Il Padre Nostro: Commenti e Interpretazioni

Il "Padre Nostro" è una delle preghiere centrali della tradizione cristiana, considerata una chiave che racchiude l'essenza dell'insegnamento di Gesù. È un condensato, un gioiello in cui ogni elemento contiene un'immensa saggezza, descrivendo l'architettura dell'universo e dell'uomo, del macrocosmo e del microcosmo. Gesù stesso insegnò ai discepoli a rivolgersi a Dio come al Padre, e la Chiesa, a sua volta, ci ha trasmesso questa preghiera, facendoci entrare nella preghiera stessa di Cristo. In essa è raccolta tutta la ricchezza liturgica della Chiesa, l'intero suo patrimonio ascetico e spirituale, segno del nostro incontro con Cristo e della nostra vita in Lui.

1. “Padre nostro”. Piccola guida per capire cosa stai chiedendo.

Il commento di Olivier Clément al Padre Nostro

L'autore, che insegna all'Istituto Ortodosso di Teologia Saint-Serge a Parigi, commenta tre preghiere della tradizione cristiana, tra cui il Padre Nostro. Il suo commento non mira a rivaleggiare con letture prestigiose, ma a scoprire nella densità stessa del testo quella "preghiera di fuoco" di cui parlava Cassiano. Olivier Clément, teologo ortodosso, insieme a Benoît Standaert, monaco benedettino, entrambi famosi per i loro lavori esegetici e spirituali e animati dal medesimo Spirito, introducono a una lettura orante del Padre Nostro. Attraverso i loro itinerari, il Padre Nostro cessa di essere una semplice formula di preghiera e diventa il gemito dello Spirito in noi, la chiave di lettura dell'intera vicenda umana alla luce della volontà di Dio.

La prima parola: "Padre"

La prima parola su cui soffermarsi è "Padre". Questo Padre trascende la dualità sessuale. Il pensiero di un "Padre sadico, castrante" o di un'immensa matrice cosmica contrasta con l'idea di un'origine fuori dallo spazio-tempo, in cui "il nostro profondo può trasformarsi in fiducia, l'odio in adesione" a una volontà infinitamente misericordiosa che tutto ama. Nel soffio, nell'amore del Padre, i volti si imprimono al di là delle stelle. Il "Padre" invoca ed evoca la Presenza divina. Non si tratta di pretendere di possederla, ma di offrirsi ad essa attraverso il pensiero e il respiro.

Icona della Trinità

Il "Noi" del Padre Nostro

Gesù ci insegna a chiamare Dio "Padre nostro". Questo "noi" è fondamentale e sottolinea due aspetti importanti: la relazione con il prossimo e la consapevolezza che nessun uomo può arrogarsi un potere assoluto sull'altro. La preghiera invita a superare l'individualismo, riconoscendo che "noi siamo orfani" nel senso che la nostra società è assillata dall'assenza del padre. Questa stessa assenza porta a una crescente nostalgia del padre. Il "noi" del Padre Nostro include l'umanità intera, tutti gli uomini, di ogni luogo e di tutti i tempi. Coloro che scoprono tutto questo entrano lucidamente in questa luce e ringraziano nel nome di tutti. La Chiesa, nel suo cuore evangelico ed eucaristico, è chiamata a pregare, testimoniare e lavorare per la salvezza di tutti gli uomini, come un "uomo-estremo" animato dal Soffio divino che anima ogni vita.

"Sia santificato il tuo Nome"

Questo Nome, più di ogni altro santo e soave, il terrore del colpevole aveva insegnato a velare sotto altri appellativi (come Adonai). Ma ora non più: è Dio, il Dio che in un eccesso di amore ha creato l'Umanità. Il Nome proprio di Dio si rivela nella spoliazione totale della croce, e questo Nome è amore: "Dio è amore", afferma Giovanni. Santificare il Nome non significava solo l'onore e la lode resi a Dio, ma la testimonianza fino all'effusione del sangue, fino al dono della vita, fino al martirio. La Presenza divina infiamma il nostro cuore con stupore, gratitudine, tenerezza ontologica e silenzio colmato, diventando un lago immobile sul quale si riflettono la luna e le stelle.

