Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, è uno dei santi più venerati al mondo. La sua vita, segnata da eventi straordinari, umiltà profonda e devozione incrollabile, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa e nel cuore di milioni di fedeli. La sua storia inizia in un piccolo paese del Sud Italia, Pietrelcina, e si snoda attraverso decenni di sofferenze, persecuzioni e opere prodigiose, culminando nella costruzione di un ospedale che ancora oggi è un faro di speranza.
La Nascita e l'Infanzia a Pietrelcina
Francesco Forgione nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo paesino agricolo in provincia di Benevento. La sua nascita avvenne in Vico Storto Valle 27, in seguito rinumerato 32, con l'aiuto della levatrice Graziella Formichelli. Si racconta che la levatrice, dopo il parto, vedendo il piccolo ancora avvolto nella pellicola amniotica, esclamò: “Il bimbo è nato ravvolto in un velo bianco e questo è un buon segno: egli sarà grande e fortunato.” Il battesimo del neonato, a cui fu imposto il nome Francesco, fu celebrato il giorno seguente dal curato della chiesa arcipretale di Pietrelcina, sotto il titolo di S. Maria degli Angeli. La levatrice Grazia Formichelli, figlia di Andrea, e Pellegrina Malagini furono le comari.
Già nell'infanzia, Francesco manifestava una sensibilità spirituale precoce, ma anche una certa introversione. La sua infanzia contadina, trascorsa pascolando le pecore in contrada “Piana Romana” insieme ad amici come Anna, futura madre di Fra Modestino, forgiò un carattere semplice e radicato nella fede.
La Vocazione e i Primi Passi nel Convento
Il chierico fra Pio da Pietrelcina, che al secolo si chiamava Forgione Francesco, il 21 gennaio 1903 fu vestito dei panni di probazione da fra Tommaso da Monte S. I frati del convento, preoccupati per "una misteriosa malattia", decisero per un periodo di riposo a Pietrelcina, nella casa del fratello Michele. Nonostante queste interruzioni, gli studi di fra' Pio non si interruppero. Finito il primo anno di Teologia a Serracapriola, proseguì gli insegnamenti nel Convento di Montefusco con i Padri Agostino da San Marco in Lamis, Bernardino e Bonaventura da San Giovanni Rotondo e Luigi da Serracapriola.
Il 27 gennaio 1907 professò i voti solenni. L'anno seguente, a novembre, ultimati gli studi, si recò nuovamente a Montefusco per la teologia e nel luglio seguente ricevette l'ordine del diaconato al noviziato di Morcone. Qualche mese di pausa lo trascorse nel convento di Gesualdo (AV) e il 10 agosto 1910, nel duomo di Benevento, fu ordinato sacerdote, con un anno di anticipo rispetto alle norme del diritto canonico.

Le Stimmate e le Sofferenze
Secondo gli agiografi, ma anche per logica, la sua trasformazione e sofferenza fisica si manifestò dopo l'ordinazione sacerdotale, con la comparsa sulle mani delle stimmate "provvisorie". Fra' Pio comunicò in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis che la prima volta fu l'8 settembre 1911. Il fenomeno si ripeté per quasi un anno, ma il suo silenzio era solo per nascondere la vergogna che sentiva.
Nell'ottobre del 1911, durante uno dei tentativi di Padre Pio di riprendere la vita claustrale, fu accompagnato al Convento di Venafro, in provincia di Napoli, dove vi rimase una quarantina di giorni. Durante la permanenza in quel convento si verificarono fenomeni sconvolgenti: visioni, tormenti, estasi e lotte con Satana, con rumori che facevano scappare i frati e le persone che abitavano nelle vicinanze. Il Padre visse quasi un mese senza prendere cibo, nutrendosi solo con l'Eucaristia della Santa Comunione. Anche in questo convento accaddero fatti strepitosi, quasi che la presenza di Padre Pio fungesse da calamita per fenomeni inspiegabili.
Il maligno, il demonio, gli sarebbe apparso per la prima volta sul finire del 1902, come “un uomo orrido e di smisurata altezza” e lo avrebbe scacciato, dicono i suoi biografi, “grazie all’intervento di una figura di luce, uomo di rara bellezza fulgido come il sole, forse San Michele Arcangelo”. Gli interminabili e poderosi attacchi diabolici contro Padre Pio si protrassero fino agli ultimi giorni della sua vita.
