Pala d'Altare: Storia, Evoluzione e Iconografia

Una pala d'altare è un'opera pittorica, o anche scultorea, di genere religioso che, come dice il termine, si trova sull'altare delle chiese o, qualora l'altare sia staccato dal muro, appesa alla parete di fondo del presbiterio. Le pale d'altare per la devozione privata erano dette altaroli ed erano di solito di più modeste o piccole dimensioni.

Essa è posta dietro l'altare maggiore, al centro della prospettiva della navata principale, dove si concentra l'attenzione del fedele durante lo svolgimento del rito sacro. La pala è un'opera di destinazione pubblica e risponde a un preciso intendimento, come un'azione di grazia o un voto. La sua realizzazione è sempre il risultato di un accordo tra l'artista e il committente, il quale esige la personalizzazione dell'opera.

L'Origine e le Prime Forme

Le prime pale d'altare vennero realizzate intorno all'XI secolo, ma ebbero poi un grande sviluppo a partire dalla fine del XIII secolo e nei secoli seguenti. Esse ornavano gli altari delle chiese cristiane e potevano assumere strutture e forme diverse.

La pala d'altare trae origine dal dossale, una tavola rettangolare, per lo più di andamento orizzontale, con figure canoniche quali la Madonna col Bambino o Cristo, affiancate da altri santi o da scene della loro vita. Successivamente si passò alla coordinazione di più tavole distinte, coordinate da cornici, generando strutture complesse quali il trittico o il polittico, a seconda che si trovino tre o più pannelli affiancati. In queste opere, al pannello centrale erano accostate figure di santi e apostoli, sempre in forma simmetrica. Il polittico è concepito come una grande parete monumentale in cui la cornice gioca un ruolo importante perché media tra lo spazio dipinto e lo spazio reale dell'edificio.

Nel XIV secolo, nel Duomo di Siena, mentre sull'altare maggiore campeggiava la canonica Maestà, si iniziarono a decorare gli altari laterali con pale che raffiguravano scene della vita della Vergine, aumentando la gamma di soggetti possibili, legati per la prima volta anche a singoli episodi evangelici.

Nel corso del '400, alla committenza religiosa, si aggiunse una committenza laica che, per motivi devozionali, ordinava l'esecuzione di dipinti d'altare anche nelle cappelle laterali e private delle chiese su cui esercitava il patronato.

Esempio di polittico medievale con cornice elaborata

L'Evoluzione verso la Pala d'Altare Unificata

Durante il Rinascimento fiorentino si iniziò a sviluppare una predilezione per le tavole uniche di forma quadrata o rettangolare, dotate magari di predella e pilastrini decorati, che vengono anche dette "pale" in senso stretto, in contrapposizione ai polittici. La transizione dal polittico gotico alla pala rinascimentale fu graduale. La sua verticalità ben si armonizza con le forme gotiche di gran parte delle chiese italiane.

Il prototipo della pala d'altare unificata nasce in Toscana intorno al 1440 ad opera di artisti come Beato Angelico (Pala di Annalena) e Domenico Veneziano (Pala de' Magnoli). Questo modello si sviluppa con l'affermarsi dell'iconografia della Sacra Conversazione che prevede la Madonna con il Bambino in trono inserita, al centro, nello stesso spazio dei santi con i quali intraprende una sorta di muto colloquio.

Nella zona inferiore della pala vi è la predella, che ospita episodi di storia sacra dal gusto popolare e narrativo. Di solito, è rappresentata la vita di un Santo, della Vergine o i tradizionali momenti della storia evangelica (la triade Annunciazione, Natività, Passione). La parte centrale è maggiore in scala.

Basilica di Santa Croce - Restauro pala d'altare famiglia Buonarroti

Componenti Strutturali e Innovazioni

Purtroppo, gli smembramenti dei polittici operati nel corso dei secoli e la localizzazione dei pannelli in diverse istituzioni museali non consentono di cogliere l'importanza della cornice originaria, vero manufatto artigianale affidato al legnaiolo o al marmorario.

