Le parole dell'apostolo Paolo, "Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo e per gli stranieri pazzia" (1 Corinzi 1:23), condensano il messaggio centrale della predicazione dell’Evangelo. Questa frase mette in evidenza il punto cruciale della fede cristiana: la croce di Gesù, apparente debolezza e stoltezza agli occhi del mondo, è in realtà la vera potenza e sapienza di Dio, il compimento del suo disegno sull'uomo e sulla storia. Se comprendiamo questo, comprendiamo tutto; se perdiamo questo, perdiamo tutto.

Il Paradosso della Croce secondo l'Apostolo Paolo
L'apostolo Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi, chiarisce come la rivelazione di Dio attraverso Cristo crocifisso sovverta ogni logica umana. Egli scrive:
1 Corinzi 1,20-31:
«Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.»
Per i Giudei, che chiedono segni e miracoli, un Messia crocifisso è uno scandalo, un inciampo che contraddice le loro aspettative di un salvatore regale e potente. Per i Greci, che cercano la sapienza e la retorica filosofica, la narrazione di un Dio che muore sulla croce è stoltezza, un concetto assurdo che non si allinea con le loro elaborate speculazioni intellettuali. Tuttavia, per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo crocifisso è la vera potenza di Dio e la vera sapienza di Dio. Questo ribaltamento dei criteri del mondo dimostra come Dio scelga ciò che è debole e ignobile per confondere i sapienti e i forti, affinché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Lui.
La Modalità dell'Annuncio: Gesù Cristo e Lui Crocifisso
Paolo prosegue la sua riflessione chiarendo la sua strategia e il contenuto della sua predicazione, come espresso in 1 Corinzi 2:1-10:
«E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.»
L'apostolo Paolo, pur essendo un intellettuale erudito, scelse consapevolmente di non presentare l'Evangelo con "eccellenza di parola o di sapienza umana". Il suo proposito fu di "non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso". Paolo si presentò con "debolezza, con timore e con gran tremore", ben sapendo che il suo messaggio, semplice e sgradito al gusto culturale del tempo, avrebbe potuto suscitare derisione. La sua predicazione non consistette in discorsi persuasivi, ma in "dimostrazione di Spirito e di potenza", a significare che l'efficacia del messaggio non dipendeva dalle sue capacità oratorie, ma dall'opera sovrana dello Spirito Santo, che trasforma le vite umane attraverso l'annuncio di Cristo crocifisso. La fede, quindi, non doveva essere fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Questa sapienza di Dio, misteriosa e nascosta ai dominatori di questo mondo, è stata rivelata ai credenti per mezzo dello Spirito, il quale scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Dio sceglie, per far parte della comunità cristiana, prevalentemente persone che, agli occhi del mondo, "non contano", "non valgono", "cose pazze", "cose deboli", "cose ignobili", "cose disprezzate". Dio fa questo proprio per svergognare chi si ritiene forte, per denunciare e sovvertire i falsi valori di questo mondo. Uno di questi "strumenti deboli" è proprio la predicazione dell'Evangelo, scelta da Dio per realizzare i suoi fini di salvezza.
La Crocifissione di Gesù nel Vangelo di Luca: Dettagli e Significato
Il capitolo 23 del Vangelo di Luca narra gli eventi che conducono al culmine del vangelo: la crocifissione di Gesù, che costituisce il messaggio principale dell'intera Bibbia e la base della fede cristiana. Luca ci fa vedere il "Cristo crocifisso" in colori forti e vivaci, presentandoci Gesù non come un'astrazione, ma come una persona reale che parla, agisce e si relaziona. Il testo permette di udire le grida della folla, di sentire l'odore del sudore e del sangue e di sperimentare in prima persona gli avvenimenti.
Una Conciliazione Improbabile
La narrazione inizia con "tutta l’assemblea si alzò e lo condussero da Pilato" (Luca 23:1). I capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi, pur nemici tra loro, si uniscono per accusare Gesù. Sanno che l’accusa di blasfemia non basta per Pilato e per questo lo accusano di sovvertire la nazione, vietare i tributi a Cesare e dichiararsi Cristo re (Luca 23:2) - accuse che Gesù non aveva mai pronunciato in quel senso. Pilato, pur non trovando "nessuna colpa in quest’uomo" (Luca 23:4), cerca una via di fuga, inviandolo da Erode quando scopre che Gesù è galileo.
Erode, "nemico di Pilato" (Luca 23:12), si rallegra di vedere Gesù, sperando in un miracolo (Luca 23:8). Tuttavia, Gesù non risponde alle sue molte domande. Erode, insieme ai suoi soldati, lo vilipende e lo schernisce, vestendolo di un manto splendido prima di rimandarlo a Pilato (Luca 23:11).
Questo episodio rivela una "conciliazione improbabile": Erode e Pilato, prima avversari politici, diventano amici in quel giorno (Luca 23:12). Anche scribi, farisei e sacerdoti, storicamente rivali, collaborano nell'accusare Gesù. Quando Pilato raduna capi, magistrati e popolo (Luca 23:13) per liberare Gesù, il popolo, incitato, grida: "Crocifiggilo, crocifiggilo!" (Luca 23:21), scegliendo Barabba, un criminale. Questa unione di nemici e avversari, spinti da invidia, paura, sete di potere o ingenuità, illustra che niente meno della morte di Gesù poteva realizzare tale riconciliazione. Questo elemento, seppur negativo nel contesto della condanna, suggerisce una verità profonda del vangelo: solo il sangue di Cristo sparso sulla croce compie la vera riconciliazione tra gli uomini e con Dio (Efesi 2:13).

