Il carattere paterno di Padre Pio non poteva che attingere direttamente dalla stessa Paternità di Dio. Fin dalla sua infanzia, precisamente da una mattina in cui la Santissima Trinità cominciò ad abitare nell’anima del piccolo Francesco come in un tempio, egli iniziò a nutrire una tenera devozione verso le tre auguste Persone. In particolare, verso il Padre celeste, Padre Pio ebbe sempre una devozione fatta di profondo rispetto e di amore filiale.
Il Padre Celeste al Centro dell'Anima di Padre Pio
Nel cuore di Padre Pio, il Padre celeste occupava il centro. Da qui la prima Persona della Trinità Santissima liberamente agiva e operava nell’anima di questo buon figlio, come egli stesso confidò a padre Agostino in una lettera del 9 febbraio 1914: «Adesso è Dio stesso quello che immediatamente agisce ed opera nel centro dell’anima senza del mistero dei sensi sia interni che esterni. […] Quello che io valgo a dire di questo presente stato si è che la sollecitudine dell’anima non tende ad altro se non a Dio solo, sente che tutto il suo essere è concentrato e raccolto in Dio».
Se il Padre celeste occupava il centro del cuore di Padre Pio e gli dimostrava tanta predilezione, era ovvio che quest’ultimo provasse immensa gioia nell’innalzare a questo tenero Padre, con amore filiale e confidente, continue preghiere e lodi per sé e per i suoi figli spirituali. Infatti, in una lettera del 16 novembre 1914, Padre Pio scrisse a padre Agostino: «Non cesso di fare dolce pressione presso il cuore del Padre celeste per la vostra e per tutte quelle anime da voi volute». E ancora il 12 maggio 1915 affermava: «Sono estremamente allegro pel bene che tante anime hanno ricevuto dal Padre dei lumi. Una sempiterna lode ne sia al Padre celeste».
La Bontà Paterna di Dio e la Sensibilità di Padre Pio
Il Santo stigmatizzato credeva tanto nella bontà paterna di Dio che non tollerava nemmeno la più piccola mancanza nei suoi confronti, tantomeno la bestemmia che gli feriva a sangue il cuore. Padre Marcellino IasenzaNiro, cappuccino del convento di San Giovanni Rotondo e vissuto diversi anni accanto al Santo, racconta che un giorno chiese preghiere a Padre Pio per una famiglia di Milano che attraversava un periodo molto difficile e la mamma spesso si lamentava dicendo che Dio era troppo severo con loro e non si mostrava padre.
Nel pensare all’amore di questo Padre celeste per le sue creature, Padre Pio si commuoveva fino alle lacrime. Un figlio spirituale narra che un giorno, mentre in un momento fortunato passeggiava con il Santo parlando con lui della tenerezza di Dio per le sue creature, si sentì dire: «Pensa che cos’è il Signore fino a quando stiamo sulla terra. Come Padre affettuoso tutto ci dà, se ci rivolgiamo fiduciosi a Lui. Anche quando l’offendiamo e pecchiamo, ci dà il perdono; basta che noi glielo chiediamo con sentito pentimento. Ciò varrebbe anche per Giuda e per gli angeli ribelli».
Il pensare a cosa poteva arrivare l’amore di questo Padre celeste e quanta ingratitudine, invece, Egli riceveva dagli uomini, faceva immensamente soffrire Padre Pio. Per questo voleva che i suoi figli spirituali amassero questo “Padre affettuoso” e li spingeva ad abbandonarsi con fiducia nelle Sue braccia. Pietruccio, il buon cieco di San Giovanni Rotondo che per tanti anni è stato vicino a Padre Pio, testimonia che spesso il Santo gli ripeteva: «Noi non siamo capaci di nulla, dobbiamo quindi affidarci a Dio come bambini ed avere confidenza in Lui. Quando non ce la facciamo dobbiamo dire: “Stendimi la mano”».

L'Artista Divino e la Purificazione dell'Anima
Padre Pio spesso rifletteva sulla Divina Provvidenza e sulla purificazione dell'anima. Egli affermava: «Il tutto si compendia in questo: sono divorato dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo. Come è possibile vedere Dio che si contrista pel male e non contristarsi parimenti? Non sento altro se non di avere e di volere quello che vuole Dio. Ed in lui mi sento sempre riposato, almeno coll'interno sempre; coll'esterno, qualche volta un po' scomodo. Gesù si sceglie delle anime e tra queste, contro ogni mio demerito, ha scelto anche la mia per essere aiutato nel grande negozio dell'umana salvezza. E quanto più queste anime soffrono senza verun conforto tanto più si alleggeriscono i dolori del buon Gesù. Ecco tutta la ragione perché desidero soffrire sempre più e soffrire senza conforto; e di ciò ne faccio tutta la mia gioia».
