Anche Milano ha la sua "Cappella Sistina": a pochi minuti a piedi dal Castello Sforzesco e dal Duomo, si affaccia su corso Magenta la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Dall'esterno la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore è piuttosto poco vistosa, all'interno invece essa è completamente coperta di stupendi affreschi del sedicesimo secolo.

Un Gioiello Nascosto nel Cuore di Milano
Sante, martiri, immagini di committenti popolano le pareti all'interno di illusionistiche finte architetture, senza lasciare uno spazio libero. La bellezza delle decorazioni lascia senza fiato, e il passaggio nella seconda aula destinata alle monache apre un altro ambiente che non si sospettava esistesse, ma che non ha nulla da invidiare alle grandi chiese ammirate nel mondo.
Storia e Architettura del Complesso
La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore faceva una volta parte di un monastero di origini antichissime, già documentato in epoca carolingia. Qui infatti sorgeva il più importante Monastero benedettino femminile di Milano, dall'VIII - IX secolo fino al 1798. Il monastero fu soppresso a fine Settecento. Le monache provenivano dalle più importanti famiglie cittadine, donando al monastero grandi ricchezze che hanno permesso una decorazione così complessa e preziosa.
La Costruzione della Chiesa
La costruzione della chiesa attualmente esistente ebbe inizio nel 1503. La sua progettazione è attribuita all'architetto e scultore Gian Giacomo Dolcebuono, coadiuvato dall'architetto Giovanni Antonio Amadeo, al tempo responsabili della costruzione del tiburio del duomo di Milano e attivi anche alla Certosa di Pavia e alla chiesa di Santa Maria presso San Celso. L'edificio fu completato in pochissimi anni.
La Peculiare Divisione Interna
La chiesa ha anche un’altra particolarità: è costituita da una sola navata di forma rettangolare allungata, ma divisa da un tramezzo in due parti distinte, destinate rispettivamente ai fedeli e alle monache di clausura. La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore è divisa in due sale, con la maggiore (la "Sala delle Monache") posta dietro la prima e raggiungibile attraverso un piccolo passaggio laterale quasi non visibile.

Le monache non potevano in alcun modo oltrepassare la parete divisoria; le porte di comunicazione fra le due aule furono aperte solo successivamente alla soppressione del convento nell'Ottocento. Esse potevano assistere allo svolgersi della funzione, che veniva officiata nell'aula dei fedeli, attraverso una grande grata posta nell'arcone sopra l'altare.
Il Chiostro e le Origini Romane
Il complesso infatti sorse in una zona della città molto importante fin dall'età romana, sull'area del circo, a poca distanza dal palazzo imperiale. Nel chiostro, che oggi è la sede del Museo Archeologico, è possibile vedere due torri romane, conservate intatte fino al tetto, una quadrata da cui partivano le corse dei cavalli nel circo e l’altra, poligonale a ventiquattro lati, appartenente alla cerchia delle mura, entrambe di fine III - inizi IV secolo d.C. Degno di nota, infine, il fatto che la torre campanaria apparteneva in origine al circo romano.

Il Fasto delle Decorazioni Affrescate
Il ciclo decorativo ad affresco permette di ammirare l’evoluzione della pittura lombarda per tutto il corso del 1500. L'imponente decorazione ad affresco della Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore fu iniziata nel secondo decennio del Cinquecento. Gli affreschi delle cappelle laterali furono realizzati nel corso del Cinquecento. La maggior parte degli affreschi, insieme all'organo, si devono ad un intervento del 1555, probabilmente in adeguamento ai dettati del Concilio di Trento. Fra i pittori più coinvolti nell'affrescatura della chiesa vi sono Bernardino Luini e i suoi figli.

Presumibilmente i due ritratti di eleganti donatori inginocchiati e presentati da santi, affrescati nelle lunette del tramezzo nell'aula dei fedeli, raffigurano i committenti Alessandro Bentivoglio e Ippolita Sforza. Gli ultimi interventi di restauro hanno fornito preziose informazioni, fra cui il fatto che i paesaggi contenuti in alcuni vani laterali dell'aula adibita alle monache sono stati realizzati all'inizio del Novecento.
Curiosità e Aneddoti
La cappella Besozzi, la terza sulla destra, rappresenta scene del martirio di Santa Caterina d’Alessandria. Secondo Matteo Bandello, novelliere dell’epoca, nella scena della decapitazione il volto della santa raffigurerebbe la Contessa di Challant che, accusata di essere la mandante dell’uccisione dell’amante, fu giustiziata in questo modo nel 1526 al Castello Sforzesco. Un ricordo indelebile del pettegolezzo più famoso del ‘500 a Milano!
