Le Omelie del Cardinale Carlo Confalonieri

Le omelie e i discorsi del Cardinale Carlo Confalonieri rappresentano un patrimonio significativo per la Chiesa cattolica, offrendo profonde riflessioni teologiche e spirituali su temi fondamentali della fede. Attraverso queste parole, egli ha guidato i fedeli alla comprensione dei misteri divini e all'applicazione dei principi evangelici nella vita quotidiana.

La Solennità dell'Assunzione di Maria (15 agosto 1975)

Il 15 agosto 1975, il Cardinale Carlo Confalonieri tenne un'omelia in occasione della Solennità dell'Assunzione di Maria, richiamando l'evento storico della proclamazione del dogma. Il 1° novembre 1950, festa di tutti i Santi, durante l'Anno Santo, nella Piazza antistante la Basilica di San Pietro, Papa Pio XII proclamò dogma di fede l'Assunzione corporea in cielo della Beata Vergine Maria. Ella è riconosciuta come Madre di Cristo, Madre del Verbo di Dio incarnato, Madre di Dio, e per i fedeli, Madre della Chiesa, Madre nostra e Madre, come novella Eva, di tutta l'umanità in ordine alla sua salvezza. Celebrando oggi la festa dell'Assunzione, ripensiamo a quel solenne avvenimento per farne nostri i sentimenti ed i propositi, e a questo intento giova l'opportunità dell'odierna liturgia.

Maria, Pellegrina tra i Pellegrini

Mosaico dell'Assunta nella Basilica di Santa Maria Maggiore

In tal modo la Madonna si è fatta Lei stessa pellegrina fra i pellegrini. Dopo i solenni vespri officiati in pio raccoglimento nella sua Basilica Liberiana, Ella è uscita silenziosamente, com'era nel suo stile; e, nell'ancor tiepida chiarità del tramonto, con passo rapido ha percorso le più agevoli vie dell'Urbe, fra commosse attestazioni d'affetto della sua gente, sorpresa e incuriosita per l'eccezionale evento che rendeva ancor più raccostato e familiare il contatto della Madre coi figli amati; sensibili questi al profetico giocondissimo presagio: «Tutte le genti mi chiameranno beata». Con i Fedeli di Roma, con i pellegrini di ogni contrada d'Italia e di ogni continente, rappresentanti vivaci e fervorosi di tante nazioni del mondo, con coloro che hanno qui il privilegio e la gioia di formare la scorta d'onore della comune Madre e Regina, sono presenti, sull'ali del desiderio e dell'amore, che supera le distanze e, al di là e al di sopra delle diverse condizioni di vita, fonde i cuori in unità di fede e di pietà cristiana, milioni di altri Fratelli, spiritualmente protesi a potenziare questo già così imponente omaggio di corale devozione.

E come non pensare alla presenza, tanto più preziosa e meritoria, quanto è maggiore il loro bisogno e disagio, dei molti che, in questo momento, dagli angoli più remoti della terra, offrono le loro infermità, le sofferenze, la povertà, la prigionia, le persecuzioni..., in generosa oblazione di purissimi sentimenti, affinché per l'intercessione della Madonna, la giustizia, la carità e la pace fioriscano a comune sollievo; e il mondo, una volta finalmente reso accorto di tante sue dannose deviazioni, si volga decisamente ad accogliere e seguire i luminosi principi di salvezza e di rinnovamento, che Cristo Gesù ha rivelato, assumendo da Lei, la Madre Santissima, quelle sembianze che Lo avrebbero presentato al mondo in reale e concreto carattere di universale redenzione.

In questo scenario unico al mondo, in questo insuperabile tempio della natura e dell'arte, qual è la piazza di San Pietro, dove le pareti sono i portici berniniani, sfondo è il cupolone michelangiolesco e volta l'inimitabile suggestività del firmamento, si è fatta, con semplicissimo rito, pieno di dignità e di significato, la consegna della sacra immagine di Maria Santissima, deposito di inestimabile valore spirituale, che impegna ugualmente in quest'ora le due patriarcali Basiliche direttamente interessate. Essa, conosciuta e venerata a Roma fino dagli albori del Medioevo, ha avuto presto stabile dimora a Santa Maria Maggiore, primo santuario mariano dell'Occidente, monumentale immediata testimonianza della divina maternità, allora definita nel Concilio Ecumenico di Efeso. Nel corso dei secoli, in varie occasioni di particolare rilievo per la città e per la Chiesa, la «Salus Populi Romani» è passata processionalmente per le strade di Roma in confidente espressione di fede popolare. Sono da poco trascorsi vent'anni da quando venne dall'Esquilino al Vaticano, per ricevere sull'altare di San Pietro, le auree corone che ora ammiriamo, segno visibile della Regalità, che il Papa aveva solennemente proclamato in quel primo centenario della definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione.

