L'accoglienza, la conoscenza e l'umanità sono le parole chiave quando si riflette sulla maniera più opportuna per avvicinare le persone disabili ai percorsi dell’iniziazione cristiana. Questo approccio, come evidenziato nel commento di suor Donatella, è frutto di un rinnovamento pastorale operato dalla Chiesa almeno dal Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) e dai successivi pronunciamenti dei papi.
Suor Veronica, a sua volta, insiste molto sul valore della fede dei familiari o della comunità cristiana in cui vivono i bambini con disabilità intellettiva, poiché essi garantiscono che i bambini saranno educati secondo la loro fede e la testimonianza di tale fede. Questo è un aspetto molto importante per l'integrazione e la crescita spirituale.

Visione Pastorale e Inclusione delle Persone con Disabilità
Il Rinnovamento Post-Conciliare e la Riflessione Teologica
A tal proposito, una recente pubblicazione di rilievo è “A Sua Immagine? Figli di Dio con disabilità” (La Vita Felice, 2022), un volume collettivo curato da Alberto Fontana e Giovanni Merlo. Realizzato su impulso della Federazione LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità e componente lombarda della FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), è oggi disponibile anche in formato ebook accessibile. Il volume contiene, tra gli altri contributi, la traduzione del libro “Us” not “Them”. Disability and Catholic Theology and Social Teaching (“Noi”, non “loro”).
In questo contesto di formazione del mondo ecclesiale, si sottolinea la necessità di un cambiamento radicale dell’atteggiamento culturale e pastorale di sacerdoti, religiosi e laici delle comunità cristiane, conseguenza del Concilio e delle decennali esperienze di vita con le persone con disabilità. Ad esempio, è comune l'esperienza dei non vedenti a cui, troppo spesso ancora, viene detto: “non avete la luce degli occhi, ma certamente avete quella dell’anima”.
La croce, a sua volta, contiene un intrinseco ed insopprimibile orientamento verso la vittoria della Risurrezione. La meta della salvezza redentrice è il recupero dell’intero essere umano: spirituale e fisico, dell’anima e del corpo. Così sarà nella fase definitiva del Regno di Dio. È fondamentale che questi fratelli e sorelle si sentano effettivamente tali in mezzo alla comunità e non solo degli assistiti, riconoscendo la loro piena dignità e il loro contributo.
Chiesa inclusiva verso le disabilità, Lucia Ianett #diamocidelnoi
Don Lorenzo Viola: Un Esempio di Vita Sacerdotale e il Ritiro nell'Opera Sacerdoti Anziani
Il canonico Lorenzo Viola ha concluso la sua vita terrena alle ore 9 di giovedì 15 novembre. La sua personalità era caratterizzata da una profonda gentilezza, affetto, signorilità, umiltà e sapienza. La fede ci rassicura che, nella luce del Padre, ha incontrato i suoi cari genitori, la sua numerosa famiglia, i tanti sacerdoti che ha conosciuto nella sua lunga esistenza, i vescovi che ha fedelmente servito e tanti, tanti amici.
Don Lorenzo Viola era nato a Biella il 14 luglio 1921. Era il decano del clero biellese sia per età che per percorso sacerdotale, avendo vissuto settantaquattro anni di sacerdozio. Dopo i primi studi al Seminario di Biella, nonostante la guerra fu inviato a Roma dove compì gli studi presso il Seminario Romano e l’Università Gregoriana. A Biella venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1944. Tra i numerosi compagni di messa, figurava il can. Giuseppe Macco.

Il suo ministero fu da subito a fianco del vescovo Rossi come segretario, e don Viola fu testimone del coraggio del Presule biellese durante il crepuscolo della Guerra Mondiale. Egli visse il suo ministero anche in Seminario come insegnante di Dogmatica e Sacra Scrittura, un impegno che lo vide ininterrottamente attivo fino al 1990. Fu nominato Canonico del Capitolo Cattedrale dal 1958, ruolo che mantenne fino alla rinuncia avvenuta nel 1993.
Più volte i confratelli del Capitolo lo nominarono amministratore del Santuario di Oropa ed è in quella veste che, nel 1989, ebbe l'onore di accogliere a Oropa san Giovanni Paolo II. Nel frattempo espresse il suo servizio diocesano nel delicato ufficio di Vicario Giudiziale e Cancelliere. Prezioso collaboratore della Curia Diocesana, univa alla rigorosità del lavoro il senso pastorale a cui riconduceva sempre l’interpretazione delle norme canoniche. Con il suo impegno sostenne l’opera dei vescovi mons. Piola, mons. Giustetti e mons. Mana.
