L'Uso dell'Organo in Quaresima: Norme Liturgiche e Spirito del Tempo

La Quaresima è un tempo liturgico caratterizzato da penitenza, sobrietà e preparazione alla Pasqua. In questo periodo, l'uso degli strumenti musicali, in particolare dell'organo, è regolato da precise norme liturgiche che mirano a sottolineare il carattere specifico di questo tempo.

Le Norme Liturgiche Sull'Uso Dell'Organo in Quaresima

Le disposizioni sull'uso dell'organo e di altri strumenti musicali in Quaresima sono delineate in documenti fondamentali della Chiesa. È vero che durante la Quaresima l’organo, per legge liturgica, deve tacere se non per accompagnare i canti, come indicato al n. 313 dell’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR). Tale norma precisa: «In tempo di Quaresima è permesso il suono dell’organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto. Fanno eccezione tuttavia la domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste».

Questa è la norma antica e da tutti conosciuta riguardo alla musica nel tempo liturgico della Quaresima. È bene puntualizzare innanzitutto che si tratta degli strumenti musicali e non del canto; ciò significa che non è chiesta alcuna diminuzione del canto nella liturgia, e che - anzi - proprio l’atto del cantare autorizza e consiglia l’uso degli strumenti musicali per riceverne sostegno.

Il documento Musicam Sacram (1967) ribadisce e chiarisce ulteriormente: «Nelle Messe cantate o lette si può usare l’organo, o altro strumento legittimamente permesso per accompagnare il canto della «schola cantorum» e dei fedeli; gli stessi strumenti musicali, soli, possono suonarsi all’inizio, prima che il sacerdote si rechi all’altare, all’offertorio, alla comunione e al termine della Messa. La stessa norma vale, fatte le debite applicazioni, anche per le altre azioni sacre. Il suono, da solo, di questi stessi strumenti musicali non è consentito in Avvento, in Quaresima, durante il Triduo sacro, nelle messe e negli uffici dei defunti.» Quindi, in Quaresima non si può suonare l’organo come strumento solistico, ma esso può solo sostenere il canto.

Un aspetto importante da notare è la distinzione con il tempo di Avvento, per il quale l'OGMR 313 recita: «In tempo d’Avvento l’organo e altri strumenti musicali siano usati con quella moderazione che conviene alla natura di questo tempo, evitando di anticipare la gioia piena della Natività del Signore.»

Foto di un organo a canne in una chiesa

Il Contesto Storico e la Ragione della Norma

Secondo l'opinione di alcuni esperti e organisti di lunga esperienza, questa legge nasce dall’erronea convinzione del legislatore che “suono d’organo” equivalga a “manifestazione di gioia”, con esclusione di altri significati. Se l’organo viene usato per interpretare i sentimenti dell’assemblea, o meglio, per favorire nell’assemblea i sentimenti propri di ciascun periodo liturgico, non si capisce perché debba tacere in un periodo così intenso quale quello della Quaresima o, ancor più, in quello della Passione. L'organo ha la meravigliosa possibilità «di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange» (S. Paolo ai Romani 12, 15), capacità che il legislatore sembra aver ignorato.

La colpa è, quasi certamente, nell’uso che dell’organo faceva in passato la maggior parte degli organisti liturgici che, per lo più, suonavano i loro pezzi infischiandosi altamente della loro congruità, anche in termini di registrazione, col tempo liturgico e, più in particolare, del contenuto liturgico della celebrazione, specialmente letture, preghiere e antifone. Oggi, con la nuova liturgia, siamo certamente più avvantaggiati perché abbiamo, per capire subito il significato del giorno, le antifone d’ingresso e le collette proprie dei cicli A, B e C.

Si ritiene che, se ci fosse sempre stata questa preoccupazione da parte degli organisti, mai sarebbe venuta in mente al legislatore la proibizione del suono dell’organo in Quaresima e in tempo di Passione, che è certamente una conseguenza di abusi o di uso improprio dello strumento. La discussione del “digiuno organistico” di Quaresima ingenera profonda tristezza, poiché denota una sostanziale mancanza di comprensione del vero compito dell’organo nella liturgia. Molti interlocutori dell’Ufficio Liturgico Nazionale della C.E.I. si sono mostrati d'accordo con questa posizione, suggerendo la possibilità di un cambiamento normativo, come già avvenuto per altre questioni liturgiche. Permane, tuttavia, la preoccupazione della Chiesa per possibili abusi da parte di organisti non ben formati, che suonano solo per suonare e non per "predicare ed istruire", come sarebbe loro compito.

