La Presentazione del Signore al Tempio: Festa della Luce e dell'Incontro

Il Significato della Festa della Candelora

Quaranta giorni dopo la gioiosa celebrazione del Natale del Signore, la Chiesa celebra la festa della Presentazione del Signore al Tempio. Questo evento, di cui parla Luca nel suo Vangelo, ricorre il giorno in cui Gesù fu presentato al tempio da Maria e Giuseppe. Con quel rito, egli si assoggettava alle prescrizioni della legge, ma in realtà veniva incontro al suo popolo che l'attendeva nella fede.

La festa è conosciuta anche come la Candelora, un nome che trae origine dalla benedizione e processione con le candele, che simboleggiano Cristo, "Luce per rivelarti alle genti". Un detto popolare afferma: "L'Epifania tutte le feste porta via. Risponde la Candelora: Ci sono io ancora", a significare non soltanto il protrarsi delle feste natalizie fino al 2 febbraio, ma anche il riverbero ad oltranza della gioia del Natale nelle settimane successive al suo periodo liturgico.

Nella tradizione cristiana orientale, questa festa è chiamata "Incontro", in greco Hypapantì. Si incontrano oggi due riti, due liturgie, due mondi: quello orientale e quello occidentale. È l'incontro della Luce con l'umanità, un momento in cui la Chiesa si riempie di candele per ricordare che Gesù è la nostra luce e che noi siamo fatti a sua immagine.

Le Radici Bibliche dell'Evento

Il Vangelo di Luca (Lc 2,22-40)

Alla conclusione dei racconti del Natale, Luca ci racconta un episodio che fa riferimento a due prescrizioni della legge ebraica: la purificazione della madre dopo il parto e il riscatto del figlio primogenito. Maria e Giuseppe compirono fedelmente le prescrizioni della legge mosaica sulla purificazione rituale (cfr. Lv 12,1-8). Erano fedeli esecutori delle tradizioni del popolo di Israele; pregavano e praticavano la parola di Dio, citata tre volte con l'espressione: «secondo la legge; conforme prescrive la legge del Signore» (Lc 2,22b.23a.24b).

La legge prescriveva che, quaranta giorni dopo la nascita del primo figlio, i genitori si recassero al tempio di Gerusalemme per offrire il loro primogenito al Signore e per la purificazione della madre. Così fecero anche Maria e Giuseppe, portando il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Questa giovane coppia non ha nulla di prezioso da offrire se non una povera tortora, il giusto minimo.

Rappresentazione artistica dell'incontro di Simeone con la Sacra Famiglia al Tempio

Nel tempio, Maria e Giuseppe incontrano due figure straordinarie: il vecchio Simeone e la profetessa Anna. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Simeone canta di gioia al prendere il piccolo Gesù fra le braccia: finalmente ecco la salvezza di Dio! Gesù entra nel tempio, luogo della presenza del Padre: è il momento in cui inizia a rivelare chi è e quale sarà la sua missione. Illuminato dallo stesso Spirito, riconobbe il Signore e, pieno di gioia, gli rese testimonianza. Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Questa profezia della spada annuncia un'altra oblazione, perfetta e unica, quella della croce che porterà la salvezza che Dio ha preparato “davanti a tutti i popoli”.

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.

Le Profezie e le Antiche Scritture

La liturgia odierna ripresenta e riattualizza un “mistero” della vita di Cristo: nel Tempio, centro religioso della nazione ebraica, nel quale venivano continuamente sacrificati animali per essere offerti a Dio, fa il suo primo ingresso, umile e modesto, Colui il quale, secondo la profezia di Malachia, dovrà sedere “per fondere e purificare” (Ml 3,3), in particolare le persone consacrate al culto ed al servizio di Dio.

Prima Lettura (Mal 3,1-4): Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Il salmista, antiveggendo tale venuta, esclama pieno di entusiasmo, rivolgendosi al Tempio stesso: «Sollevate, porte, i vostri frontali, / alzatevi, porte antiche, / ed entri il re della gloria. / Chi è questo re della gloria? / Il Signore forte e potente, / il Signore potente in battaglia /...Il Signore degli eserciti è il re della gloria» (Sal 24,7-10). Oggi, spiritualmente, entriamo come pellegrini a Gerusalemme, un simbolo, un luogo di incontro fra diverse civiltà, diverse fedi, illuminato dalle fiamme gentili di una candela.

