Il Mistero del Natale: Dio che si fa Piccolo per Visitarci

In questa notte, come i pastori di Betlemme, siamo attratti da una luce misteriosa, più chiara del giorno, perché risplende su di noi la gloria di Dio, invisibile agli occhi, ma che riscalda i cuori. È la luce di Dio fattosi carne in un umile bambino. Percorriamo il medesimo cammino che dal campo dei pastori conduce alla grotta di Betlemme, là dove la verità non è un’idea, ma una Persona, che si rivela in pienezza mediante l'Amore. Ognuno di noi ha i suoi tempi e i suoi modi per arrivare alla grotta; ognuno con i suoi interrogativi e i suoi momenti oscuri, ma Dio ci aspetta, Dio ci accoglie, a tutti si rivela.

La Grande Notizia e il Linguaggio dell'Umiltà

In questa notte, nello stupore dei pastori, gli angeli proclamano la grande, gioiosa ed esaltante notizia che vale tutto il Vangelo e lo attraversa: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore". La gloria di Dio è l'amore umile e insieme onnipotente, che si ritrae per far posto ad ogni uomo, che egli ama con cuore di padre. Crolla il nostro mito di onnipotenza o il desiderio di prevalere, di rivaleggiare, perché il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Il linguaggio che meglio esprime lo stupore per questa inimmaginabile discesa di Dio tra noi, attraverso la imprevedibile via dell’umiltà, è quello del silenzio, della ammirazione devota, della meraviglia. Per renderci grandi, Dio si fa piccolo e diventa uno di noi, come noi, un umile bambino, fragile, inerme e bisognoso del nostro aiuto. Solo chiede di essere accolto. “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”.

Un'inquadratura cinematografica simbolica che parte da una mappa del vasto Impero Romano per poi restringersi progressivamente fino a focalizzarsi su una piccola mangiatoia in una grotta di Betlemme

Natale come Tempo di Visita

Riprendendo in mano il racconto della nascita di Gesù secondo il Vangelo di Luca, il termine visitare dischiude una feconda chiave di lettura del mistero dell’Incarnazione. Natale è la pienezza del tempo della visita di Dio al suo popolo. Come recita il canto di Zaccaria: “Verrà a visitarci dall’alto come sole che sorge”. Gesù passa in mezzo alla gente ponendo i segni messianici, guarendo, annunciando la bella Notizia e facendo il bene a tutti.

Il Significato Biblico di Epeskêpsato

In greco, "ha visitato" è epeskêpsato, un verbo che rimanda alla figura del Vescovo, epìskopos. Il Vescovo è colui che visita, che ha come sua attività fondamentale la visita pastorale, colui che raggiunge e ha uno sguardo di cura da far arrivare a tutto il popolo a lui affidato. La visita nel linguaggio biblico è essenzialmente la visita di Dio. Egli ci ha a cuore e si mette in cammino verso di noi.

La visita diretta e definitiva del Signore avviene attraverso la mediazione di Maria, la Vergine di Nazareth, la quale si mette in cammino verso la casa di Elisabetta. L’incontro tra Maria ed Elisabetta ci suggerisce che visitare significa uscire da sé stessi, sporgersi verso un appello, ascoltare una parola che ci chiama. Ogni visita che facciamo è sempre un ricambiare la visita dell’amore e della gratitudine per l’altro che dimora nel profondo di noi stessi, generando koinonia (comunione) e diakonia (servizio).

Riscoprire lo Spirito d'Infanzia con Georges Bernanos

L’uomo e la donna sono fatti per la vita. Lo scrittore Georges Bernanos ci aiuta a recuperare quello che egli chiama lo “spirito d’infanzia”. Al contrario, lo “spirito di vecchiaia” è la scelta del compromesso, l’abitudine alla menzogna, dove si fanno calcoli e si pretende di spiegare tutto. Questo è uno spirito mortifero che consuma e ci consuma.

