La Comunità monastica Santissima Trinità, che dal 2005 risiede nel monastero di Pragaletto di Dumenza (Varese), celebra quest'anno i trent’anni della sua fondazione.

Introduzione e Storia della Comunità
La comunità monastica "Santissima Trinità" nasce nell’ottobre del 1989, fondata da un gruppo di dieci monaci provenienti dall’Abbazia santa Maria Assunta di Praglia, in diocesi di Padova. Essi furono accolti nella Chiesa di Milano dall’allora Arcivescovo, cardinale Carlo Maria Martini.
Dopo un iniziale periodo trascorso a Desio, nel luglio del 1990 la comunità si trasferì a Canzo presso il Convento di san Francesco. Nell’ottobre del 1993, un nuovo trasloco la condusse presso l’Abbazia di san Giovanni Battista di Vertemate, in diocesi di Como, dove i fratelli furono accolti dall’allora vescovo mons. Alessandro Maggiolini. Per alcuni anni i monaci vissero presso questa antica abbazia, fondata nell’XI secolo dall’Abbazia di Cluny, che per ragioni storiche è oggi proprietà privata e vi si insediarono grazie a un contratto di locazione.
A causa di difficoltà successivamente insorte con la proprietà del monastero di Vertemate, la comunità ha deciso un nuovo trasferimento per trovare una sede più stabile e adatta alla sua vita, individuata nel comune di Dumenza, in provincia di Varese. Il 12 agosto del 2002, il cardinale Martini ha presieduto una celebrazione liturgica con la benedizione di una croce che ha dato l’avvio al nuovo insediamento. Dopo impegnativi lavori di ristrutturazione, che hanno trasformato una ex colonia montana, i fratelli si sono trasferiti definitivamente nel nuovo monastero nel novembre del 2005. Dalla sua nascita fino all’ottobre del 2010, la comunità è stata guidata dal priore fr. Adalberto Piovano.
In occasione dei trent’anni di vita della Comunità, si è tenuta una serata di approfondimento culturale. Dopo l’introduzione del parroco don Adriano Spolaor e del sindaco Maurizio Capitani, la serata, moderata dal giornalista Marco Guggiari, ha visto le relazioni di don Saverio Xeres (ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica di Milano) sul «fondamentale contributo del monachesimo alla civiltà occidentale», con attenzione particolare alla presenza monastica in Lombardia, e del priore della Comunità SS. Trinità.
La Comunità Monastica Santissima Trinità
Il nome scelto dalla fraternità - Comunità monastica “Santissima Trinità” - esprime il desiderio di essere, nella ricerca di Dio, manifestazione della vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Guardando all’amore del Padre, la fraternità desidera essere, nella gratuità, comunità di ascolto, di celebrazione, di lode.
La forma giuridica della comunità è quella di un priorato benedettino sui iuris di diritto diocesano, associato alla Provincia Italiana della Congregazione Sublacense-Cassinese dell’ordine di San Benedetto. La vita dei fratelli, oltre che alla Regola di San Benedetto, fa riferimento alle Costituzioni proprie.
Attualmente la comunità è costituita da 15 fratelli, di cui 9 professi di voti solenni (dei quali 3 sacerdoti), 2 professi di voti semplici, 2 novizi e 2 postulanti.
Sin dagli inizi della sua storia, la comunità ha maturato la scelta di un maggiore inserimento nella Chiesa locale. Sua caratteristica è, pertanto, quella di essere una comunità monastica diocesana che segue la Regola di san Benedetto. È parso, infatti, che la centralità assegnata dal Concilio Ecumenico Vaticano II alla Chiesa locale chiedesse anche alla vita monastica di ripensare il suo rapporto con la Chiesa locale. Nel corso del tempo, la Comunità ha anche maturato il desiderio di un maggiore collegamento con le altre comunità benedettine italiane. Per questo motivo, dal 2010, ha stabilito un’affiliazione con la Provincia italiana della Congregazione Cassinese-Sublacense.
Il Monastero e le sue Attività
Il monastero sorge sul sito di una ex colonia montana nel comune di Dumenza, in provincia di Varese e in diocesi di Milano. Si trova immerso in un bosco a 1000 metri d’altitudine sopra il Lago Maggiore. L’edificio attuale è sorto in seguito a radicali lavori di ristrutturazione, di adattamento e di ampliamento degli edifici preesistenti.
Oltre agli ambienti classici di una struttura monastica benedettina, come la chiesa, il refettorio, il capitolo, il chiostro, la biblioteca, le celle dei monaci, la portineria, i parlatori, i locali di cucina e lavanderia, il monastero ha al suo interno una foresteria con 9 camere, una sala per incontri, una sala di accoglienza per gli ospiti.
Le attività lavorative della comunità consistono in un laboratorio di restauro del libro, un atelier iconografico, in numerose collaborazioni editoriali e, ultimamente, un atelier artigianale di ceramica.

