La Novena di Natale: Origini, Significato e Tradizioni Locali

L’orazione del popolo cristiano si esprime in primo luogo con l’assistere al Sacrificio di Cristo, la Santa Messa, che si configura come la preghiera per eccellenza. Accanto ad essa, numerose pie pratiche sono sorte nel corso del tempo, come la recita del Santo Rosario, la devozione dei primi giovedì, venerdì, sabati del mese, l’esercizio della Via Crucis e le novene.

L'Importanza delle Novene e la Tradizione Natalizia

Tra le varie pie pratiche, un ruolo di primo piano è sicuramente occupato dalla Novena di Natale. Questa devozione si celebra nei nove giorni precedenti la solennità del Natale, tradizionalmente a partire dal 16 dicembre fino al 24. Comprende vari testi che vogliono aiutare i fedeli a prepararsi spiritualmente alla festa della nascita di Gesù, focalizzando l'attenzione sul profondo significato dell'attesa.

illustrazione di fedeli in preghiera

Origine e Struttura della Novena di Natale

Secondo la tradizione, la Novena di Natale, scritta e musicata da Padre Carlo Antonio Vacchetta, missionario vincenziano, fu eseguita per la prima volta a Torino nel 1720. La Novena del Santo Natale venne infatti celebrata in una casa di missionari vincenziani, nella chiesa dell'Immacolata situata a fianco del Convitto Ecclesiastico che i missionari gestivano per la formazione del clero.

La sua struttura è simile a quella della Novena dell’Immacolata Concezione, essendo così costituita: sul modello dei Vespri, si ha un’introduzione fatta da un invitatorio, seguito da un Polisalmo - versetti di vari salmi e cantici biblici attinenti al Mistero dell’Avvento di Cristo e dell’Incarnazione, nel numero di quattordici -, un Capitolo, un Inno - En clara vox -, un versetto, il Magnificat con le antifone proprie per ogni giorno e un’orazione conclusiva. In questa sede ci occuperemo in particolare dell’invitatorio, formato da sette profezie.

schema della struttura liturgica della Novena di Natale

Il Contenuto Teologico delle Profezie: Fede, Speranza e Carità

L’antifona che si ripete tra le profezie ci immerge immediatamente nel Mistero che stiamo contemplando. Affermando che Cristo è re e Signore, compiamo un atto di fede, facendo eco al salmo profetico 109, di Davide: Dixit Dominus Domino meo, sede a dextris meis. Dicendo che il Re Signore è prossimo, compiamo un atto di speranza, ponendo in Dio la nostra fiducia nella Redenzione. Esortando all’adorazione del Dio Bambino, compiamo un atto di carità, verso lo stesso Dio, fine della nostra adorazione, e verso i fratelli, che invitiamo a inginocchiarsi con noi davanti a questo grande mistero.

Le prime parole della profezia sono riprese da Sofonia 3, 14; più avanti troviamo, invece, Gioele 3, 18. Quando si dice "figlia di Sion, di Gerusalemme", l’esortazione alla gioia per il Signore che viene tocca il cuore di ognuno, poiché con la Nuova Alleanza Cristo, nuovo Adamo, ha ricondotto l’uomo a Dio e ha ricostituito da capo il popolo di Israele. Israele è, infatti, prefigurazione del popolo santo acquistato col Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, cioè della Chiesa; l’invito del profeta, dunque, è rivolto per mezzo del ministro ai cristiani, che aspettano, con Simeone, la consolazione di Israele (Lc 2, 25).