Secondo la sua visione, con ripetuti colpi di salutare scalpello e con diligente ripulitura, l'Artista divino vuole preparare le pietre con le quali costruire l'edificio eterno. Molto giustamente si può affermare che ogni anima destinata alla gloria eterna è costituita per innalzare l'edificio eterno. Un muratore che vuole edificare una casa, innanzi tutto, deve ben ripulire le pietre che vuole usare per la costruzione, cosa che ottiene a colpi di martello e scalpello. Dunque, l'anima destinata a regnare con Gesù Cristo nella gloria eterna, deve essere ripulita a colpi di martello e di scalpello, di cui l'Artista divino si serve per preparare le pietre, cioè le anime elette. Questi "colpi di martello e di scalpello" sono le prove e le sofferenze della vita.
Padre Pio esortava: «Ringraziate, quindi, l'infinita pietà dell'eterno Padre che tratta così la vostra anima perché destinata alla salvezza. Perché non gloriarsi di questo trattamento amoroso del più buono di tutti i padri? Aprite il cuore a questo celeste medico delle anime e abbandonatevi con piena fiducia tra le sue santissime braccia. Egli vi tratta come gli eletti, affinché seguiate Gesù da vicino sull'erta del Calvario. Siate certi che tutto quello che ha sperimentato la vostra anima è stato disposto dal Signore. Non abbiate perciò timore di incorrere nel male e nell'offesa di Dio».
Continuava spiegando che se questo tenerissimo Sposo si nasconde all'anima non è perché, come si potrebbe pensare, voglia vendicarsi dell'infedeltà, ma perché mette sempre più alla prova la fedeltà e la costanza e, inoltre, purifica da alcuni difetti che non appaiono tali agli occhi carnali, cioè quei difetti e quelle colpe, dai quali neppure il giusto è esente. Affermava: «E credetemi che se non vi sapessi così afflitti, sarei meno contento, perché vedrei che il Signore vi dona meno gemme preziose... Scacciate come tentazioni i dubbi contrari... Scacciate anche i dubbi che riguardano il modo di essere della vostra vita, cioè che non ascoltate le ispirazioni divine e che resistete ai dolci inviti dello Sposo. Tutto questo non proviene da spirito buono, ma da spirito cattivo. Si tratta di arti diaboliche, che cercano di allontanarvi dalla perfezione o almeno di ritardare il vostro cammino verso di essa. Se Gesù si manifesta, ringraziatelo; se si nasconde, ringraziatelo ancora: sono scherzi di amore» (San Pio da Pietrelcina: Lettere, Edizione 1994: 11,87-90, n.).

Dalla Nascita all'Ordinazione: I Primi Anni di Francesco Forgione
Il 25 maggio 1887, a Pietrelcina, provincia e diocesi di Benevento, nasceva Francesco Forgione, quarto figlio di Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio. Fin da bambino, a soli cinque anni, sentì la vocazione religiosa e promise di consacrarsi per sempre al Signore. Nel frattempo, la scelta di Francesco si delineava con chiarezza: voleva diventare «frate con la barba», come fra Camillo da Sant’Elia a Pianisi, il cappuccino questuante che spesso vedeva nel suo paese a chiedere la carità. Nonostante le difficoltà iniziali nel trovare posto nel noviziato dei Cappuccini e i tentativi di parenti e amici di convincerlo a provare con altre famiglie religiose, Francesco perseverò.
Vestì l’abito da novizio il 22 gennaio successivo (1903) e prese il nome di fra Pio. Più volte, per motivi di salute, il giovane frate fu costretto a lasciare il convento e gli studi. I medici gli consigliarono di tornare a Pietrelcina per respirare l’aria del paese nativo. Il 10 agosto del 1910, nel sacello dei canonici del Duomo di Benevento, il Cappuccino, appena ventitreenne, grazie a una dispensa della Santa Sede, venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo Paolo Schinosi. Quattro giorni dopo, Padre Pio celebrò la sua prima Messa solenne nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina.
Le Stimmate: Un Segno di Sofferenza e Amore
Per Padre Pio, la sua offerta di sé come vittima non furono solo parole di circostanza. «Più volte», infatti, si offrì «al Signore vittima per i poveri peccatori e le anime purganti». E la risposta non tardò ad arrivare. A distanza di poche settimane dall'ordinazione si verificò la prima apparizione delle stimmate «visibili, specie in una mano». Ma, poiché «quest’anima a tal fenomeno» restò «assai esterefatta», pregò il Signore di ritirare «un tal fenomeno visibile». La preghiera venne esaudita: scomparvero «le trafitture», ma non «il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni».