La Vita Spirituale e la Liturgia
La preghiera scandisce la giornata e la consacra come tempo di Dio. Essa pone continuamente i monaci come poveri dinanzi al mistero della salvezza gratuita di Dio che la liturgia della Chiesa celebra. Gli ospiti possono partecipare all’intera liturgia comunitaria, che segue la seguente scansione:
- 5.20: Mattutino
- 6.45: Lodi
- 8.30: Eucarestia
- 12.15: Sesta
- 14.45: Nona
- 17.45: Vespri
- 21.00: Compieta
Guardando all’amore del Padre, i monaci desiderano essere, nella gratuità, comunità di ascolto, di celebrazione, di lode. Guardando all’obbedienza del Figlio, imparano a vivere il valore dell’incarnazione nell’attenzione alla situazione ecclesiale, sociale e culturale in cui si trovano a vivere. Guardando alla comunione dello Spirito Santo, imparano l’atteggiamento della condivisione della loro vita (lectio divina, preghiera, lavoro, fraternità) con gli ospiti. Si aprono alla condivisione della vita degli ospiti, in ascolto e accoglienza delle loro esperienze, nelle quali trovano eco «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi» (GS 1). Desiderano rimanere attenti soprattutto a coloro che domandano aiuto nel loro cammino di fede, o chiedono come cercare Dio, senza la presunzione di insegnare ciò che prima non hanno cercato personalmente di vivere (cfr Costituzioni).
La Volontà di Dio secondo San Cipriano
La spiritualità della comunità è profondamente radicata negli insegnamenti dei Padri della Chiesa. Un esempio significativo è la riflessione di San Cipriano sulla volontà di Dio:
«La volontà di Dio è quella che il Cristo ha fatto ed insegnato. L'umiltà nel portamento, la solidità della fede, la modestia nelle parole, la giustizia negli atti, la misericordia nelle opere, la disciplina nei costumi; non fare il male, sopportare il male che ci fanno, conservare la pace con i fratelli, amare Dio con tutto il cuore; amarlo perché Padre e temerlo perché Dio. Non preferire nulla al Cristo, perchè Egli ci ha preferiti a tutto; aderire immancabilmente alla sua carità, tenerci sotto la Croce con coraggio e fiducia. Quando si tratta di dare battaglia per il suo nome o per il suo amore, essere costanti nelle parole, per dar prova di fede nelle difficoltà, onde sostenere la lotta; e di pazienza nella morte, onde ottenere la corona. Ecco quel che significa volere essere coerede di Cristo, adempiere il precetto di Dio, fare la volontà di Dio. AMEN!»
La comunità offre periodicamente meditazioni sulla Parola (lectio divina) e organizza "Giornate di Dialogo". Un esempio futuro è l'incontro a Dumenza, sabato 16 maggio 2026, sul tema "La meditazione nella tradizione cristiana secondo gli insegnamenti di John Main", con la partecipazione di Giovanni Giambalvo Dal Ben.
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L'Ospitalità Benedettina: Regole e Opportunità
La pratica dell’ospitalità, nella tradizione monastica, prima di essere un’opera di misericordia è la conseguenza dell’essere stranieri a somiglianza del Cristo, “Colui che si è fatto straniero per noi scendendo dal cielo sulla terra” (cfr Giovanni Sinaita, Scala III,30). Dal sentirsi anch’essi pellegrini e stranieri su questa terra ad immagine di Cristo, emerge per i monaci la solidarietà con gli altri fratelli e sorelle che incontrano sul proprio cammino, soccorrendoli nei loro bisogni materiali e soprattutto nella loro stessa ricerca della felicità che si compie nel cammino di amicizia e fede con il Cristo. San Benedetto chiedeva di discernere la venuta del Signore nel forestiero che bussa alla porta: “Tutti gli ospiti siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: Sono stato ospite e mi avete accolto” (RB, LIII 1).
Memori di questa tradizione, la Comunità si apre all’accoglienza fraterna di tutti coloro che con sincerità ed umiltà chiedono un aiuto nella loro ricerca di Dio in Cristo. Attraverso l’accoglienza premurosa degli ospiti, la vita della Comunità fruttifica nella carità e nella condivisione. Onorando tutti gli uomini, i fratelli accolgono nell’ospite Cristo in persona, soprattutto se povero. La prima accoglienza che offrono è quella della loro preghiera e della loro pace, nella disponibilità a condividere la loro vita di comunione, come espresso nelle Costituzioni della Comunità Monastica.
