Il dibattito sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane è un tema ricorrente, che periodicamente riaccende la discussione su laicità dello Stato, libertà religiosa e valori culturali. Recenti episodi e pronunce giurisprudenziali continuano ad alimentare questa complessa riflessione.

Un Caso Recente: Il Professor Zotti e la Rimozione del Crocifisso
La questione è stata vividamente riproposta dal caso del professor Davide Zotti, insegnante al liceo “Carducci” di Trieste. Il professor Zotti si è trovato a doversi difendere dall’accusa di aver rimosso il crocifisso dalla sua aula, ricevendo una missiva che lo informava di un procedimento disciplinare a suo carico. Questo insegnante, che presta il suo servizio da anni senza aver mai avuto un problema, aveva rimosso la figura di Cristo inchiodato perché, da omosessuale e responsabile scuola dell’Arcigay, si era sentito offeso per un’intervista rilasciata dal cardinal Camillo Ruini al Corriere della Sera. Con i suoi difensori, il professor Zotti ha spiegato al dirigente vicario dell’Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia che “la laicità è garanzia di pluralismo e attenzione a tutte le differenze”.
La Normativa e i Precedenti Giurisprudenziali
La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche si basa storicamente sull’articolo 118 del Regio Decreto numero 965 del 30 aprile 1924 e sull’articolo 119 del Regio Decreto numero 1297 del 26 aprile 1928. Tuttavia, nel corso degli anni, diverse pronunce giudiziarie hanno cercato di definire la sua natura e il suo ruolo:
- Il 18 marzo 2011, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, accogliendo un appello proposto dallo Stato Italiano, si è espressa a favore del crocifisso. La Corte ha osservato che “un crocifisso apposto su un muro è un simbolo passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose”.
- Un precedente orientamento del Consiglio di Stato n. 4575 del 2006 aveva già stabilito che “il crocefisso non è qualificabile alla stregua di un arredo scolastico, attese le sue molteplici implicazioni simboliche”.
- La prima sentenza di peso su questo tema, da parte del Consiglio di Stato, è la decisione 556 del 13 febbraio 2006. I giudici di Palazzo Spada respinsero il ricorso di una cittadina finlandese che chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola media di Abano Terme, frequentata dai suoi figli. Due anni prima, la Corte Costituzionale non era entrata nel merito, poiché l’affissione del crocifisso non è prevista da una legge, ma da regolamenti sugli arredi scolastici (sui quali la Consulta non è tenuta a sindacare). La stessa signora finlandese si rivolse in seguito alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che in prima istanza, nel 2009, condannò lo Stato italiano a risarcire 5mila euro alla ricorrente.
- Il Consiglio di Stato, con un'importante sentenza, ha categoricamente affermato che il Crocifisso non è né «suppellettile», né un «oggetto di arredo», né un «oggetto di culto». È piuttosto «un simbolo che esprime in modo adeguato l'origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà di autonomia della sua coscienza morale nei confronti dell'autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione che connotano la civiltà italiana». Questi valori, sebbene di origine religiosa, «vanno vissuti nella società civile in modo autonomo e possono essere laicamente sanciti per tutti, indipendentemente dall'appartenenza alla religione che li ha ispirati».
- Questa sentenza ha anche posto fine alla questione sollevata nel 2003 dal presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, Adel Smith, che aveva fatto ricorso al Tribunale dell'Aquila per la rimozione del crocifisso in una scuola in provincia dell'Aquila. Il suo ricorso fu inizialmente accolto in via cautelare, ma l'ordine di rimozione venne poi sospeso.
Laico non significa blasfemo: Il Dibattito su Identità e Valori
Il dibattito sul crocifisso spesso si concentra sul significato della laicità e sull'identità culturale del Paese. Le diverse posizioni riflettono una profonda divisione:
Il Crocifisso come Simbolo di Valori Condivisi e Identità Culturale
Molti sostengono che il crocifisso sia un simbolo che trascende la mera appartenenza religiosa, incarnando valori civili e laici fondamentali per la cultura italiana ed europea.
- La scrittrice e parlamentare comunista di origine ebraica, Natalia Ginzburg, in un articolo del 1988 sull’Unità intitolato "Quella Croce rappresenta tutti", sottolineava che «il crocifisso non genera nessuna discriminazione. “È un simbolo che unisce, invece, e rappresenta i principi su cui poggia la cultura europea e di cui è intrisa l’identità storico-culturale del nostro Paese. Se la scuola non è solo accumulo di nozioni, apparentemente quanto impossibilmente 'neutre', non dobbiamo certo averne paura”».
- Secondo i vescovi italiani, le sentenze hanno dato una «lettura positiva e non restrittiva della laicità: non è un simbolo discriminatorio, ma richiama valori civilmente rilevanti» che «racchiude completamente: tolleranza, pace, condivisione e accoglienza appartengono non solo alla fede, ma costituiscono attraverso questo simbolo un segno identitario della nostra cultura intrisa di Cristianesimo». Essi ritengono che il crocifisso nelle scuole abbia «una funzione simbolica, altamente educativa, a prescindere dalla religione professata da docenti e alunni».
- Il vescovo di Fabriano ha rimarcato che «il crocifisso non fa male e non offende nessuno».
- Monsignor Giovanni d’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, ha dichiarato che «il crocifisso, oltre ad essere un simbolo religioso, è un simbolo 'laico' di estrema importanza», ricordando le parole di un Imam che, durante un dibattito, chiese: «Ma perché volete togliere il crocifisso?».
- Per l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, «il crocifisso è diventato un fenomeno di cultura e di civiltà e ha reso la nostra società più capace di comprensione, accoglienza, perdono. Il crocifisso non può essere strappato, prima che dalle mura di scuole o edifici pubblici, dal nostro cuore».