Ancora fino a qualche anno fa il suo suggerimento, sempre offerto con umiltà, si rivelava decisivo in situazioni delicate e particolari. Nel 2016 rinunciò all’incarico di Cancelliere e poi, in questi ultimi anni, si trasferì all’Opera Sacerdoti Anziani, sempre accompagnato dalla sorella Angiola, presenza fedele al suo fianco, e con il sostegno dei numerosi e affezionati nipoti.
Il tratto umano del canonico Viola era interamente forgiato dalla sua spiritualità essenziale, pacata, precisa: amante di tutto ciò che era “bello”, uomo curioso e attento, da sempre è stato circondato da tanti amici. Pensando a lui vengono in mente le parole del libro del Siracide: “Una bocca amabile moltiplica gli amici, una lingua affabile le buone relazioni”. Sono tante le persone che hanno goduto dell’amicizia del Canonico: amici incontrati per i monti dove amava compiere le sue camminate, gli amici di Sordevolo dove aveva intrattenuto una lunga collaborazione pastorale, i fedeli della clinica “La Vialarda” che lo vide per anni cappellano, e il gruppo di preti e laici che si dava appuntamento ogni lunedì per una escursione montana.
Tra gli effetti personali portati dal Canonico all’Opera Sacerdoti Invalidi, figurava un quadro con uno splendido scatto dell’immagine della Madonna di Oropa presso il rifugio Quintino Sella al Rosa, svelando così l'autore di un'immagine cara a molti. In calce all’immagine vi è una citazione dal salmo 137: “… si non meminero Tui!”. Tornano in mente le parole del Vangelo: “Vieni, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore!”.
Don Paolo Boffa Sandalina, vicario generale, ha espresso profonda gratitudine per la sua vita e il suo servizio sacerdotale generoso e fedele, invitando alla preghiera per lui, per i suoi cari e per la Chiesa biellese che tanto ha amato e servito. È stato possibile rendere visita al canonico Lorenzo Viola presso il Seminario Vescovile di Biella. Il Santo Rosario è stato recitato venerdì 16 novembre alle ore 17.30 presso la Chiesa Cattedrale, e sabato 17 novembre alle ore 10, sempre in Chiesa Cattedrale, si è tenuta la Santa Messa esequiale, presieduta dal vescovo Roberto.
Celebrazione Eucaristica all'Opera Sacerdoti Invalidi
Un momento semplice ed intenso di preghiera si è svolto in Seminario a Biella, in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, le colonne portanti della Chiesa cattolica. Di consuetudine il 29 giugno di ogni anno era la giornata in cui venivano fissate le sacre Ordinazioni presbiterali. Alcuni ospiti dell’Opera Sacerdoti Invalidi, struttura limitrofa al Seminario, hanno deciso di ritrovarsi con l’amato vescovo Roberto per la celebrazione eucaristica, nell’accogliente e sobria piccola Cappella del Seminario vescovile.
Nel rendimento di grazie a Dio che è l’Eucarestia, hanno elevato al Signore l’immensa gratitudine per i tanti anni di ministero sacerdotale. Mons. Farinella, con accanto il vescovo Alceste Catella che ricordava il sedicesimo anniversario di Consacrazione episcopale, ha commentato le letture bibliche del giorno, sottolineando che la Chiesa di Roma, “presiede nella carità”, ed è stata fecondata dal ministero di annuncio e di carità di Pietro e Paolo, il cui martirio ne ha suggellato la santità e l’unità. Seppur diversi tra loro, entrambi furono chiamati e affascinati da Cristo, al quale dedicarono tutte le loro energie e furono accomunati dall’amore alla Sua Chiesa. Il loro modello di servizio al Vangelo si è diffuso in tutto il mondo.
In quel momento i sacerdoti presenti andavano con la mente e con il cuore alle esperienze del loro ministero pastorale, all’entusiasmo dei primi anni di presbiterato, alla maturità del servizio parrocchiale cui sono stati inviati, alla sintesi della semina feconda in questo tempo dell’anzianità e della fragilità della salute. Il presule ha proseguito ringraziandoli per tutto il bene, il servizio fedele ed appassionato con cui negli anni hanno accompagnato le loro parrocchie, le persone, per l’accoglienza della gente, per la preghiera e i Sacramenti che hanno celebrato per i loro fedeli. Ha ribadito che il loro ministero apostolico si innesta ed attinge da quello del vescovo e quello episcopale affonda le sue radici in quello degli Apostoli. Ricordare l’anniversario di Ordinazione sacerdotale significa avvertire la riconoscenza più profonda per il dono ricevuto e per il ministero svolto. Il legame tra sacerdoti e vescovi è di natura sacramentale, da cui discende l’amicizia, la collaborazione vicendevole, la stima e l’aiuto fraterno.

