Omelia: Riposo, Compassione e Fiducia nel Pastore

Le letture di questa domenica ci invitano a riflettere su temi fondamentali della vita cristiana: la necessità del riposo, la compassione di Dio per l'umanità smarrita e la fiducia incrollabile nella sua guida, anche di fronte alle difficoltà e alle tentazioni di cercare scorciatoie o di affidarsi unicamente alle proprie forze. Attraverso le parole dei profeti, degli apostoli e di Gesù stesso, siamo chiamati a riconoscere in Cristo il vero pastore e a rispondere con umiltà e operosità alla sua chiamata.

Le Letture della Domenica

Prima Lettura: Geremia (Ger 23,1-6) - Il Giusto Pastore

Il Signore denuncia duramente i pastori che fanno perire e disperdono il suo gregge. «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore.» Egli esprime la sua amarezza per la mancanza di veri pastori e, contro coloro che devono pascere il suo popolo e che lo hanno disperso e scacciato senza preoccuparsene, annuncia una punizione per la malvagità delle loro opere. Perciò, il Signore promette: «Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una.» L'oracolo del Signore annuncia giorni futuri nei quali susciterà a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re, sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: «Signore-nostra-giustizia».

illustrazione di pecore smarrite e un pastore che le raduna

Salmo Responsoriale: Il Signore è il mio Pastore (Sal 23)

Il salmo odierno è una potente espressione di fiducia e sicurezza in Dio. «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia.» Anche di fronte alle più grandi paure, la presenza di Dio offre conforto: «Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.» La sua provvidenza si estende anche in presenza dei nemici e la sua bontà è costante: «Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.»

Seconda Lettura: Efesini (Ef 2,13-18) - La Pace in Cristo

San Paolo rivolge ai fratelli un messaggio di riconciliazione e unità. «Ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.» Egli infatti è la nostra pace, colui che dei due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in sé stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Vangelo: Marco (Mc 6,30-34) - La Compassione di Gesù e il Riposo degli Apostoli

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e che avevano insegnato, al ritorno dalla loro missione. «Ed egli disse loro: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'". Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.» Così andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi, precedendoli. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, «ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.»

Gesù con i discepoli in barca verso un luogo solitario, seguito da una folla a piedi

Approfondimenti Tematici

Il Richiamo al Riposo e all'Intimità con Gesù

Il Vangelo di oggi ci invita a scoprire l'importanza di ritrovare riposo nel Signore. Dopo aver lavorato duramente nella missione, gli apostoli erano esausti e, allo stesso tempo, euforici per tutto quello che era riuscito bene. Gesù dice loro che devono riposare: «partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte». Questa "fase di riposo" non è una fuga, ma un invito a una maggiore intimità, un lasciarsi ricaricare e rimotivare da Colui che ha affidato loro il compito della missione. L’"andare in disparte" è quindi un "stare con Gesù", un vivere con lui momenti di comunione gratuita, senza alcuno scopo che non sia quello di dimorare con il Signore della propria vita, e di permettere al Signore di svelare nuove cose ai discepoli.

“Stare con Gesù” è un recuperare con chiarezza il principio e il fondamento della vita e della missione, è fare il primo bilancio se e come si sta continuando a dimorare in Lui: «Io sono la vite voi i tralci. Chi rimane in me io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.» L'intimità di comunione con il Padre permette a Gesù di "sentire" con il Padre, assumendo i suoi sentimenti, facendosi misericordiosamente prossimo a chi è nel bisogno. Ciò significa non agire senza di Lui, riconoscendo che, forti della nostra apparente autosufficienza, rischiamo di farlo. San Pier Giuliano Eymard consigliava riposo in Gesù dopo la comunione, avvertendo del pericolo di riempire il momento del ringraziamento con molte parole pronunciate a memoria, suggerendo di restare in silenzio per recuperare forze e lasciare che Gesù parlasse nel silenzio dei nostri cuori.

Perché Dio sembra in silenzio quando preghi?

La Compassione di Dio e il Ruolo del Buon Pastore

Di fronte alla grande folla, Gesù «ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore». La compassione non è tanto una caratteristica di Dio, ma è Dio stesso, è la sua stessa identità: Dio è compassione, Dio è misericordia, Dio è amore. Di fronte alla folla smarrita, Gesù si presenta come quel pastore che si lascia commuovere, che si prende cura delle pecore. Si rivela il pastore annunciato e atteso dal profeta Geremia: «Susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio.» La sua prima attenzione è nutrire il gregge con il cibo della parola: «Si mise a insegnare loro molte cose», ricordandoci che «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.»

Gesù sa che di pastori ce ne sono tanti, ma non tutti servono il gregge; al massimo si servono del gregge per i loro interessi. Il profeta Geremia lo aveva chiaramente espresso: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdere il gregge del mio pascolo». Gesù, invece, è il pastore capace di guidare e nutrire il gregge di Israele, il "pastore bello e buono" di ogni uomo. La sua è la compassione del Messia, che sente con il Padre e si fa prossimo a chi è nel bisogno, commuovendosi di fronte al male che impedisce di vivere in pienezza. Questo stile e questa compassione sono ciò che oggi vengono chiesti a noi.

rappresentazione di Gesù come buon pastore che accoglie e insegna alla folla

La Fiducia in Dio e la "Sindrome di Giona"

Il percorso di fede è spesso segnato da ostacoli e difficoltà. Possiamo comprendere l'angoscia degli Ebrei stretti fra il mare e l'esercito egiziano, come descritto nel libro dell'Esodo, e riconoscerci anche nella loro reazione di viltà, che li fa rimpiangere la schiavitù prima aborrita e la decisione di seguire Mosè: «Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto?... Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani?». La loro soluzione sarebbe di arrendersi e tornare in schiavitù. Ma vediamo piuttosto la soluzione di Dio. Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo.» La soluzione è da cercare in avanti, nella continuazione del cammino intrapreso fidandosi di Lui. In ogni cammino vitale si incontrano ostacoli, difficoltà anche gravi, e tante volte possiamo essere tentati di bloccarci, di tornare indietro, alla situazione che oggi ci sembra più tranquilla, con meno problemi. Ma questo non è il pensiero di Dio. «Chi mette mano all'aratro e poi si volta indietro non entrerà nel regno dei cieli» ha detto Gesù.

