Le note del prezioso organo Serassi del 1737 sono tornate a risuonare nel Santuario della Natività di Maria in Sombreno. Questo strumento, opera di Giuseppe Serassi di Bergamo del 1737, è uno dei più antichi strumenti serassiani oggi conservati. In disuso dagli anni '60, l'organo è stato completamente restaurato, con il restauro ultimato nella primavera del 2016 grazie al sostegno del Gruppo Amici del Santuario. La storia dello strumento, i dettagli del suo restauro e le iniziative di valorizzazione sono ampiamente documentati.

Il Santuario della Natività di Maria in Sombreno: Un Contesto Storico-Artistico Ricco
Collocato in posizione dominante sull’estremo sperone occidentale dei colli di Bergamo, il Santuario di Sombreno (m. 308) è un luogo di profonda rilevanza storica e spirituale. Per raggiungerlo, si supera il piccolo borgo di Sombreno e si imbocca via Bergamo, seguendo le indicazioni per via Madonna della Castagna.
La storia del Santuario della Madonna della Castagna affonda le radici in un evento miracoloso avvenuto il 28 aprile 1510, quando, secondo la tradizione più diffusa, la Beata Vergine apparve a un contadino che lavorava nei campi. Una seconda versione della leggenda racconta di due uomini intenti a raccogliere foglie per gli animali; la Madonna ordinò loro di erigere un edificio sacro e, come segno della sua presenza, fece maturare miracolosamente i frutti ancora acerbi di un grande castagno. Il contadino raccontò l’accaduto e molti bergamaschi cominciarono ad affluire per pregare e chiedere grazie. Il sacerdote Moroni donò il terreno e nel giugno del 1511 venne posta la prima pietra, accompagnata da un edificio per ospitare i pellegrini.
Il santuario è una chiesa sussidiaria della parrocchia di San Rocco Confessore e fa parte della Diocesi di Bergamo. La festa del Santuario si celebra il 28 aprile, giorno in cui si ricorda l’apparizione della Beata Vergine avvenuta nel 1510.
Origini e Sviluppo Architettonico
Nel corso dei secoli il santuario ha subito numerosi ampliamenti. In corrispondenza della cappella si nota la presenza di murature risalenti al XII secolo, un residuo dell'antica struttura. L’impianto attuale è trecentesco, con massicci interventi effettuati in stile barocco agli inizi del Settecento. La costruzione della chiesa prese avvio nel 1494 sotto la guida del Presbitero Gasparino de Nervis (che resse la parrocchia negli anni 1494-1533), con il quale si procedette ad affrescare le pareti con immagini di tipo votivo.
A causa della grande povertà che affliggeva la maggioranza della popolazione, la chiesa (e con essa il campanile) venne terminata soltanto verso il 1570 sotto la guida del parroco Jo. B. Solario. Il campanile fu innalzato fra il 1561 e il 1569, quando vi venne posta la campana acquistata con l’offerta dei devoti di Sombreno. Esso fu posto fra le due chiese per economia e comodità, in quanto unita alla chiesetta vi era la casa del Parroco, divenuta dal Quattrocento abitazione dei Romiti, che potevano facilmente raggiungere il campanile e controllare simultaneamente le due chiese. Al 1878-1879 risale il rifacimento della cuspide nonché l’installazione della statua in rame dell’Immacolata.
Nel Settecento l’aula fu ingrandita con una nuova campata e venne rifatta la facciata. L’accesso principale, collocato al centro, è affiancato da due finestre rettangolari dotate di grate e cornici in pietra. A breve distanza dal santuario sorge una cappellina che custodisce un affresco realizzato da Riva nel 1872. Nel corso del Novecento vennero edificati sia l’abitazione del cappellano sia il campanile.
Il sagrato del Santuario che presentava cedimenti è stato sistemato nel 1832. L’opera di ampliamento dello spalto del piazzale con la formazione dei fornici in muratura si può far risalire alla fine del XVII secolo.

