Omelia sulla Parola di Dio della V Domenica del Tempo Ordinario, Anno C

La parola di Dio di questa quinta domenica del tempo ordinario ci offre l'opportunità di meditare su alcuni aspetti della vita cristiana che vanno tenuti in debita considerazione. Le letture della liturgia della parola, mentre presentano nel profeta Isaia un modello per il chiamato, ci fanno menzione della vocazione di Pietro e della missione che gli viene affidata. La sequela è il filo conduttore che indica le azioni da compiere per realizzare il progetto di Dio: distacco, rinuncia e appunto, sequela. La chiamata di Dio si muove nella vita quotidiana, si nutre dell'esistenza faticosa umana e interagisce nelle nostre esperienze.

La Prima Lettura: La Vocazione del Profeta Isaia (Is 6,1-8)

La prima lettura è il racconto della vocazione di Isaia, vissuto nell'VIII secolo. Nell'anno in cui morì il re Ozìa, Isaia vide il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno con sei ali. Vibrarono gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. Isaia narra la sua vocazione: il Creatore gli si rivela e gli chiede disponibilità al suo servizio. Di fronte a questa esperienza sconvolgente e singolare, il profeta esclama: «Ohimè! Sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito». Allora uno dei serafini volò verso di lui, teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare, toccò la bocca di Isaia e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra; è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato». Poi Isaia udì la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». Il giovane profeta diede il suo assenso, rispondendo: «Eccomi, manda me!». Questa esperienza ci riguarda da vicino, mostrandoci come la consapevolezza della nostra inadeguatezza e peccaminosità sia spesso il primo passo verso l'accettazione di una chiamata divina.

Rappresentazione della visione di Isaia nel Tempio, con serafini e il carbone ardente che purifica le labbra.

La Seconda Lettura: La Testimonianza di San Paolo (1 Cor 15,1-11)

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato. Dopo la sua morte e resurrezione, Cristo apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. San Paolo riflette con umiltà sulla sua vocazione e il suo passato: «Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio». Tuttavia, riconosce il potere trasformante della grazia divina: «Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me». Questa è un'espressione interessante e ardita, con la quale il grande Apostolo parla di sé, sottolineando come la sua missione non sia frutto delle sue capacità, ma della grazia divina. Dunque, sia lui che gli altri apostoli, predicano e voi avete creduto nello stesso modo.

Il Vangelo: La Chiamata di Simon Pietro (Lc 5,1-11)

Il Vangelo di questa domenica (Lc 5,1-11) ci parla della chiamata dei primi quattro discepoli. In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. La barca di Simone, ormeggiata lì sulla riva, simboleggia le tante esperienze della vita, del passato, della storia personale di ciascuno: ci navighiamo sopra, ne rimaniamo colpiti, spesso delusi, e allora le appoggiamo in disparte, come barche che non sono fatte per giacere nel porto, ma per veleggiare in mare aperto.

Gesù salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Gesù prega Simone di mettergli a disposizione la barca e scostarsi un po' dalla riva, in modo da poter parlare alla folla senza esserne schiacciato. È molto bello ricordare Gesù che, giunto sulla riva del lago di Tiberiade, chiede a Pietro di prestargli la barca, perché potesse offrire il dono della Parola a tutti indistintamente.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Il comando di Gesù ha un sapore di sfida e di controcorrente. Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Questa frase rappresenta un atto di fiducia disarmante, che sfida la logica umana. Soltanto se si ha il coraggio di accogliere una proposta difficile, si può gettare le reti.

Illustrazione di Gesù che insegna dalla barca di Pietro sul Lago di Tiberiade, con la folla sulla riva.

Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Questo episodio non è solo un racconto di chiamata, ma un'autorivelazione di Gesù. Ciò che attrae i quattro discepoli a lasciare tutto e seguire Gesù non è solo l'insegnamento, ma piuttosto l'esperienza forte della pesca miracolosa. Qui si manifesta la sovrabbondanza della misura di Dio, che supera ogni attesa umana.