Seconda Lettura (Ebr 2,14-18): Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.

Presentazione di Gesù al tempio.- Don Luigi Maria Epicoco

Le Forme Liturgiche della Candelora

La festa della Presentazione del Signore è caratterizzata da riti ricchi di simbolismo, incentrati sulla luce di Cristo.

La Prima Forma: La Processione

  1. All’ora stabilita l’assemblea si raduna in una chiesa minore o in altro luogo adatto al di fuori della chiesa verso la quale si dovrà dirigere la processione. I fedeli tengono in mano le candele spente.
  2. Il sacerdote e i ministri indossano le vesti liturgiche di colore bianco come per la Messa; al posto della casula, il sacerdote può indossare il piviale, che deporrà alla fine della processione.
  3. Mentre si accendono le candele si canta l’antifona: «Ecco, il Signore nostro verrà con potenza, e illuminerà gli occhi dei suoi servi. Alleluia» o un altro canto adatto.
  4. Terminato il canto, il sacerdote, rivolto verso il popolo, saluta e pronuncia una monizione introduttiva per esortare i fedeli a una celebrazione attiva e cosciente del rito. Egli ricorda che sono trascorsi quaranta giorni dalla gioiosa celebrazione del Natale e che oggi ricorre il giorno in cui Gesù fu presentato al tempio, venendo incontro al suo popolo.
  5. Dopo la monizione il sacerdote benedice le candele dicendo: «O Dio, fonte e principio di ogni luce, che oggi hai manifestato al giusto Simeone il Cristo, luce per rivelarti alle genti, ti supplichiamo di benedire + questi ceri e di ascoltare le preghiere del tuo popolo che viene incontro a te con questi segni luminosi e con inni di lode; guidalo sulla via del bene, perché giunga alla luce che non ha fine. Per Cristo nostro Signore. Amen». Oppure un'altra preghiera adatta. Il sacerdote asperge le candele con l’acqua benedetta e infonde l’incenso per la processione.
  6. A questo punto il sacerdote riceve dal diacono o da un altro ministro la candela accesa per lui predisposta e comincia la processione, mentre il diacono (o, in sua assenza, lo stesso sacerdote) canta o dice: «Andiamo in pace incontro al Signore» o «Andiamo in pace».
  7. Tutti tengono le candele accese. Mentre si svolge la processione, si canta una delle antifone come «Luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» con il cantico proprio (Lc 2, 29-32), o l’antifona «Adorna il tuo talamo» o un altro canto adatto.
  8. Mentre la processione entra in chiesa, si canta l’antifona d’ingresso della Messa. Il sacerdote, una volta giunto all’altare, dopo averlo venerato, secondo l’opportunità, lo incensa. Quindi si dirige alla sede e, deposto il piviale, se lo ha usato durante la processione, indossa la casula. Terminato il canto del Gloria a Dio, dice l’orazione colletta. La Messa prosegue nel modo consueto.

La Seconda Forma: L'Ingresso Solenne

Quando non è possibile svolgere la processione, i fedeli si radunano nella chiesa, tenendo in mano le candele. Il sacerdote, indossate le vesti liturgiche per la Messa, di colore bianco, con i ministri e almeno una parte dei fedeli si reca in un luogo adatto, o davanti alla porta o nella stessa chiesa dove la maggior parte dei fedeli possa opportunamente partecipare al rito. Quando il sacerdote giunge nel luogo stabilito per la benedizione delle candele, queste vengono accese, mentre si canta l’antifona «Ecco, il Signore nostro» o un altro canto adatto. Quindi il sacerdote, dopo il saluto e la monizione, benedice le candele e compie una processione fino all’altare con il canto. Per la Messa si osserva quanto stabilito sopra per la processione.

