Introduzione all'Abbazia di Praglia
L’abbazia benedettina di Praglia sorge ai piedi dei Colli Euganei, a 12 km da Padova, lungo l’antica strada che conduceva ad Este. Il suo nome deriva dal toponimo Pratalea o Pratàlea, che significa “località tenuta a prati” o "zona di prati", indicando anche le opere di riqualificazione agraria iniziate dai benedettini nella zona. La fondazione del monastero è databile agli anni tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, con l'esistenza del cenobio documentata per la prima volta nel 1117. Dell’originario impianto medievale oggi rimane soltanto la torre campanaria. L’attuale complesso abbaziale, costruito tra il 1460 e il 1550 circa, integra felicemente il tardo gotico e l’incipiente rinascimento.
In questo monastero vivono ancora dei frati benedettini, la cui comunità è attualmente la più numerosa d'Italia con poco più di 30 membri. Il tema dell’ospitalità fa parte della "Regola di San Benedetto", perciò pellegrini e visitatori sono ben accolti, potendo anche soggiornare per ritiri spirituali. Entrare nel monastero significa distaccarsi dal mondo esterno, immergendosi in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
L'Architettura del Complesso Monastico
L’attuale complesso abbaziale si articola in quattro chiostri tra loro comunicanti. L’ingresso, ristrutturato in forme rinascimentali tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, è preceduto da un lungo rettilineo aperto nel 1572 per collegare l’abbazia alla via Montanara. L'avancorpo, sormontato da un'ariosa loggetta ad arcate monumentali, protegge il portale d’accesso tardo quattrocentesco, realizzato in pietra tenera, decorato dalla stella (emblema dell’abbazia) e coronato dalla lunetta raffigurante i patroni celesti: al centro la Vergine con il Bambino, ai lati S. Benedetto e S. Giustina.
I Chiostri dell'Abbazia
Il Chiostro Botanico
Si ritiene che verso il 1490 siano stati ultimati i lavori che trasformarono quello che forse era un cortile di servizio nel chiostro detto poi botanico, perché destinato in passato alla coltivazione delle piante officinali. A tutt’oggi esso collega all’ingresso le sale, i laboratori e i depositi del pianterreno e introduce, attraverso lo scalone principale e una scala secondaria, al piano superiore del monastero. Lungo i lati del portico, alternando il rosso del marmo di Verona e il bianco della pietra d’Istria, si susseguono le colonne sormontate da capitelli ornati da foglie d’acanto. Le pareti affacciate sul giardino incluso sono decorate da monofore e bifore ad arco trilobato incorniciate dalla gialla pietra di Nanto. In alto corre un fregio in cotto, coronamento di tutte le murature del complesso monastico, che conserva tratti dell’originale colorazione. La delicata policromia dei vari elementi e alcuni stilemi formali rivelano un gusto ancora tardo gotico in armoniosa coesistenza con la nitida struttura rinascimentale.
Il Chiostro Pensile
Intorno al 1490, sull’area occupata dal chiostro medievale denominato “paradiso”, ebbero inizio i lavori per l’edificazione dell’attuale Chiostro Pensile. La data iscritta sull’architrave del pozzo testimonia che nel 1559 era certamente ultimato. Artefici della sobria ed elegante esecuzione, ispirata ai canoni rinascimentali, furono architetti vicini ai Lombardo, che l’articolarono in sette arcate a tutto sesto per lato sostenute da colonne bombate, interamente realizzate in pietra d’Istria e finemente lavorate nei capitelli corinzi. Il cortile, costruito a piani inclinati convergenti al centro, poggia su quattro pilastri a volta, impostati sul rialzo roccioso. Un sapiente sistema di raccolta e di filtraggio su modello delle cisterne veneziane permetteva di convogliare le acque piovane nella grande cisterna sottostante che alimentava il pozzo centrale. L’epigrafe incisa sul fregio del candido pozzo ricorda, sottolineandole con la musicalità del verso, le proprietà naturali e soprannaturali dell’acqua, con una chiara allusione al battesimo: «AESTUS. SORDES. SITIM. PULSO PECCATAQUE. DITO. COELUM» (Rimuovo il calore, la sporcizia, la sete e i peccati e arricchisco il cielo).
Il Chiostro Pensile raccoglie intorno a sé i locali più rappresentativi della condivisione e li collega alla chiesa abbaziale e agli ordinari spazi di vita monastica. Su questo chiostro si affacciano la biblioteca, la Sala Capitolare, il refettorio, la Loggetta del Belvedere e la chiesa abbaziale; è qui che si svolge la vita sociale e di comunità dei monaci benedettini.

La Sala Capitolare: Funzione, Storia e Arte
La Sala Capitolare è un ambiente di fondamentale importanza, il cuore del monastero per quanto riguarda la vita comunitaria e decisionale. È il luogo “dell’ascolto e del dialogo fraterno” dove i monaci si riuniscono in consiglio per tutte le questioni importanti della vita comunitaria, presiedute dall’abate. È dedicata anche alla lettura del capitolo e della Regola.
