La Basilica Cattedrale di Maria Santissima Assunta, situata nel cuore di Nardò, è un monumento nazionale dal 1897 e una Basilica Pontificia minore dal 1980. La cattedrale oggi è il risultato di un lungo processo che ha visto sovrapporsi e intrecciarsi diversi stili architettonici, rendendola un autentico palinsesto artistico. Al suo interno custodisce un inestimabile patrimonio d’arte, fatto di affreschi e di tele, di altari e sculture lignee.

Storia e Architettura
La cattedrale sorge, probabilmente, sul luogo dove un tempo fu fondata l'antica chiesa di Sancta Maria de Neritorio, ad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste. Il cenobio, dedicato alla Madonna Assunta, è presente sin dal 1088. L'edificio ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli.
Le Origini e le Prime Trasformazioni
Nonostante non vi siano documenti che lo possano appurare univocamente, si pensa che la cattedrale risalente ai secoli VII-XII sia stata fatta costruire sull'antica chiesa basiliana Sancta Maria de Neritorio, voluta da Goffredo nel 1055. Su tali rovine, nel 1088, il normanno Goffredo l’Inclito, conte di Conversano, signore di Nardò, innalzò la chiesa attuale. La facciata doveva essere "a capanna", secondo un diffuso modello dell'arte romanica, e la copertura a capriate in legno di abete e tegole.
Il corpo dell'edificio fu modificato a partire dal 1354, quando l'abate Azzolino De Nestore ricostruì la facciata, crollata a seguito di un sisma, e allungò la navata con due cappelle per parte, creando così le due navate laterali. Altri consolidamenti furono realizzati nella prima metà del XV secolo, probabilmente dopo il terremoto del 1456.
Interventi Gotici e Rinascimentali
Alcuni probabili eventi sismici, riportati in documenti storici apocrifi, dovettero causare il crollo della navata nord della chiesa intorno alla metà del XIII secolo. La ricostruzione fu effettuata secondo lo stile gotico, con archi a sesto acuto e l'utilizzo della pietra carparina. I nuovi pilastri furono arricchiti con semicolonne. Il piano di calpestio fu elevato di circa 40 cm rispetto alla costruzione di epoca normanna. È probabile che nello stesso periodo sia stato effettuato un primo arretramento dell'abside maggiore per creare un nuovo spazio presbiteriale.
Alla seconda metà del XIII secolo appartiene la costruzione dei primi tre livelli del campanile. Nella prima metà del XIV secolo, la chiesa fu interessata da sostanziali interventi strutturali: furono arretrate di 19 metri le tre absidi, per cui il campanile rimase inglobato nella fabbrica della chiesa. Fu rifatta la facciata con l'aggiunta di due corpi avanzati accanto all'ingresso principale, fu creata la monumentale porta laterale che guarda verso la piazza, e le capriate antiche furono sostituite da nuove arricchite di decorazioni policrome.
Il Barocco e i Restauri Ottocenteschi
La ricostruzione della facciata avvenne nel 1725, sotto l'episcopato di Antonio Sanfelice, ad opera dell'architetto Ferdinando Sanfelice, fratello del vescovo, cui si devono anche molti lavori di ricostruzione degli interni nello stile dell'epoca (battistero 1728). L'aspetto attuale della fabbrica si deve, infine, ai lavori di ripristino e di restauro operati fra il 1892 e il 1899, che riportarono la chiesa al suo aspetto più classico, liberandola da superfetazioni e riportandola alla sua facies medioevale.
Nel 1815 un fulmine colpì il campanile e fece nuovamente crollare la parte ricostruita dopo il terremoto del 1743, che sfondò il tetto della navata sinistra. La mancanza di manutenzioni compromise nel corso del XIX secolo la tenuta degli stucchi, ammalorando tutte le superfici interne della chiesa. Durante l'episcopato di Michele Mautone (1876-1888) si progettò di abbatterla per costruirne una nuova di stile neo-gotico. Il progetto, benché approvato, non fu eseguito per la strenua opposizione del vescovo Giuseppe Ricciardi (1888-1908), il quale promosse un restauro integrale della cattedrale.

Il Patrimonio Artistico: Affreschi e Opere d'Arte
La chiesa ha tre navate, le colonne e le pareti sono affrescate con opere duecentesche, trecentesche e quattrocentesche. Tra queste spiccano le icone di San Nicola (inizio XIV secolo), Sant’Agostino (fine XIV secolo), Cristo Pantocratore (fine del XII secolo), Madonna col Bambino (attribuibile al periodo angioino, primi anni del XIV secolo) e il trittico di San Nicola, Madonna col Bambino e la Maddalena (1390 ca.), la Madonna della Sanità (1234, autore Bajlardo).
Gli Affreschi di Cesare Maccari
Tra il 1896 e il 1899, il celebre pittore senese Cesare Maccari (Siena 1840, Roma 1919) ridipinse ad affresco il presbiterio, l'abside e il coro, opere volute dal vescovo Giuseppe Ricciardi (1888-1908). Questi affreschi sono di notevole rilevanza artistica e spirituale.
L'Assunzione di Maria nell'Abside
Nell'abside, l'affresco dell'Assunzione di Maria presenta una visione pittorica e plastica, con un'insolita separazione tra terra e cielo. La Vergine in preghiera, sorretta da angeli musicanti, è raffigurata con tratti somaticamente reali, trasfigurati artisticamente. I colori sono ricercati e cangianti, esaltando la matericità dei tessuti e conferendo grazia alle figure.
Scene Storiche e Religiose
Il ciclo di affreschi di Maccari include anche rappresentazioni di memorie storiche e religiose della storia neretina, come la Traslazione delle reliquie di San Gregorio Armeno e il Miracolo del Cristo nero. Questi temi sono profondamente radicati nella religiosità popolare locale.

Il Crocifisso Nero
Di notevole rilevanza è anche il Crocifisso ligneo del XII secolo, detto il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro. Si narra, senza supporti storici e documentali ma con spirito devozionale, che nel 1255 i saraceni tentarono di bruciarlo. Durante il trasporto all'esterno della chiesa, il crocifisso urtò lo stipite della porta e un dito venne completamente reciso dall'impatto. Il dito spezzato, di cui non si aveva più notizia, è stato ritrovato durante il restauro effettuato nel 1955. Studi recenti spostano la datazione del simulacro al XIII secolo, mentre la tradizione voleva che fosse stato portato a Nardò nell’VIII secolo dai monaci basiliani.
Altre Opere d'Arte
Tra le altre opere custodite all'interno della cattedrale, si segnalano una tela barocca con la Madonna del Carmine di Paolo De Matteis (primo altare a destra), un settecentesco Battesimo di Cristo di Leonardo Antonio Olivieri nella cappella del Battistero (prima a sinistra). Meritano attenzione anche gli altari intagliati da Placido Buffelli.
Il Volume sulla Cattedrale
La pubblicazione di un volume dedicato alla cattedrale, realizzata su iniziativa della consigliera comunale Daniela Bove in collaborazione con la Diocesi Nardò-Gallipoli e il Comitato Feste Patronali, mira a rendere omaggio al valore storico, artistico e spirituale di questo edificio sacro. Il volume, dopo un'introduzione e cenni storici, racconta le complesse vicende della sua costruzione e delle numerose trasformazioni subite nei secoli, valorizzando il patrimonio d'arte che custodisce.
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