L'Omelia ai Funerali di Silvio Berlusconi: Tra Analisi Pastorale e Interpretazioni

La ‘liturgia’ di gesti e ossequi, cortei e lutti, cori e sbandieramenti, silenzi e sfilate seguita alla dipartita di Silvio Berlusconi ha mosso in molti pensieri e generato domande. Anzitutto rispetto all’opportunità di dare la disponibilità della cattedrale, e forse anche all’opportunità per l’arcivescovo di esporsi in prima persona. Su tutto pesava il fatto che - rispetto al Cavaliere - la Chiesa italiana ha sempre un po’ giocato a nascondino, presumibilmente per convenienze, timori e forse anche opportunismo, una dinamica che vale in generale per il rapporto politica-Chiesa in Italia.

Buona parte del mondo ecclesiale italiano, per il corrispettivo di un piatto di lenticchie - o due, tanto non fa differenza - ha chiuso occhi e intelligenza davanti alle parole, ai gesti pubblici e alle scelte politiche di Berlusconi.

Foto della folla in Piazza Duomo durante i funerali di Silvio Berlusconi

L'Omelia dell'Arcivescovo Mario Delpini: Stile e Contenuti

Un Percorso "Sul Filo"

L’arcivescovo Mario Delpini, con la sua omelia e lo stile asciutto della celebrazione, ha percorso l’unica strada percorribile, in coerenza con il suo stile, ma anche nella constatazione dell’inutilità di rimproverare o ribadire o prender posizioni in morte. Ha dichiarato con il suo modo non esplicito, discreto, sapienziale e ‘poetico’ l’orizzonte di vita delle persone e lo stile di vita di Berlusconi, e ha ribadito l’unica cosa che occorre tenere presente: tra tutti i giudizi, tra tutte le vicende, tra tutte le conquiste, i fallimenti, le contraddizioni, alla fine ci si trova davanti a Dio come un uomo e basta.

Molti hanno sottolineato che il vescovo di Milano, Mario Delpini, ha camminato sul filo come un funambolo, consapevole della difficoltà ma con la sicurezza della sua arte, senza temere di cadere perché sapeva che quello era il modo giusto per restare in equilibrio. Quattromila occhi e quattromila orecchie erano rivolte verso di lui per cogliere il significato delle parole che avrebbe pronunciato in memoria del Cavaliere, che giaceva dentro una bara davanti all'altare del Duomo di Milano. È stata un'omelia coraggiosa, senza ipocrisie, senza una retorica scontata, che ha evocato le ambizioni di un uomo, i suoi desideri e le sue ombre. Questi elementi, secondo l'arcivescovo, potrebbero essere di qualunque altro uomo e di qualunque altra donna, anche senza funerali di Stato a celebrarne la memoria. Ha fatto di Berlusconi un archetipo di normalità, senza umiliarne il ricordo ma riconducendolo nel novero di quell'umanità dolente che ogni giorno sobbalza quando suona la sveglia e tutto ricomincia.

L’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Milano al funerale di Silvio Berlusconi: “Ora incontra Dio”

I Temi Universali: Vivere, Amare, Essere Contenti

L'omelia di Delpini, durata meno di sette minuti e divisa in quattro parti, ha offerto alcune riflessioni generali a partire da tre verbi all’infinito - vivere, amare ed essere amato, essere contento - come espressioni di un'antropologia minima valevole per ogni essere umano.

