Il 27 novembre 1988, nella basilica della Madonna dei Martiri a Molfetta, don Tonino Bello offriva una riflessione profonda in occasione della prima domenica d'Avvento. Le sue parole, che ancora oggi interpellano la coscienza della Chiesa e dei singoli fedeli, ci invitano a superare il paralizzante senso di angoscia per abbracciare la speranza pasquale.

Il Vangelo dell'antipaura
Potrebbe sembrare che il Vangelo faccia da cassa di risonanza per le nostre paure. Ci viene quasi voglia di dire: «Basta, Signore! Perché amplifichi i nostri incubi collettivi?». Tuttavia, don Tonino chiarisce che il brano evangelico è, al contrario, il Vangelo dell'antipaura.
Le paure oggi hanno "traslocato": non si articolano più attorno al cuore della natura, ma attorno al cuore dell'uomo. Viviamo nell'angoscia per l'AIDS, la droga, l'inquinamento, la guerra, il terrorismo e l'incapacità di cambiare il mondo. Di fronte a questo quadro, il Signore non ci chiede di rimanere atterriti sul pavimento.
Alzarsi e levare il capo
Don Tonino spiega che la parola paura ha la stessa radice di pavimento (dal latino pavére, battere il terreno per livellarlo). Il Signore ci invita a due azioni concrete, i verbi dell'Avvento e dell'antipaura:
- Alzarsi: significa credere che il Signore è venuto per aiutarci a vincere la rassegnazione e abbandonare il pavimento della violenza.
- Levare il capo: significa reagire, muoversi e riconoscere che il mondo sta cambiando perché il Signore viene ogni momento nella storia.

La croce come "collocazione provvisoria"
La riflessione di don Tonino si estende anche al mistero della sofferenza. In un'omelia inedita dedicata alla morte del giovane Raffaele, il vescovo sottolinea che, mentre le parole umane si frantumano in fredde sillabe, le parole di Dio hanno il potere di consolare. La croce, per don Tonino, non è mai un punto di arrivo, ma una "collocazione provvisoria".
«Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre collocazione provvisoria». Questa visione trasforma il dolore in attesa della Risurrezione, rendendo ogni credente un "cireneo della gioia".
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L'impegno nella storia: verso tutti
La fede, secondo don Tonino, non può rimanere chiusa in una bolla di comodità. L'Eucaristia deve tradursi in carità operativa. Egli esorta i fedeli a essere "servitori del mondo", non impiegati, riconoscendo il Signore nei poveri, negli emarginati, nei malati e in chiunque sia vittima di strutture di peccato.
L'Avvento diventa così un tempo di audacia evangelica. Se il mondo attende il ritorno del Signore, il Signore attende il ritorno dell'uomo. Questo ritorno si realizza attraverso la preghiera, la giustizia e una forte passione di solidarietà verso tutti, senza esclusione di nessuno.
| Concetto | Interpretazione di don Tonino |
|---|---|
| Paura | Essere schiacciati al suolo (pavimento) |
| Croce | Collocazione provvisoria, vigilia di risurrezione |
| Eucaristia | Forza prorompente che smaschera l'idolatria |