A Venafro, la salute di Padre Pio non migliorò, così, per disposizione del Padre provinciale padre Benedetto, fu accompagnato da Padre Agostino il 7 dicembre 1911 a casa sua a Pietrelcina. Non era la prima volta che il rientro nel suo paese gli portava beneficio, tanto che ricominciò a dire la messa in modo abituale, come non fosse mai stato malato. "Partimmo da Venafro la mattina del 7 dicembre. L'8 poté cantare la messa assistito da me e dall'arciprete Pannullo come se nulla avesse sofferto. Certo la malattia era misteriosa, come misteriosa la Permanenza a Pietrelcina."
L'Arrivo a San Giovanni Rotondo e le Prime Voci
I superiori seguivano Padre Pio affettuosamente, guidandolo negli studi ancora prescritti e provvedendolo di tutto quanto gli occorreva. Era ritenuto malato di tubercolosi. Il clima di Foggia non era molto favorevole alla sua salute; il caldo soffocante gli toglieva il respiro. Per sottrarlo ai disagi della calura, il suo superiore e confratello Padre Paolino pensò di portarlo per qualche giorno in collina: a San Giovanni Rotondo, sul Gargano. In quel paese, allora remotissimo, Padre Pio si trovò a suo agio e, dopo un breve ritorno a Foggia, vi tornò definitivamente nel settembre del 1916. La storia su Padre Pio per la sua beatificazione scrive che la sangiovannese Lucia Fiorentino (1889-1934) ha testimoniato che “mentre era assorta in preghiera, ebbe una ‘visione immaginaria’ premonitrice dell’arrivo di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.”
Nel settembre del 1919, Padre Pio comunicò al suo direttore spirituale, Padre Agostino, che il 14 settembre 1919 gli era apparso "in mezzo al palmo delle mani un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore. Questo dolore è più sensibile alla mano sinistra." Questo evento segnò l'inizio delle stimmate permanenti, il segno più evidente della sua unione con Cristo.
Nel 1915, Papa Benedetto XV, con "una rescritto" della Sacra Congregazione dei Religiosi del 15 febbraio, diede il permesso a Padre Pio di vivere fuori dal convento, conservando l'abito religioso, "fino a quando persiste la presente necessità".
La Fama e le Persecuzioni
Le notizie e le testimonianze sulle “virtù del frate” si diffusero rapidamente. Molti riferivano sensazioni particolari al vederlo da lontano, al suo passaggio, o dopo la confessione. Si diceva che emanava un piacevole profumo di fiori (rose, lavanda, gelsomino, violette, giglio, incenso). La sua popolarità cresceva, ma nel resto della Chiesa si cercava di mettere tutto in ombra, creando imbarazzo. La Santa Sede rimase nel suo silenzio, senza notizie precise su ciò che stesse realmente accadendo in quel paesello.
Nonostante la sua palese santità, attorno alla popolarità del frate con le stimmate, sorsero non poche polemiche, intrighi e congiure, seguite da dolenti vicende e scandali. Molti accusatori misteriosi perseguitarono assiduamente il frate con storie esagerate, spregiudicate e vicende ripugnanti. Le molteplici persecuzioni in malafede e sconcertanti contro il padre stimmatizzato durarono decenni. Il suo animo conobbe le agonie e i suoi occhi le lacrime, anche se poco avvertite dagli altri. Padre Pio trovava la sua difesa nella fede, nel silenzio pieno di Dio e soprattutto nel Rosario, "arma" da cui non si separò mai.
Indagine su Padre Pio
Il 26 luglio, appena due mesi dopo una visita, l'ordinario di patologia medica all'Università di Roma, il prof. Amico Bignami, nelle sue considerazioni non si discostò da quelle del prof. padre, affermando: “È un povero frate che, a quanto mi consta, se ne sta a sé, inconsciamente e che, è divenuto centro di tanta attrazione.”
Già nel giugno del 1921 si diffuse la possibilità di trasferire Padre Pio da San Giovanni Rotondo, ma il mese successivo, i residenti insorsero contro il provvedimento: “Nessuno giammai potrà osare di toglierci il Santo che illumina questa terra, e tanto bene irradia, coi suoi miracoli e col suo savio consiglio.” Le autorità di P.S. (Pubblica Sicurezza) dovettero intervenire. La Suprema Congregazione del Sant'Uffizio, preposta alla fede e alla difesa dei costumi, dopo un'inchiesta sui fatti attribuiti a Padre Pio, dichiarò "non constare da tale inchiesta della soprannaturalità di quei fatti ed esorta i fedeli a conformarsi nel loro modo di agire a questa dichiarazione". Padre Pio non reagiva minimamente a queste pressioni, mantenendo la sua serenità nel convento.