L'Organo come Segno di Sobrietà e Assenza

Il fatto che la Chiesa suggerisca di non suonare come strumento solista l’organo in Quaresima, va inteso come una grande valorizzazione del ruolo di questo strumento, non certamente come una sorta di diminuzione. Infatti, possiamo vedere in questo un certo parallelo, anche se è molto alla larga, rispetto a quello che fu fatto dagli ebrei al momento della caduta del Tempio di Gerusalemme. Nel Tempio di Gerusalemme, la musica era sfarzosa, festosa, eseguita da tanti strumenti e cantori. Ma caduto il Tempio, la musica si mutò in quella semplice ed essenziale eseguita nelle sinagoghe. Questa musica, come suggeriva lo studioso Enrico Fubini, è il segno di un’assenza, segno di un dolore per la perdita del cuore, del centro del loro culto, il tempio.

La Quaresima, che sfocia nella Pasqua, è nondimeno una via dolorosa; è un tempo favorevole in cui noi ci poniamo di fronte al mistero del dolore, del sacrificio, della passione. Ecco che il tono gioioso che il suono dell’organo può aggiungere, in questo momento viene messo da parte proprio per favorire la comprensione di questo senso di assenza, di mancanza. L’organo non suona mai da solo! Cioè... mentre in tutto il resto dell’anno liturgico l’organo suona spesso prima, durante e dopo messa “da solo” senza accompagnare alcun canto, in Quaresima questo non accade e addirittura nella Settimana Santa dal Gloria del Giovedì Santo fino al Gloria della Notte Pasquale resta completamente muto! Questo è un segno liturgico!

In Quaresima l'organo e la musica fanno la loro parte e umilmente fanno un passo indietro. Non diciamo che tutto è più triste, ma che tutto è più sobrio e più essenziale in attesa della grande festa della Pasqua quando la musica e il canto torneranno, come tutti gli altri elementi liturgici, a parlare della Risurrezione con toni, perché no, anche trionfali.

Lo studioso Gian Vito Tannoia, nel suo articolo "L’Organo in Quaresima", suggerisce di «Evitare la monocromia liturgico-musicale», che per l’organista significa «graduare sapientemente i registri e la fonica (nel rispetto delle forme liturgiche dei canti che si accompagnano), pur tenendo conto delle solennità/feste che possono coincidere con il periodo quaresimale (S. Giuseppe, Annunciazione, ecc.)». Si tratta di «“pensare” a ritroso e camminare verso le “sonorità pasquali”, in crescendo, sino al culmine della Veglia di Pasqua». Questa idea del cammino verso la Pasqua, anche da un punto di vista musicale, è importante.

Infografica sulla progressione liturgica dalla Quaresima alla Pasqua

L'Organista e il Suo Compito Liturgico

È indispensabile che gli organisti e gli altri musicisti, oltre a possedere un’adeguata perizia nell’usare il loro strumento, conoscano e penetrino intimamente lo spirito della sacra liturgia in modo che, anche dovendo improvvisare, assicurino il decoro della sacra celebrazione, secondo la vera natura delle sue varie parti, e favoriscano la partecipazione dei fedeli.

Si deve sempre cercare di comprendere lo “spirito della regola”, andando oltre un semplice divieto e cogliendone il fondamentale invito alla sobrietà, che caratterizza questo intenso tempo liturgico. Concretamente questo potrebbe voler dire, ad esempio: evitare le scivolate di egocentrismo che si manifestano con un volume sonoro dello strumento troppo invadente; oppure attraverso quei prolungamenti narcisistici delle finali dei canti (trattenendo l’accordo finale, e - peggio ancora - ad alto volume, nello stile di un finale orchestrale!). Le suddette esagerazioni sono sicuramente peggiori di un eventuale sottofondo musicale (solo strumentale) in qualche parte del rito - escluse le parti che pronuncia il ministro che preside -, qualora lo si ritenesse pastoralmente utile.

L’organo e gli altri strumenti musicali legittimamente ammessi siano collocati in luogo adatto, in modo da poter essere di appoggio sia alla schola sia al popolo che canta e, se vengono suonati da soli, possano essere facilmente ascoltati da tutti. È conveniente che l’organo venga benedetto prima di esser destinato all’uso liturgico, secondo il rito descritto nel Rituale Romano.

Elementi Musicali e Liturgici per la Quaresima

Passando ora alle possibilità che possiamo avere per “celebrare cantando”, si consiglia in primo luogo di evidenziare, per tutto il tempo di Quaresima, l’atto penitenziale: che sia forse la buona occasione per consultare il Messale, forse scoprendo - e non inventando! -, possibilità previste e a volte dimenticate? Per il canto di questo elemento rituale, si vedano i nn. 51-56 dell'OGMR.

