P. Giacomo Molinari e la Vocazione Universale alla Santità

La vita di P. Giacomo Molinari, missionario comboniano, offre una testimonianza luminosa della vocazione universale alla santità che ogni cristiano è chiamato a vivere. Il suo servizio instancabile, la sua umiltà e la sua dedizione agli altri riflettono il percorso di fede che porta alla piena realizzazione dell'essere discepoli di Cristo.

P. Giacomo Molinari: Una Vita Esemplare di Servizio Missionario

La figura di Padre Giacomo Molinari è stata celebrata e ricordata come un esempio di vita dedicata al prossimo e alla missione, incarnando i valori del servizio e della disponibilità.

Il Funerale e i Ricordi dei Confratelli

Il 24 gennaio 2023, nella comunità di Castel d’Azzano (Verona), è stato celebrato il funerale di P. Giacomo Molinari, deceduto il 21 gennaio per arresto cardiaco all'età di 91 anni. Erano presenti, oltre alla comunità locale, numerosi confratelli dalla casa madre di Verona, tra cui P. Fabio Baldan, superiore provinciale, e P. Antonio Guglielmi della comunità di Palermo, che aveva collaborato con P. Giacomo in Brasile. Presenti anche diversi familiari, incluso il suo unico fratello rimasto. La celebrazione è stata presieduta da P. Renzo Piazza, superiore della comunità, il quale nell'omelia ha sottolineato: "Voi siete la luce del mondo… Il cristiano non brilla di luce propria, ma del riflesso della luce di Gesù Risorto. Di lui si è fatto discepolo, condividendone la missione e il destino. Piena di luce è stata la vita del P. Giacomo Molinari che oggi vogliamo consegnare alle mani del Padre." Alla fine dell’Eucaristia, P. Antonio ha condiviso la sua esperienza di missione con P. Giacomo.

Biografia e Formazione Missionaria

P. Giacomo Molinari nacque a Corna Darfo, diocesi di Brescia, Italia, il 10 ottobre 1931, esattamente cinquant'anni dopo la morte di San Daniele Comboni, e fu battezzato lo stesso giorno. Frequentò le scuole dell’obbligo nel suo paese, per poi entrare nel seminario comboniano di Brescia per gli studi di ginnasio e liceo. Proseguì il suo percorso al Noviziato a Gozzano, dove il 9 settembre 1950, festa di S. Pietro Claver, emise i primi voti. Successivamente, si recò a Rebbio (Como) per gli studi di teologia, continuati dal 1953 a Venegono (Varese), dove il 9 settembre 1956 fece la professione religiosa perpetua. Fu subito destinato alle missioni del Nord-est del Brasile. Il 1° luglio 1957 arrivò nella parrocchia di Loreto (BNE), dove fu nominato viceparroco, e poi parroco.

Mappa del Nord-est del Brasile con indicazione di Loreto

Il Ritorno in Italia e il Servizio Continuo

All'inizio del 2013, Padre Giacomo, sentendosi stanco e malato, chiese di poter avere un periodo di riposo, trascorrendo due mesi nella comunità di Teresina e poi a São Luis. Con l'unificazione delle Province del Nord-est e del Sud del Brasile, si aprirono nuove prospettive, ma la sua salute non migliorò. A malincuore, all'età di 84 anni, decise di fare ritorno in patria. Il 1° gennaio 2014, fu a Verona, nel reparto dedicato ai missionari anziani e malati, e nel giugno 2016 si trasferì nel nuovo Centro di assistenza a Castel d’Azzano. Anche in questa fase della sua vita, non rimase inattivo, ma fu pronto a prestarsi per qualsiasi servizio gli fosse possibile svolgere. Il 1° settembre 2021, venne nominato vice superiore della comunità, e qui si spense il 21 gennaio 2023, dopo un breve ricovero in ospedale.

Testimonianze sulla sua Vita e il Carattere

Dalla notizia della sua scomparsa, sono giunti numerosi messaggi di dolore e riconoscenza, che lodano la sua vita "spesa totalmente per gli altri, il suo carattere sempre gioioso, la sua disponibilità al servizio".