Una Condanna Devastante
Mentre Gesù cammina verso il Calvario, incontra donne che fanno "cordoglio e lamento per lui" (Luca 23:27). La sua risposta è sconvolgente: "Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli" (Luca 23:28). Questa profezia allude al giudizio terribile che avrebbe colpito Gerusalemme. La metafora del "legno verde" (Gesù il giusto) e del "legno secco" (i veri colpevoli) indica che se l'innocente subisce un tale trattamento, ben peggiore sarà la sorte di coloro che rifiutano la verità.
Incontrare Gesù significa sempre essere costretti a fare una scelta di vita o di morte. Non è possibile mantenere una distanza da questi eventi, né esentarsi dalla colpa degli accusatori. La realtà è che "se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita la perderà, ma chi avrà perduto la propria vita per causa mia la salverà" (Luca 9:23-24). O ci lasciamo morire con Gesù per essere salvati, o con il nostro rifiuto pretendiamo ancora una volta la sua morte. Questa è la condanna devastante che risulta dal rifiutare Gesù.
Un Amore Incomprensibile
Nonostante le false accuse, gli insulti e l'odio, Gesù dimostra un amore che si può descrivere solo come l'amore di Dio. Mentre viene inchiodato sulla croce, prega: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Luca 23:34). Questo amore è incomprensibile, un amore che perdona i suoi carnefici. Come Figlio di Dio, Gesù aveva il diritto di giudicare il mondo, ma si è fatto giudicare al nostro posto; "il Giudice giudicato al nostro posto", come disse Karl Barth. Per il suo grande amore, Gesù ha offerto la sua vita al posto della nostra, intervenendo per i peccatori, come Barabba, colpevoli e senza speranza.
L'esempio del malfattore sulla croce accanto a Gesù è emblematico. Mentre uno lo insulta, l'altro, pentito, si rivolge a Gesù con una semplice supplica: "Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno" (Luca 23:42). In questo momento di agonia, Gesù gli risponde con la promessa della salvezza: "Oggi tu sarai con me in paradiso" (Luca 23:43).

L'Arte come Testimonianza: "Il Cristo Giallo" di Paul Gauguin
La figura di Cristo crocifisso ha ispirato innumerevoli opere d'arte attraverso i secoli. Un esempio significativo è "Il Cristo giallo" di Paul Gauguin, olio su tela del 1889. Gauguin trasse ispirazione da un crocifisso in legno policromo di gusto romanico, opera d’arte popolare esposta nella cappella di Tremalo, a un chilometro da Pont-Aven, in Bretagna. Questo dipinto non solo testimonia l'impatto visivo e culturale della crocifissione, ma anche la sua capacità di trascendere il tempo e la geografia, divenendo oggetto di continua interpretazione artistica e spirituale.

La Rilevanza della Predicazione di Cristo Crocifisso Oggi
La centralità della predicazione di "Cristo crocifisso" rimane invariata anche nel contesto contemporaneo. Sebbene la chiesa possa usare svariate "strategie" per attrarre le persone, come la musica, le evangelizzazioni nei palazzetti, negli stadi o i mezzi informatici, il punto focale deve essere sempre la crocifissione di Gesù. Le persone devono comprendere che Cristo è morto sulla croce e ha versato il suo sangue per i nostri peccati. Fare discorsi religiosi o confronti dottrinali è spesso inutile; è costruttivo invece portare le persone a un pentimento sincero per i loro peccati, una consapevolezza di aver "crocifisso" Cristo con le proprie trasgressioni. Solo così si può sentire il perdono e la liberazione.
La predicazione, considerata dal mondo uno "strumento debole", è lo strumento privilegiato da Dio per chiamare alla salvezza. È un lavoro che implica studio diligente, preghiera, riflessione e fatica, e non una vana esortazione o una formalità. La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo (Romani 10:14-17). La potenza non è umana, ma divina. Senza la potenza dello Spirito Santo, le parole più sapienti sono prive di una vera efficacia salvifica. La sapienza umana non ha mai perdonato un peccato né salvato un'anima; solo la sapienza di Dio, rivelata in Cristo crocifisso, ha questa potenza.
Pillole di teologia S01 E08 - Quale Dio si rivela nella crocifissione di Gesù?
Il rischio è quello di confondere lo spirito di questo mondo con lo Spirito di Dio, scambiando la sapienza umana per la sapienza e la potenza di Dio. L'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui e non le può conoscere. Lo Spirito di Dio e le cose dello Spirito sono doni della grazia di Dio, non possono essere meritati. Chi ha il dono dello Spirito non può vantarsi di nulla se non di Cristo e di Cristo crocifisso. Avere la mente di Cristo significa possedere una sapienza che il mondo non ha e non conosce, una sapienza rivelata in Cristo e donata da Dio per mezzo dello Spirito Santo a chi si fida di Lui per il perdono dei peccati e la salvezza. Questa sapienza è il bellissimo profumo di Cristo che la chiesa è chiamata a spargere nel mondo.
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