Omelia sulla Chiamata degli Apostoli e il Senso della Salvezza

La liturgia di oggi invita a riflettere sulla profonda decisione di Gesù di chiamare i suoi discepoli, un evento preceduto da un'intensa preghiera, e sul significato della salvezza per la nostra esistenza.

La Chiamata Divina: Preghiera e Scelta

Il Vangelo di Luca ci rivela un momento cruciale nella vita di Gesù e nell'inizio della sua missione: "In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio." Questa profonda preghiera notturna sottolinea l'importanza e la serietà della decisione che stava per prendere. Gesù stesso, nei momenti decisivi, cercava il colloquio con il Padre.

Gesù in preghiera sul monte, in solitudine notturna

L'iniziativa della chiamata proviene esclusivamente da lui, o meglio, dal Padre, poiché Gesù non fa nulla senza il Padre. Dopo questa notte di preghiera, "Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli." La scelta degli apostoli non fu un capriccio momentaneo o frutto di simpatie, ma il risultato di un discernimento con il Padre su chi chiamare e per quale scopo.

Gesù, nel suo cammino verso Gerusalemme, dove si sarebbe giunti alla "resa dei conti", aveva "indurito il suo volto": anche se l'ostilità cresceva, egli era determinato ad andare fino in fondo, senza paura e senza cambiare una virgola del suo messaggio. Il Maestro si mise in gioco, prendendo molto sul serio la sua missione, e a questo orientò anche i suoi discepoli: prima li chiamò a sé, poi li inviò.

Un Collegio di Diversità: Gli Apostoli Scelti

È interessante notare che Gesù non chiamò i migliori o i più dotati secondo i canoni mondani. Il gruppo dei primi apostoli è un'immagine della Chiesa stessa, che è emblematicamente un intreccio di diversità benedette. Tra loro vi erano "Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore."

Rappresentazione artistica dei dodici apostoli con le loro diverse fisionomie

Gesù scelse dodici collaboratori fra le persone più improbabili che si possano immaginare, con le loro diversità di storie, provenienze e caratteri. Questo insieme di persone si distingueva dalla folla: mentre quest'ultima si radunava in modo informe, spesso cercando di toccare Gesù per ottenere guarigioni, i discepoli venivano chiamati nel mondo per dare. Siamo tutti discepoli e apostoli di Dio, con la consapevolezza che Dio ci ha scelti per stare con Lui e per essere segni del Suo Amore. Siamo davvero suoi figli amati e in missione per conto di Dio.

La Missione degli Apostoli e il Senso di Salvezza

Dopo aver scelto i Dodici, Gesù "disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti."

La folla non andava solo per ascoltare o per essere guarita, ma sentiva che da Gesù proveniva una forza di guarigione. Le sue parole di grazia, piene di fede e amore, aprivano i cuori delle persone, che si scoprivano amate da Dio in un modo meraviglioso. Ma cosa significa essere salvati? Molti di noi usano i computer, e nel linguaggio informatico "salvare" ha un significato preciso: un'operazione non salvata è persa. Similmente, cosa vuol dire che Gesù ci salva?

Significa che Egli dà alla nostra esistenza la possibilità di non sparire nel nulla, di intravedere un futuro, di dare risposte alle domande di senso: "Ma io perché vivo? Che cos'è la mia vita? Dove va la mia vita? Che resterà di me? Quando sarà tutto finito che cosa succederà? Sarò salvato o svanirò nel nulla? Tutte le cose che ho fatto, le cose belle avranno un valore che continua?" Gesù fa conoscere chiaramente la sua missione di liberare l’uomo dal male e, prima di tutto, dal peccato, il male spirituale. Perché la nostra identificazione con Lui sia totale, è necessario che anche da noi esca una forza che guarisce tutti, e ciò sarà possibile solo se, come i tralci nella vite, rimaniamo in Lui, per poter dare molto frutto.

La missione degli Apostoli

La Memoria dei Santi Simone e Giuda

La liturgia di oggi ci invita a celebrare la festa di due apostoli di cui sappiamo ben poco: Simone e Giuda. Sono nominati alla fine della lista dei Dodici, e di loro si conoscono pochi dettagli. Simone è soprannominato Cananeo o Zelota; Giuda è chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo.

Icona raffigurante i Santi Simone e Giuda Taddeo

In un'unica festa celebriamo oggi due dei dodici apostoli, i cui nomi leggiamo nell'elenco che l'Evangelista Luca riporta. Simone e Giuda sono due nomi di una lista di dodici, due figure del gruppo degli apostoli che hanno impegnato tutta la notte di preghiera di Gesù affinché la sua scelta fosse in sintonia con la volontà del Padre. Ogni volta che celebriamo la festa di un apostolo, affondiamo le nostre radici della fede nel passato, ricordando la testimonianza che hanno dato al Signore.

Cittadini del Cielo: Il Fondamento della Chiesa

Nella prima lettura tratta dalla Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 2,19-22), leggiamo: "Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù." Questo ci ricorda che, ricordando gli Apostoli, noi ritorniamo alle radici della nostra fede.

Siamo tutti discepoli e apostoli di Dio, e la consapevolezza che Dio ci abbia scelti da sempre per stare con lui e per stare con le persone come segni del Suo Amore è bellissima. Ogni anima umana è un tempio di Dio: questo ci apre una prospettiva ampia e del tutto nuova. Siamo davvero suoi figli amati e siamo in missione per conto di Dio.

L'Equilibrio tra Preghiera e Azione nella Vita Cristiana

Oggi contempliamo un intero giorno della vita di Gesù, una vita caratterizzata da due aspetti molto chiari: la preghiera e l’azione. Se la vita del cristiano deve imitare quella di Gesù, non possiamo prescindere da entrambe le dimensioni. Tutti i cristiani, anche quelli che si sono consacrati alla vita contemplativa, devono dedicare dei momenti alla preghiera e altri all’azione, anche se il tempo dedicato può variare.

Persino i monaci e le monache di clausura dedicano parecchio tempo della loro giornata al lavoro. Come contropartita, noi che siamo più “secolari”, se desideriamo imitare Gesù, non dovremmo impegnarci in un’azione sfrenata senza consacrarla con la preghiera. Assicurata la preghiera, ci rimane solo da imitarlo nell’azione.

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