L'Uomo del Servizio

L'omelia di Padre Renzo Piazza ha evidenziato come il passaggio di P. Giacomo fosse "marcato dal suo fare umile e laborioso, dalle sue opere semplici ed evangeliche che ci appaiono oggi come una luce che non va messa sotto il moggio, ma sul lucerniere". Nonostante la malattia e l'età, P. Giacomo "ha saputo leggere la realtà e accettare i limiti imposti dalla salute e dagli anni e, sapientemente, ha fatto la scelta di mettersi al servizio qui, anziano in mezzo ad altri anziani". Ha continuato a essere prete sino alla fine, annunciando la Parola e animando la liturgia con un servizio "regolare, preparato, misurato, senza fronzoli, senza cercare di apparire". Era sempre disponibile al servizio della Parola, sia in casa che nelle parrocchie o nelle comunità neocatecumenali, e animava il gruppo dell'Ascolto della Parola ogni giovedì. Era ricercato per il ministero della riconciliazione e pregava sempre.

P. Giacomo si distingueva per essere l'uomo del servizio. Fu vice superiore della comunità, "affidabile e attento a tutti e a ciascuno". Finché ebbe un briciolo di forza, fu l'accompagnatore di P. Fabio Gilli, non vedente, per cinque anni: spingeva la carrozzina, pregava con lui l'ufficio delle letture e i vespri, gli leggeva le informazioni della Famiglia Comboniana e si interessava alla corrispondenza. Un'immaginetta conservata da un confratello recita: "Bisogna essere poveri per essere disponibili". P. Giacomo è stato "povero e disponibile", caricandosi dei pesi degli altri, come Gesù. Faceva sue le parole di Paolo: "Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno".

Semplicità e Disponibilità

P. Luigi Zadra, che conobbe Padre Giacomo nel Maranhão nel 1978, lo descrisse come "una splendida persona affabile, amichevole e sobria. Non amava mettersi in mostra, ma era sempre attento a tutto ciò che si discuteva nei gruppi" e "aveva un amore tutto particolare per i poveri". P. José Manuel Guerra Brites conferma che "Padre Giacomo sorrideva sempre… Godeva la simpatia di tutti". P. Raimundo Nonato Rocha dos Santos, superiore provinciale del Brasile, lo definisce "una persona semplice, discreta e amata da tutti… Grande fu il suo apporto alla formazione e crescita delle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs) e al rafforzamento della Chiesa nel Maranhão".

P. Claudio Bombieri lo ricorda come "conosciuto e amato soprattutto dai poveri. Era la personificazione del 'missionario dalle mani bucate'. Il suo di fare la carità era proverbiale". La sua generosità non si limitava ai beni materiali, ma si estendeva ai rapporti personali, sempre improntati all'essenzialità della vita e alla misericordia. "La sua disponibilità non aveva limiti di tempo", dedicandosi agli altri come modo di vivere. Nei dibattiti, interveniva raramente e non cadeva nelle polemiche, ma manifestava sempre "un’apertura interiore, affettiva, che lo portava ad accettare e sostenere scelte, priorità e opzioni decise dal gruppo, anche quando lui non le condivideva del tutto".

Fedeltà alla Missione

P. Giacomo ha saputo trasformare la comunità di Castel d’Azzano - un luogo che non godeva di grande popolarità tra i confratelli - in un "luogo evangelico in cui si può essere totalmente missionari, predicando e testimoniando il Vangelo del servizio ai fratelli". Ha trasformato la casa di riposo nel luogo del suo impegno, prodigandosi nel servizio quando "tanti tirano i remi in barca". Mons. Franco Masserdotti, vescovo di Balsas (Brasile), gli disse un giorno: "P. Giacomo, come sono importanti gli ultimi anni della vita di un missionario!".