Nel 1426, Masaccio esegue un polittico per la chiesa pisana del Carmine. Nel Polittico della Misericordia, diviso in 23 scomparti, Piero della Francesca sistema la Crocifissione nella cimasa, 5 scene della Passione di Cristo nella predella e, nella parte centrale, una maestosa Vergine.

Con l'affermarsi della pala unificata, la cimasa diviene assente ed è sostituita da una lunetta curvilinea poiché il tema della Crocifissione si trova già alle spalle, sulla parete dell'abside. Ma la vera novità è l'interazione tra cornice e architettura dipinta. La cornice, infatti, non è un semplice contenitore ma diventa parte integrante della scena, fondendosi con l'architettura illusoria del porticato. Le colonne della trabeazione della cornice si sovrappongono ai pilastri del portico quadrangolare con fregi all'antica e aperto su un giardino.

  • Beato Angelico, Madonna delle ombre, 1440-1450, affresco e tempera, 195 x 273 cm.
  • Lorenzo Monaco, Incoronazione della Vergine, 1414, tempera e oro su tavola, 506 x 447,5 cm.

Il Pieno Rinascimento e l'Innovazione Spaziale

Il processo di innovazione verso una versione unificata, priva di cornice e a unico scomparto, è rappresentata dalla Pala Montefeltro (Pala Brera) eseguita da Piero della Francesca tra il 1472 e il 1474. In quest'opera, l'ambientazione esterna sparisce.

L'affermarsi definitivo della pala d'altare come pannello unico e di grandi dimensioni con una scena ambientata sotto una cupola (una volta o una conca, comunque in un ambiente sacro chiuso) prosegue a Venezia nella chiesa di San Cassiano grazie ad Antonello da Messina negli anni 1475-76. Antonello è un genio perché rimarca la disposizione semicircolare e simmetrica dei personaggi nello spazio e assimila la profondità spaziale e la purezza geometrica delle forme di Piero della Francesca.

La soluzione di Giovanni Bellini per la Pala di San Giobbe segue senza dubbio l'insegnamento di Antonello. Alcuni anni prima (1472-74), infatti, Bellini realizza una Incoronazione della Vergine per la chiesa pesarese di San Francesco, nota anche come Pala Pesaro. La cornice, in legno scolpito e dorato, gioca ancora un ruolo importante nella definizione della cimasa (raffigurante una toccante Unzione di Cristo) e dei piccoli riquadri con otto santi disposti nei pilastri laterali. Si tratta quasi di una incoronazione terrena, che non ha nulla di trascendentale. I personaggi denotano tridimensionalità e solidità volumetrica. Il trono marmoreo e il pavimento policromo suggeriscono la profondità spaziale.

Dettaglio della Pala di San Zeno di Andrea Mantegna

Il Cinquecento e l'Iconografia

Il tema iconografico legato tradizionalmente alla pala d'altare cambiò durante il corso del Cinquecento. Infatti, era solitamente destinata a questo scopo una Sacra Conversazione. Il tema prevedeva la figura della Vergine seduta sul trono col Bambino e affiancata da alcune figure di Santi. Il pittore di Bologna Ludovico Carracci invece, nella sua Pala Bargellini del 1588, dipinse la Madonna di lato. Quindi, sul finire del Cinquecento, nelle pale d'altare iniziarono a comparire episodi legati alla vita dei santi e dei martiri-eroe.

La Visione di Leonardo da Vinci: La Vergine delle Rocce

Tra il 1483-84, la confraternita laica milanese dell’Immacolata Concezione si rivolse a Leonardo da Vinci per la realizzazione di un polittico da collocare all’interno della cappella della chiesa di San Francesco Grande (cosa che non avvenne mai). Con Leonardo, sparisce la muta conversazione tra la Vergine e i Santi.