Anche Papa Giovanni XXIII si era mostrato "scettico" rispetto a Padre Pio e, nel 1960, ordinò ulteriori e nuove indagini, inviando l'allora Arcivescovo di Ancona Monsignor Carlo Maccari a verificare sul posto.
La Santa Sede pose una censura anche sulle pubblicazioni di libri che scrivevano di Padre Pio. Il 23 aprile 1926 fu pubblicata su "Acta Apostolicae Sedis" la notificazione che il libro di Giuseppe De Rossi (pseudonimo di Emanuele Brunatto) dal titolo "Padre Pio da Pietrelcina" era inserito nell'indice dei libri proibiti. Nella stessa notificazione si ricordava ai fedeli che era un loro dovere di non visitare Padre Pio e che era proibito scrivergli. Ancora il 22 maggio 1931, il Sant'Ufficio notificava che il libro di Alberto Del Fante "A Padre Pio di Pietralcina, l'Araldo del Signore", era stato inserito nell'indice dei libri proibiti. In calce al documento, c'era reiterato il monito di evitare qualsiasi contatto con Padre Pio.
Il 30 luglio 1952, in seguito alla visita effettuata a San Giovanni Rotondo da Mons. Giovanni Pepe e dal benedettino Emanuele Caronti, il Sant'Uffizio emanò un decreto di veto su otto pubblicazioni dedicate a Padre Pio, pure pubblicato sul giornale della Santa Sede senza averne informato il Pontefice. Quest'ultimo, dopo averlo letto, contrariato, ordinò al cardinale Pizzardo di scrivere subito una "nota di accomodamento". Il decreto emanato e reso pubblico non fu applicato né inserito negli "Acta Apostolicae Sedis". Il 5 agosto 1952 la smentita sull'Osservatore Romano, a seguire, l'immediato trasferimento di Mons. Pepe, che aveva redatto il decreto. Nella stessa circostanza, la Segreteria di Stato del Vaticano inviò al Sant'Uffizio una lettera, a firma di Mons. "Affinché possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale."
L'Umiltà di Padre Pio
Chi viveva o aveva una certa familiarità con il Padre veniva colpito dalla sua grande umiltà, che risaltava anche negli avvenimenti più semplici della sua giornata. Padre Odorico D'Addario osserva: «La sua vita di cappuccino era così umile e nascosta che, se non vi fossero stati in lui fatti straordinari, non ci saremmo neppure accorti che fosse tanto superiore agli altri».
Padre Giuseppe Martin testimonia: «L’atteggiamento di Padre Pio era sempre umile, sia che egli trattasse con persone semplici, sia che si trovasse con persone elevate. Non dava mai credito alle grazie che gli attribuivano. Nel mio primo incontro del 1959 sono riuscito a distinguere Padre Pio solo dal fatto che portava i guanti, ma per il resto era come gli altri frati».
Padre Tarcisio Zullo attesta: «Gli atteggiamenti del Santo li ho riscontrati sempre semplici e mai ricercati. Diceva a chiunque con candida semplicità che era figlio di un contadino».
Padre Rosario da Aliminusa ricorda un episodio: «Una volta Padre Eusebio, che godeva di una piena confidenza con Padre Pio e che con tanta devozione filiale lo serviva giorno e notte, gli disse scherzosamente, non ricordo più a che proposito: 'Che si crede, padre spirituale, che qui ci sia solo lei quale persona importante? Ci sono pure io!'. E Padre Pio prontamente: 'Prego di credere: io non sono mai stato una persona importante'».
Con il Padre Benigno, generale dell’Ordine, il nostro Santo ha avuto sempre rapporti, oltre che di rispetto, anche di vera amicizia. In occasione del 50° anniversario della sua vestizione religiosa, il 22 gennaio 1953, durante un pranzo, il Padre Generale disse al Santo: «Padre Pio, adesso ci benedica». Il Padre, alzatosi in piedi, replicò: «Permettete però prima due parole. Quando mio padre raggiunse il cinquantesimo anno di vita, pretese che io e i miei fratelli gli baciassimo la mano, mentre prima di allora non ce lo aveva mai permesso».