La concelebrazione eucaristica è proseguita con nobile semplicità, con i suoi riti e canti. Il pensiero orante ha raggiunto il Santo Padre Francesco, Vicario di Cristo e 266° Successore di Pietro, che contemporaneamente presiedeva la Santa Messa nella Basilica di San Pietro in Vaticano e benediceva i pallii, da consegnare agli Arcivescovi di ultima nomina, segno della loro stretta unione al ministero del Papa. Infine, nei locali dell’OSI (Opera Sacerdoti Invalidi), si è tenuta un po’ di festa, con lo scambio di ricordi inerenti agli amici preti e di racconti di vita pastorale di ieri e di oggi. I sacerdoti presenti avvertono la vicinanza e l’affezione sincera dei loro parrocchiani, anche se oggi sono meno direttamente impegnati nelle attività del ministero. Ma anche oggi quei legami, quelle relazioni umane e pastorali continuano, in forme ed accenti diversi, sempre supportati e vivificati dalla preghiera vicendevole che tutto plasma e completa. È stata vissuta una significativa esperienza di fraternità, di amicizia sacerdotale, di paternità del vescovo Roberto e di commozione.
L'Opera di Don Luigi Ghinelli: Un Precursore nell'Assistenza
Don Luigi Ghinelli, fondatore dell'Istituto Don Ghinelli ancora oggi in attività, nacque a Gatteo il 4 maggio 1848 e venne ordinato sacerdote il 23 dicembre 1876. Fu inviato come cappellano a Sant'Angelo nel 1883, dove prese in affitto una casa di quattro stanzette. Lì raccolse i primi dodici ragazzi per avviarli ad un mestiere e “per toglierli dalla strada, procurare loro un pane onorato e avviarli alla vita religiosa e cristiana”. Qui i giovani dovevano svolgere un lavoro molto semplice: alcuni preparavano gli stecchi di legno per gli operai che realizzavano i fiammiferi, mentre altri fabbricavano le scatole per riporli. Con quest’opera iniziale don Luigi Ghinelli s’inserì nel movimento sociale che si sviluppò in Romagna nella seconda metà dell’Ottocento.

Alcuni anni più tardi il sacerdote trasferì questo piccolo laboratorio artigianale di fiammiferi a Gatteo, prima provvisoriamente in casa sua, poi in un modesto fabbricato a un solo piano su un terreno donatogli dalla nobildonna Maria Ghiselli di Gatteo. A questo aggiunse un fabbricato con piano superiore e in seguito innalzò un corpo di fabbricato più vasto. L’opera di Don Ghinelli, che prese il nome di Istituto Fanciulli Poveri, sebbene ignorata dalla stampa, era invece seguita con attenzione dalla Curia di Cesena, la quale espresse la sua approvazione tramite monsignor Teodoro Cantoni che il 7 maggio 1888 scrisse: “Nel nome di Dio. Approviamo e lodiamo di tutto cuore l’opera sopra indicata, raccomandandola caldamente alla pietà di tutti i cattolici, mentre ci preme lo scopo della medesima”.
Don Luigi Ghinelli successivamente fondò una fabbrica per la lavorazione di cappelli di paglia, una calzoleria (1888) e un’ebanisteria (1890), ma tutte queste opere dovettero soccombere. Restò solo la tipografia acquistata con don Benedetto Bassi a Monza e aperta nel 1891 per stampare, fra le altre cose, anche il giornale cattolico “La sveglia della Romagna”. Nel 1902 il sacerdote incontrò don Luigi Guanella, a cui cedette il proprio istituto già ben avviato. Iniziò la costruzione dell’ospedale e del ricovero maschile per gli anziani e gli invalidi a cui le famiglie non potevano provvedere. L’ospedale ed il ricovero facevano parte di un unico fabbricato di fronte all’istituto, dal quale si trovavano separati dalla strada comunale che conduceva a Gambettola (ora via Don Ghinelli). L’inaugurazione dei locali venne fatta da monsignor Giovanni Cazzani, vescovo di Cesena, nel 1908. I lavori proseguirono poi con la costruzione del ricovero femminile ed abitazione delle suore Figlie di S. Maria della Provvidenza, addette all’assistenza dei ricoverati. Don Luigi Ghinelli morì il 19 marzo 1909.
L'Istituto Don Ghinelli Oggi
Oggi la struttura che porta il suo nome, ampliata e in gran parte rifatta, serba memoria visibile di questo prete che ha vissuto all’insegna dell’amore verso il prossimo esercitato attraverso l’assistenza ai fratelli poveri, malati e vecchi. L’Istituto Don Ghinelli ora offre un servizio educativo, riabilitativo e assistenziale per disabili fisici e psichici. All’interno dell’istituto, circondato da un vasto parco di 6000 mq, sono presenti le unità abitative, la palestra, i laboratori, gli impianti sportivi, gli uffici e una chiesa.