Cristo Luce del Mondo: Riflessioni per la Vita

Oggi celebriamo una festa colma di luce, cantata da Simeone: la luce di Cristo che viene riconosciuto per ciò che realmente è. Gesù è il "re della gloria", il "Signore del Tempio", che vi entra per la prima volta, nel silenzio, nel nascondimento e nella fragilità della natura umana. La presentazione di Gesù al tempio ci permette di illuminare questo giorno attraverso il riflesso di luce sul volto del vecchio Simeone, la luce della verità che in Gesù si manifesta per ciò che è realmente.

La festa della Presentazione al Tempio di Gesù si chiude idealmente le ricorrenze legate al Natale. È una festa di offerta di sé, di donazione della propria vita, particolarmente cara ai consacrati. Maria e Giuseppe obbediscono alla Legge, non se ne sentono esentati, o migliori, o superiori. Questo è un adempimento normale per ogni ebreo che sottostà alla legge data da Mosè: presentare il proprio figlio a Dio significa riconoscerlo e accoglierlo come dono, non come possesso. Un figlio appartiene a Dio, non ai genitori.

Il vecchio Simeone, certo della promessa ricevuta, riconosce Gesù e la salvezza di cui il Cristo è portatore e accetta il compiersi della sua esistenza. Anche Anna, questa profetessa ormai avanti negli anni, che aveva però passato quasi tutta la sua vita in preghiera e penitenza, riconosce Gesù e sa parlare di lui a quanti lo attendono. Simeone è mosso dallo Spirito perché cerca intensamente di lasciarsi portare dalla Luce che illumina il suo cuore. Con Simeone e Anna tutta l'attesa di Israele viene ad incontrare il loro Salvatore. Gesù è riconosciuto come il Messia tanto atteso, “luce delle nazioni” e “gloria di Israele”, ma anche “segno di contraddizione”.

Candele accese in una chiesa, simbolo della luce di Cristo

Il tema della luce, anche perché in questa circostanza si benedicono le candele, è al centro della liturgia di questa giornata di festa. Oggi, sopportando il freddo dell’inverno, Simeone aspetta l’arrivo del Messia. A Simeone «lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore» (Lc 2,26), ed oggi, «mosso dallo Spirito», è salito al Tempio. Lui non è levita, né scriba, né dottore della Legge, è solo un povero uomo «giusto e pietoso che aspettava la consolazione d’Israele» (Lc 1,25). Ma lo Spirito soffia lì dove vuole.

Siamo già quaranta giorni dopo Natale, da quando abbiamo celebrato l'incarnazione del Verbo di Dio, massima prova del desiderio di Dio di venire incontro all'uomo che cerca la pienezza della vita. Permettiamo a questa luce di penetrare in noi e di trasformarci. Che nessuno di noi metta ostacoli sulla strada di questa luce. Cristo, luce delle genti, ci aiuti ad essere luce per gli altri! Noi, luce riflessa di Gesù-Luce, perché siano svelati i pensieri di molti cuori.

In questa festa della Presentazione del Signore, pensiamo a tutti coloro che scelgono la vita consacrata. Essi sono uomini e donne che non si stancano di annunciare, con la parola, la bellezza del Vangelo. Trovano nell’annuncio del Vangelo la passione della propria vita, e senza interruzione e senza condizioni, fanno risuonare alta, chiara e dolcissima la Verità che salva: Gesù il Signore. Sono uomini e donne che vivono immersi nello Spirito Santo, come Simeone era “mosso dallo Spirito Santo”. Lo Spirito Santo è un ospite inquieto, che spinge con insistenza verso Gesù, rendendo inquieti per essere totalmente di Gesù. La loro vita è di Gesù; Gesù è il cuore del loro cuore, la vita della loro vita.

Sono anche uomini e donne che benedicono, come l’uomo giusto del tempio che “benedisse Dio”, riconoscendo quanto Egli ha fatto per loro. Sperimentano la bellezza della familiarità col Signore, in virtù di una preghiera incessante, che caratterizza la loro esistenza quotidiana. Sono uomini e donne di preghiera, che parlano con Dio. La preghiera è quel "giorno prima" che fa luce, in Dio, sul giorno dopo. E infine, sono uomini e donne della luce, perché nella loro sequela particolarissima del Signore è scritta l’aurora del mondo nuovo, un’anticipazione di eternità. Nella loro vita si può leggere, fin da ora, ciò che tutti saremo.

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