Leonardo, infatti, preferisce l’incontro tra i piccoli Gesù Bambino e Giovanni Battista, alla presenza della Madonna e di un angelo, episodio avvenuto durante il ritorno dalla fuga in Egitto. L’ambientazione è nuovissima: al posto di un’architettura, la scena si svolge in un luogo aperto, nella penombra di una grotta, in un paesaggio indagato nei minimi particolari botanici e geologici.

Il gioco dei gesti e degli sguardi dei personaggi rimanda alla poetica degli affetti teorizzata dall’artista, a quei moti dell’animo che sono le cause interiori degli atteggiamenti dei personaggi. La disposizione piramidale dei protagonisti non esclude il fedele, che è direttamente coinvolto per mezzo dello sguardo e del gesto della mano dell’angelo. Il paesaggio è reso mediante sottili modulazioni luminose e sfumature cromatiche che si fanno più vaghe e indefinibili in lontananza. Questa indagine sulla pala d'altare rinascimentale nel corso del Quattrocento italiano non esaurisce il tema.

Schema della disposizione piramidale nella Vergine delle Rocce di Leonardo

Il Periodo Barocco: Grandiosità e Scultura

Durante il periodo Barocco, quando era ormai diffuso il culto di alcuni santi fortemente sostenuto dalla Controriforma, si passò ad un'unica opera su tela, solitamente raffigurante il patrono della chiesa. Più frequenti in Europa che in Italia, troviamo pale scolpite e spesso dipinte, a basso o ad altorilievo, in tutti i materiali lavorabili: legno, ogni sorta di pietra, osso e avorio.

Dall'epoca barocca è facile incontrare, oltre ad enormi tele scenograficamente incorniciate di stucchi e colonne, dei veri e propri gruppi scultorei a tutto tondo. Nella Spagna essa assume la particolare forma del retablo, una struttura composita che riveste l'intera parete di fondo del presbiterio, fino al soffitto, e che è solitamente scolpita con colori vivacissimi.

Esempio di retablo barocco spagnolo

Analisi Dettagliata di un'Opera Specificata: una Pala di Tiziano

In una notevole pala d'altare, Tiziano non mette la Vergine ed il Bambino al centro della scena, donando così maggiore movimento all'opera. La modella usata da Tiziano per il ruolo della Vergine è sua moglie. Appena più sotto alla Vergine ed il Bambino ci sono San Francesco d'Assisi (con le stimmate sulle mani) e San Antonio da Padova.

Sulla sinistra della scena c'è un enorme stendardo rosso con su lo stemma Papale e poco più sotto lo stemma della famiglia di Jacopo. Ma sulla destra dell'opera ci sono altri protagonisti. Secondo lo studioso Guerino Lovato, l'uomo in secondo piano dietro San Francesco non è San Antonio da Padova, ma frate Leone, il quale, assistendo al miracolo delle stimmate, gira lo sguardo altrove.

Due grandi colonne sullo sfondo sottolineano la grande verticalità e altezza dell'opera, portando anche il nostro sguardo verso il cielo. Neanche la loro posizione è scelta a caso, ma stanno proprio lì per mettere in risalto due dei protagonisti più importanti: San Pietro e la Vergine. La tela è stata sottoposta ai raggi X ed è stato scoperto che Tiziano, prima di dipingere le colonne, ha provato tante altre soluzioni architettoniche.

Dettaglio della Vergine e del Bambino nell'opera di Tiziano menzionata

Esempio Notevole: "La Disputa di Gesù con i Dottori del Tempio"

Un'altra splendida pala d'altare raffigura "La disputa di Gesù con i dottori del tempio". Si tratta di un'opera di ragguardevoli dimensioni eseguita ad olio su tela. Si coglie nella pittura un'efficace soluzione dei comparti architettonici e decorativi, con un impianto delle figure ottimamente costruito. Si possono osservare chiari riferimenti alle soluzioni formali dei pittori della seconda metà del XVI secolo cremonese.

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