La conclusione dell’omelia di Padre Renzo è stata significativa: "Ci mancherai, padre Giacomo. Abbiamo visto le tue opere buone e oggi diamo gloria al Padre che è nei cieli. Certamente la tua lampadina non brillerà più in questa casa. Ma non piangiamo. Il tuo esempio ha lasciato un segno". Riferendosi al suo nome, ha aggiunto: "Caro Giacomo, ti hanno dato il nome di due apostoli... Ci piace pensare che non sia il maggiore, il “figlio del tuono”... Oggi vorremmo affidarti a Giacomo il Minore, perché è chiamato “il fratello del Signore” e - come abbiamo letto nel vangelo di oggi - fratello del Signore è chi che fa la volontà di Dio. Proprio come te!"

Foto di un anziano missionario che accompagna un confratello in carrozzina

La Vocazione Universale alla Santità

La vita di P. Giacomo Molinari si inserisce pienamente nella più ampia visione della vocazione universale alla santità, un appello rivolto a tutti i cristiani, in ogni stato di vita, a conformarsi sempre più a Cristo.

La Sofferenza come Via alla Conversione e alla Santità

Attraverso i secoli, è stato costatato che "nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia". A questa grazia molti santi, come San Francesco d’Assisi e Sant’Ignazio di Loyola, devono la loro profonda conversione. Il frutto di tale conversione non è solo la scoperta del senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto il diventare un "uomo completamente nuovo", trovando "una nuova misura di tutta la sua vita e della sua propria vocazione" (Salvifici doloris n. 26). Ciò è particolarmente vero per chi scopre di "soffrire insieme a Cristo". Scrittori come lo giapponese Shiro Hibino, di fronte all’orrore della sofferenza, hanno testimoniato come i volti dei feriti assomigliassero "al volto del Crocifisso".

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Il Volontariato e il Servizio al Sofferente

Oggi, il numero dei cristiani, giovani e meno giovani, che si impegnano nel volontariato è in crescita, un fenomeno che la Nota della CEI sulla Pastorale della salute nella Chiesa Italiana definisce un "vero e proprio segno dei tempi". Questa solidarietà umana "diviene più evidente ed assume un maggiore spessore in una visione di fede" (Cristifideles Laici, n. 53). La parabola del buon Samaritano, inserita e commentata da Giovanni Paolo II nella sua enciclica Salvifici doloris, si attualizza "mediante la testimonianza della vita religiosa consacrata al servizio degli ammalati e mediante l’infaticabile impegno di tutti gli operatori sanitari". I fedeli laici - medici, infermieri, operatori della salute, volontari - sono chiamati a essere "l’immagine viva di Cristo e della sua Chiesa nell’amore verso i malati e i sofferenti" (Cristifideles Laici, n. 53).

L'Importanza della Preghiera e della Vita Quotidiana

La maturazione della vocazione alla santità nella Chiesa e nel mondo avviene attraverso diverse vie. Un momento cruciale è l'approfondimento delle motivazioni che spingono all’impegno, soprattutto nel mondo della sofferenza. L'incontro con Cristo deve essere consolidato e approfondito ogni giorno. Come ha scritto il teologo Ladislaus Boros, "Essere cristiano… è essenzialmente un essere che prega". Chi intravede la propria vocazione scopre contemporaneamente l'urgenza e la necessità della preghiera. L'opera di un direttore spirituale è preziosa per discernere la chiamata di Dio. P. Caussade sottolinea che la fedeltà consiste nell'”amorosa accettazione di ciò che Dio ci invia momento per momento… Il momento presente è sempre pieno di infiniti tesori”.

Romano Guardini, nelle sue Lettere sull’autoformazione, ricorda ai giovani che la serietà dell'azione non si scorge nelle ore solenni, ma nel "piccolo lavoro quotidiano". "Fare sul serio", con alti intendimenti, significa informare di tali disposizioni di spirito la propria vita quotidiana e le mille piccole circostanze di ogni giorno. Tutti nella Chiesa - vescovi, sacerdoti, religiosi, educatori, famiglie - sono chiamati a creare i presupposti per la nascita di autentiche vocazioni, anche nel vasto campo del servizio al mondo della sofferenza.

