La storia della Foresta dei Crocifissi

Il "Sentiero delle Foreste Sacre" è una proposta rivolta ai visitatori più attenti, agli escursionisti che desiderano un'interpretazione diversa del territorio, permettendo scoperte interessanti e piacevoli sensazioni. Si compone di sette tappe, dal Lago di Ponte di Tredozio a La Verna, sette giorni in cui raramente si incontrano auto e paesi, ma si attraversa il manto verde delle Foreste Casentinesi, con la possibilità di visitare i luoghi più suggestivi, fuggendo dal rumore della città per un po', per scoprire suoni di una natura molto più piacevole e rilassante, con fruscii, gorgoglii, lo scricchiolio dei passi o il battito della pioggia sul fogliame degli alberi.

Mappa del Sentiero delle Foreste Sacre

Il legame tra natura e spiritualità

In un contesto cristiano, il legame eterno tra ricerca spirituale e foreste trova una delle sue espressioni più alte e complete nelle montagne dell'Appennino Tosco-Romagnolo. Questo è l'incipit del libro dedicato alle foreste sacre del territorio del Parco; con queste parole efficaci Mario Vianelli (autore del testo con Sandro Bassi) descrive brevemente il rapporto speciale di queste foreste con la spiritualità e con gli uomini santi che hanno deciso di vivere qui la loro esperienza cristiana.

Questa specifica unione tra natura e spiritualità è il tema del percorso che è stato creato e che attraversa il Parco, toccando tutti i punti più significativi dal punto di vista spirituale. La pubblicazione è divisa in due parti: la prima è uno studio storico, dedicato alla religiosità della foresta; la seconda è un'escursione, con la descrizione degli itinerari delle varie giornate. Ovviamente, gli escursionisti sono liberi di scegliere se percorrere tutto il sentiero o solo alcune tappe, o di adattarle alle proprie capacità e ai propri interessi.

Miti e Leggende delle Foreste Casentinesi

Il Sacro Bosco di Bomarzo: un giardino enigmatico

Il principe che commissionò il Sacro Bosco fu il nobile italiano e Duca di Bomarzo Pier Francesco Orsini (1523-1585), chiamato Vicino, e sua moglie fu Giulia Farnese, morta nel 1560. Come molti altri giardini rinascimentali italiani, il parco di Vicino era tutt'altro che ornamentale, ma non ha nulla in comune con gli altri giardini. Può essere considerato l'antitesi del tipico giardino all'italiana, come la vicina Villa Lante a Bagnaia o Villa Farnese a Caprarola, che presentavano schemi strettamente geometrici, prospettive, sistemi di circolazione e una stringente logica simbolica.

L'incantevole giardino del Duca è strutturato su percorsi a livelli diversi, dal più basso al più alto. Costruito piuttosto con immagini e idee, il giardino e le sue statue possono essere lette dal visitatore illuminato come un libro, fornendo un viaggio filosofico attraverso temi come l'amore, la morte, la memoria e la verità. Almeno alcune sculture del giardino sono state certamente ispirate dall'“Hypnerotomachia Poliphili” di Francesco Colonna, pubblicata nel 1499, una lunga allegoria apparentemente popolare tra gli umanisti e gli studiosi dell'epoca.

La paternità del progetto

Non è chiaro il nome dell'architetto che costruì il giardino e ci sono diverse teorie sull'identità dell'autore:

  • Il Vignola, che forse ridisegnò il castello Orsini;
  • Jacopo del Duca, che eventualmente sarebbe stato ispirato da Villa Palagonia in Sicilia;
  • Raffaele di Montelupo, scultore dell'enorme arcangelo di Castel Sant'Angelo e amico di Vicino;
  • Bartolomeo Ammannati, a cui sono attribuite alcune sculture in particolare il Tempietto;
  • Pirro Ligorio, che è comunemente ritenuto aver costruito il giardino di Bomarzo anche se l'attribuzione non è assicurata (Ligorio progettò Villa d'Este a Tivoli e fu poi chiamato a finire il San Pietro).