Gli Altari e gli Arricchimenti Artistici
Ai tempi della visita pastorale del vescovo S. Carlo Borromeo (1575), la chiesa risultava ampia (lunga 32 passi e larga 13) e con quattro altari: il maggiore, S. Rocco, S. Caterina e S. Antonio. Dagli atti della visita di S. Carlo emergeva la sensazione di un certo abbandono delle due chiese sul monte. Borromeo ordinò quindi la modifica dell’altare maggiore nella forma richiesta dalle nuove disposizioni, l’eliminazione dell’altare di S. Antonio e l’unificazione del culto. Attualmente sono presenti l'altare maggiore, posto in asse centrale e a base quadrata, e due altari posti sui fronti laterali del presbiterio: l’Altare di S. Rocco e quello di S. Caterina. La vecchia chiesetta di S. Maria serviva da sagrestia.
Dopo il 1575 l’altare della chiesa dell’Addolorata venne modificato secondo le disposizioni di S. Carlo Borromeo, con ai lati pilastri in pietra arenaria di finissima fattura. La copertura era lignea. La volta attuale, così come l’altare in marmo nero, risalgono al 1710, quando vi vennero collocati i quadri dei dolori di Maria. Nel suo testamento (1591) il Solario lasciò alla Chiesa di S. Maria posta sopra il monte di Breno, beni immobili e denari per l’ampliamento della sagrestia e concordò di essere sepolto in detta chiesa.
Sono noti gli affreschi collocati sopra gli altari posti a lato del fronte del presbiterio (altare di S. Rocco e altare di S. Caterina), poi ricoperti dalle pale del Genovesino. Sulla parete dell’altare di S. Rocco vi è un affresco del XV secolo, sovrapposto da un altro della metà del XVI secolo. La parete dell’altare di S. Caterina presenta invece l’affresco della “Madonna allattante” (1524 ca.), attribuito ad Andrea Previtali, sebbene mutilo delle teste della Madonna e di S. Lucia (asportate con uno strappo). La posizione del Bambino con le gambe accavallate è simile al quadro della “Madonna del latte” dell’Accademia Carrara; il ritratto del frate offerente è, per semplicità umana e rappresentazione realistica, paragonabile ai migliori ritratti presenti nelle opere del Previtali; l’occhio che si apre nel palmo della mano di S. Lucia è un elemento surrealistico, il cui esempio si ritrova nel simbolo della “Creazione” nelle tarsie del Lotto in Santa Maria Maggiore. Sulla parete che sovrasta l’Altare di S. Rocco, la tela del Genovesino nasconde l’affresco della Madonna in trono con Angeli (sovrapposto ad affreschi più antichi), attribuibile ad un anonimo seguace del Lotto. L’esecuzione si può far risalire a poco prima della metà del XVI secolo.

Nel presbiterio, di fianco all’Adorazione dei Magi è venuta alla luce una colonna decorata, dove sono presenti una Madonna con Bambino molto rovinati. Nell’ultimo scorcio del Cinquecento, infatti, aveva avuto inizio quel fervore di attività per arricchire di stucchi e decorazioni gli spazi nudi o affrescati delle nostre chiese. La chiesa nuova di Sombreno si conformò ai modelli citati affidando gli stucchi barocchi ai fratelli Gerolamo e Gio B. Porta (già esecutori con il padre delle decorazioni di S. Alessandro in Colonna).
Nelle cornici a stucco degli altari sul fronte del presbiterio furono collocati nel 1626 i quadri di Bartolomeo Roverio detto il Genovesino: a destra la tela di S. Lucia e S. Caterina a conferma della titolare dell’altare; all’altare di sinistra invece, in luogo di S. Rocco, compaiono S. Francesco e S. Bonaventura.
L’Altare della Madonna del Rosario, con i dipinti eseguiti da Carlo Ceresa e commissionati dalla famiglia Pesenti tra il 1620 e il 1649, presenta i quindici Misteri del Rosario. Solo nel 1649 venne collocata la pala dell’altare della Madonna del Rosario raffigurante la Madonna con il Bambino in gloria con S. Pietro e S. Caterina d’Alessandria (a ricordo di Pietro Corna, mentre la figura della Santa è forse il ritratto di Caterina Pesenti) e S. Domenico.

