Introduzione al Contesto Missionario Reggiano
La Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla è da sempre un fertile terreno per le vocazioni missionarie e il sostegno a progetti in tutto il mondo. Diverse figure di sacerdoti e laici, con un legame diretto o indiretto con il territorio reggiano, hanno condiviso e continuano a condividere le loro esperienze di fede e servizio oltreconfine.
La Testimonianza di Don Riccardo Mioni: Relazioni e Custodia del Creato in Brasile
La Veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri, tenutasi giovedì 21 marzo nella Chiesa di Villa Sesso, Unità Pastorale di “Sant’Oscar Romero”, presieduta dal Vescovo Massimo, ha offerto un'importante occasione per ascoltare il saluto di ritorno dalla missione di alcuni missionari.
Tra questi, Don Riccardo Mioni ha condiviso la sua esperienza in Brasile, dove ha operato nella Diocesi di Ruy Barbosa. Egli ha sottolineato, come caratteristica fondamentale del suo essere stato in Brasile, "la capacità di tessere relazioni sociali" che lo hanno "aiutato a vivere i rapporti in modo personale, come faceva anche Gesù".
Nella Diocesi di Ruy Barbosa, dove ha operato, si è quasi da subito puntato molto sulle Comunità Ecclesiali di Base e sui gruppi di Lettura della Parola di Dio. Inoltre, ha evidenziato come "un grosso lavoro pastorale è stato quello che si occupa del salvaguardare la bellezza della Creazione e che sarà certamente uno dei campi che terranno impegnati tutti i fedeli di ogni latitudine".

Don Riccardo Bigi: Dalle Radici Reggiane all'Ordinazione Sacerdotale
Il territorio di Reggio Emilia ha visto nascere e crescere diverse vocazioni sacerdotali. Tra i giovani che hanno intrapreso la strada della consacrazione vi è Don Riccardo Bigi.
Originario di Rio Saliceto, sebbene diocesano di Ivrea, Don Riccardo Bigi ha celebrato le prime Sante Messe nella chiesa di San Giorgio. Questo avvenne poche settimane dopo l'ingresso del nuovo parroco Don Stefano, che ebbe l'onore di accogliere i novelli sacerdoti don Riccardo Bigi e don Samuele Menini.
Il percorso di Don Riccardo Bigi si inserisce in un più ampio fiorire di vocazioni nell'area di Rio Saliceto. In quel periodo, anche i futuri don Riccardo Bigi, don Samuele Menini e don Paolo Lusvardi intrapresero la strada della consacrazione sacerdotale, ricevendo l'ordinazione presbiterale rispettivamente nel 2018 e nel 2021.

Voci dalla Missione: Testimonianze dalla Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla
Oltre alle figure di Don Riccardo, la diocesi vanta una ricca tradizione di impegno missionario, testimoniato da sacerdoti, religiose e giovani volontari che hanno operato in diverse parti del mondo.
Esperienze e Riflessioni dalla Veglia Missionaria
La Veglia di preghiera di Villa Sesso, oltre alla testimonianza di Don Riccardo Mioni, ha raccolto altre preziose voci dai missionari rientrati. Le loro testimonianze sono state molto significative:
- Don Giovanni Ruozi ha espresso grande gratitudine per gli 11 anni vissuti in missione, ringraziando la Chiesa che lo ha mandato e quella che lo ha accolto. Ha sottolineato come la missione "aiuta sicuramente chi manda e chi parte con questo mandato", aggiungendo che essa "aiuta noi europei a fare dei cammini di liberazione rispetto ai nostri modi di conoscere il Signore" e "ci dà l’occasione di re-iniziare tutto da capo, così come dovrebbe essere per tutti nella vita di fede".
- Suor Annamaria Capiluppi ha condiviso l'esperienza della sua lunga permanenza in India, in particolare nella Casa di Carità di Versova, a Mumbai. Ha raccontato che, al suo arrivo, "sono subito entrata in un mondo dove si parlano diverse lingue tra quelle ufficiali e i dialetti ma, nonostante questo, regnava l’armonia perché al centro c’era l’amore a Gesù attraverso i suoi piccoli". Proprio per questo, ha spiegato, "si riusciva a far fraternità malgrado le differenze, che si completavano a vicenda".
- Le giovani volontarie Giulia Capotorto e Giorgia Roda hanno riportato le loro significative esperienze. Insieme, hanno vissuto un anno nella comunità presente ad Ampasimanjeva, un villaggio nel Sud-Est del Madagascar. Giulia ha dichiarato di aver "fatto moltissimi incontri ed ho ricevuto moltissimo perché in ognuno ho trovato doni speciali!", ricordando in particolare il rapporto con suor Saholy, che l'ha "molto aiutata soprattutto agli inizi e nei momenti di difficoltà, fino a riuscire a farmi sentire a casa malgrado il mio essere straniera". Giorgia ha riflettuto sulla missione come una "chiamata" alla quale ha risposto, affermando di essersi accorta, nel periodo trascorso via, "di avere il Signore vicino, soprattutto nei momenti di sconforto e di maggiore difficoltà".
Speciale Voyager 'Cosa c'è dopo la Vita'
Giovani in Partenza: Marta e Silvia verso l'India
Il coinvolgimento missionario si manifesta anche nelle nuove generazioni. Nel mese di febbraio, Marta, 19 anni, originaria della parrocchia di Ospizio, e Silvia, 20 anni, frequentante la parrocchia di Campagnola, sono partite per l’India per un soggiorno di 6 mesi, accolte dalle Case di Carità. Entrambe hanno condiviso le loro aspettative prima della partenza.
Marta ha espresso il desiderio di "conoscermi più a fondo, mettermi alla prova senza i soliti punti di riferimento". Ha dichiarato di partire con "il desiderio di essere aperta a ciò che imparerò nell’incontro con persone e culture diverse dalla mia", sostenuta "dall’affetto, dall’amore di tante persone che mi hanno aiutato a diventare grande e mi hanno sostenuta nei passaggi difficili del mio cammino". Ha portato con sé "tutti i dispiaceri, le delusioni, le fatiche e i dolori che ho vissuto in questi anni", i quali l'hanno aiutata "a capire che sempre si può ripartire" e l'hanno resa "più forte e capace di essere consolazione anche per altri". Dalla missione si aspettava "di essere più cosciente e consapevole di chi ho intorno e di quello che succede negli altri paesi del mondo" e dall'India "di avere un piccolo cambiamento nella mia vita e di trasmetterlo a tutte le persone che ho intorno".
Silvia ha raccontato la sua decisione, una scelta così grande che "qualche anno fa non avrei mai pensato di essere arrivata a fare". Ha ammesso di non essere mai stata una ragazza che emergeva molto, tendendo a nascondersi, ma il suo percorso le ha fatto scoprire doti sconosciute. La sua motivazione era "conoscere le realtà che ci circondano" e avere "uno sguardo diverso da quello che abbiamo con tutta la nostra vita frenetica e piena di cose". Ha sentito il bisogno di "mettermi alla prova", "di avere fiducia e di credere in me stessa", cercando un'esperienza che le facesse "conoscere più a fondo e aprirmi gli occhi a nuove scoperte". Pur avendo come primo desiderio il Madagascar, ha accettato la proposta dell’India senza interrogativi.

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