Le Voci Critiche e le Riflessioni sulla Laicità
Nonostante le argomentazioni a favore, persistono le obiezioni che evidenziano una possibile incompatibilità con il principio di laicità o un'offesa per chi non si riconosce nella tradizione cristiana.
- Enrico Borselli della Rosa nel Pugno e Adel Smith hanno affermato che «in questo modo i cittadini non cattolici sono discriminati».
- Un'altra prospettiva, presente nel testo, suggerisce: "Tradizione per tradizione, allora anche lo ius primae noctis o il delitto d’onore erano delle tradizioni. Eppure non mi pare che nessuno si sia lamentato quando sono stati aboliti. Chi vuole il crocefisso per forza, se lo porti al collo. E ogni tanto magari si chieda se si comporta davvero da buon cristiano." Questo punto di vista evidenzia la necessità di una coerenza tra il simbolo e il comportamento, e critica una difesa del crocifisso che sia solo di facciata.
- Il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, invita «a non imporre ad altri ciò che ognuno pensa che sia unico», aggiungendo che «il crocifisso non è solo una questione individuale».

La Reazione della Politica e della Chiesa
Le posizioni politiche e religiose sulla questione sono spesso polarizzate, evidenziando la delicatezza del tema:
- L’uscita del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che aveva proposto di sostituire il crocifisso con una cartina geografica e la Costituzione, venne bocciata da quasi tutti i partiti. Il Movimento 5 Stelle sottolineò che «non è un tema all’ordine del giorno, le scuole italiane hanno ben altri problemi, seri e concreti. Messa in sicurezza degli istituti, e loro ammodernamento, aumento degli stipendi...».
- I vescovi italiani espressero «stupore e sconcerto» per le «parole dette in modo avventato». Il segretario della Cei, monsignor Stefano Russo, dichiarò: «Spiace che si ritorni, con una certa periodicità, su questo tema, cui peraltro hanno già risposto due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo».
- Tra le forze politiche, il blocco centrista si è mostrato compatto. Per Rocco Buttiglione, «il crocifisso è un simbolo culturale che ha una valenza civile e non solo un significato religioso». Luca Volontè dell'Udc ha affermato che la sentenza del Consiglio di Stato «smonta tutto il maleducato can-can di questi anni». Il ministro per le Riforme Roberto Calderoli ha aggiunto che «la sentenza rappresenta la vittoria del buon senso e dei nostri valori che, oltre che cristiani, sono valori di civiltà». Per Maurizio Gasparri, la sentenza assume un «significato morale essenziale» in un momento in cui «i valori fondamentali della cristianità e tratti dell'identità nazionale vengono messi in discussione da movimenti fondamentalisti».
- Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino, ha commentato che «c’è chi sventola i rosari come fossero bandiere e chi chiede di togliere i crocefissi dalle pareti. Ma sono due facce dello stesso errore», sostenendo che «il tema non è l’oggetto ma ciò che rappresenta: il crocifisso o il rosario sono simboli di una religione di pace e condivisione».
Oltre il Simbolo Materiale: I "Crocifissi Viventi"
Al di là della controversia sull'oggetto fisico, emerge una riflessione più profonda sul significato intrinseco della croce e sulla sua testimonianza nella vita quotidiana.
Nel muro di un liceo, come ricordato da un'esperienza personale, anche senza il crocifisso, l'impronta della croce sulla polvere, una scritta di speranza e un chiodo piantato su quell'ombra, portavano con sé un significato ben preciso. Questo suggerisce che il simbolo può risiedere anche nell'assenza o nella memoria.
La fede, il Vangelo e la Chiesa, come testimoniato quotidianamente da Papa Francesco, si manifestano soprattutto nella cura degli "ultimi". I veri "crocifissi da togliere e da proteggere" sono i poveri del mondo che andrebbero sollevati dalla miseria, i bambini sfruttati che gridano aiuto, i senza dimora che chiedono attenzione, i giovani che hanno bisogno di relazioni significative, gli abbandonati, i perseguitati, gli esuli, i malati, i profughi e i migranti. Il desiderio sarebbe che questi crocifissi viventi, inchiodati nelle miserie del mondo, fossero al centro dei dibattiti, delle contese ideali, delle prime pagine dei giornali, delle azioni dei politici, degli insegnamenti scolastici e della missione di tutta la Chiesa.
La storia di una chiesa in Germania, crollata durante la guerra, dove fu recuperato un crocifisso gravemente danneggiato e senza braccia, è emblematica. I parrocchiani decisero di mantenerlo così, ponendo alla base la frase: “Ich habe keine anderen Hände als die die euren” (Non ho altre mani che le vostre). Questo episodio richiama la chiamata della comunità cattolica a essere le mani di Gesù nel mondo, un concetto incarnato da diverse attività di servizio.
L'Uomo in croce, Cristo, l’Amore infinito, spesso inquieta e scomoda, e più di qualcuno vorrebbe toglierselo da davanti agli occhi. Egli ricorda a tutti che l’uomo è niente quando lotta solo per se stesso, quando vincono l’egoismo e l’amor proprio, la brama di desideri e di ricchezza, l’autoaffermazione e il compiacimento personale. Amare e difendere i simboli, dunque, significa farlo con la consapevolezza di ciò che conta davvero: soccorrere e liberare ogni vittima, poiché nessuno potrà mai eliminare i crocifissi che la vita ci pone davanti agli occhi ogni giorno, perché i poveri sono sempre con noi.
San Paolo della Croce | DOCUMENTARIO COMPLETO
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