Nel 1672, Francesco Carminati versò una cospicua somma per l’acquisto della nuova pala dell’altare maggiore eseguita dal pittore veneziano Antonio Zanchi (1671) e per la realizzazione della nuova ancona a stucco affidata allo scultore luganese Giovanni Angelo Sala. Lo stemma della famiglia Carminati (carro), offerente dell’altare dei Morti e della pala dello Zanchi, si trova anche sulla parete all'ingresso. L'Altare dei Morti presenta la pala con Gesù crocefisso e Santi (1675) di Johann Carl Loth e i dipinti laterali del Lazzarini.
Sotto la direzione del capomastro Gianni Moroni di Ponte S. Pietro, per la chiesa nuova si procedette all’ampliamento della sacrestia e ad adornare la stessa con mobili eseguiti dal romito intagliatore fra Giacomo Micheletti (tre poltrone e due sgabelli finemente intagliati).
Recenti Restauri del Santuario
Il 22 aprile 2019, giorno di Pasquetta, il Santuario della Natività della Santa Vergine ha riaperto le sue porte, accogliendo la prima Santa Messa dopo gli otto mesi di chiusura richiesti dai lavori di restauro. Questo è stato un momento commovente che ha scritto un frammento di storia di questo luogo sacro.
Restauro del ciclo di affreschi del beato Odorico
L'Organo Serassi del 1737: Storia e Interventi Conservativi
L'organo Serassi del 1737 presso il Santuario della Natività di Maria in Sombreno di Paladina è uno degli strumenti più antichi e significativi della produzione della famiglia Serassi ancora conservati. Sopra la porta della sagrestia, l’organo Serassi fu ultimato il 24 febbraio 1737. Nel corso dei secoli l’organo è stato oggetto di diversi interventi negli oltre tre secoli di vita ad opera di numerosi organari, che ne hanno modificato e arricchito la struttura.
Gli Organari e gli Interventi Storici
La storia dell'organo di Sombreno è costellata da una serie di interventi di manutenzione, riparazione e modifica eseguiti da diverse maestranze. Tra i principali interventi succedutisi nel tempo si annoverano:
- Le aggiunte tardosettecentesche
- L’intervento Bossi del 1813
- L’intervento Parietti del 1867
- L’intervento Locatelli del 1876
- L’intervento Ondei del 1904-1905
- L’intervento Ondei del 1911
- L’intervento Piccinelli del 1943
- L’intervento Piccinelli del 2013-2015 (il recente restauro)
Tra gli organari che operarono sul Serassi di Sombreno, oltre alla stessa famiglia Serassi, si annoverano Bossi, Parietti, Locatelli, Ondei e Piccinelli, ognuno dei quali ha lasciato un segno nella storia di questo prezioso strumento.
Il Recente e Completo Restauro (2013-2016)
Il più recente restauro dell’organo Serassi è stato un progetto complesso e meticoloso, volto a restituire allo strumento la sua piena funzionalità e autenticità storica. L'intervento di restauro è stato eseguito ad opera della ditta Piccinelli di Ponteranica tra il 3 aprile 2013 e il 31 agosto 2015. Nell’occasione è stata pure restaurata la pregevole cantoria settecentesca ad opera di Andrea Lutti di Sombreno.
Il taglio del nastro, a conclusione dei lavori di restauro e la benedizione del parroco Don Benvenuto Brozzoni, ha coinciso con la presentazione di un volume a cura di Gabriele Medolago.

Il Restauro dello Strumento Musicale (a cura di Marco Piccinelli)
Il restauro dello strumento musicale, curato dall’organaro Marco Piccinelli, ha coinvolto ogni componente dell'organo, mirando a preservare e ripristinare le sue caratteristiche originali. Tra le operazioni eseguite si evidenziano interventi su:
- Somiere maggiore
- Registrazione generale
- Crivello
- Somiere di basseria
- Manticeria
- Canne di legno
- Tastiera
- Pedaliera
- Canne di metallo
- Scomparto del somiere dell’organo di Sombreno
- Disposizione delle canne nei registri
Una scheda tecnica dettagliata ha documentato tutti gli aspetti dell'intervento, dai materiali utilizzati alle tecniche impiegate.

Il Restauro della Cantoria e della Cassa (a cura di Andrea Lutti)
Il restauro della cantoria e della cassa, affidato al restauratore Andrea Lutti, ha affrontato lo stato di conservazione originario di queste importanti strutture lignee. L'intervento ha incluso le seguenti fasi:
- Preconsolidamento
- Pulitura
- Rimozione di vecchie stuccature
- Consolidamento della pellicola pittorica e ritocco pittorico
La Valorizzazione: Il Volume e gli Eventi Musicali
Il ritorno alla piena operatività dell'organo Serassi è stato celebrato con la pubblicazione di un volume dedicato e l'organizzazione di eventi musicali, con l'obiettivo di valorizzare questo patrimonio artistico e culturale.
"Serassi 1737: L'Organo del Santuario di Sombreno" - La Pubblicazione
Il volume "Serassi 1737. L’organo del santuario di Sombreno" approfondisce ogni aspetto legato all'organo, dalla sua genesi ai più recenti interventi. Questa pubblicazione è stata strutturata in tre parti:
- La prima, redatta da Gabriele Medolago, esamina la storia dello strumento.
- La seconda, ad opera dell’organaro Marco Piccinelli, rende conto del restauro e dei risultati.
- La terza, ad opera del restauratore Andrea Lutti, descrive l’intervento di restauro sulla cassa e sulla cantoria.
Le informazioni aggiuntive sul volume includono:
- Editore: Parrocchia di Sombreno
- Anno: 2016
- Pagine: 68
- Illustrazioni: Fotografie a colori
- Legatura: Brossura

Eventi Musicali e Festival
L'estate successiva al restauro è stata caratterizzata da una serie di eventi musicali: quattro serate con la partecipazione di vari organisti e concertisti di livello internazionale. L'obiettivo è quello di rendere ogni anno la manifestazione musicale sempre più importante e creare un festival che valorizzi il Serassi, oltre che per dare spazio all'arte in generale.