  • Sul vivere: «Vivere e amare la vita. Vivere e desiderare una vita piena. Vivere e desiderare che la vita sia buona, bella per sé e per le persone care. Vivere e intendere la vita come un’occasione per mettere a frutto i talenti ricevuti. Vivere e accettare le sfide della vita. Vivere e attraversare i momenti difficili della vita. Vivere e resistere e non lasciarsi abbattere dalle sconfitte e credere che c’è sempre una speranza di vittoria, di riscatto, di vita».
  • Sull'amore: Delpini ha proseguito, pensando a Berlusconi ma parlando a tutti, nessuno escluso: «Amare e cercare l’amore come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Desiderare di essere amato e temere che l’amore possa essere solo una concessione, una accondiscendenza, una passione tempestosa e precaria. Amare e desiderare di essere amato per sempre e provare le delusioni dell’amore e sperare che ci possa essere una via per un amore più alto, più forte, più grande. Amare e percorrere le vie della dedizione. Amare e sperare. Amare e affidarsi. Amare ed arrendersi. Ecco che cosa si può dire dell’uomo: un desiderio di amore, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento».
  • Sulla gioia: «Essere contento e amare le feste - ha detto, facendo risuonare le sue parole nella cattedrale -. Godere il bello della vita. Essere contento senza troppi pensieri e senza troppe inquietudini. Essere contento degli amici di una vita. Essere contento delle imprese che danno soddisfazione. Essere contento e desiderare che siano contenti anche gli altri. Essere contento di sé e stupirsi che gli altri non siano contenti. Essere contento delle cose buone, dei momenti belli, degli applausi della gente, degli elogi dei sostenitori. Godere della compagnia. Essere contento delle cose minime che fanno sorridere, del gesto simpatico, del risultato gratificante. Essere contento e sperimentare che la gioia è precaria. Essere contento e sentire l’insinuarsi di una minaccia oscura che ricopre di grigiore le cose che rendono contenti. Essere contento e sentirsi smarriti di fronte all’irrimediabile esaurirsi della gioia. Ecco che cosa si può dire dell’uomo: un desiderio di gioia, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento».
Infografica: i temi centrali dell'omelia di Delpini (Vita, Amore, Gioia)

Berlusconi "Un Uomo" Davanti a Dio

Se non fosse stato per la chiosa sacerdotale, quanto detto dall’arcivescovo avrebbe potuto inserirsi in qualunque saggio laico sul senso dell'esistenza umana. Il messaggio finale è stato semplice ma dirompente: Berlusconi, alla fine di tutto, è soltanto un uomo dinnanzi a Dio. Questo ha incrinato la beatificazione di Stato, scompaginando la retorica dello statista e dell’inarrivabile self-made man. Era un uomo come ce ne sono milioni, miliardi, ognuno con il suo desiderio inappagato di vera felicità e con le sue miserie, con la sua “fedeltà compromessa”.

Le Tre Dimensioni: Affarista, Politico, Personaggio

Nell’ultima parte, Delpini ha nominato Berlusconi per la prima volta e ne ha parlato con un’ovvietà che filtra rassegnazione, collegando la sua figura alle tre dimensioni che lo hanno caratterizzato:

  • L'uomo d'affari: «Quando un uomo è un uomo d'affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri e forse dimentica i criteri. Deve fare affari. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d'affari e deve fare affari».
  • L'uomo politico: «Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte». Questa affermazione ha sottolineato che l’unanimità di giudizio non può essere imposta dal successo, dalla ricchezza o dal potere.
  • Il personaggio: «Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta».

L'arcivescovo ha così concluso: «Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento. Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontra Dio».

Illustrazione simbolica dell'uomo di fronte a un giudizio divino

Reazioni e Interpretazioni Post-Omelia

Il Dibattito sulla Retorica e il Giudizio Implicito

Le parole dell'alto prelato hanno già fatto discutere, per aver "strappato il velo di ipocrisia" sulla figura del leader di Forza Italia, affermando che «Ha incarnato un desiderio di amore e di gioia, ma anche fedeltà compromessa». Molti si sono stupiti che nel testo della predica non fosse presente neanche una volta la parola "Gesù Cristo".

Le critiche all'omelia hanno spesso suggerito che l'arcivescovo avrebbe dovuto condannare risolutamente il defunto, evidenziandone pubblicamente vizi e malefatte. Tuttavia, un'altra interpretazione vede l'omelia come un capolavoro di alta retorica nel senso migliore della parola, senza implicare alcuna forma di acquiescenza verso il potente. Delpini avrebbe espropriato Silvio Berlusconi del suo nome celebre, sostituendolo con "un uomo" che ora deve confrontarsi con un giudice ben diverso da quelli del tribunale. Questa "non-detta" sarebbe un giudizio implicito, espresso in forma antifrastica, simile all'elogio ironico di Antonio a Bruto in Shakespeare. L'astenersi da qualunque celebrazione del morto, pur rispettando gli obblighi istituzionali, è stato percepito come un capolavoro di retorica.

In questo contesto, il non aver espresso nemmeno la speranza o l'augurio di un'assoluzione, come il bon ton avrebbe previsto, è stato interpretato come un silenzio eloquente, una reticenza parlante che sottolinea la severità della giustizia divina.