In questo contesto, non dobbiamo neppure chiedere "segni", come i farisei nel Vangelo di Matteo che dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Gesù rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta.» La richiesta di segni è molte volte un alibi per la nostra pigrizia, per la riluttanza a compiere la volontà del Signore. Il vero segno di Giona è quello che ci dà la fiducia di essere salvati per il sangue di Cristo, non per le nostre opere sole. Molti cristiani pensano di essere salvati soltanto per quello che loro fanno, per le loro opere. Le opere sono necessarie, ma sono una conseguenza, una risposta a quell’amore misericordioso che ci salva. La "sindrome di Giona" ha fiducia soltanto nella sua giustizia personale, nelle sue opere, ma le opere sole, senza questo amore misericordioso, non servono. Dio è forte ed è fedele, e ci chiama ad avanzare insieme con lui, che fa delle difficoltà mezzi per "dimostrare la sua gloria", la sua presenza vittoriosa.

rappresentazione della traversata del Mar Rosso o del profeta Giona

L'Unità in Cristo: Abbattere i Muri di Divisione

Il disegno divino è quello di riunificare tutte le cose per mezzo di Cristo, unico capo. Tuttavia, spesso siamo divisi da tensioni di ogni genere e non siamo in sintonia con Dio a causa di modi di vivere che si contrappongono alla sua volontà. C’è anche un tipo di separazione che sempre si ripropone, tra coloro che sono «lontani», in quanto non seguono le leggi di Dio, e coloro che sono «vicini» a lui. Come far nascere la concordia, superare le divisioni, arginare le tensioni? Non è la via sbagliata di ricorrere alla pace a ogni costo, togliendo ogni tipo di verità e ogni dogma che ci separi. La salvezza, infatti, non ci viene offerta dalle prescrizioni divine, che pur ci fanno capire quanto il nostro vivere piaccia a Dio, ma ci viene donata da Cristo con la sua morte salvifica e il suo sangue versato. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini, permettendo, per mezzo di lui, a tutti di presentarsi al Padre in un solo Spirito.

Riflessione per la Vita Cristiana

L'Importanza della Consapevolezza e dell'Umiltà

Siamo invitati a sentirci "pecore", ossia a riconoscere che non possiamo agire da soli, che dobbiamo imparare ad accettare i nostri limiti. Che abbiamo bisogno di essere curati, accolti, custoditi con amore dall’Amore. Che abbiamo bisogno di misericordia, di compassione, di qualcun altro. Accorgersi significa imparare a dare attenzione a se stessi e a chi si ha di fronte. In un tempo in cui si è presi dal vortice delle cose da fare, il tempo del riposo, del lasciarsi portare in disparte dal Signore non è fuga dalle responsabilità, quanto tempo di grazia durante il quale recuperare forze, ma ancor più tempo durante il quale permettere al Signore di rivelarsi meglio a noi.

Il Signore ci chiama ad avanzare insieme con lui, che fa delle difficoltà mezzi per "dimostrare la sua gloria", la sua presenza vittoriosa. Questa è forse la lotta più impegnativa che possiamo vivere nei deserti della nostra vita. Si tratta di un sano atto di umiltà, certi che non siamo noi a salvare il mondo, che le nostre vite sono comunque fragili, talvolta come barche sbattute dal vento in tempesta. Come ricorda sant’Ignazio di Loyola: «Prega come se tutto dipendesse da Dio, lavora come se tutto dipendesse da te».

Agire con Dio, non senza di Lui

L'apertura agli altri è una conseguenza di questo tempo di tranquillità con Dio; non è mai chiusura, ma chiede sempre di compiersi facendo spazio agli altri, imparando ad ascoltare la fame e la sete degli altri, perché non esiste incontro vero con il Signore che non faccia ancora più posto al bisogno del fratello. Ciò significa capire che la vera gioia non sta nel fare quello che voglio, ma sta nel rendere felice chi ho accanto. Questa è la vera gioia. La liturgia della parola ci dà una lezione di coraggio e di fiducia: Dio è forte ed è fedele, e ci chiama ad avanzare insieme con lui, restando sempre vigilanti nel custodire i suoi comandamenti.

La Chiesa non cerca oggi di distrarci con delle belle storie che parlano dei tempi passati. Attira la nostra attenzione sul fatto che Gesù Cristo risuscitato continua ad agire come il Salvatore di Dio. Egli può e vuole aiutarci nella nostra disgrazia, compatendo le nostre preoccupazioni. Nella nostra miseria possiamo rivolgerci a lui. Egli ci consolerà, ci darà la forza, ci esaudirà. È lui che ci fa trovare le vie per uscire dalla disgrazia, che ci mette accanto delle persone che ci aiutino. Per Cristo nostro Signore.

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