L'Insegnamento di Maria: L'Adesione alla Volontà di Dio

Icona della Vergine Maria con bambino

Viene ora da chiederci se questa amatissima Madre comune dei credenti non abbia un suo particolare insegnamento nell'ineffabile gioia di quest'ora solenne. Ripensiamola, Fratelli, in un lontano pomeriggio della sua vita terrena arrivare a Cafarnao dinnanzi alla casa di Pietro. Il popolo si commuove, l'acclama Beata, e, passando la voce, previene Gesù della presenza della Madre. «Oh, sì, veramente beato chi fa la volontà del Signore!». Il nesso, a prima vista, sembra nascosto, tanto è profondo, ma essenziale. Il «Fiat» dell'annunciazione aveva chiuso il mistero celato nei secoli e aveva finalmente aperta sull'umanità l'aurora della redenzione. Questa necessaria corrispondenza alla grazia, questa schietta adesione alla volontà di Dio, questa docilità piena alla sua chiamata, è l'esortazione che, col fatto più che con la voce, ci rivolge la Madonna: «ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica». Sta qui il nostro segreto dell'unione con Dio, il segreto dell'amore che salva e santifica. L'Assunzione e la gloria di Maria è l'epilogo consono a tanta conformità della creatura, «l'umile ancella», all'immagine di Dio dipinta in Lei. Ecco, oggi Maria! Ci inchiniamo riverenti a tanta luce.

La Madre di Dio e della Chiesa

Avanza nel nostro pensiero il tempio di Gerusalemme sfolgorante d'oro, dove, secondo la tradizione, dalla vicina casa natale diresse i suoi passi l'umile "fanciulla ebrea", per lodare il Signore nella gioiosa corona delle coetanee e delle pie donne e prepararsi al domani con un'educazione consona alla sua età e alle sue origini. La splendida Basilica di Santa Maria Maggiore, che ora ci accoglie, diventa in questo momento chiarissimo simbolo di universale unità. Nel fastoso tempio costruito dall'arte, l'orazione canta Maria come tabernacolo dell'eterno Amore, nel quale lo Spirito Santo "Sua luce ascose" e il Verbo di Dio, nulla di sé mutando, "si fece carne e abitò in mezzo a noi". Grembo benedetto di Maria, che serrasti in te ciò che i cieli non valgono a contenere!

A questo mistero di degnazione e di grazia come bene si adattano le parole della Scrittura: "La Sapienza si è costruita una casa" e quale casa! L'apostolo, tutto proteso a modellare in Cristo l'uomo redento, ci avverte con insistenza che siamo templi di Dio e che lo Spirito Santo abita in noi. Dobbiamo dunque camminare in novità di vita, fatti luminosi, rivestiti di Cristo, anzi dobbiamo trasformarci così che Cristo abiti in noi. Custodia interiore di tale vita è la cella del cuore, dove, in geloso ritiro, si stabilisce il colloquio spirituale con Dio e la nostra umiltà si alimenta della grazia, che risana dalle colpe, illumina il cammino, sostenta i propositi, guida alle altezze. La nostra filiale pietà La vede così, collocata sopra i cori degli Angeli e dei Santi, sorrisa dalla ineffabile compiacenza di Dio.

Il fastoso mosaico dell'Assunta, esaltata e incoronata, che domina nell'abside d'oro di questa smagliante Basilica, fissa una scena sommamente cara al cuore del popolo cristiano e propone a tutti la vera patria del cielo, meta conclusiva del pellegrinaggio terreno della Chiesa, quando, una volta "trasformato il nostro corpo di miseria e configurato al corpo dello splendore di Cristo" appariremo "con Cristo nella gloria" e "saremo simili a Dio, perché Lo vedremo com'è". La mente, avida e insaziata, torna a fissarsi ancora una volta nell'immagine sovranamente bella della Vergine Santissima, i cui incomparabili pregi, che la distinguono da ogni altra creatura e la pongono tanto alta nell'estimazione e nella devozione dei credenti, sgorgano come da primaria fonte dall'essere Ella la Madre del Salvatore, il quale, nascendo da Lei vero uomo, non cessò mai di essere Dio. Meritamente quindi la Madonna è chiamata Madre di Dio. Da ciò la ragione dei titoli, uno dell'altro più bello, che la pietà dei fedeli è venuta, lungo i secoli, attribuendo, a catena sempre crescente, al nome augusto di Maria e che la liturgia ci consente di ascoltare e ripetere ogni giorno a esaltazione di Lei, come litania di giubilo e di amore dei figli alla Madre amatissima.