L'Eclissi della "Parresìa" e l'Egemonia Berlusconiana

La questione stilistica dell'omelia, se fosse la più adatta al momento, rientra nella più ampia crisi del genere letterario dell'omelia nelle chiese cattoliche, un segno dello scompaginamento del sistema ecclesiale, dove le aspettative assomigliano sempre più a quelle di un mercato delle idee e delle identità religiose, politiche e culturali. L'assenza di parole profetiche e scomode, leggendo la realtà alla luce della Parola, ha generato inquietudine e tristezza. Un paragone è stato fatto con Sant’Ambrogio che non fece entrare in chiesa l’imperatore Teodosio dopo la strage di Tessalonica, pur riconoscendo che si trattava di un altro tempo e contesto. Tuttavia, anche oggi, nella misericordia che chiarisce e illumina, servirebbe uno sguardo e una parola che aiutino a ritrovare il filo di ciò che è bene e di ciò che bene - in particolare nella cosa pubblica - non è e non può essere.

Le critiche a monsignor Delpini talvolta dimenticano i cambiamenti profondi dovuti agli anni dell'egemonia berlusconiana. La storia di Silvio Berlusconi è stata vincente perché i suoi effetti sono radicati e hanno penetrato l'inconscio individuale e collettivo degli italiani, inclusi i cattolici, contribuendo a un'eclissi pubblica dei principi base della dottrina sociale della Chiesa, modellatasi sulla rimozione della «differenza tra il fare e il sembrare».

I Funerali di Stato: Partecipazione e Ultimi Saluti

La Cerimonia nel Duomo di Milano

Mercoledì 14 giugno, nella cornice gotica del Duomo di Milano, si sono celebrati i funerali di Stato di Silvio Berlusconi. La celebrazione, presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini, ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo dello spettacolo e dello sport, oltre che della politica e delle istituzioni.

Tra le presenze di rilievo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e numerosi capi di Stato e leader di partito italiani ed esteri. Circa 15mila persone sono arrivate in piazza Duomo per assistere al funerale, seguendo la cerimonia dai maxischermi, tra cori e bandiere del Milan e di Forza Italia che sventolavano all'arrivo del feretro. Nonostante la compostezza generale, si sono registrati anche momenti di tensione, come l'aggressione a un uomo con una t-shirt "Io non sono in lutto" e un cartello "vergogna di stato", poi scortato dalla polizia.

Al termine dell’omelia, un applauso ha salutato le parole dell'arcivescovo. La compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina, e i figli hanno accompagnato il feretro sul sagrato, dove le più alte cariche dello Stato hanno porto le condoglianze ai familiari. In lacrime Marta Fascina e la primogenita Marina, che ha accarezzato la bara del padre, così come gli altri figli che hanno ringraziato la folla con un inchino.

Foto delle massime cariche dello Stato sul sagrato del Duomo

Tributi e Reazioni Internazionali

Monsignor Mario Delpini ha espresso le condoglianze anche a nome del cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI. Numerose le personalità internazionali che hanno espresso il proprio cordoglio. Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, ha ricordato Berlusconi come «un forte sostenitore della Nato e un forte sostenitore del legame transatlantico», un politico che ha lasciato «un segno importante» nella politica italiana. Il premier ungherese Viktor Orban lo ha definito «un grande statista e un vero amico». Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli ha auspicato che Forza Italia prosegua nel solco tracciato dal suo fondatore, ritenendo che «ne hanno bisogno l’Italia e l’Europa, ne abbiamo bisogno tutti noi». Francesca Pascale, ex compagna, ha parlato di un «vuoto incolmabile», affermando che «non esiste al mondo un'altra persona come Berlusconi». Il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha sottolineato come Milano abbia reso il suo ultimo omaggio a «un grande uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia di questo Paese».

I principali media spagnoli, come El País, hanno dedicato ampio spazio ai funerali, sottolineando che con le esequie si è chiusa un'epoca la cui influenza durerà per molti anni a venire in Italia. Tuttavia, nessun rappresentante del governo russo è stato invitato al funerale, sebbene il presidente Vladimir Putin avesse inviato le sue condoglianze, ricordando i suoi "rapporti di lavoro costruttivi" e di "amicizia di lunga data" con Berlusconi.

La Sepoltura

Dopo la cerimonia e il ritorno a Villa San Martino accolto da un applauso, il feretro di Silvio Berlusconi è stato cremato a Valenza, in provincia di Alessandria. Le ceneri riposeranno nel mausoleo costruito ad Arcore dallo scultore Pietro Cascella.

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