Accesso e Dettagli Architettonici
Dal corridoio ovest del Chiostro Pensile, attraverso il portale affiancato da due bifore a tutto tondo, curiosamente eccentrico rispetto alla cadenza delle arcate sovrastanti, si accede alla Sala del Capitolo. L’ambiente, destinato alle riunioni della comunità, fu realizzato in armoniche e raccolte proporzioni con ogni probabilità nell’ultimo quinquennio del Quattrocento. Il portale in pietra di Nanto con capitelli a motivi floreali, presenta nello spessore del muro due tondi con l’Agnus Dei e il Velo della Veronica; sui lunettoni superiori sono ritratti S. Benedetto e i discepoli Mauro e Placido.
La Decorazione Interna
La decorazione interna fu realizzata intorno al 1530-35 da Girolamo Tessari detto dal Santo, un pittore legato alla committenza benedettina, caratterizzato da quieta arcaicità e restio all’innovazione dei circoli artistici padovani più progrediti. Nel dipingere la Deposizione di Cristo, l’autore utilizzò la divisione in tre vele del soffitto, ripartendo la composizione mediante finte colonne. Vivace la scelta dei colori e significativa l’alternanza tra la delicata resa del dettaglio, come nei pannelli di marmo del sarcofago o nei fiori in primo piano, e il segno carico per la resa espressiva dei personaggi.
Al centro, sullo sfondo di un vasto paesaggio disegnato da profili montuosi e insediamenti urbani, egli pose le figure di Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e Giovanni, pietosamente intenti a deporre nel sepolcro il corpo di Cristo. Nel gruppo, la compostezza dolente di Maria contrasta con un’appassionata Maddalena che spalanca drammaticamente le braccia; sull’altura sovrastante, la croce vuota si staglia nel cielo cangiante. All’estremità della scena che si estende oltre le colonne, sono raffigurate due pie donne.

Altri Ambienti Rilevanti
Il Refettorio Monumentale
Il portale d’ingresso con i due lavabi introduce al Refettorio Monumentale, riferibile a Pietro Lombardo (1495 ca.). Sulla parete di fondo dell’ampia sala campeggia la bellissima Crocifissione (1495-1500), opera del vicentino Bartolomeo Montagna, che recupera il tema caro alla tradizione dei refettori benedettini fino al XV secolo, in seguito sostituito dall’Ultima Cena. Sulla parete ovest spicca il pulpito, opera tardo quattrocentesca; si tratta di un elemento fondamentale nei refettori monastici perché destinato alle letture bibliche e morali durante i pasti consumati in silenzio. Il complesso delle mense e degli stalli che arredano la grande aula è opera di fine ebanisteria intrapresa nel 1727 grazie alle donazioni di alcuni monaci. Vi sono nove mense in noce per un totale di sessantacinque posti distinti. Gli insoliti emblemi, eseguiti da Bartolomeo Biasi, che ornano i dossali rispondono ad un organico programma iconografico stilato da Girolamo Rosa, benedettino di Praglia.
La Biblioteca Antica
La Biblioteca Antica si raggiunge salendo la settecentesca scala, ove sono stati collocati, tra opere di varia provenienza, alcuni reperti medievali rinvenuti in loco. Tra questi, meritano attenzione due frammenti di lastra sepolcrale di un abate (XIII sec.), probabilmente già inserita nel pavimento della chiesa originaria di Praglia, e la lapide proveniente dalla chiesa scomparsa di S. Urbano di Padova recante l’epitaffio dell’abate Antonio da Casale. Alcune peculiarità della Biblioteca antica, quali la sopraelevazione rispetto al rimanente fabbricato, l’ariosa esposizione e la centralità d’accesso, denotano l’importanza attribuita al luogo e ne fanno risaltare l’eccellenza della funzione. Il maestoso portale tardo quattrocentesco che oggi introduce all’ampio vano è decorato con candelabre di fiori, frutta e uccelli, coronate da capitelli con coppie di grifoni; esso presenta un sottarco a cassettoni e reca al culmine il monogramma di Cristo sormontato da una formella con il Crocifisso. Straordinariamente precoce e innovativa fu l’iniziativa, avviata nel 1562 dall’abate Placido da Marostica, di decorare il soffitto con grandi tele, racchiuse entro cornici lignee e raccordate secondo un complesso programma iconografico agli altri dipinti disposti originariamente sulle pareti. La biblioteca custodisce negli scaffali cinquecenteschi un patrimonio di oltre 120.000 volumi, tra cui libri molto antichi.