L’attesa del Signore, tuttavia, non ci deve far dimenticare che Egli è Re dell’Universo, al di sopra di ogni potestà umana, e che possiede l’impero dei nostri cuori. Se la prima Profezia è un’esortazione di fede, la quarta è un invito di speranza. Quando sentiamo che il Signore è lontano, dobbiamo aspettarlo con maggiore risoluzione, perché è fedele alla sua Parola e ci richiama con le parole del Profeta, dicendo "tornate a me con tutto il cuore" (Gioele 2, 12). Non è il Signore ad essere lontano, siamo noi ad esserci allontanati dalla sua Grazia. Qui viene ripreso nuovamente il Salmo 71, 6-7: Descendet Dominus sicut pluvia in vellus, et sicut stillicidia stillantia super terram. Orietur in diebus ejus justitia, et abundantia pacis (Il Signore discenderà come pioggia sul vello, e come gocce d’acqua stillanti sulla terra. In quei giorni spunterà la giustizia e l’abbondanza della pace).

immagine simbolica della Natività con i Re Magi

Cristo Re, Salvatore e Fonte di Vita Eterna

Nella Novena si legge poi in Isaia: "Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata" (Isaia 55, 10-11).

La metafora della pioggia indica il Signore come colui che porta a compimento l’opera della creazione: come la terra arida a causa della siccità ha nuovo vigore con le piogge leggere e la rugiada mattutina, così l’umanità inaridita dal peccato originale acquista nuova vita con la rugiada che scende dall’alto, Cristo Signore. Egli, facendosi Carne, è venuto a riscattare la carne - ut carne carnem liberans - e donandosi in Cibo e Bevanda salutare, diviene anche espressione perfetta e visibile di quanto prefigurato con la manna data ad Israele nel deserto.

Gesù che nasce non è soltanto rugiada, ma anche fonte di vita eterna: Haurietis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris (Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore; Isaia 12, 3). Infine, un’ultima analisi ci aiuta a comprendere ancora di più questa simbologia, partendo da un versetto tratto da Isaia (Is 45, 8): Rorate coeli desuper et nubes pluant Justum: aperiatur terra et germinet Salvatorem (Stillate, cieli, dall’alto e piovano il Giusto le nubi: si apra la terra e germogli il Salvatore). Il movimento discendente della pioggia e della rugiada è accompagnato da quello ascendente del Salvatore che germoglia dalla terra.

Viene ancora posto l’accento sul carattere regale di Nostro Signore, ora accresciuto anche della dimensione temporale, legittimata mediante l’ascendenza al re Davide: Cristo è Re per diritto divino, Egli che è Dio, con potestà sui cieli, sulla terra e sugli abissi. Il verbo "impero" acuisce ancora di più questa visione, rendendola più forte e marcata, indicando non solo il comandare o ordinare, ma piuttosto il dominare grazie a un’origine del potere inappellabile e inarrivabile, il reggere con autorità.

L’ultima profezia racchiude in una sintesi tutte le precedenti, dandoci l’idea spaziale della nascita di Gesù, Betlemme, come profetato da Michea: "E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele. Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio."

simbolo dell'acqua e della vita eterna

Il Significato Profondo dell'Attesa e dell'Adorazione

Le profezie della nascita di Gesù, tratte da brani dell'Antico Testamento e particolarmente dal profeta Isaia, esprimono non solo il profondo desiderio messianico dell'Antico Testamento, con il desiderio che Dio si faccia presente sulla terra, ma cantano in maniera espressiva la supplica per la venuta di Gesù, l'eterno Presente nella storia degli uomini.

Varie sono le metafore che alimentano la gioia dell'attesa nella Novena: Gesù verrà come luce, come pace, come rugiada, come dolcezza, come novità, come Re potente, come dominatore universale, come bambino, come Signore giusto. La Novena vuole suscitare un atteggiamento nel credente: fermarsi ad adorarLo.

La Novena di Natale e le Tradizioni a Cinisi

Anche a Cinisi le celebrazioni natalizie sono profondamente radicate nella tradizione e nella spiritualità. Le comunità locali si impegnano per vivere pienamente il periodo dell'Avvento e del Natale, arricchendolo con eventi significativi.

In occasioni passate, come nel 2020, si è riflettuto sul significato del Natale in contesti difficili. L'assessore alle Politiche culturali, Verusca Pizzo, ha sottolineato: "Siamo al termine del 2020, un anno che segnerà certamente la nostra generazione e quella dei nostri figli: un anno del tutto inatteso e inaspettato che ci ha fatto vivere scenari inediti e periodi bruttissimi. Molti hanno sofferto per la malattia o per la perdita di persone care, molti vivono ancora la preoccupazione di un futuro incerto e di un presente fatto di restrizioni, prescrizioni, coprifuoco e distanze. In questo contesto vivere la gioia del Natale è difficile: in molte case non luccicano neppure le lucine di Natale che, quest’anno, lasciano vincere il buio del dolore."