Santa Maria Maggiore, Roma

Ella infatti è giustamente chiamata Madre nostra: madre spirituale, come di Cristo è la Madre naturale; perché noi, membri della Chiesa, siamo una cosa sola con Cristo, il suo corpo mistico, il suo complemento, la sua pienezza. E coloro che avrebbero creduto in Lui, affidata poi sul Calvario alle filiali sollecitudini dell'Apostolo, venne nella di lui persona affidata all'innumerabile progenie del suo universale mistico amore. Da poche ore un gioioso annuncio, preparato con autorità e imponenza conciliare e dalla commossa voce del Papa illustrato nell'inno da Lui sciolto a Maria Santissima, ha solcato i cieli, allietando la cristianità: la corona della Vergine è ornata di una nuova gemma, col titolo dolcissimo di "Mater Ecclesiae - Madre della Chiesa". Così sopra l'arco trionfale eretto da Sisto III nella Basilica Liberiana, Paolo VI con questo solenne rito lancia ora sugli orizzonti del mondo un arco ideale di gloria a Maria, consacrando nel nome di Lei, Madre di Dio e Madre nostra, l'unità inscindibile di Cristo con la Chiesa. "Gaudeamus omnes - godiamo tutti"! È gloria domestica, è gloria della stirpe, è gloria nostra!

La vostra numerosa presenza qui, Venerabili Padri, al termine della terza fase del Concilio Ecumenico Vaticano II, che con la vostra approvazione e con la promulgazione del Papa, Vicario di Cristo, Vescovo di questa felicissima Roma e Sommo Pontefice della Chiesa Universale, ha portato a felice epilogo una parte così cospicua del dottrinale relativo alla Chiesa, al quale è prezioso suggello il capitolo dedicato alla Vergine Santissima nel mistero di Cristo e della Chiesa, costituisce un atto estremamente gentile e di altissimo significato. Qui, dove la pietà del Vostro immediato Predecessore e la Vostra, Beatissimo Padre, più di una volta ha implorato dalla "Salus Populi Romani" e madre dell'unione il regale patrocinio sui lavori delle assisi ecumeniche, si rinnova lo spettacolo degli Apostoli e dei primi seguaci raccolti nel Cenacolo in perseverante concorde preghiera insieme a Maria, Madre di Gesù! Vibra intanto nelle coscienze e irraggia dovunque, inteso e apprezzato nella sua attualità e nel suo valore, il programma lanciato dal Santo Padre con la geniale Enciclica: Ecclesiam Suam. Ad esso ci sentiamo tutti impegnati, per un esame approfondito e diligente dei doveri propri della nostra vocazione cristiana e delle responsabilità che tanto onore comporta in ordine a un consapevole vigoroso rinnovamento di vita e di metodi; nella illuminata generosa dedizione al dialogo, che, aprendo a tutti, ai vicini e ai lontani, i tesori inestimabili del divino Messaggio e riconoscendo quanto di bello e di onesto la Provvidenza ha copiosamente versato nelle Sue creature, di tutti i luoghi, di tutti i tempi, di tutte le culture, agevoli il trionfo della verità e dell'amore, che Cristo Gesù è venuto a portare sulla terra, a salvezza dell'umanità e a gloria del Padre che è nei cieli. Sul superbo volo dei tempi, sulla grande epopea della Chiesa, sull'ardente sospiro dell'universale fratellanza, stendi le tue ali materne, "o Vergine, o Signora, o Tuttasanta", sorriso dei cieli, gloria letizia onore del Popolo tuo.

Riflessioni a Montecassino: Sulla Vita Monastica e la Preghiera (22 marzo 1965)

Quanto più si affonda in Dio, tanto l'anima conquista le sovrane capacità del pacifico dominio di sé e delle cose, la mortificazione cristiana essendo potenziamento dello spirito e delle facoltà che ne dipendono. San Benedetto ne ebbe presente la validità, affermata dal Divino Maestro sotto parecchie forme: la clausura della cella dove comunicare col Signore che vede nel segreto; il chicco di grano, deposto nel buio del terreno, solitario, ignorato, che fruttifica in pane per la vita; il pugno di fermento, dalla massaia nascosto nella madia e nottetempo lievita la massa di farina; il minuscolo seme, che diventa albero gigantesco, riparo agli uccelli dell'aria; lo sparuto drappello, al quale il Signore riserva il possesso del regno... e simili insegnamenti, che attestano le preferenze di Dio e, insieme, mostrano quanto siano diverse da quelle degli uomini le vie del Signore.