Il vero significato della rete vuota il miracolo che ha trasformato Pietro (Luca 5 spiegato)

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. In questo stesso momento ciascuno di noi percepisce la propria distanza dall'abbraccio misericordioso ed insieme la propria estrema vicinanza. Il Signore interviene con la sua Presenza che chiede di lavorare sulla sua parola, cioè di vivere la propria esistenza all'interno di quell'avvenimento potente che è Cristo Signore. Allora il nostro lavoro e la nostra esistenza trovano una fecondità mai prima conosciuta. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Così comincia la storia di Gesù con i suoi discepoli: dalle reti vuote, dalle barche tirate in secca, non dal pinnacolo del tempio, ma dal pulpito di una barca a Cafarnao, da un angolo umanissimo e laico. Pietro continuerà ad essere pescatore, ma da allora in poi sarà pescatore di uomini.

Riflessioni sulla Vocazione e la Fede

Prima di essere la pietra su cui Cristo avrebbe fondato la sua Chiesa, Pietro-Simone è stato colui che ha percorso per intero il cammino pieno di passione impulsiva ed insieme di incertezze verso il suo Signore. Egli è stato in questo modo colui che ha percorso, prima di noi, l'itinerario che a ciascuno di noi è chiesto di percorrere. Simone era un pescatore: ciascuno ha il suo lavoro e a ciascuno può capitare di faticare nel buio di tante notti e di non prendere nulla. Ma interviene quella Presenza che chiede di lavorare sulla sua parola. Non saremo chiamati a fare altre cose, ma a farle per un altro scopo.

Le tre esperienze - quella sconvolgente di Isaia ("Io vidi il Signore"), quella dell'Apostolo Paolo ("apparve anche a me come un aborto"), e quella di Simon Pietro al lago di Gennèsaret - ci riguardano da vicino. Gesù ha sempre chiamato gli uomini ad ascoltarlo e a seguirlo. Ancora oggi, pur sapendo cogliere i segni dei tempi, il suo messaggio non ha perso nulla della sua forza. A volte ci vengono momenti di scoraggiamento, di delusione, di preoccupazioni che ci angustiano, nella famiglia, nel lavoro, nella vita sociale, negli impegni e nelle attività pastorali. È quello che è capitato all'apostolo Pietro, il quale però ha saputo trovare nella parola di Gesù la forza per superare la stanchezza e la sfiducia.

L'Inadeguatezza al Servizio di Dio

La parola di Dio di questa quinta domenica del tempo ordinario ci aiuta a discernere bene la nostra vocazione cristiana e la nostra vocazione missionaria. Tutti, in base al Battesimo, siamo inviati ad essere portatori della buona notizia del Vangelo, secondo il proprio stato di vita. Dio, attraverso Gesù, ci ha affidato una missione: cercare i suoi figli per ricondurli al Padre. È molto conveniente che i ruoli di rilievo e le posizioni di responsabilità, o anche importanti mansioni comuni e progetti, ci vengano proposti da altri, poiché in tal caso siamo più sicuri che non corrispondono (solamente) a nostre personali preferenze e che anche altri riconoscano in noi l'attitudine al servizio.

O Padre, aiutaci a non avere paura del tuo messaggio di speranza e fa che comprendiamo che la nostra inadeguatezza è proprio ciò che tu vuoi che mettiamo a servizio. Un animo affamato viene ricolmato di bene. La consapevolezza di essere peccatori non deve essere per noi una condanna, ma un'occasione per sentirsi accolti e per metterci in cammino.

Preghiere e Impegni

  • Preghiamo perché le nostre scelte non siano mai dettate dagli equilibri di potere, ma sempre da giustizia e misericordia.
  • Preghiamo perché la consapevolezza di essere peccatori non sia per noi una condanna, ma un'occasione per sentirsi accolti.
  • Preghiamo perché ci sforziamo di seguire il Signore sempre una volta di più di quello che le nostre forze ci consentirebbero.
  • Preghiamo perché sappiamo lasciare ai nostri fratelli la libertà di scelta che Dio ha lasciato a noi.

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