La Chiesa Abbaziale di Santa Maria Assunta
Dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, è il cuore del monastero e della vita comunitaria. I monaci vi si raccolgono più volte al giorno per la preghiera liturgica, riconoscendo il primato di Dio e della sua misericordia. Qui si esprime visibilmente la comunione orante con tutta la Chiesa e il ministero di intercessione per il mondo intero. I lavori per la costruzione della chiesa di S. Maria, che ancor oggi, preceduta dall’ampia scalinata, s’innalza maestosa sullo sperone roccioso, ebbero inizio l’11 luglio del 1490, con la benedizione solenne della prima pietra da parte dell’abate Giovanni Francesco Buora. L’edificio attuale è stato costruito tra il 1490 e il 1550, su progetto attribuito a Tullio Lombardo. La semplice e armoniosa facciata è spartita da lesene ioniche in tre campate maggiori e due minori, corrispondenti alle navate e alle cappelle interne, con coronamento a volute; il portale maggiore è attribuito ad Andrea Moroni (1548). L'interno, che si presenta come un perfetto organismo rinascimentale, è a croce latina, diviso in tre navate da snelli pilastri ionici poggianti su alti plinti; si aprono cinque cappelle per lato, profonde come il transetto. All'incrocio del transetto con la navata maggiore si leva la luminosa cupola (c. 1560). I dipinti presenti all’interno sono di scuola veneta del '500; sopra l'altare maggiore si trova un Crocifisso ligneo del sec. XIV; nel catino dell'abside affreschi di Domenico Campagnola.
La Loggetta Belvedere
All’angolo sud-est del Chiostro Pensile, volto verso un altro accesso al monastero, si può godere la suggestiva vista della campagna e dei vicini colli dalla cinquecentesca Loggetta, detta del Fogazzaro in omaggio allo scrittore vicentino, Antonio Fogazzaro, che così la descrisse nel suo Piccolo mondo moderno: «la loggetta che presso il refettorio si pone sugli orti, al parapetto dell’arcata che guarda lo sconfinato piano di levante». Abbassando lo sguardo, risalta agli occhi la coltivazione di lavanda che nel periodo estivo è un’esplosione di colori e profumi. A sinistra si scorge l’edificio della clausura con le celle dei monaci, disposte attorno allo spazio interno del chiostro doppio (1469).
La Vita Monastica e le Attività Attuali
Al di fuori dei momenti di preghiera, i monaci dell'Abbazia di Praglia svolgono attività molto interessanti. Oltre al quotidiano servizio fraterno e all’impegno nei vari ambiti di vita del monastero, si occupano di specifiche attività lavorative quali il Restauro del libro antico, la Cosmetica “Apis Euganea”, l’Erboristeria “Pratàlea”, l’apicoltura, la coltivazione della vigna e la produzione di vino in cantina, e la pubblicazione di opere a carattere monastico e spirituale con la collana “Scritti Monastici”.
Nei tempi passati, era prassi delle antiche abbazie partecipare alla costruzione del paesaggio agrario del territorio in cui erano collocate, e anche l’Abbazia di Praglia ha contribuito, con la diffusione della cultura agricola, con la coltivazione della vite e dell’ulivo. L’antica cantina, situata nel contesto del parco floro-faunistico dei Colli Euganei, si circonda di circa 40 ettari tra collina e pianura, boschi e coltivo; la vite ne occupa 10 ettari, tutti entro le antiche mura di cinta o adiacenti ad esse. È attivo anche un laboratorio di restauro di libri antichi, manoscritti e pergamene, un lavoro utile per tutelare il grande patrimonio custodito in archivi e biblioteche. Si prevede inoltre il ripristino dell’osservatorio astronomico, di moderna concezione, situato nei giardini dell’abbazia, dotato di un telescopio di grandi dimensioni per l’osservazione notturna del cielo e di due telescopi solari.
Informazioni per la Visita
L'Abbazia di Praglia è un monumentale e rilevante complesso benedettino, situato in un suggestivo recesso dei Colli Euganei. La sua struttura si articola in una serie di chiostri quadrangolari ai quali si affiancano il Refettorio monumentale, il Refettorio ordinario, la basilica e la prestigiosa biblioteca antica. Essendo tuttora abitata dai monaci, il complesso non è completamente visitabile, ma è possibile accedervi tramite visite guidate.
Le visite guidate all’interno dell’Abbazia di Praglia sono gratuite, ed è gradita un’offerta al termine del percorso. Ogni domenica pomeriggio, ad orari prestabiliti (generalmente dalle 15:00 alle 17:30 ogni mezz’ora), il monastero apre le sue porte ai visitatori per una visita guidata accompagnati da un monaco. Nei giorni feriali (escluso il lunedì), con l’ora solare, le visite si svolgono alle 11:00 (solo il sabato), 15:00 e 16:00. La chiesa di Santa Maria Assunta è aperta ogni giorno dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 18:30 e può essere visitata liberamente negli orari di apertura.

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