Oh, che direbbe San Benedetto se, in questo momento, dal riposo solenne del sepolcro levasse il capo e girasse intorno lo sguardo, sull'Italia, oltre le Alpi, verso i confini dell'Europa e di là ancora, sull'orbe intero e contasse la sua spirituale progenie "gentem magnam" - di ogni filiazione, di ogni riforma, di ogni assimilazione; monaci, religiose, oblati; di ogni terra e lingua e stirpe - e scorresse la storia dei cenobi che, a cento a cento, in una splendida e variopinta fioritura di scienza e di santità, di penitenza e di apostolato, dopo questa Abbazia, madre fecondissima e generosa, si sono moltiplicati lungo quattordici secoli, nelle valli, sui colli, nelle foreste nei contadi, nelle città, accendendo dovunque fari luminosi di dottrina e focolari vividi di profonda pietà cristiana...

La Preghiera come Forza Motrice

Monastero di Montecassino, foto panoramica

Doveroso e bello l'omaggio del canto di lode che la creatura con gesto spontaneo, innalza al Signore, anche come acquietamento dell'intimo bisogno di comunicare con la Divinità; ma il fatto non scioglie il mistero che, in via normale, Dio leghi alla preghiera, la concessione delle sue grazie. Quanto vi insiste nel Vangelo il Divino Maestro! Avvertirà, sì, con cristiano intuito, che "l'esaudimento dell'orazione non è legato alle molte parole, ma alla purità del cuore e alle lagrime di pentimento". Questo assicurato, l'ufficiatura sarà l'Opus Dei per eccellenza. La preghiera infatti non è inerzia, ma forza motrice della vita soprannaturale. Uno dei più grandi bisogni del mondo è questo, di pregare. Si prega poco; alcuni non pregano affatto.

L'autosufficienza che, in seguito alle sempre più ardite e spettacolari conquiste della nostra età, dovute ai progressi mirabili della scienza e della tecnica, si è impossessata un po' di tutto e di tutti, tende a relegare fra le cose inutili la preghiera. E così, rotto il contatto con Dio, il mondo va spiritualmente e moralmente alla deriva. Ci sono bensì ampi sprazzi di luce e di bene, ma non bastano a calmare le preoccupazioni che, in ogni settore responsabile, si addensano per il graduale sgretolamento dei principi etici e religiosi, che sono alla base di ogni civiltà.

Lavoro e Pietà nello Spirito Benedettino

Non è senza un tratto distinto di provvidenza che l'instaurazione nella Chiesa della nuova disciplina liturgica coincida col primo anno del patronato di San Benedetto sull'Europa. I Figli di San Benedetto - al quale sono bene applicate le lodi che l'Ecclesiastico tributa all'antico grande Sacerdote (47, 9-12) "in tutte le sue opere inneggiò all'Altissimo e intorno all'altare distribuì per il canto strumenti armoniosi, aggiunse decoro alle feste e ornamento ai tempi sacri per tutto l'anno...". Abbinato alla pietà è il lavoro. Arti e mestieri si intensificano e si affinano e, valicando le mura del chiostro, risvegliano dovunque le assopite e distratte energie di quei tempi, caratterizzati dal persistente travaglio di trovare, in mezzo alle logoranti alternative fra sprazzi di luce e addensamenti di tenebre, bagliori di civiltà e ripresa di barbarie, la pacificante fusione delle razze e delle classi e un avvenire tranquillo, plasmato e difeso dallo spirito dell'Evangelo.

Mai come oggi il lavoro ha trovato tanta e ben meritata esaltazione. Abbassata la tonalità della pena, vi si accentua il criterio del perfezionamento che esso conferisce alla persona umana e già si profila una teologia del lavoro. È degno e giusto che, contemplandone la meravigliosa ascesa, si renda merito alle menti elette e ai cuori generosi, che questi moderni splendori hanno preparati e accesi. Il benessere economico, frutto di lavoro, è elemento primario della tranquillità e della pace. Il mondo deve diventare realmente una casa, nella quale tutti gli uomini si sentano fratelli.

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