Il salmo responsoriale comune può essere un’altra proposta adatta a caratterizzare le celebrazioni quaresimali, sottolineandone lo specifico richiamo alla conversione e alla preghiera. È infatti prevista la possibilità di sostituire il ritornello e il salmo del Lezionario allo scopo di ottenere un maggiore coinvolgimento dell’assemblea celebrante per il caso proprio del canto del salmo. Per la Quaresima si tratta del salmo 50 (n. 31 del Repertorio di canti «Nella casa del Padre»).

Le acclamazioni al Vangelo (l’alleluia in Quaresima si omette) si trovano ai nn. 273-288: si possono utilizzare tutte, senza l’eccessiva preoccupazione della “parolina che cambia”. Del repertorio di canti per la liturgia «Nella casa del Padre» sarà opportuno valorizzare quelli che riprendono esplicitamente il tema evangelico, come "Soccorri i tuoi figli" (500) e, soprattutto, "Io ti cerco, Signore" (495). Ma si può utilmente attingere ai canti indicati per il Battesimo. Altri suggerimenti, più specifici circa i canti secondo il “tema” delle varie domeniche, si possono trovare nel volume «Omelie per un anno» (volume 1, anno A) edito dalla Elledici.

A proposito delle indicazioni anzidette, si tenga presente che i canti segnalati per l’inizio della celebrazione e quelli per la Comunione sono quasi sempre interscambiabili, a meno che il testo non ne orienti inequivocabilmente l’uso. Uno stesso canto, quindi, potrà essere valorizzato in entrambe le situazioni: la differenza non consisterà nella velocità metronomica, ma nello stile con cui viene eseguito: solenne, deciso, sonoro se si è all’inizio della Messa; più sommesso, meditativo, attenuato se si tratta del rito della Comunione.

In questo il canto gregoriano è maestro. Nel repertorio gregoriano sono pochi i canti che vanno bene sempre perché la maggior parte delle melodie sono composte per “quel” testo particolare, per “quella” domenica, per “quella” liturgia, festa, solennità. Dunque ogni melodia è “ad hoc” per commentare quel periodo liturgico e non un altro, quella Solennità e non un'altra. Il fine della musica in Chiesa in fondo è proprio quello di aiutare i fedeli a comprendere meglio ogni momento e ogni tempo liturgico particolare. La musica ed il canto lo fanno a Natale con le pastorelle, lo fanno nelle feste della Madonna con melodie e testi adatti, lo fanno ogni domenica con 4 secoli di repertorio organistico e con l’inventiva dell’organista-musicista stesso e lo fanno in Quaresima facendosi un po’ da parte e lasciando spazio al silenzio - elemento così assente in molte celebrazioni “spettacolo”.

Exsurge quare obdormis Domine - Quaresima, canto gregoriano

L'Importanza del Silenzio nella Liturgia Quaresimale

Un aspetto fondamentale che deve essere riproposto in questo tempo (ed è quanto mai necessario!) è il silenzio: momento e “luogo” insostituibile nella liturgia, nella vita. Il Messale lo raccomanda in molti momenti della Messa; per esempio: prima dell’Atto penitenziale, dopo le letture (anche dopo la seconda!), dopo l’omelia e dopo la Comunione.

Si tenga conto che la Quaresima nell’Anno liturgico A è tradizionalmente riferita al contesto catecumenale di coloro che si preparano ai sacramenti dell’Iniziazione cristiana; ma proprio per questo è una preziosa opportunità per riscoprire i sacramenti che ci hanno introdotti nella vita cristiana.

Altre Norme di Austerità Quaresimale

Le norme liturgiche in Quaresima non riguardano solo l'organo, ma si estendono ad altri elementi per accentuare il carattere penitenziale del tempo:

  • In Quaresima non si celebrano Messe votive.
  • Le Messe “per diverse circostanze” si possono celebrare solo per ragioni gravi.
  • Non si canta l’Alleluia, nemmeno nelle feste e nelle solennità.
  • Non si canta l’inno “Gloria a Dio”, salvo nelle feste e nelle solennità.
  • In Quaresima cambiano i paramenti, talvolta spariscono, gli altari sono meno adornati, il colore viola segna le nostre Chiese, i testi proposti invitano alla penitenza e alla meditazione sulla Passione di Cristo, il repertorio dei canti e delle preghiere è diverso dal resto dell’anno.

