Le figure evangeliche di Marta e Maria, protagoniste del Vangelo odierno (Lc 10, 38-42), offrono un insegnamento fondamentale su come vivere la vita cristiana. Papa Francesco, nelle sue omelie, sottolinea che la chiave per non sbagliare nel cammino della fede è l'essere "innamorati" del Signore, traendo da Lui ispirazione per ogni azione. Un esempio mirabile è l'apostolo Paolo, che nella Prima Lettera ai Galati descrive la propria vita con questo spirito di contemplazione.

Il Racconto Evangelico di Luca (Lc 10, 38-42)
Il Vangelo di Luca narra che, mentre Gesù era in cammino, entrò in un villaggio dove una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa. Marta aveva una sorella, Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Marta, invece, era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, si fece avanti e disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
L'Accoglienza di Marta e l'Ascolto di Maria
San Luca racconta che Marta ricevette Gesù nella sua casa, accogliendolo come si suole fare con i pellegrini. Sant'Agostino commenta: "Anche se in realtà la serva ricevette il suo Signore, la malata il suo Salvatore, la creatura il suo Creatore"[1]. Marta, probabilmente la padrona di casa, si sentì ben presto sovraccarica di lavoro, preoccupata di preparare tutto il necessario per servire Gesù.
Maria, al contrario, godeva della conversazione, seduta ai piedi di Gesù. San Giovanni Crisostomo precisa che era seduta "non solo vicino a Gesù, ma ai suoi piedi; per manifestare la sollecitudine, l’assiduità, il desiderio di ascoltarlo e il grande rispetto che voleva dimostrare al Signore"[2].
Marta, infastidita da ciò che considerava uno sgarbo della sorella e forse una certa indifferenza da parte di Gesù, si rivolse al Signore con grande confidenza, chiedendogli di esortare Maria a collaborare. La risposta di Gesù divenne una lezione fondamentale: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
L'Interpretazione di Papa Francesco: Contemplazione e "Indaffaratismo"
Papa Francesco spiega che Marta e Maria, con il loro modo di agire, "ci insegnano come deve andare avanti la vita del cristiano". Maria ascoltava il Signore, mentre Marta era "distolta" perché "occupata nei servizi". Il Papa rimarca che Marta è una di quelle donne "forti", capace anche di rimproverare il Signore per non essere stato presente alla morte del fratello Lazzaro, mostrando la sua grande confidenza con Lui.
Il Pericolo dell'Indaffaratismo
Ci sono molti cristiani che, pur partecipando alla Messa domenicale, sono poi costantemente indaffarati, senza tempo per i figli o per la riflessione spirituale. Il Papa li definisce "cultori di quella religione che è l’indaffaratismo", persone che "sempre stanno facendo… ma fermati, guarda il Signore, prendi il Vangelo, ascolta la Parola del Signore, apri il tuo cuore…". Essi "fanno del bene, ma non del bene cristiano: un bene umano". A loro manca la contemplazione, proprio ciò che mancava a Marta.
Maria e la "Parte Migliore": Non Dolce Far Niente
Al contrario, l'atteggiamento di Maria non è un "dolce far niente". Francesco chiarisce che lei "guardava il Signore perché il Signore toccava il cuore e da lì, dall’ispirazione del Signore, è da dove viene il lavoro che si deve svolgere dopo". Questa è la regola di San Benedetto: "Ora et labora" (prega e lavora), incarnata da monaci e monache di clausura che "pregano e lavorano", senza stare "tutta la giornata guardando il cielo". Paolo stesso agiva con questo spirito di contemplazione, essendo "innamorato del Signore".
La parola-chiave per non sbagliare è, dunque, essere "innamorati" del Signore. Per capire se siamo troppo astratti nella contemplazione o troppo presi dall'attività, dobbiamo chiederci: "Sono innamorato del Signore? Sono sicuro, sono sicura che Lui mi ha scelto, mi ha scelta? O vivo il mio cristianesimo così, facendo delle cose… sì, faccio questo, faccio, faccio ma guarda, il cuore? Contempla?". Contemplazione e servizio rappresentano la strada della nostra vita.
Papa Francesco, omelia a Santa Marta del 21 maggio 2019: "La pace di Gesù"
Contemplazione e Servizio: Unità, Non Contrapposizione
Nel corso della storia della Chiesa, la scena di Marta e Maria è stata spesso interpretata come una contrapposizione tra vita attiva (Marta) e vita contemplativa (Maria). Tuttavia, Papa Francesco chiarisce: "Anzitutto è importante capire che non si tratta della contrapposizione tra due atteggiamenti: l’ascolto della parola del Signore, la contemplazione, e il servizio concreto al prossimo. Non sono due atteggiamenti contrapposti, ma, al contrario, sono due aspetti entrambi essenziali per la nostra vita cristiana; aspetti che non vanno mai separati, ma vissuti in profonda unità e armonia"[3].
Marta riceve il rimprovero, seppur con dolcezza, perché "ha ritenuto essenziale solo quello che stava facendo, era cioè troppo assorbita e preoccupata dalle cose da 'fare'". In un cristiano, le opere di servizio e di carità non possono mai essere staccate dalla loro fonte principale: l'ascolto della Parola del Signore, lo stare ai piedi di Gesù, nell’atteggiamento del discepolo.