Bisogna consacrare la nostra vita ad acquisire lo spirito d’infanzia, o a ricuperarlo. È come rinascere ogni volta al mattino. Bernanos ci esorta: “Siate fedeli ai poeti, restare fedeli all’infanzia! Non diventate mai una 'grande' persona”. Lo spirito di infanzia è il coraggio di essere autenticamente umani, un percorso di consapevolezza e di crescita mai del tutto concluso. Natale è la festa dell’infanzia che ci conduce all’azzardo della speranza.

L'Incarnazione: Dramma di Salvezza

La vicenda di Gesù Cristo non è stata una commedia, ma nemmeno una tragedia. L’incarnazione non è una commedia, come se il Figlio di Dio avesse messo una maschera recitando un copione. Il Verbo si è veramente fatto carne. Non è stata nemmeno una tragedia, perché Gesù non ha a che fare con un destino cieco, ma con un Padre misericordioso.

Possiamo qualificare la storia di Gesù come un dramma: un dramma che trasmette una buona notizia. Noi non siamo solo spettatori di questo dramma, ma ne siamo attori. Siamo figli nel Figlio e partecipiamo della vita di Cristo. In lui, le tristezze e le gioie trovano senso e diventano esperienze di Vangelo, lieto annuncio di risurrezione e vittoria della vita sulla morte.

Dio nella Storia: da Roma a Betlemme

Luca avvia il suo racconto con un’inquadratura ampia: il censimento di Cesare Augusto su “tutta la terra”. Poi l’obiettivo si concentra sulla Siria, su Betlemme, e infine su un particolare irrilevante: una mangiatoia. Al centro di tutta la scena c’è una stalla, anzi, una piccola parte di essa. Gesù passa inosservato ai potenti del mondo, registrato come uno dei tanti. Questo è lo stile dell’amore di Dio: si espande senza imporsi, si radica senza violenza, entra nell’animo senza forzarlo.

San Giovanni nel prologo del suo Vangelo afferma: «Dio nessuno l’ha mai visto». Gesù ci ha insegnato a chiamare il Mistero che fa tutte le cose con il nome di «Abbà» (Babbo), rivelandoci che il mistero di Dio è amore infinito. Natale è riconoscere questa continua visita del Signore in mezzo a noi, fargli spazio al centro dei nostri impegni umani perché il cuore trabocchi di gratitudine.

Sfide Contemporanee e Audacia Profetica

Il buio circonda oggi molti luoghi di dolore: gli istituti per anziani soli, le campagne dei lavoratori sfruttati, i campi profughi, le stazioni abitate dai senza fissa dimora. Per noi siciliani e palermitani, questi non sono concetti astratti: conosciamo la crisi economica, la mancanza di lavoro, il cancro delle organizzazioni mafiose e la peste dello spaccio di crack.

Eppure, Natale è la luce che fa scorgere la presenza di Dio nascosta nelle pieghe della quotidianità. Ci dà motivo di speranza anche in un contesto oscuro. Siamo chiamati a sfidare il futuro con il sapere, la conoscenza, la speranza e la carità. L’educazione e la carità sono i due polmoni della vita umana come tale.

Infografica che illustra i 'Cantieri di Betania' e le opere di carità diocesana come segni di speranza nel territorio urbano

Il Segno del Natale e il Giubileo

Il Natale ci parla dell’interesse di Dio per noi. Come diceva il cardinale Martini, con la venuta di Gesù non è cambiato nulla nelle vicende esteriori, ma per chi accoglie l’annuncio cambia il senso di ogni evento. È come cambiare un segno meno in un segno più davanti a un numero: il numero sembra lo stesso, ma in realtà cambia tutto.

Il Giubileo sia davvero la buona notizia che ci accompagna, donandoci la felicità di essere donne e uomini di pace, pellegrini di speranza. Siamo chiamati a portare speranza là dove è stata perduta: nelle carceri, nelle stanze fredde dei poveri, nei luoghi profanati dalla guerra. Dio torna in mezzo a noi per renderci una famiglia di sorelle e fratelli, luce di vita per l'umanità.

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