"Venga il tuo Regno in Terra come in Cielo"

Questo avvento deve essere desiderato con tutte le forze, poiché "sarebbe la gioia sulla Terra se esso venisse". Il Regno di Dio è chiamato a realizzarsi nei cuori, nelle famiglie, fra i cittadini e fra le nazioni. La Terra è destinata a diventare uno specchio che riflette nei singoli la vita dei Cieli. Nonostante secoli di lacrime e sangue, di errori, persecuzioni e caligine, rotta da sprazzi di luce irradianti dal Faro mistico della Chiesa, questo Regno verrà. La Chiesa, come barca e scogliera incrollabile, terrà alta la Luce di Dio. La venuta del Regno sarà come il fiammeggiare intenso di un astro che, raggiunto il perfetto del suo esistere, si disgrega per esalare in un rutilante palpito la sua esistenza e il suo amore ai piedi del suo Creatore.

"Sia fatta la tua Volontà"

L'annullamento della propria volontà in quella di un altro si realizza solo quando si è raggiunto il perfetto amore verso quella creatura. Nello stesso modo, l'annullamento della volontà propria in quella di Dio si compie quando si sono raggiunte le virtù teologali in forma eroica. In Cielo, dove tutto è senza difetti, si fa la volontà di Dio. Questa volontà non è ancora compiuta. Nonostante Dio sia amore e la sua onnipotenza sia quella dell'amore, Egli ha scelto di creare esseri che possono rifiutarla. È un'onnidebolezza che si manifesta attraverso il rispetto della libertà umana. Viene invocato lo Spirito Santo affinché la volontà dell'uomo possa unirsi a quella divina, come accadde in Cristo. Il Regno di Dio, "non è di questo mondo" e non si realizzerà pienamente nella storia, ma attraverso le "coscienze" invocate dal vescovo Ireneo di Creta e attraverso la società civile e la cultura, intese come fermento di una "civiltà dell'amore". Solo la santità può sanare in radice il male.

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano"

Mentre in Cielo ci si nutrirà solo di Dio, qui sulla Terra abbiamo bisogno di pane. Siamo i pargoli di Dio ed è giusto dire: "Padre, dacci il pane". Gesù assicura che il Padre Celeste, più buono di qualsiasi padre terreno, esaudirà le nostre richieste. Il "pane quotidiano" può essere inteso anche come "il pane che viene", cioè il pane del Regno, l'Eucaristia. Si tratta non solo di cibo per il corpo, ma anche di bellezza, di un modo eucaristico di accogliere l'altro. Il pane è la terra lavorata dall'uomo, e la preghiera ci invita a considerare la terra non come una risorsa da sfruttare ciecamente, ma con una responsabilità amante e trasfigurante, come la "sorella la terra-madre" di San Francesco d'Assisi. Il pane è un simbolo di condivisione, e l'Eucaristia stessa è un richiamo alla condivisione tra gli uomini. San Giovanni Crisostomo affermava che non è sufficiente conservare il "sacramento dell'altare" dimenticando quello "del fratello".

"Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"

Esistono debiti materiali, morali e spirituali. Il debito materiale è ciò che si è avuto in prestito e va restituito. Il debito morale è la stima carpita e l'amore non corrisposto. Il debito spirituale è la mancata obbedienza e l'amore non dato a Dio. L'egoista, che vuole solo ricevere, è agli antipodi del Cielo. Abbiamo debiti con tutti, da Dio al parente, all'amico, al prossimo, al servo e allo schiavo. "Guai a chi non perdona! Non sarà perdonato". Dio non può, per giustizia, condonare il debito dell'uomo a Lui se l'uomo non perdona a sua volta. La parabola del servitore senza pietà ci insegna che Dio non condiziona il suo perdono al nostro, ma piuttosto la nostra capacità di perdonare riflette la nostra comprensione dell'amore divino. Gli altri non ci devono nulla; ognuno è un soggetto libero e inaccessibile. La carità e il perdono sono le uniche vie per uscire dal circolo vizioso delle vendette, poiché "chi ama i fratelli, dimora in Dio".

"Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal Maligno"

Nessuno è tentato da Dio, afferma Giacomo. La tentazione non proviene da Lui, ma è una lotta interiore ed esteriore. La richiesta è di non soccombere alla "grande apostasia", che non è necessariamente l'ateismo, ma una deviazione che può portare a cercare un "mago che offre prodigi e meraviglie" invece di Dio. Il mondo giace nel male, e di fronte a orrori come Hiroshima e i Gulag, ci si chiede se si debbano ancora comporre poesie. La risposta non è il rifiuto di Dio, ma la consapevolezza che la Croce è l'unica risposta data, capace di far scoppiare nelle tenebre un'immensa forza di risurrezione, una Trasfigurazione nell'abisso. Questa vittoria è presente nella profondità della Chiesa, e ne riceviamo forza e gioia ogni volta che ci comunichiamo. La preghiera ci chiede di resistere alle forme del male in noi, attorno a noi, nella cultura e nella società, non condannando il divisore, ma innanzitutto se stessi, con l'attesa che lo Spirito Santo liberi il mondo dal male.

Il Padre Nostro come preghiera segreta di Gesù

Un'interpretazione del Padre Nostro lo definisce la preghiera segreta di Gesù. Perché "segreta"? Perché "la lettera uccide, solo lo spirito vivifica". Senza spiegazioni, l'essenziale del Padre Nostro resta segreto, chiuso. Le parole da sole non bastano; sono una chiave senza serratura. La serratura del Padre Nostro è la vita interiore di ciascuno, lo studio, la pratica e l'attenzione rivolta al tesoro che Gesù ci ha donato.

Controversie legate a "Padre Nostro Oliveri"

Il nome "Padre Nostro Oliveri" è emerso in un contesto controverso, non legato direttamente all'interpretazione della preghiera, ma a fatti giudiziari. Il 15 gennaio 2015, il pm savonese Giovanni Battista Ferro ascoltò come testimone don Filippo Bardini, all'epoca direttore della Caritas di Albenga, in relazione a uno scandalo sessuale che coinvolgeva le curie di Savona e Albenga. Don Bardini riferì che il vescovo Mario Oliveri, all'epoca a capo della diocesi di Albenga, pagava sistematicamente per prestazioni sessuali nel suo studio. Secondo la testimonianza, i soggetti, maggiorenni, ottenevano soldi in cambio di tali prestazioni, dopo essersi inizialmente rivolti al vescovo per aiuto economico o lavorativo. Bardini dichiarò che in due mesi cinque o sei persone si erano rivolte a lui raccontando la stessa storia, con singolari coincidenze circa i luoghi e il frasario del vescovo ("fammi gustare la natura di Dio").

Il contenuto di queste carte è diventato pubblico con gli atti dell'inchiesta sul sacerdote Nello Giraudo (che patteggiò un anno, mentre altre accuse finirono in prescrizione). Francesco Zanardi, attivista anti-pedofilia della Rete l'Abuso, ha commentato che le parole di don Bardini sono "fondamentali, perché sono il primo atto d'accusa proveniente da un sacerdote - poi sostituito alla guida della Caritas - nei confronti delle diocesi di Albenga e Savona".

Mario Oliveri non è stato indagato. È stato sostituito alla guida della diocesi per volere di Papa Francesco. Don Bardini, sacerdote scomodo e critico con la sua diocesi, fu poi sostituito alla guida della Caritas di Albenga. Dopo di lui, fu nominato don Francesco Zappella, il quale nel settembre 2015 fu coinvolto in un'inchiesta per reati sessuali. Il vescovo Guglielmo Borghetti, inviato da Papa Francesco per rivoluzionare la Curia, inizialmente difese Zappella.

La testimonianza di Bardini menziona anche Domenico Calcagno, all'epoca vescovo di Savona e poi cardinale in Vaticano. Una lettera del 2003 da Calcagno all'allora cardinale Joseph Ratzinger rivela la consapevolezza dei vertici ecclesiastici sul caso di don Nello Giraudo, con l'intenzione di evitare che avesse responsabilità a contatto con bambini e adolescenti. Calcagno ha sempre negato le accuse e non è stato indagato, venendo promosso in Vaticano da Benedetto XVI. Nel maggio successivo, è stato indagato in un'inchiesta per malversazioni amministrative relative al periodo in cui era vescovo di Savona.

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