Gesù fa capire che l'ascolto attento deve essere preferito e anteposto per poter compiere il suo comandamento d'amore. San Josemaría Escrivá spiegava: "Maria ha scelto la parte migliore... Se ne sta lì, a bere le parole del Maestro. In apparente inattività, prega e ama. Poi, accompagna Gesù nelle sue predicazioni per città e villaggi. Senza orazione, come è difficile accompagnarlo!"[4].
La "parte migliore" di Maria, pertanto, non le sarà tolta, a differenza della parte di Marta che può perdersi. Senza la contemplazione, che conferisce senso ed efficacia al lavoro per Dio, si rischia di abbandonare anche quest'ultimo. San Josemaría esorta: "Lavoriamo, e lavoriamo molto e bene, senza dimenticare che la nostra arma migliore è l’orazione. Pertanto, non mi stanco di ripetere che dobbiamo essere anime contemplative in mezzo al mondo, che cercano di trasformare il loro lavoro in orazione"[5].
La Casa di Betania: Luogo di Accoglienza e Amicizia
Il luogo dell'episodio è la casa di Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, a Betania. È un luogo di grande pace e armonia, dove Gesù entra come amico. Questo episodio, se nella domenica precedente si è imparato ad agire in modo misericordioso come il buon samaritano, oggi ci invita all'ascolto, verbo che accompagna il discepolo. Luca distingue l'approccio delle due sorelle: Maria si pone ai piedi di Gesù in ascolto, mentre Marta si lascia assorbire dalla preparazione. La differenza non è una condanna del servire, ma una sottolineatura dell'atteggiamento del discepolo.
Maria accoglie il Signore stando davanti a lui, preparandosi a ricevere il dono della parola, senza pensare troppo a ciò che può dare dalle proprie ricchezze. Preghiera e azione sono profondamente unite: "Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta". L'ospitalità è duplice: accogliere l'altro non solo in casa, ma nella propria vita, poiché solo da "un forte rapporto di amicizia con il Signore che nasce in noi la capacità di vivere e di portare l’amore di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza verso gli altri".

Contesto e Nuove Letture: Il Ruolo delle Donne e la Diaconia
Il brano di Luca, che non menziona Lazzaro e si concentra sulle due sorelle, suggerisce che la casa sia di Marta. Marta, il cui nome significa "signora", è presentata come colei che ospita, un'azione significativa e paradigmatica dell'ospitalità orientale, richiamando episodi dell'Antico Testamento come la visita del Signore ad Abramo (Gen 18). L'accoglienza di Marta è calorosa e generosa, ma il testo sottolinea come il suo "essere occupata, distolta, sovraccaricata" abbia trasformato la sua ospitalità in distrazione e quasi inospitale nei confronti di Gesù.
Il "servizio" o "diaconia" di Marta, pur essendo intrinsecamente buono, rischia di allontanarla da Gesù. Tuttavia, il concetto di diaconia nella primissima comunità cristiana andava oltre il significato laico, riferendosi al servizio della comunità, al ministero. Gesù stesso è il modello di ogni diaconia, colui che "non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10,16).
Studi esegetici ipotizzano che la prima versione del racconto potesse affrontare il tema del ruolo delle donne nella comunità, dato che in essa le donne ricoprivano ruoli importanti. Il fatto che Maria ascoltasse apriva interrogativi sulla possibilità per le donne di assumere un ruolo di discepolato e persino di predicazione.
La "Parte Migliore" e il Discernimento
La risposta di Gesù, identificato come il Signore (Kyrios), non è una condanna del servizio, ma un avvertimento amorevole contro l'affanno eccessivo. Egli non critica l'utilità delle molte cose, ma la loro centralità rispetto all'unica cosa necessaria: l'ascolto e la comunione con Dio. La "parte migliore" che Maria ha scelto non è l'ozio, ma la relazione profonda e l'amicizia con il Signore, che è la volontà di Dio e non può essere tolta. Questo ci invita a un costante discernimento: le molte cose che facciamo per la Chiesa e il servizio agli altri, pur buone in sé, possono allontanarci se non radicate nell'ascolto e nell'obbedienza alla volontà di Dio.
Come in ogni relazione, per mantenere un contatto reale, è necessario dedicare tempo. San Francesco di Sales e altri padri spirituali, pur riconoscendo l'importanza del servizio, suggeriscono che l'essenziale non è stare sempre fermi a contemplare, ma fare sempre e solo la volontà di Dio, trovando la via personale e comunitaria per non perdere il legame con Cristo.
La diaconia della mensa è indispensabile e buona, come mostra l'episodio della suocera di Pietro che, guarita, si mette a servirli (Lc 4). La mensa è un momento fondamentale della vita, in cui si manifesta ogni gesto di servizio. Tuttavia, una è la parte migliore, che invita a trovare il modo di non perdere il legame di ciò che si fa con il Signore. Questo implica non solo avere tempo per pregare e riflettere, ma ricondurre il servizio alla parte migliore: la volontà del Padre. Il criterio per il discernimento è la preoccupazione: quando siamo preoccupati, rischiamo di perdere di vista il centro. Questo passo evangelico, lungi dall'essere destinato solo ai consacrati, è per tutti i credenti, invitandoli a una "Chiesa in uscita", una comunità di discepoli missionari che prendono l'iniziativa, si coinvolgono, accompagnano, fruttificano e festeggiano, come descritto in Evangelii Gaudium 24.