La "Casa Sollievo della Sofferenza"
Con la crescita della visibilità del paese, sorsero nuove esigenze. Non poteva essere Padre Pio a sopperire a tutte le necessità, ma la divina provvidenza si servì di lui. A San Giovanni Rotondo si sentiva la mancanza di un ospedale. Padre Pio ebbe una prima gioia con l'inaugurazione del piccolo "Ospedale civile San Francesco" già nel 1925, sorto nel vecchio convento delle Clarisse. Aveva appena due corsie con sette letti ciascuna e due camere riservate per le cure gratuite ai poveri. Il terremoto del 1938 lo ridusse in macerie, ma la presenza del frate si fece sentire: fu restaurato e trasformato in asilo infantile.

Si sentiva però la necessità logistica di un ospedale più grande, un'esigenza primaria. L'idea della costruzione dell'ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza" sorse il 9 gennaio del 1940. Padre Pio benedisse la prima pietra. L'opera, progettata dall'abruzzese Angelo Lupi, piacque fin dall'inizio a Padre Pio. Il 16 maggio 1947, dopo l'azione bellica, si cominciò con soli 4 milioni di lire come fondo economico. Gli operai, reduci dalla guerra, aggredirono la montagna e la costruzione proseguì senza sosta, fino a diventare ciò che appare oggi.
I primi mattoni vennero dalle offerte degli americani, poi i fedeli provvidero a tutto il resto. L'ospedale crebbe pian piano, unendo tanti "piccoli pezzetti" sopra il grande spiazzo di roccia garganica, visibile ancora oggi a quanti ogni giorno vanno in visita a San Giovanni Rotondo.
Padre Pio ottenne 400 milioni di lire attraverso Barbara Ward, sua figlia spirituale, fidanzata con Robert Jackson, consigliere dell'United Nations Relief and Rehabilitation Administration (U.N.R.R.A.), un'organizzazione con sede a Washington nata nel 1943 per assistere i paesi gravemente danneggiati dalla Seconda Guerra Mondiale. Ci furono disguidi per sei mesi, ma i soldi arrivarono, solo che lungo il percorso si persero 150 milioni, trattenuti dal Governo. Padre Pio parlò di "furto legale".
L'attività ospedaliera iniziò nel luglio 1954, con una prima apertura degli ambulatori e della banca del sangue. All'epoca fu considerato "clinica privata", con una ricettività di 250 posti letto. Nel tempo passò sotto la gestione pubblica, arrivando alla disponibilità di 1200 posti letto e diventando il punto di riferimento più importante nell'intero Meridione, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche una grande risorsa per il potenziale lavoro che offre non solo ai luminari della sanità, ma a tanta gente locale.
L'inaugurazione del gigantesco complesso ospedaliero avvenne il 5 maggio 1956, con la presenza delle massime autorità della Chiesa e dello Stato, tra cui il Presidente del Senato Cesare Merzagora e il ministro Giovanni Braschi, il prof. Medi, la vedova di Guglielmo Marconi e Beniamino Gigli. I fedeli furono circa quindicimila. Il complesso sanitario, benedetto dal cardinal Giacomo Lercaro, la Casa Sollievo della Sofferenza che Padre Pio definiva “la pupilla dei miei occhi”, era di nuovo una realtà. Papa Pio XII, al corrente della costruzione e della funzionalità del nuovo ospedale, forse immaginando problematiche future, conferì il privilegio a Padre Pio di guidare personalmente la Casa Sollievo della Sofferenza e lo nominò anche direttore a vita della fraternità del Terz'Ordine Francescano di "Santa Maria delle Grazie".
Gli Ultimi Anni e la Morte
Fino al settembre del 1968, grandi manifestazioni vennero indette per il cinquantesimo della sua stimmatizzazione, un'attestazione imponente di fede e di affetto per Padre Pio. Fedeli intervenuti in gran numero da ogni regione italiana e da vari Paesi esteri assistettero, il 20 settembre, alla messa di Padre Pio in una chiesa straripante e parteciparono nel pomeriggio, sul sagrato del convento, alla Via Crucis meditata dai gruppi di preghiera. Il 22 celebrò a stento, impartendo la benedizione dal matroneo nel pomeriggio e più tardi dalla finestra della sua cella ai fedeli che cantavano e pregavano nel prato al di là della cinta dell'orto del convento. Nella notte morì.
