna fu condannata a morte per adulterio.
L'Intervento di Daniele e la Giustizia Divina
A questo punto entra in gioco il giovanetto Daniele. Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di Daniele, il quale si mise a gridare: “Io sono innocente del sangue di lei”. Tutti si voltarono verso di lui dicendo: “Che vuoi dire con le tue parole?”. Daniele, in mezzo a loro, disse: “Siete così stolti, Israeliti? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare la verità. Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei” (Dan 13, 45-49).

L’intervento del giovane Daniele fu decisivo. Egli smascherò i due viscidi personaggi, interrogandoli separatamente. Poiché le loro versioni non coincisero, i due anziani, colpevoli di falso e calunnia, subirono la medesima condanna che avrebbero voluto infliggere a Susanna. Daniele divenne mediatore di salvezza per la donna, e questa operazione fu l’inizio del suo percorso pubblico di profeta. La sua fama crebbe fra il popolo (Dan 13, 45) nonostante la sua giovane età, dimostrando che si può dare fiducia ai giovani e che la loro sapienza è capace di distinguere i veri testimoni dai falsi.
Significato Teologico e Morale
Il tema sacro di Susanna e i vecchioni celebra la purezza matrimoniale, esalta la fedeltà e la castità della donna, e condanna la lussuria, la maldicenza e la menzogna. Questi vizi sono impersonati da influenti personaggi nella gerarchia ebraica, figure di riferimento per l'intera comunità che, secondo Daniele, approfittavano della loro posizione di prestigio per commettere azioni turpi e malvagie. Essi molestano la giovane e le infliggono violenza psicologica per abusare del suo corpo e, una volta rifiutati, senza alcuno scrupolo di coscienza la condannano a morte. Tuttavia, Susanna riacquisterà il suo onore. Si tratta di un episodio di violenza contro le donne che ha avuto una conclusione corretta, con punizione dei colpevoli e riabilitazione della vittima.
Il valore morale del racconto, concluso con l’assoluzione di Susanna e la lapidazione dei due iniqui testimoni, ne fece argomento di riflessione per i cristiani. Per i Padri della Chiesa, questa storia fornisce l’occasione di elogiare la fede solida nelle avversità. Cipriano vide in Susanna la figura della Chiesa di Cartagine accusata dagli scismatici (Ep 43, 4). Ippolito di Roma identificò Susanna con la Chiesa, Gioacchino con Cristo e i vecchioni con i persecutori della Chiesa (Com. in Dan 1, 12). «Nel senso evangelico - scrisse Ippolito - Susanna disprezzò coloro che potevano uccidere il corpo, in modo che potesse salvare la sua anima dalla morte». Ireneo di Lione, nel suo trattato Contro le eresie iv , 26,2, commentò la preghiera di Susanna: «O Dio eterno, Tu che conosci i segreti e conosci tutte le cose prima che avvengano», per lodare i presbiteri esemplari e condannare coloro che si separano dalla successione apostolica, che sono «eretici con uno spirito falso, o scismatici pieni di orgoglio e superbia, o anche ipocriti che agiscono solo per profitto e vana gloria».
La storia di Susanna e i vecchioni si misura con il tema della calunnia e del premio che il Signore dà a chi persevera nel bene, nonostante le accuse e i falsi giudizi che lo mettono gravemente alla prova. È anche esaltazione della purezza matrimoniale, della fedeltà e della castità. Al tempo stesso, intende sradicare maldicenze e calunnie, diffuse in tutte le società. È storia di tutti i tempi e anche di oggi: tante innocenti non hanno la sorte di Susanna, ma sono giudicate ingiustamente, calunniate nella loro identità, condannate ed uccise anche dal comune giudizio.
Ma c’è di più: la vicenda di Susanna divenne anche un simbolo di Gesù accusato e condannato ingiustamente. Come Susanna non proferiva una sola parola per difendersi, Gesù durante la sua passione taceva. Il racconto è un gioiello narrativo che sottolinea che la vera salvezza è quella dell’anima, da perseguire anche con il sacrificio della vita. Nella Vulgata, Girolamo lo posizionò alla fine del testo ebraico di Daniele, notando che non era presente nella Bibbia ebraica. Nonostante ciò, il consenso dei primi cristiani fu rapidamente favorevole a considerare il testo come canonico, un fatto che Origene attribuì al "nascondimento" da parte degli ebrei e alla successiva ricezione nelle Chiese cristiane. Il tema della tentazione, come la prevaricazione nei confronti della donna, che spesso diventa vittima non solo fisica attraverso lo stupro, ma anche nel giudizio ipocrita dei benpensanti, rimane un monito per tutti.
Susanna nell'Arte
L'episodio biblico ha avuto una grande fortuna iconografica, trovando raffigurazioni già graffite nelle catacombe romane del III/IV secolo. Un reale successo ha ottenuto a fine Quattrocento, anche per la diffusione in ambiente umanistico dei Poemetti di Lucrezia Tornabuoni, in cui sono narrate le pene subite dalla devota Susanna. Per tutto il corso del Cinquecento e ancora nel Seicento si trovano innumerevoli opere riferite al racconto sacro.