Il 6 novembre 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, Padre Pio iniziò la sua esperienza militare, segnata da tre lunghi periodi di convalescenza a causa del riacutizzarsi della sua misteriosa malattia con febbre fino a 52 gradi. Durante uno di questi periodi di convalescenza Padre Pio dimorò in convento a Foggia, obbligato dal suo ministro provinciale e padre spirituale, Benedetto da San Marco in Lamis, convinto che la sua malattia fosse un fenomeno diabolico per tenerlo lontano dal chiostro. A Foggia, però, il giovane Frate soffrì molto per il gran caldo. Il 28 luglio 1916 il guardiano del convento di San Giovanni Rotondo, padre Paolino da Casacalenda, lo portò con sé nel paesino garganico, dove trovò refrigerio. Per questo ottenne l’autorizzazione a tornarci «provvisoriamente» il 4 settembre successivo e vi rimase definitivamente dal 17 febbraio 1916.
Il 20 settembre 1918, nel coro dell’antica chiesetta conventuale, gli apparve «un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto», ma con «le mani ed i piedi ed il costato che grondavano sangue». Fu la definitiva manifestazione delle stimmate visibili. La notizia si diffuse già dall’anno successivo e cominciò l’afflusso dei pellegrini. Dal 1919 al 1920, per ordine dei superiori, Padre Pio si fece visitare da tre luminari della medicina dell’epoca: i professori Romanelli e Bignami e il dott. Clamore.

San Giovanni Rotondo: Tra Prove, Opere e Ultimi Giorni
Clamore e calunnie produssero tentativi di trasferimento di Padre Pio ad altro convento (tra il 1922 e il 1923 il S. Ufficio prese misure contro di lui). Ma la reazione popolare ne impedì l’attuazione. I divieti decadettero il 14 luglio del 1933, e il santo Frate tornò alla sua vita di sempre: la santa Messa al mattino, poi in confessionale, fino a 16 ore al giorno, per «prosciogliere i fratelli dai lacci di satana».
Nel 1940 si delineò, in Padre Pio, l’idea di fondare “Casa Sollievo della Sofferenza”. La prima pietra venne posata il 16 maggio del 1947, e il 5 maggio 1956 fu inaugurata. All’inizio di aprile del 1948, tra i pellegrini che giungevano a San Giovanni Rotondo, ci fu anche un giovane sacerdote polacco che si confessò da Padre Pio (il futuro papa Giovanni Paolo II). Nel 1952 il generale dei Cappuccini si rese conto che la chiesa del convento era troppo piccola rispetto al numero dei fedeli che partecipavano alle Messe. Nel 1954 Padre Pio cominciò a celebrare all’aperto, sul sagrato. A gennaio del 1955 cominciarono i lavori per la costruzione di una nuova chiesa, più grande, poi consacrata il primo luglio 1959 dal vescovo di Foggia, mons. Paolo Carta.
L’anno successivo all'inaugurazione dell'ospedale (1957) Padre Pio chiese al papa che la gestione dell’ospedale fosse affidata alla Congregazione del Terz’Ordine Francescano, che le azioni fossero depositate presso lo IOR e che, alla sua morte, la Sede Apostolica accettasse in donazione i beni della Casa Sollievo della Sofferenza. Nel 1960 nuove calunnie spinsero il Generale dei Cappuccini a chiedere al Papa, Giovanni XXIII, una visita apostolica al convento di San Giovanni Rotondo e a Casa Sollievo della Sofferenza. L’incarico fu affidato a mons. Carlo Maccari. «Ultimato l’esame degli atti della visita apostolica», scattarono alcune disposizioni, fra cui il divieto «ai Sacerdoti, ed a maggior ragione agli Ecc.mi Vescovi, di servire la Messa del Padre» e l’obbligo, per il Cappuccino, di celebrare «la S. Messa nei limiti di tempo che sogliono impiegarvi i sacerdoti devoti, vale a dire in mezz’ora o al massimo 40 minuti» e «di non celebrare invariabilmente ogni giorno allo stesso orario».

Nel 1966 si aggravarono le condizioni di salute di Padre Pio, che ottenne la facoltà di poter celebrare la Messa seduto. Alle cinque del mattino del 22 settembre 1968, Padre Pio celebrò la sua ultima Messa, durante la quale stava per svenire a causa di un collasso. Portato in sagrestia ripeté con affanno: «Figli miei, figli miei!». Alle nove dello stesso giorno l’amministratore apostolico della Provincia religiosa, padre Clemente da Santa Maria in Punta, benedisse la cripta ricavata sotto il presbiterio della chiesa grande. Alle 18 Padre Pio impartì la benedizione alla folla radunata in chiesa.
Alle 2,30 del mattino del 23 settembre 1968, Padre Pio morì pronunciando ripetutamente i nomi di Gesù e Maria. Durante il controllo ispettivo sul corpo del Cappuccino, appena spirato, si scoprì che le stimmate erano scomparse senza lasciare traccia, non servivano più. Il 12 febbraio 1990, presso la sala “San Lorenzo da Brindisi” della Curia Generale dei Frati Minori Cappuccini in Roma, venne aperto il processo di beatificazione e canonizzazione, un passo fondamentale per il riconoscimento della sua santità universale.