In realtà il progetto e le prime costruzioni del parco furono iniziati prima della morte di Giulia, probabilmente nel 1552 come recita una delle iscrizioni.

Interpretazioni e simbolismi del Sacro Bosco

Dalla riscoperta del giardino, molte e diverse interpretazioni sono state date per spiegare il significato del Sacro Bosco. Una possibilità, suggerita dall'autore Christopher McIntosh, è che la creazione di questo giardino malinconico fosse una forma di auto-terapia per Orsini per uscire dalla sua depressione dopo la perdita della moglie (come si legge in una delle iscrizioni sparse lungo il parco: "sol per sfogare il core"). Più interessanti sono gli studi di Hans Bredekamp e Maurizio Calvesi (che hanno studiato anche il Polifilo e la cultura alchemica).

Artisti come i surrealisti Jean Cocteau e Salvador Dalì visitarono il parco, affascinati dalla sua atmosfera onirica e complessa.

Le sculture e i loro significati

  • All'ingresso si trovano due sfingi e una serie di teste che raffigurano alcune delle divinità antiche come Saturno, Giano, Fauno, Evandro e la triplice testa di Ecate. Le sfingi introducono con due enigmi: chi entra deve dimostrare di potervi accedere, risolvendo l'indovinello.
  • Una maschera può rappresentare Proteo o Glauco, il pescatore che divenne un Dio Marino dopo aver mangiato un'erba magica.
  • Il mausoleo in rovina, probabilmente ispirato alla Tomba della Sirena di Sovana, è intenzionalmente rappresentato caduto e semidistrutto.
  • La Tartaruga e la Fata su di essa guardano nella stessa direzione di Pegaso, che si trova nelle vicinanze.
  • Il ninfeo può riferirsi alla fonte descritta nell'Hypnerotomachia dove Polifilo trascorse un po' di tempo con cinque ninfe, forse quelle ancora visibili nelle nicchie.
  • Sulla base del teatro si legge a stento un'iscrizione che dice "PER SIMIL VANITA’ MI SON AC.......PARMI CORTO" che probabilmente era "Per simil vanità mi sono accorto che il tempo fugge e il viver parmi corto". È una delle prime costruzioni del giardino, probabilmente voluta da Giulia Farnese nel 1555 quando Vicino era prigioniero.
  • Questa grande figura è identificata come Nettuno, Dio dei mari, a causa del delfino nella sua mano destra, ma sembra più realistica l'identificazione con Plutone, Dio degli inferi, per la cornucopia e la vicinanza della Bocca dell'Inferno, Cerbero, il guardiano degli Inferi, e sua moglie Proserpina.
  • Il Drago combatte contro un cane, un leone e un lupo. Può essere un simbolo dell'Estremo Oriente che affascinava Vicino, ma i draghi sono sempre stati presenti nelle tradizioni cristiane (ad esempio San Giorgio e il Drago).
  • Elefanti che portano castelli erano simboli popolari nell'arte medievale e rinascimentale.
  • L'iscrizione che circonda le labbra del mostro recita "OGNI PENSIERO VOLA", ma originariamente era "LASCIATE OGNI PENSIERO VOI CH'ENTRATE" come sappiamo da un disegno di Giovanni Guerra datato 1598. Il riferimento all'iscrizione di Dante sopra la bocca dell'inferno è chiaro, anche se ai dannati di Dante si dice di abbandonare la speranza piuttosto che la ragione.
  • Ci sono numerosi sedili ombreggiati e nascosti nel giardino, in particolare nel Ninfeo, che invitano gli amanti a soffermarsi.
Foto del Mostro dell'Orco a Bomarzo