Il Digiuno Floreale

Il “digiuno” quaresimale riguarda pure l’addobbo floreale delle chiese. L'Ordinamento Generale del Messale Romano (n. 305) stabilisce: “Nel tempo di Quaresima è proibito ornare l’altare con fiori. Fanno eccezione tuttavia la domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste”. Sono permesse tuttavia piante verdi. Questa norma non è formalismo, ma uno strumento educativo, affinché i fedeli siano richiamati visivamente all’austerità del cuore, della mente e della vita in vista di una purificazione dello spirito, mediante la penitenza e la conversione. L’assenza dei fiori richiama il deserto biblico, che riporta l’uomo all’essenzialità delle cose, richiama l’attenzione a ciò che ha valore e dispone alla verifica dei fondamenti stessi dell’esistenza umana e cristiana.

Occorre naturalmente condurre i fedeli dal segno al suo significato e continuamente educarli alla lettura spirituale del linguaggio simbolico previsto dalla liturgia, in vista dell'applicazione nella vita del messaggio che nei segni è offerto. È questo il compito della catechesi liturgica, che ripropone oggi l’antica mistagogia dei Padri: attraverso i riti e le preci avviene l’iniziazione al mistero. È tuttavia necessario che l’austerità quaresimale sia un segno vero, motivato ed incisivo. Affinché sia vero, occorre che sia realizzato con determinazione e buon gusto. Perché sia incisivo, bisogna curare una reale assenza di fiori, che non ammette eccezioni in occasione di funerali, matrimoni o altre evenienze. I fiori che vengono portati in queste circostanze devono essere tolti dopo la celebrazione e trasferiti fuori dell’ambito della chiesa. Anzi sarà opportuno che i parroci spieghino per tempo ai fedeli il senso del segno dell’austerità quaresimale, li invitino alla sobrietà e li orientino a devolvere il denaro in opere di carità. È tuttavia conveniente che una sobria presenza di fiori metta in evidenza la croce penitenziale nella seconda domenica di Quaresima, per dar espressione alla luce della risurrezione, che già risplende nella gloria della trasfigurazione. Come spiega bene questo articolo, i simboli, che siano essi visivi o auditivi, hanno una grande importanza per una efficace pedagogia liturgica.

Principi Generali della Musica Sacra Rilevanti

La Chiesa ha il suo strumento musicale tradizionale, l'organo, il quale, per la sua meravigliosa grandiosità e maestà, fu stimato degno di secondare i riti liturgici, sia accompagnando il canto, sia durante i silenzi del coro e secondo le prescrizioni della Chiesa, diffondendo armonie soavissime. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, con la Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (SC), al n. 120 ribadisce: «Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti.»

Inoltre, SC 62 e 63 aggiungono: «Gli strumenti musicali possono essere di grande utilità nelle sacre celebrazioni, sia che accompagnino il canto sia che si suonino soli. [...] Nel permettere l'uso degli strumenti musicali e nella loro utilizzazione si deve tener conto dell'indole e delle tradizioni dei singoli popoli. Tuttavia gli strumenti che, secondo il giudizio e l'uso comune, sono propri della musica profana, siano tenuti completamente al di fuori di ogni azione liturgica e dai pii e sacri esercizi.»

Queste norme, che includono l'esecuzione sia dei capolavori degli antichi maestri sia di composizioni di autori recenti con decoro del sacro rito, devono applicarsi altresì all'uso dell'organo e degli altri strumenti musicali. Oltre l'organo, vi sono altri strumenti che possono efficacemente venire in aiuto a raggiungere l'alto fine della musica sacra, purché non abbiano nulla di profano, di chiassoso, di rumoroso, cose disdicevoli al sacro rito e alla gravità del luogo. Accanto all'organo, potrà essere utilizzato l'harmonium. Gli organi a trasmissione elettrica possono essere temporaneamente utilizzati, con il permesso dell'Ordinario del luogo, laddove non siano reperibili le risorse finanziarie per l'acquisto di un organo a canne. Nelle azioni liturgiche, soprattutto in quelle più solenni, possono essere utilizzati, in concomitanza all'organo o come ensemble strumentale, altri strumenti musicali, prima di tutto gli archi. Non è ammessa la riproduzione, durante la liturgia, di musica registrata.

SC 64 sottolinea che «L'uso di strumenti musicali per accompagnare il canto, può sostenere le voci, facilitare la partecipazione e rendere più profonda l'assemblea.» Tuttavia, non è lecito, per ragione del canto o del suono, fare attendere il sacerdote all'altare più di quello che comporti la cerimonia liturgica. Giuste le prescrizioni ecclesiastiche, il Sanctus della Messa deve essere compiuto prima della elevazione, e però anche il celebrante deve in questo punto avere riguardo ai cantori.

Infine, la lettera apostolica Dies Domini (n. 49) di Giovanni Paolo II, pur parlando della Messa domenicale, evidenzia la necessità di «purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell'atto che si celebra». Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la schola cantorum o coro, il cui compito è quello di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto.

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