Padre Pio era vecchio e molto malato. I suoi grandi occhi erano infuocati, non di dolore, ma di una grande bontà. Nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1968, nella cella n.1 del convento di San Giovanni Rotondo, dove abitava Padre Pio, c'era anche l'infermiere. Accompagnò, “correndo”, il dott. Giovanni Scarale con l'aspiratore che doveva servire per aiutare nella respirazione il santo di Pietrelcina. «Padre Pio morì tra le braccia del dott. Scarale», ha ribadito Miscio con emozione. Nella cella di Padre Pio c'erano il suo medico curante, il dottore Sala, il Padre Superiore del Convento e alcuni frati. Prima di perdere i sensi Padre Pio ripeteva «Gesù Maria, Gesù Maria», senza dare ascolto a quello che diceva il medico. Aveva lo sguardo perso nel vuoto. Quando perse i sensi «il dottor Scarale ha provato a rianimarlo diverse volte, ma niente».
Decine di migliaia di persone accorsero a San Giovanni Rotondo per vederlo per l’ultima volta. L'esistenza terrena di Padre Pio è stata interamente accompagnata da episodi incredibili e misteriosi difficilmente analizzabili.
L'Eredità e la Canonizzazione
Padre Pio aveva un suo modo originale di parlare, uno stile di comunicazione umana. Sapeva guarire i mali dello spirito, per la salvezza delle anime disorientate e smarrite tra i flutti del mare burrascoso della vita di tutti i giorni. Nella ricca casistica dei miracoli e degli eventi prodigiosi attribuiti a Padre Pio da Pietrelcina, sia quando era in vita che dopo la sua morte avvenuta nel 1968, possiamo trovare guarigioni di malati terminali di tumori, non vedenti, paralitici, che hanno riacquistato in parte o totalmente la vista o l'uso degli arti. L'aspetto interessante è che, dopo molti anni dalla sua morte, continuano le guarigioni miracolose. Il 2 maggio 1999 il Pontefice Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato e poi, dopo un lungo iter processuale ecclesiastico, il 16 giugno 2002 in Piazza San Pietro, ancora Papa Giovanni Paolo II, con una solenne cerimonia, ha proclamato Santo Padre Pio.
La Figura di Fra Modestino
Fra Modestino - al secolo Damiano Fucci - era paesano di Padre Pio. Da giovanissimo, era stato accolto sotto l’ala protettrice del frate dalle stimmate: la madre del frate defunto, Anna, era coetanea e vicina di casa di Francesco Forgione (Padre Pio) ed insieme, da bambini, conducevano le pecore al pascolo. Fra Modestino morì il 14 agosto del 2011 all’età di 94 anni, nell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Dopo la morte del cappuccino stigmatizzato, Fra Modestino fu trasferito a San Giovanni Rotondo come portinaio del convento dove, memore della promessa ricevuta, assicurava ai tanti pellegrini che lo incontravano le sue preghiere per invocare l’intercessione del suo venerato compaesano, ottenendo numerose grazie dal cielo. Alla sua morte, ha chiesto di essere sepolto nella sua terra di origine, Pietrelcina.
Fra Modestino, considerato da tutti l'erede spirituale di Padre Pio, ricordava l'umiltà del Santo: Padre Pio non lo rimproverava mai tranne una sola volta, quando gli ha chiesto il catino con l’acqua calda per lavarsi i piedi. Fra Modestino glielo ha portato e Padre Pio gli ha detto: «Ora puoi andare», ma Fra Modestino desiderava restare con lui per aiutarlo, perché temeva che il padre cadesse. Padre Pio replicò: «Va’, posso fare da solo». Fra Modestino è uscito nel corridoio e continuava a pensare: «Padre, ma perché vuoi rischiare di cadere?» Aveva un grande desiderio: sapere se Padre Pio avesse avuto o no la famosa piaga sulla spalla. Per tutti i figli spirituali di Padre Pio, aveva dato l’appuntamento con il rosario sulla tomba alle ore 21:00. Quando Fra Modestino voleva ottenere qualcosa di speciale faceva sacrifici, offriva rinunce, usava tanta carità verso il prossimo, soprattutto le preghiere prolungate.