Guida Pratica per gli Ospiti
1. Il Silenzio e la Solitudine
In monastero, attraverso il silenzio e la solitudine che si consiglia di vivere e custodire, si può far emergere la “verità della vita”, che le fatiche quotidiane spesso soffocano. Affinché questo sia possibile, per sé e per gli altri ospiti, è bene limitare allo stretto necessario le comunicazioni in camera o nei corridoi e sempre mantenendo un tono di voce basso. Si propone inoltre la sfida di limitare l’uso del telefono cellulare, telefonando non in camera ma recandosi all’esterno.
- Per qualsiasi ascolto (audio, radio, musica...) si raccomanda l’uso degli auricolari.
- Per dialogare con altre persone non utilizzare le camere né i corridoi, ma la sala ospiti o gli ambienti esterni, sempre mantenendo un tono di voce basso.
- Tutti sono invitati ad osservare il grande silenzio della notte, da fine Compieta (ore 21.30) al termine dell'Eucaristia (ore 9.30) del mattino seguente.
- Al termine del pranzo e della cena, si raccomanda di non sostare nel refettorio, ma di seguire il fratello incaricato, recandosi con lui e gli altri ospiti nella sala ospiti, in modo da consentire agli altri fratelli di pulire il refettorio e di mantenere il clima di silenzio che ha caratterizzato i pasti.
2. Dialoga con Dio nella Gioia e nella Fatica
Gli ospiti sono invitati a unirsi ai monaci durante i momenti di preghiera comunitari. Si scoprirà, inizialmente, la fatica di entrare in una relazione autentica con Dio, ma col passare dei giorni se ne assaporeranno i frutti.
- La cappella del monastero è a disposizione in ogni momento della giornata per la preghiera personale, con la preghiera di non lasciare nulla di personale (Bibbia, libri, indumenti).
- Per partecipare attivamente ai momenti liturgici della comunità, sempre celebrati in cappella, si troverà il sussidio proprio all’ingresso.
- La preghiera cantata dei salmi richiede per tutti lo sforzo di formare un unico coro dove nessuna voce emerga o si imponga. Per questo, se si desidera unirsi al canto, si chiede di mantenere sempre basso il volume della voce, in modo da non sovrastare la voce del coro monastico.
- Durante la celebrazione della S. Messa, al momento della comunione, se lo si desidera, si potrà accedere sia al Corpo sia al Sangue del Signore; per questo si invita a percorrere con ordine le due file che i monaci formeranno a tale scopo.
- Camminare e riscoprire il contatto con la natura favorisce la meditazione e la preghiera: il parco del monastero è a disposizione con panchine e sedie, fatta eccezione per le aree riservate al lavoro dei monaci. Se si decide di intraprendere una gita nei boschi circostanti, per una maggiore tutela, è raccomandato portare con sé il cellulare e avvisare il fratello portinaio se si pensa di allontanarsi molto dal monastero.
- Lungo l’anno, a discrezione della comunità, saranno offerte meditazioni sulla Parola (lectio divina) a cui si potrà liberamente partecipare.
3. Incontra i Monaci e gli Altri Ospiti
La Comunità desidera accogliere fraternamente i suoi ospiti, per questo apre liberamente la partecipazione alla ricreazione serale dopo cena tre volte alla settimana (il lunedì, il martedì e il giovedì). Si consiglia a tutti di parteciparvi almeno una volta per conoscersi meglio.
- Si invita a rispettare i tempi e i luoghi propri della vita dei monaci; insieme ci si aiuta a custodire la clausura del cuore.
- Per ogni necessità o comunicazione, si chiede di fare riferimento al fratello incaricato dell’ospitalità (foresterario), che sarà sempre a disposizione al termine dei pasti nella sala ospiti; in caso di urgenze si può fare riferimento al fratello portinaio.
- Due monaci sono anche sacerdoti: con essi è sempre possibile, chiedendo al fratello foresterario, celebrare il sacramento della riconciliazione.
- Se si desidera avere un colloquio spirituale con un fratello professo solenne, si faccia sempre riferimento al fratello foresterario.
- Durante la permanenza è possibile incontrare e conoscere gli altri ospiti. È bene però impegnarsi a riconoscere chi desidera una qualche forma di condivisione da chi invece preferisce vivere un tempo di maggior silenzio e riservatezza.
Contatti e Risorse
A breve la linea telefonica 0332 517416 sarà dismessa. La riorganizzazione della telefonia prevede che il numero 350 1319375 continuerà a servire come unico numero del centralino. Indipendente dalla portineria, la nuova linea è dedicata alle prenotazioni per la foresteria e per ogni altra comunicazione con il fratello incaricato.
È possibile trovare il percorso più adatto per giungere al monastero in automobile o in treno con l'aiuto di Google Maps, potendo inviare il percorso al cellulare.
La comunità monastica pubblica anche una newsletter intitolata "COME STRANIERI E PELLEGRINI. SENTIERI PER CAMMINARE INSIEME", attraverso la quale la fraternità intende condividere il proprio cammino e le proprie riflessioni.
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