La Vocazione Cristiana: Unità in Cristo e Servizio "Inutile"

Il Cardinale Martini riafferma una verità fondamentale: "Si potrebbe dire che la vocazione è Cristo". Per questo, è essenziale collocare e ordinare in Cristo le diverse esperienze e collegarle in unità. Avverte, in modo specifico per chi si dedica agli ultimi, che "quando… il carisma del servizio ai bisognosi si chiude in se stesso, pretende di essere l’unico carisma, e diventa una specie di servizio sociale, escludendo tutto il resto… si taglia fuori da tutta la dinamica della vita cristiana". Pertanto, tutte le esperienze devono essere continuamente collegate, perché le singole vocazioni cristiane devono sapersi ciascuna "servo inutile".

Il Ruolo del Miracolo nel Riconoscimento della Santità

La Chiesa, nel corso della sua storia, ha affinato i criteri per il riconoscimento della santità, attribuendo ai miracoli un ruolo specifico come "segni" divini.

Miracoli come Segni di Salvezza e Conferma Divina

I miracoli compiuti da Gesù durante il suo ministero terreno avevano lo scopo di manifestare l’avvento del Regno di Dio e richiamare alla fede in Lui. Essi, suddivisi in guarigioni, miracoli sulla natura ed epifanie, attestavano che Gesù è il Messia inviato dal Padre, il Figlio di Dio. Il miracolo supremo è la Resurrezione di Cristo. L'odierna ricerca storica ne riafferma l'autenticità globale, sottolineando il loro ampio spazio nell'esistenza e nell'apostolato di Gesù. Tradizionalmente considerati "motivi di credibilità", il Concilio Vaticano II ha preferito parlarne come "segni di salvezza", per non separare il loro utilizzo apologetico dal significato salvifico in Cristo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che Gesù, liberando alcuni uomini dai mali terreni, ha posto dei segni messianici, ma non è venuto per eliminare tutti i mali, bensì per liberare gli uomini dalla schiavitù più grave: quella del peccato, che ostacola la loro vocazione di figli di Dio. Tra i fini secondari del miracolo vi è quello di essere finalizzato a un bene degli uomini, come una guarigione, ma anche di offrire alla Chiesa la conferma divina per il riconoscimento della santità di un cristiano. Fin dai primi secoli, i vescovi, prima di concedere il culto per un martire, consideravano le "prove dell’eccellenza dei segni".

Criteri per la Valutazione dei Miracoli

Un miracolo è un fatto straordinario che supera le leggi della natura, presuppone un intervento speciale e gratuito di Dio, ed è allo stesso tempo un segno e una manifestazione di Dio all’uomo. La parola "miraculum" implica un intervento diretto di Dio che agisce in maniera sorprendente, con una finalità salvifica e di amore. Si distingue dalla "grazia", che è un aiuto divino per il buon esito delle attività umane. L’autorità ecclesiastica ha sempre considerato il miracolo come prova della santità, dell'autenticità del martirio o dell'esercizio eroico delle virtù cristiane. Dopo la creazione della Congregazione dei Riti (1588), la procedura delle Cause dei Santi si perfezionò, e la necessità dei miracoli fu stabilita anche per la beatificazione.

Benedetto XIV, nel IV libro, Cap. 5, affronta l'argomento, riferendo due correnti di pensiero: una che privilegia le virtù e considera i miracoli non necessari, e un'altra che li ritiene indispensabili per beatificazione e canonizzazione, sottolineando che "la santità si prova perfettamente quando alla confessione della fede e alla giustizia delle opere è congiunto il distintivo dei miracoli". Le prove testificali e documentali possono giungere a una certezza morale, ma non assoluta, dell'esercizio eroico delle virtù, mentre i miracoli escludono il timore di una "vita più rilassata". Il Dicastero delle Cause dei Santi continua a non richiedere l'accertamento del miracolo per la beatificazione di un martire, ma lo ritiene necessario per la sua canonizzazione.

Schema del processo di canonizzazione con i passaggi del miracolo

Tipologie di Fatti Miracolosi

Vengono presi in considerazione solo i casi che possono essere dimostrati sia in ambito scientifico che teologico, basandosi su deposizioni e documentazione raccolte durante un regolare processo. La maggior parte dei casi studiati consiste in guarigioni, ma esistono anche altri avvenimenti fisici, come la moltiplicazione (di riso o acqua), o lo scampato pericolo (es. salvataggio di un equipaggio di un sottomarino, assenza di danni dopo una caduta da grande altezza). Non vengono considerate guarigioni da malattie psichiche o fatti di carattere morale (come conversioni improvvise), in quanto non è possibile dimostrarne la completezza o la durevolezza con certezza scientifica.