Nonostante le sfide, si è riscoperta l’essenzialità dei valori: "Quest’anno abbiamo però riscoperto l’essenzialità delle cose, l’essenzialità dei valori: dal valore dell’amore al valore della solidarietà, da quello della preghiera a quello dell’unione, da quello dell’amicizia a quello del lavoro. Vivere questo Natale ci fa tornare all’essenzialità della grotta di Betlemme in cui nasce Colui che viene 'per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre'. La Luce di Natale è vita, è la Speranza che deve essere sempre accesa dentro i nostri cuori. Da qui la scelta di realizzare albero di Natale con sole luci e che illuminano il buio e il silenzio della notte." Questa visione ha portato alla scelta di un albero di sole luci e strade illuminate da un cielo di stelle per vincere il "buio" dell'anno.

Nel giorno di Santa Lucia (13 dicembre), la Natività è stata benedetta da padre Antonio Ortoleva e padre Antonio Chimenti. La festa di Santa Lucia, secondo la leggenda, era la santa che portava cibo e aiuti ai cristiani che si nascondevano nelle catacombe di Siracusa, usando una corona di candele per illuminare la sua strada e lasciare le sue mani libere per portare più cibo possibile. La sua festa coincide con il solstizio d'inverno, il giorno più corto dell'anno. L'assessore Pizzo ha spiegato: "Abbiamo scelto di far benedire la Natività e l'albero di Natale proprio in questo giorno perché Santa Lucia è visto come un evento che segnala l'arrivo del tempo di Natale, che culmina con l'arrivo della Luce di Cristo, il giorno di Natale. Si dice che celebrare la giornata di Santa Lucia aiuterà a vivere le lunghe giornate invernali buie con sufficiente luce." La benedizione è stata accompagnata dai suoni e dai canti della Novena di Natale eseguiti da Paolo Galati e Vincenzo Cucinella.

La "Via dei Presepi" e la Mostra dell'Arte Presepiale a Cinisi

Cinisi si ritrova ogni anno nel segno della tradizione del Natale e della condivisione grazie alla “Via dei Presepi”, un appuntamento che negli anni è diventato un punto fermo in questo periodo. L’iniziativa, curata con attenzione dalla parrocchia Santa Fara di Cinisi, si inserisce all’interno del Presepe vivente, giunto alla sua sesta edizione. Questo traguardo importante testimonia una crescita costante, non solo in termini di partecipazione, ma anche di qualità e coinvolgimento.

Camminare lungo la Via dei Presepi significa fare un salto indietro nel tempo, tra scene di vita quotidiana, antichi mestieri, profumi e sapori che richiamano la Sicilia di un tempo. Il valore dell’iniziativa non sta soltanto nella suggestione scenografica, ma soprattutto nella capacità di coinvolgere cittadini e visitatori in un’esperienza condivisa. È un Natale vissuto insieme, fatto di incontri, emozioni e riscoperta della semplicità, dove la tradizione diventa occasione di dialogo tra generazioni diverse.

foto di un presepe tradizionale all'aperto

Accanto al percorso all’aperto, un altro tassello importante è rappresentato dalla mostra dei presepi, promossa dal comitato Santa Fara e ospitata all’interno del museo dei mestieri nello storico Palazzo monsignor Vincenzo Cusumano. Qui l’arte presepiale si esprime in forme diverse, mettendo in luce la devozione popolare e il patrimonio culturale locale. La mostra diventa così un luogo di valorizzazione della creatività e della storia del territorio, capace di attirare curiosi e appassionati.

Il sindaco di Cinisi, Vera Abbate, ha voluto sottolineare il valore di questo lavoro corale in questo clima di Natale, ringraziando quanti hanno contribuito a rendere possibile un momento di autentica bellezza e partecipazione.

Presepe semovente di Cinisi

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