Influenze romane e allegorie

Molte delle caratteristiche del giardino di Vicino si basavano, attraverso indagini archeologiche e letterarie, su antichi modelli romani. Questo era certamente il caso del giardino dell'Ippodromo - un grande giardino a forma di pista da corsa che Vicino basò su quelli comuni nelle ville romane. Coloro che entrano nel giardino, se sufficientemente preparati iconograficamente, sono avvertiti di una potenziale minaccia dalla presenza di grandi pigne e ghiande che decorano il perimetro. Tale minaccia diventa più pressante sotto forma di tre figure femminili che vagano per l'Ippodromo: una con code di pesce biforcute, una con coda di drago, artigli e ali, l'altra che sormonta una panca su cui solo i più incoscienti si siederebbero. Queste Arpie, secondo Darnall e Weil (1984), creano un'altra connessione con l'Orlando Furioso, l'episodio in cui il Re d'Etiopia, Prete Gianni, viene salvato dalle arpie dall'eroe Astolfo, che spinge le arpie nella bocca dell'inferno usando la magia.

Sempre nell'Ippodromo si può trovare parte (il basamento) di una copia (secondo Darnall e Weil) della Meta Sudans, un'antica fontana che un tempo sorgeva a Roma tra il Colosseo e l'Arco di Costantino. È una fontana circolare posta alla fine della scalinata che porta al Tempietto. Due orsetti che tengono lo stemma Orsini sono posizionati alla fine del giardino dell'Ippodromo.

Il Tempietto

Il viaggio filosofico attraverso il sacro bosco termina in un tempio stranamente costruito. Il soffitto è decorato con gigli, simbolo della famiglia Farnese, e rose, simbolo della famiglia Orsini. Disegni di Giovanni Guerra mostrano che il tempio, ora piuttosto spoglio, un tempo era adornato con numerosi simboli tra cui i segni zodiacali, scene di crocifissione e resurrezione, e un sole che si affacciava da est dominando il Sacro Bosco.

Ricostruzione del Tempietto di Bomarzo

L'arte della scultura in legno: le opere Dolfi

Ogni scultura Dolfi è molto più di un'opera d'arte: è una storia che prende vita dalla natura e si trasforma in un simbolo unico di tradizione, passione e maestria. Il viaggio di ogni scultura Dolfi inizia nel cuore pulsante delle Dolomiti, dove la natura offre i suoi legni più pregiati, come il legno di cirmolo, famoso per la sua morbidezza e il suo profumo avvolgente. La selezione degli alberi avviene con grande rispetto per l'ambiente: ogni tronco scelto porta con sé la forza e la serenità delle montagne. Ogni dettaglio è studiato attentamente, assicurando che il ritmo della natura non venga mai interrotto.

Dopo la raccolta, il legno trova il suo posto nelle mani esperte degli artigiani Dolfi. Con strumenti di precisione e tecniche tramandate di generazione in generazione, il tronco prende forma, trasformandosi gradualmente in un'opera d'arte. La magia di questa fase risiede nella profonda connessione tra il legno e l'artigiano, che interpreta il materiale con passione e maestria. Angeli, santi, crocifissi o decorazioni moderne: ogni opera nasce con cura, scolpita nei minimi dettagli per raccontare una storia di emozioni e tradizioni.

L'ultima fase è la rifinitura, dove il legno rivela tutta la sua bellezza. Grazie alla levigatura e a un trattamento delicato, le sculture acquisiscono morbidezza al tatto ed eleganza visiva. Se richiesto, vengono aggiunti colori e dettagli che rendono ogni pezzo ancora più unico e personale. Ma la vera forza delle sculture Dolfi è la loro personalizzazione: ogni cliente può scegliere lo stile, i colori e i dettagli che meglio si adattano alla propria casa. Le sculture Dolfi non sono solo decorazioni: sono frammenti di natura, storie e tradizioni che arricchiscono gli spazi in cui si vive. Possedere una scultura Dolfi significa possedere un pezzo d'arte che emoziona ogni giorno, un'opera che trasforma la propria casa in un luogo unico e speciale.

Miti e Leggende delle Foreste Casentinesi

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