I miracoli possono essere classificati per grado: il 1° grado (quoad substantiam) riguarda fatti che la natura non può compiere (es. due corpi nello stesso luogo); il 2° grado (quoad subiectum) riguarda fatti che superano le forze della natura non per la cosa prodotta, ma per il soggetto (es. resurrezione dei morti, guarigione di un cieco). Esistono anche i cosiddetti "miracoli negativi" o casi di scampato pericolo, che potrebbero essere assimilati al terzo grado.

Aspetti Scientifici della Guarigione Miracolosa

Per dichiarare miracolosa una guarigione, occorre definirla con certezza scientifica, basandosi su:

  • Diagnosi: Un giudizio scientifico sullo stato della malattia, basato su sintomi e prove medico-cliniche strumentali.
  • Prognosi: Il giudizio di previsione circa il decorso della malattia, che ne specifica la gravità in termini di sopravvivenza (quoad vitam) e recupero della salute (quoad valetudinem).
  • Terapia: La relazione causale tra guarigione e terapia, definendola adeguata, parzialmente adeguata o inadeguata, e la sua efficacia.

Inoltre, la guarigione deve essere:

  • Istantanea: L'intervallo di tempo per la guarigione deve essere estremamente breve rispetto al corso naturale della patologia (istantaneità relativa, anche "rapida" o "molto rapida").
  • Completa: Non sono ammessi casi di guarigioni parziali o incomplete. Si parla di completezza anche con ripresa funzionale definitiva, nonostante qualche postumo.
  • Duratura: Presuppone l'esclusione di eventuali recidive o ricadute nella stessa malattia.

Nei casi diversi dalle guarigioni, l'accertamento si focalizza sulla dimostrazione scientifica che un determinato fatto non può avvenire in natura e sull'esclusione di qualsiasi fattore umano o naturale che possa spiegarlo.

Il Nesso Causale tra Invocazione e Miracolo

Per attribuire un miracolo all'intercessione di un Servo di Dio o di un Beato, non basta accertarne il carattere miracoloso, ma occorre provare il nesso causale tra l’invocazione e il presunto miracolo. In presenza di molteplici invocazioni, si deve accertare quale sia stata l'invocazione principale, di maggiore intensità (ad esempio, l'apposizione di una reliquia o una novena). Prevale la preghiera rivolta da più persone a un Servo di Dio, il cosiddetto criterio della "coralità", che rappresenta il carattere ecclesiale della preghiera. Tuttavia, anche un'invocazione elevata da una sola persona può essere riconosciuta come efficace.

Benedetto XIV stabilisce anche il criterio della temporalità: se la malattia è stata lunga e sono stati invocati diversi Servi di Dio, si valuta quale sia stato invocato all'inizio della guarigione. Il criterio della graduatoria prevede che se si invocano contemporaneamente più Santi, il miracolo si attribuisca a tutti; se invece si invoca un Santo e un Beato, l’invocazione del Santo prevale. Questi criteri devono essere integrati con sapienza, ad esempio, se una persona ha pregato sporadicamente un Santo e un'intera comunità ha fatto una novena a un Beato, è possibile attribuire a quest'ultimo l'intercessione efficace.

Il Processo Diocesano e l'Accertamento delle Prove

Perché un evento possa essere dichiarato miracoloso dalla Chiesa, è necessario presentare prove sufficienti e oggettive, sia per la valutazione scientifica che per quella teologica. A tal fine, a livello diocesano, si svolge un vero e proprio processo che ha lo scopo di raccogliere tali prove. La serietà e la profondità del lavoro del tribunale diocesano sono cruciali per il successivo cammino di un presunto miracolo e per l'eventuale riconoscimento della santità.

🔵 La Meditazione Cristiana, cos'è e come si fa?

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