Evoluzione delle Rappresentazioni
Alcune di queste opere rappresentano la scena del processo e dell'intervento divino di Daniele, ma in misura assai più ampia si sono moltiplicate le rappresentazioni, più intriganti, di Susanna al bagno con i due vecchi voyeurs, ancora nascosti tra le frasche o spudoratamente accanto alla donna impaurita. Scenografici, splendidi dipinti di Susanne, più o meno discinte e inorridite dalle malsane profferte dei vecchioni, si susseguono nei decenni. Col passare del tempo, il drammatico tema delle molestie sessuali perde di consistenza, la sacralità della scena e la sua funzione didascalica finiscono per dissolversi, mentre viene privilegiato il lato profano e sensuale dell'esibizione di un seducente nudo femminile e di due ardenti spasimanti respinti.
Palma il Giovane, in uno dei suoi dipinti, raffigura il momento in cui i due anziani, sporgendosi dal parapetto, formulano la proposta lasciva alla bramata Susanna che, colta nella sua nudità, si sta coprendo con un manto. Questo dipinto appartiene a un gruppo di opere datate intorno al 1600, di medio formato e a destinazione privata, composte sul contrasto chiaroscurale (Mason 1984, p. 136). I due vecchioni sono calati nell’oscurità, mentre un'ombra profonda invade le loro cavità oculari. La loro calvizie è sfiorata dalla luce che invece bagna completamente il corpo di Susanna e le illumina il volto e le morbide carni. La tela non è identificabile con la «Susanna, nel giardino con i due vecchi» del Palma ricordata da Ridolfi (1648, II, p. 201) in casa Dolfin per via della diversità del momento tematico rappresentato (Mason 1984, p.136), anche se alcuni dipinti della collezione Contarini, tra cui quest’opera, appartenevano in precedenza a Bartolo Dolfin (M. Marconi 1962, p. 154).
Interpretazioni Artistiche nel Tempo
- Tintoretto, nella sua bellissima tela Susanna e i vecchioni (1557), offre una variante alla personalità di Susanna, non più eroina biblica ma donna consapevole di sé e della sua avvenenza. La scena è dominata da una raffinata e monumentale donna nuda, una Venere ornata di orecchini e di braccialetti, pettinata ad arte e circondata da gioielli e oggetti eleganti. Susanna si guarda allo specchio, non più santa ma alquanto compiaciuta.
- Alessandro Allori nel 1561 modifica la storia e muta radicalmente la personalità della giovane donna, dipingendo una Susanna che, lungi dall'essere timorata di Dio, si mostra disponibile e si fa palpare dai due libidinosi, trasformata in donna-oggetto di piacere per i maschi.
- Artemisia Gentileschi, in tre versioni, e Rembrandt nelle sue tele, la raffigurano in posizioni niente affatto sensuali, mostrando una Susanna particolarmente vibrante e disgustata dai due aggressori.
- Il fiammingo Jacob Jordaens nel 1653 mistifica l'episodio raffigurando una Susanna sfrontata, che sorride lieta e un po' beffarda all'arrivo dei vecchioni che verosimilmente ha già avvistato tra gli arbusti nell'atto di sbirciarla.
- Nel Settecento, Pompeo Batoni (1751) rappresenta Susanna sempre sorpresa e spaventata dai due aggressori, uno col dito puntato che la ricatta, l'altro ingiurioso che le porge un sacchetto di monete, trattandola da prostituta, un elemento forse inedito nell'arte legata all'episodio.
- Nell'Ottocento, Francesco Hayez (1850 ca) concepisce una Susanna che si volta spaventata dalla parte dell'osservatore, invitando una riflessione sul ruolo del fruitore dell'opera.
- Nel Novecento, Susanna appare nei titoli (Susanna al bagno, La casta Susanna, Susanna e i vecchioni), ma l'episodio è spesso solo un lontano ricordo erudito. Per Felix Vallotton, nel suo dipinto La casta Susanna (1922) è una mondana che si accorda con due uomini dal cranio lucido. Opere come Susanna e i vecchioni di Picasso (1955) la presentano come puro oggetto erotico, mentre i due giudici sono sempre più stralunati guardoni.

La Figura di Susanna nel Cristianesimo
Nel contesto del Cristianesimo, Susanna è una figura biblica venerata per la sua integrità e fede. È descritta come una persona che incarna valori positivi, obbediente alla legge e fiduciosa nel Signore. Nella Chiesa Cattolica, Susanna è vista come un testimone di fedeltà alla legge di Dio, rifiutando di sottomettersi a giudici ingiusti. La sua resistenza alle avances sessuali di due anziani, che minacciano di condannarla a morte, è un simbolo di questa fedeltà. Nel Cristianesimo delle origini, Susanna è un esempio di castità, perseguitata ingiustamente ma salvata da Dio. La vicenda capitata a Susanna sottolinea che la vera salvezza è quella dell'anima che bisogna perseguire anche con il sacrificio della vita (Hom. in Gen 15, 2).